Il cammino del mago

Titolo: La fattoria degli animali (Animal farm).
Scrittore: George Orwell.
Genere: distopia.
Editore: Mondadori.
Anno: 1945.
Voto: 8.5.
Dove lo trovi: qui.


Wow.
Credo non vi sia espressione più adatta per commentare La fattoria degli animali di George Orwell, libro che ovviamente conoscevo già di nome, data la sua grande fama, ma che non avevo mai letto... anche perché consideravo inutile leggere qualcos'altro di Orwell dopo 1984, il suo capolavoro per eccellenza.  
E invece La fattoria degli animali forse lo sopravanza persino, nella sua semplicità, nella sua scorrevolezza, nel suo insegnamento sotto forma di metafora.

Ma andiamo con ordine, partendo dalla descrizione sommaria della trama: siamo in Inghilterra, in una fattoria gestita da tale Jones. Un giorno il maiale Vecchio Maggiore, anziano e rispettato dagli altri animali della fattoria, li convoca per riferire loro un suo sogno: una fattoria gestita dagli animali stessi, senza uomini, in una società libera, egualitaria e felice, senza le violenze e i soprusi tipici dell'attività umana.

L'anziano maiale muore di lì a poco, ma il suo sogno si trasformerà in realtà a breve: gli animali cacciano Jones e iniziano ad autogestire la fattoria, il cui nome è mutato da "Fattoria padronale" a "Fattoria degli animali". I maiali sono gli animali più intelligenti, e quindi si occupano delle faccende organizzative, assistiti in questi dai cani, mentre ogni animale presta il suo contributo in ragione delle sue possibilità.
Se da un lato abbiamo i maiali Napoleone, Palladineve e Piffero, dall'altro lato abbiamo i cavalli Boxer e Trifoglio, l'asino Beniamino, il corvo Mosè, più tutti gli altri, dalle pecore alle galline.

Gli animali, ora in autogestione, si dotano di sette comandamenti, di una bandiera, di un inno (Bestie d'Inghilterra), e vanno avanti nel gestire la fattoria, pur tra numerose avversità: le limitazioni intellettuali di molti animali, la mancanza di attrezzi fatti per l'uso degli animali, la cattiveria dei padroni umani delle fattorie circostanti, che ovviamente non vedono di buon occhio questo esperimento sociale, timorosi che anche i loro animali possano seguire l'esempio della Fattoria degli animali...

... ma la difficoltà maggiore è l'avidità e la voglia di potere di alcuni animali, cosa che farò degenerare l'esperimento sociale da eden degli animali a società totalitaria.

La cosa fantastica è che Orwell descrive il tutto in termini graduali, mostrando come il passaggio da una condizione statuale all'altra posso essere effettuato senza che quasi la gente, animali o uomini che siano, se ne accorga.

E il tutto è molto realistico non solo per la sapienza narrativa di George Orwell, ma anche perché lo scrittore inglese ha in pratica reso sotto forma di allegoria quanto avvenuto nell'Unione Sovietica tra Stalin (che sarebbe Napoleone), Trotsky (Palladineve), la Prava, l'organo ufficiale di stampa del Partito Comunista (personificato in Piffero), e il popolino, che sarebbero la pecore e le galline. Il volenteroso operario russo di nota memoria, Stachanov, è viceversa trasposto nel cavallo Boxer, tanto volenteroso quanto miope e ottuso.

Tutto ciò spiega come mai La fattoria dagli animali non sia stato accettato dagli editori cui Orwell l'aveva allora proposto, preoccupati, come l'intellighenzia inglese in generale, di non offendere l'allora alleato sovietico. 

Sta di fatto che il romanzo di Orwell travalica decisamente i confini spazio-temporali del mondo del 1944, essendo di fatto un monito per tutte le genti di tutti i luoghi e di tutti i tempi: state attenti, perché è facile dare per scontate certe libertà, ed è altrettanto facile che esse vengano tolte tra menzogne e "ristrutturazioni interne".

In questo senso, nel suo essere monito, La fattoria degli animali forse è il romanzo di genere distopico più efficace che abbia mai letto, ancora più di 1984 (dello stesso Orwell), più di Fahrenheit 451 (di Ray Bradbury), più de Il mondo nuovo (di Aldous Huxley).

E, come sempre, è curioso notare come gli autori di testi di tal fatta siano stati vicini a certi ambienti; per esempio, George Orwell (il cui vero nome peraltro era Eric Arthur Blair), ha studiato all'Eton College, famoso per aver sfornato numerosi primi ministri britannici, nonché per essere un centro di educazione degli Illuminati... e quindi certamente una fonte di conoscenze un po' particolari, certamente adatte a scrivere libri come 1984 o La fattoria degli animali.
Ma magari è solo un caso.

Fosco Del Nero


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