Titolo: Il 37esimo mandala (The 37th mandala).

Scrittore: Marc Laidlaw.
Genere: horror, fantastico.
Editore: Mondadori.
Anno: 1996.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Derek Crowe è uno scrittore di fantascienza fallito che, per ottenere quel successo che fino a quel momento non ha avuto, si reinventa scrittore di manualistica esoterica.

Scrive così un testo sui mandala, sorta di disegni stilizzati corrispondenti a diverse entità metafisiche.

Va da sé che Crowe non crede a una parola di quello che scrive, e poco importa che sia invitato a decine di conferenze in tutta l'America per disquisire del'argomento, e che sia ormai diventato una specie di guru per i fanatici del new age.

Quello che Crowe non sa è che i mandala possono essere evocati davvero, e che non sono esattamente entità benigne...

Comincia così Il 37esimo mandala di Marc Laidlaw, romanzo a metà tra horror e fantastico.

Vi è da dire subito una cosa: la copertina del libro Mondadori paragona Laidlaw a Lovecraft, affermando che il primo ha raccolto la lezione del secondo.

Beh, non è vero.

Non è vero non solo da un punto di vista qualitativo (Lovecraft in tal senso è difficilmente raggiungibile), ma lo è soprattutto dal punto di vista della struttura: tanto il Maestro di Providence non descrive quello che succede, preferendo raccontarci l'atmosfera inquietante e i sentimenti distorti dei protagonisti delle sue storie, quando Laidlaw scrive in modo visivo e immediato.

I due sono in realtà agli antipodi l'uno rispetto all'altro, e infatti non mi spiego il perchè del paragone... marketing, ok, ma un marketing insensato ed esiziale a mio avviso...

Ad ogni modo, Il 37esimo mandala è un romanzo discreto.
I suoi punti a favore sono la complessità dell'intreccio e la tensione narrativa che si fa sempre più forte, quasi in un crescendo rossiniano, fino all'inevitabile scioglimento finale dei nodi.
I suoi punti deboli, invece, un'atmosfera non particolarmente ispirata (viceversa il punto forte, anzi fortissimo, di Lovecraft) e una scarsa profondità dei personaggi, che appaiono più degli escamotage finalizzati alla costruzione del castello di carte rappresentato dall'intreccio, che i veri protagonisti dell'opera.

In sintesi, come dicevo, questo di Marc Laidlaw è un libro discreto.

Fosco Del Nero


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Titolo: Lo specchio nello specchio (Der spiegel im spiegel).
Scrittore: Michael Ende.
Genere: fantastico, racconti.
Editore: Tea.
Anno: 1984.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


In generale io non amo molto i racconti: infatti, a dispetto di quanto sosteneva Edgar Allan Poe (uno dei miei scrittori preferiti), ossia che la sospensione del giudizio del lettore si giova col racconto della singola unità dei tempo occorrente per leggere il testo, io preferisco le storie lunghe, giacché solo in esse è possibile sviluppare trama, ambientazione e personaggi (mentre al contrario nella forma narrativa breve questo è più difficile... e quando anche riesce sorge il rammarico di non aver prolungato un'opera di valore).

Col racconto, infatti, gli esiti sono inevitabilmente due: o il racconto stesso è di scarso valore, e allora pace, oppure è di spessore, e allora è un peccato che sia finito!

Ad ogni modo, Lo specchio nello specchio di Michael Ende (autore di uno dei più bei romanzi fantastici di sempre: La storia infinita, che peraltro ha generato anche il noto film, assolutamente incomparabile col libro) si dimostra piacevolmente contrario al mio punto di vista di partenza, visto che i racconti, mediamente piuttosto brevi, sono spesso di qualità e conservano tutti un sapore onirico misto a sentimenti quali tristezza, malinconia, desiderio, ambizione.

Alcuni pezzi, in particolare, sono veramente bellissimi... ma, d'altronde, ad averli scritti è stato l'autore di uno dei più bei romanzi di narrativa fantastica.
Anzi, per l'appunto ti fanno chiedere come Ende non li abbia sviluppati.

Non fatevi sfuggire questo libro di Michael Ende se siete degli amanti della forma narrativa breve o in generale se apprezzate il senso del fantastico e del grottesco.

Fosco Del Nero


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Titolo: La penultima verità (The penultimate truth).
Scrittore: Philip K. Dick.
Genere: fantascienza, ucronia.
Editore: Mondadori.
Anno: 1964.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Senza dubbio il punto di forza di questo romanzo di Philip Dick consiste nel suo intricato e sapiente intreccio narrativo, il quale prima costruisce e poi scioglie i suoi nodi durante l'evoluzione degli avvenimenti descritti dalla trama.

Ed eccola la trama, in estrema sintesi: in un futuro imprecisato la razza umana è costretta a vivere in enormi centri sotterranei, in cui si costruiscono dei robot per la guerra che si sta nel mentre combattendo in superficie, ormai radioattiva, tra le Democrazie Occidentali (Usa-Europa) e l'Unione Popolare (Urss-Asia).

Ma qualcosa non quadra nella situazione e nei discorsi del presidente Talbot Yance...

Il lato positivo del libro è una trama ricca di spunti e vivacemente interessante.

Quello negativo, il rischio di trovarsi di fronte a un mondo a tratti piatto o insipido, privo di un pulsante tessuto emotivo.

Il fatto di non avere un personaggio di riferimento fisso, nonché il fatto di costituire una sorta di lungo episodio di un affresco ben più grande ma - ahimé - non dipinto, non fa altro che rafforzare la precedente idea, lasciando nel lettore la spiacevole sensazione di un'incompiuta, acuita dal fatto che il testo è di qualità e se ne sarebbe voluto sapere di più.

La penultima verità di Philip K. Dick rimane comunque un buon romanzo, non a caso a firma di un grande della fantascienza del passato, che saprà accontentare soprattutto i palati fini.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il drago e il George (The dragon and the George).
Scrittore: Gordon R. Dickson.
Genere: fantasy.
Editore: Editrice Nord.
Anno: 1976.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Il drago e il George (titolo veramente poco evocativo) è un discreto romanzo fantasy: si fa leggere in modo piacevole e presenta molti dei topos tipici del genere (l'avventura, la dimensione fantasy parallela, i draghi per l'appunto, il rapimento di una donzella, dei cattivi da vincere, degli enigmi da risolvere).

La piacevolezza, unita peraltro a una buona dose di umorismo, non gli consente tuttavia di ottenere una valutazione superiore perché in definitiva esso non si distingue per qualità particolari, né presenta sostanziali innovazioni al genere.

Per farla breve, dunque, se questo libro di Gordon R. Dickson fosse una tesi di laurea sarebbe una buona tesi compilativa ma non una brillante tesi sperimentale.

In sintesi, ecco la trama: Jim e Angie si ritrovano per disavventura catapultati in un universo parallelo di tipo medievaleggiante, in cui esistono draghi parlanti, mostri, maghi, etc.
Il problema principale sarà dato dal fatto che, mentre Angie resterà una donna, Jim verrà tramutato proprio in un drago!

Da qui inizia l'avventura del drago-Jim alla ricerca della sua amata, rapita dalle Potenze delle Tenebre. A Jim si uniranno poi degli altri avventurieri, spinti da diversi motivi, in modo da creare una piccola compagnia (altro topos del genere fantasy).

Come detto, quindi, Il drago e il George di Gordon R. Dickson è un buon prodotto fantasy, cui però manca l'originalità e la stoffa del capolavoro.

Da segnalare che il romanzo, nato come libro singolo, ha poi avuto numerosi seguiti.

Fosco Del Nero


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Titolo: L'ultimo castello (The last castle).
Scrittore: Jack Vance.
Genere: fantascienza, fantasy.
Editore: Newton Compton.
Anno: 1966.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.



Questo è già il terzo romanzo di Jack Vance che recensisco, dopo Fuga nei mondi perduti e La fiamma della notte.

Non a caso, si tratta di uno degli scrittori che stimo maggiormente, e per i motivi che questo L'ultimo castello, premio Hugo e premio Nebula nel 1966, esemplifica in pieno.

L'ultimo castello è la cronistoria delle vicende sociali e politiche di n imprecisato ma lontano futuro sulla Terra, in cui gli uomini vivono arroccati in alcuni castelli, naturalmente invisi tra di loro.

E le tensioni non sono solamente esterne, ma soprattutto interne, con una razza di semi-schiavi asservita dai dominatori, tanto presi dalle altisonanti questioni culturali e politiche (nel castello vi sono dei gruppi sociali, veri partiti politici, la cui influenza è variabile a seconda delle scelte del leader) da lasciare i fatti pratici totalmente in mano ai servi.
Lo scontro sociale è dunque alle porte...

E questo è proprio il tratto di Vance che io apprezzo di più: la capacità, all'interno di mondi del tutto inventati, e inventati in modo preciso e credibile, di analizzare e descrivere le tematiche sociali, le tensioni culturali. E di farlo peraltro in modo brillante e coinvolgente.

In tal senso, Jack Vance è uno scrittore sofisticato e ironico, capace di coniugare azione e temi importanti.
E scusate se è poco...

L'ultimo castello, ma anche il già citato e più recente La fiamma della notte, si fanno apprezzare proprio per questo.

Libro e scrittore consigliatissimi dunque (fortunatamente Jack Vance è assai conosciuto anche in Italia, e dunque i suoi libri si trovano agevolmente presso numerosi editori).

Fosco Del Nero


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Titolo: Le mille e una morte (The noman way).
Scrittore: J. T. McIntosh - James M. McGregor.
Genere: fantascienza.
Editore: Mondadori.
Anno: 1964.
Voto: 8.5.
Dove lo trovi: qui.


Lo so, lo so, l'immagine che ho messo non è molto invitante... è tuttavia l'unica che ho trovato del testo in questione, che peraltro io ho letto non dalla versione Urania qui presente, ma da una raccolta di romanzi di fantascienza di molti anni fa e in cui ho trovato per puro caso questo gioiellino della narrativa fantascientifica di J.T. McIntosh.

Così come, per caso, anni fa avevo trovato un romanzo breve all'interno della collana economica della Newton & Compton a firma di tale James Mac Gregor (il nome del libro era Fuga dalla Terra), per poi scoprire, dopo aver apprezzato molto entrambi, che si trattavi dello stesso autore di Le mille e una morte, che scriveva sotto diversi nomi.

Dunque, uno scrittore di valore, benché, come spesso accade, poco conosciuto qua da noi.

Le mille e una morte si fa apprezzare sotto diversi punti di vista: i personaggi sono profondi e interessanti, la capacità affabulatoria dell'autore è ottima, mentre l'ambientazione è a dir poco strepitosa, con una realtà sociale tanto originale quanto descritta in modo accurato e convincente.
In sintesi, siamo di fronte a un mondo in cui la cosa più importante sono le discipline sportive: ogni uomo e donna gareggia, spesso a costo della propria vita, a varie gare-giochi, per vincerne le relative medaglie. Il prestigio sociale si calcola proprio dal medagliere, che ciascuno si porta appresso fisicamente.

Persino gli stranieri sono incoraggiati a gareggiare, pena il disprezzo pubblico, come si accorgerà presto il protagonita del libro, un agente intergalattico dai poteri mentali, qualità rara e spesso malvista dalla popolazione comune, che peraltro condivide con la sua collega di missione.

Come mai ogni anno muoiono nelle gare milioni di persone?
Come mai intorno al pianeta si cela un grande silenzio?
Chi sono i misteriosi Maestri?

McIntosh si rivela un maestro del genere, conducendo letteralmente per mano il lettore fino alla conclusione della storia, appassionante e coinvolgente come poche.

Il mio consiglio, dunque, è di tentare di procurarvi assolutamente Le mille e una morte (anche se purtroppo è difficile da trovare) o comunque uno degli altri libri dell'autore (che la firma sia J.T. McIntosh o James Mc Gregor).

Uno dei migliori romanzi di narrativa fantastica che abbia mai letto.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il bar celestiale (The celestial bar).
Scrittore: Tom Youngholm.
Genere: spiritualità.
Editore: Corbaccio.
Anno: 1994.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


"Durante tutta la mia vita, sia nei momenti difficili sia in quelli più felici, ho avuto la sensazione che mancasse qualcosa. Non sapevo cosa, ma mi rendevo conto che mancava".

Questa è la premessa iniziale de Il bar celestiale, romanzo autobiografico scritto da Tom Youngholm e inserito da Corbaccio all'interno della collana Mandala, dedicata agli scritti di contenuto particolarmente profondo.

Tra l'altro, e non so perchè, da anni mi ricordo a memoria la definizione di "mandala" riportata nella copertina dei libri della collana: "il mandala è lo spazio sacro generato nel processo di trasformazione dell'universo da un regno di sofferenza a un regno di felcità".
Ma non chiedetemi cosa significhi... :)

Quello che vi dirò, invece, è in breve la trama del libro: Jonathan (che però si fa chiamare Digger) è un uomo insoddisfatto. E' un musicista (pianista), ma per vivere fa un lavoro che non gli piace; sta con una ragazza, ma non riesce farsi coinvolgere appieno nel rapporto; per di più, ha un incubo ricorrente talmente intenso da provocargli dolore fisico.
Nell'incubo egli è inseguito da una presenza scura e minacciosa.

Un bel giorno Jonathan, subito prima di un provino come pianista, in cui peraltro dovrà suonare un brano difficile la cui esecuzione gli ha sempre dato problemi a un dito malandato, perde i sensi e si ritrova in uno dei suoi incubi.

L'uomo scuro lo insegue, finché Jonathan non arriva a un edificio con un'insegna: Bar celestiale.
Vi entra.

Dentro il bar egli troverà molte risposte, ma ancora più domande.
Chi sono tutte quelle persone che non ha mai visto ma che ha comunque l'impressione (la certezza, persino) di conoscere?
Quello che gli dicono a proposito di energia e amore é vero?
Ed é vero che ognuno di loro (lui compreso) ha vissuto altre vite?

Gli argomenti di questo Il bar celestiale sono tanti, come tanto è il piacere della lettura.
In effetti, il libro non è certamente un grande capolavoro della narrativa, ma indubbiamente è un'opera profonda e importante, dal vago (ma neanche tanto) sapore iniziatico.
L'impressione che si ha dopo la lettura, infatti, è di saperne un poco di più sull'universo e sulla vita, e di uscirne noi stessi un poco migliorati.

Quanto alle idee proposte su energia, chakra, aura, reincarnazione, amore, etc, ognuno avrà ovviamente una sua idea, anche se, gira e rigira, si trovano concetti simili a quelli delle cure naturali, del reiki, del buddismo, della meditazione, dello sciamanesimo huna, della medicina indiana, di quella cinese e delle cure olistiche in generale, nonché di persone considerate messaggeri spirituali come Neale Donald Walsch e Betty Shine o di prodotti di recente fama come The secret e What the bleep do we know?.

Improbabile dunque che molte culture (millenarie persino) e molti pensatori si siano messi d'accordo su cosa dire per cercare di "ingannarci".

Chiudo con una citazione tratta da questo stesso libro di Tom Youngholm: "Tutto ciò di cui hai bisogno sta proprio davanti a te. Per cambiare il mondo, cambia te stesso".
Che poi era l'insegnamento (forse) principale di Gandhi: "Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo".
Chiaro no?

Consigliatissimo.

Fosco Del Nero


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Titolo: Witch - Halloween (Witch - Halloween).
Scrittore: Elizabeth Lenhard.
Genere: fantasy, commedia, fantastico.
Editore: Buena vista.
Anno: 2003.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


Witch - Halloween di Elizabeth Lenhard è in sostanza la trasposizione in racconto lungo del primo episodio della fortunata serie a fumetti creata da Elisabetta Gnone e caratterizzata graficamente da Alessandro Barbucci, che ha fatto il suo esordio nel 2001 ottenendo un eccellente successo internazionale, tanto da guadagnarsi anche la versione animata nonché un numero imprecisato di cloni (tra cui anche Winx... che io non conosco per nulla, ma che avrei boicottato solo per il tentativo da marketing di serie B di ricreare la sonorità del nome Witch).

A dire il vero, conosco poco anche il fumetto Witch, di cui ho letto appena un paio di numeri, trovandolo però fresco e vivace, nonchè assai originale e piacevole dal punto di vista grafico.

Questo il motivo che mi a spinto ad acquistare il libriccino della trasposizione del primo numero della serie, Witch - Halloween per l'appunto.

Elisabetta Gnone, è doveroso dirlo, è una scrittrice specializzata sia in storie per ragazzi sia in scritture di serie televisive (per esempio, ha scritto alcuni episodi dell nota serie tv Streghe, ed è sua la serie fantasy di Fairy Oak).
Ebbene, Witch - Halloween del fumetto mantiene la stessa giovanile freschezza e il taglio brillante, ma inevitabilmente perde in grafica e cura estetica, punti forti dell'opera originale.
La lettura è comunque piacevole e veloce.

Ah, e per chi non lo sapesse, Witch è l'acronimo delle iniziali dei nomi delle protagoniste, delle ragazzine dotate di poteri magici in lotta contro le forze dell'oscurità.

Fosco Del Nero


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Titolo: Shanghai baby (Shanghai baby).
Scrittore: Zhou Weihui.
Genere: drammatico.
Editore: Mondadori.
Anno: 2000.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Zhou Weihui, scrittrice cinese nata nel 1973, si è laureata nella famosa Università Fudan di Shanghai.

Come molti sapranno, alcune città cinesi sono per motivi storici da decenni particolarmente attente alla cultura occidentale; in esse mode, atteggiamenti, stili di vita, arte e quant'altro provenga dall'ovest penetra con più facilità.

Gli esempi canonici sono Hong Kong (nel sud), in mano agli inglesi fino a non molto tempo fa (parallelamente a Macao, però di marca portoghese), e la stessa Shanghai (nella costa pacifica), uno dei primi centri cinesi ad essere colonizzati dagli occidentali.

La nostra Zhou Weihui cresce appunto in un ambiente sociale simile, maturando ben presto una spiccata emancipazione culturale, che la porterà poi alla scrittura di Shanghai baby.
Libro che sarà censurato dal governo cinese, ma che si diffonderà comunque in Cina grazie al mercato nero, per poi diventare un successo editoriale di proporzioni mondiali.
Non a caso, ne stiamo parlando anche noi... :)

Sostanzialmente, Shanghai baby è un romanzo drammatico.
Ispirato e struggente, ci offre uno spaccato della nuova Cina (di quella che è già così e di quella che lo diventerà presto), e in particolare della sua gioventù.
Party, moda, pittura, letteratura, droga... e morte...

In un turbinio di eventi e personaggi aleggia sovrano un senso di decadente fatalità, all'interno del quale si muove la giovane Coco, la protagonista del libro, innamorata della sua anima gemella, Tiantian, ma contemporanemante invaghitasi di Mark, un uomo d'affari tedesco sposato.

Non svelo nient'altro della storia, compresi alcuni suoi punti cardine, per non togliere il piacere della lettura.

Normalmente non amo i testi drammatici e tristi, ma per Shanghai baby di Zhou Weihui faccio un'eccezione e ve lo consiglio.

Fosco Del Nero


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Titolo: Artemis Fowl (Artemis Fowl).
Scrittore: Eoin Colfer.
Genere: fantasy.
Editore: Mondadori.
Anno: 2001.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


Quando acquistai Artemis Fowl, primo volume della fortunata serie dello scrittore irlandese Eoin Colfer, lo feci spinto dall'intrigante descrizione nella quarta di copertina (e nella prima pagina del libro), che dipingeva il personaggio di Artemis Fowl, un genio di appena dodici anni erede di un'antica famiglia di criminali.

E siccome ho un debole per gli enfant prodige, mi sono deciso a comprare il libro. :)
Rimanendone tuttavia parzialmente deluso, per i motivi che poi vi dirò.

Ora, invece, vi descrivo in breve la trama: il progetto criminale di Artemis Fowl è quello di rapire un elfo, per la cui successiva liberazione chiedere poi un riscatto principesco.

Il ragazzo riesce nella sua impresa grazie alle conoscenze racchiuse nel testo "Il libro segreto del Popolo", e il rapimento si concretizza ai danni del capitano Spinella Tappo, che peraltro darà del filo da torcere ai suoi sequestratori, ossia Artemis Fowl e la sua guardia del corpo Leale.

Protagonisti della storia anche il nano cleptomane Bombarda Sterro e il capitano Tubero, che interverranno per cercare di liberare Spinella Tappo.

Ora i motivi della parziale delusione: da un libro e una serie che ha venduto milioni e milioni di copie in tutto il mondo, diventando ben presto un caso editoriale di discrete proporzioni, mi attendenvo di più.

D'accordo, la saga di Eoin Colfer è rivolta a un pubblico adolescenziale, ma, come diceva Lewis, l'autore delle Cronache di Narnia, "un libro non merita di essere letto a dieci anni se non merita di essere letto anche a cinquanta".

Intendiamoci, indubbiamente siamo di fronte a un discreto prodotto, il quale ha tuttavia lo spiacevole inconveniente di sembrare, per l'appunto, più un prodotto confezionato a tavolino che una genuina espressione di creatività.
Ad ogni modo, una lettura piacevole.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il canto di Kali (Song of Kali).
Srittore: Dan Simmons.
Genere: thriller, noir, horror, drammatico.
Editore: Mondadori.
Anno: 1985.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


"Vi sono luoghi troppo malvagi perché sia consentito loro di esistere. Vi sono città troppo maligne per essere tollerate. Calcutta è uno di quei luoghi".

Questo è l'incipit del romanzo di Dan Simmons, autore noto soprattutto per la sua frequentazione del genere fantastico (fantascienza, fantasy, horror).

Il canto di Kali, tuttavia, nonostante sia da molti (da molti che non lo hanno letto, evidentemente :) segnalato come testo fantastico, di fatto è un thriller con connotazioni noir.

Vi è in esso un qualche elemento onirico e allucinatorio, ma sostanzialmente rimaniamo nel noir senza ricorrere a strutture di tipo immaginifico.

La storia è semplice: Bobby Luczak, un giornalista di New York, si reca a Calcutta per intervistare un poeta indiano, Das, che era stato dato per morto e che invece ora pare essere ricomparso.

La ricerca del prezioso intervistato si trasformerà però in qualcos'altro...

La cosa più notevole de Il canto di Kali è l'atmosfera: Calcutta è magistralmente descritta da Simmons come una città fetida, pericolosa e insinuante.

In effetti, durante la lettura del romanzo pare di percepire il sentore maleodorante dei vicoli e degli anfratti della città indiana.

Fuor di trama, Calcutta, con i suoi quartieri segreti, i suoi misteri, le sue religioni e le sue sette, pare rappresentare l'antitesi del mondo occidentale, e per l'appunto Bobby Luczak vivrà tale scontro di identità (occidente-oriente) sulla sua pelle (da notare che, essendo sposato con un'indiana, tale incontro-scontro fa parte della sua stessa vita).

In definitiva, Il canto di Kali di Dan Simmons è un buon libro, che piacerà soprattutto agli amanti del thriller e del noir, specialmente quello più acceso e crudo.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il pozzo delle anime Scrittore: Jack Chalker.
Genere: fantascienza.
Editore: Mondadori.
Anno: 1977.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Lo spunto di partenza di questo romanzo di fantascienza, Il pozzo delle anime di Jack Chalker, è piuttosto buono, forse persino eccellente nella sua originalità.

E la descrizione delle varie razze e dei vari contesti sociali con cui viene a contatto Nathan Brazil, il protagonista di questo libro di Jack Chalker (peraltro scomparso di recente), è minuziosa e ricca.

Senza contare che lo scrittore introduce nella storia una discreta mole di spunti, i quali tuttavia non trovano un'adeguata concretizzazione nell'evolversi della trama, che finisce anzi per scemare in un finale tanto arruffato quanto poco convincente.

Ed è un vero peccato, perché tutto quanto si era inventato Jack Chalker fino a quel momento (i collegamenti interdimensionali, le influenze di antiche e sofisticate civiltà, la varie razze e le loro organizzazioni sociali, i complessi rapporti tra i protagonisti, la struttura del pianeta-organismo) a conti fatti non è stato valorizzato.

Un esempio di elevata creatività, oltre che di buona capacità affabulatoria, parzialmente rovinata, forse dalla fretta di concludere o forse dalla carenza di ordine.

Il pozzo delle anime di Jack Chalker rimane comunque un libro discreto, benché a conti fatti non del tutto dispiegato.

Fosco Del Nero


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Titolo: La fiamma della notte (Night lamp).
Scrittore: Jack Vance.
Genere: fantascienza, avventura.
Editore: Mondadori.
Anno:1996.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Jack Vance, il cui vero nome è John Holbrook Vance, è un prolifico e brillante scrittore di romanzi fantastici.


Tra fantascienza e fantasy, ha scritto romanzi e cicli rimasti nella storia della letteratura: tra questi ultimi, i più ricordati sono probabilmente il Ciclo della Terra morente e il Ciclo di Durdane.

Questo libro, La fiamma della notte, non fa viceversa parte di una saga più ampia, ma si inserisce in un generico filone di romanzi di fantascienza.

Naturalmente, di fantascienza "alla Vance": già, perché lo scrittore americano ha saputo dare alle sue opere un'impronta talmente caratteristica da essere egli stesso diventato un punto di riferimento, il rappresentante di un sottogenere della narrativa fantascientifica.

E allora, che caratteristiche ha questo sottogenere?

Sono diverse: la prima direi che è certamente l'affresco sociale che Jack Vance dà ai suoi mondi inventati.
Lo scrittore, infatti, dipinge letteralmente le società che si inventa, con i loro costumi, le loro gerarchie sociali, la loro culture... e la descrizione è talmente realistica che al lettore sembra di partecipare agli stesso a tali mondi.

Il secondo punto è certamente l'incedere avventuroso della trama, mai noiosa e viceversa piena di spunti interessanti. In tale senso, i romanzi di Vance sanno soddisfare sia il lettore più introspettivo e riflessivo, magari più interessato alla struttura socio-culturale, sia quello più portato all'azione, interessato invece al decorso avventuroso della storia.

Altra caratteristica degna di essere citata è il grande spazio lasciato ai personaggi, ben caratterizzati e vividi.

E allora, veniamo al protagonista di questo La fiamma della notte: il suo nome è Jaro, ed è un ragazzo il cui passato è ignoto, posto che i suoi genitori sono stati assassinati senza un motivo evidente. Egli stesso è sempre stato in pericolo, e certamente il suo carattere individualista non lo agevola in tal senso.

Jaro è un ragazzo alquanto strano: molto dotato intellettualmente, è tuttavia in qualche senso sociopatico, e spesso il lettore faticherà a condividere le sue scelte.

La storia inizia in modo accattivante, e prosegue poi appassionante e intricata.
L'autore, in sintesi, dipinge un affresco sociale credibile e godibile, condito da personaggi interessanti e di spessore.

A mio avviso, l'unica pecca è una certa involuzione della trama nella parte finale, che forse andava curata meglio.

Il giudizio globale sul libro di Jack Vance è comunque ottimo: La fiamma della notte è un romanzo da non perdere  per gli appassionati di fantascienza, e non a caso quando finisce dispiace... e, come dico io, questo è il segno più evidente della bontà di un libro.

Fosco Del Nero


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Titolo: Eragon (Eragon).
Scrittore: Christopher Paolini.
Genere: fantasy.
Editore: Fabbri Editori.
Anno: 2003.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


Una delle liete sorprese degli ultimi anni: Eragon di Christopher Paolini, giovane autore che lo ha scritto a soli 15 anni.

Il romanzo è stato dapprima pubblicato con una bassa tiratura a spese dei genitori (quando i genitori credono nel talento dei propri figli...), per poi approdare a una grande casa editrice statunitense e riscuotere un successo planetario fatto di traduzioni in 25 lingue.

E' seguito persino l'omonimo film, sul quale però serbo un (ir) rispettoso silenzio: dico solo che è meglio evitare di vederlo e leggersi direttamente il libro...

La trama in breve: Eragon è un adolescente che vive in una zona di campagna ai margini della Grande Dorsale, una catena di monti nel continente di Alagaesia; durante una battuta di caccia s'imbatte in una strana pietra, che porta a casa per mostrarla allo zio Garrow e al cugino Roran, la sua famiglia.

La pietra, che presto egli si accorgerà essere l'oggetto del dsiderio di molti, cambierà per sempre la sua vita: da essa uscirà un cucciolo di drago, e il ragazzo stesso diventerà un cavaliere di drago.

Iniziano da qui le avventure del giovane Eragon, tra il cantastorie Brom, il guerriero Murtagh, la principessa elfica Arya, il nano Orik, l'imperatore Galbatorix e via discorrendo.

La storia del libro è magnificente nel suo incedere, e colpisce soprattutto nell'ottica della trilogia (a Eragon è già seguito Eldest, mentre il Ciclo dell'eredità dovrebbe terminare alla fine del 2008 con Brisingr).

Ciò che più colpisce, tuttavia, non è tanto l'intreccio, comunque di rilievo, quanto la profondità descrittiva con cui sono tratteggiati i personaggi... capacità psicologica che non si attribuirebbe certo a uno scrittore quindicenne...

In particolare il rapporto quasi simbiontico tra Eragon e Sapphira (magistralmente doppiata da Ilaria D'Amico nel film :p) è rappresentato in modo eccellente, e rende praticamente reale e tangibile il rapporto tra i due.
Colpisce in positivo anche lo stile letterario, già maturo e convincente.

Il libro, tuttavia, non è stato esente da critiche, in special modo per le similitudini che pare l'accompagnino ad altre opere: il ciclo di Guerre Stellari, Il signore degli anelli, la saga di Anne McCaffrey.

Ma sindacare sull'opera prima di uno scrittore di talento come Paolini mi sembra proprio fare questioni di lana caprina: la perfezione non esiste, ma questo romanzo è un grande romanzo, soprattutto se si tiene conto della giovane età di chi lo ha scritto.
Personalmente, anzi, pochi libri mi sono rimasti impressi come Eragon di Christopher Paolini.
Consigliatissimo.

Fosco Del Nero


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Titolo: Le cronache del Mondo Emerso - Nihal della terra del vento.
Scrittore: Licia Troisi.
Genere: fantasy.
Editore: Mondadori.
Anno: 2004.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


Era solo questione di tempo, e sul mio sito non poteva certo mancare la recensione del primo libro della giovane autrice italiana di fantasy.
A dire il vero, si tratta dell'unico libro che ho letto di Licia Troisi, per i motivi che poi vi dirò.

Un primo punto è doveroso: il titolo ricorda troppo da vicino Nausicaa della valle del vento, capolavoro dell'animazione fantastica di Hayao Miyazaki. Si poteva fare uno sforzo di fantasia in più...

Detto questo, passiamo al perchè al tempo comprai il libro: per la bellissima copertina. :)
In effetti, i libri della Troisi sono famosi per gli stupendi disegni della prima pagina, che se non sbaglio sono valsi a chi li ha realizzati anche dei premi (e se non gliene hanno dati, beh, avrebbero dovuto

Altro elemento attrattivo è stata la quarta di copertina, laddove si sintetizzava la figura di Nihal, enigmatica ragazza dagli occhi viola (mi piace il viola).

Ma veniamo al romanzo in sé e per sé, vero caso editoriale, posto che una sconosciuta esordiente ha fatto piazza pulita in Italia e in parte anche all'estero, infilando un best seller dietro l'altro.

A onor del vero, dicono i maligni, con il tamburo battente della Mondadori alle spalle chiunque o quasi finirebbe tra i best seller.
La domanda, ovvia, dunque è: la Troisi se lo merita?
O meglio, questo romanzo è di valore?

La prima impressione che si ha nel leggere questo primo romanzo delle Cronache del Mondo Emerso è quella di assistere a un'occasione sprecata.
Il personaggio centrale dell'opera infatti (Nihal) è interessante e stimolante, e colpisce subito l'attenzione del lettore.

Sfortunatamente, sia il personaggio sia l'evolversi della trama si riducono più all'esecuzione del discreto compitino che all'elaborazione di qualcosa di grandioso e memorabile.
Due, in particolare, sono i punti che fanno pensare a ciò.

Il primo è lo scorrere del tempo, a mio avviso mal gestito: i salti da un periodo all'altro sono troppo bruschi, e si ha l'idea di aver perso qualcosa nel mentre (qualcosa che si avrebbe voluto conoscere).

Il secondo è dato dagli spunti proposti, che spesso sanno di già visto: la magia da imparare, il drago da cavalcare, il tiranno cattivo da sconfiggere...
Insomma, elementi troppo scontati e che avrebbero potuto essere più originali.

Questi i punti negativi.
Quelli positivi, invece, sono (oltre alla splendida copertina :) una freschezza di fondo, che fa sì che il romanzo sia godibile, e la capacità di coinvolgere il lettore, che fa sì che il libro si legga in fretta.

Il voto finale di Nihal della terra del vento di Licia Troisi è un discreto 6.5... non male, dunque, ma avrebbe potuto essere più alto, peccato...

Fosco Del Nero


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Titolo: Le cronache di Narnia - Libro secondo - Il leone, la strega e l'armadio (The chronicles of Narnia: the lion, the witch and the wardrobe).
Scrittore: Clive Staples Lewis.
Genere: fantasy, fiaba.
Editore: Mondadori.
Anno: 1950.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.


Il leone, la strega e l'armadio è il secondo libro del ciclo de Le cronache di Narnia, anche se in realtà questo volume è stato scritto prima ancora del primo, Il nipote del mago.


Ad ogni modo, i due testi sono abbastanza indipendenti, di modo che si può tranquillamente leggere il secondo anche senza avere letto il primo.

Anzi, in un certo senso Il leone, la strega e l'armadio è più rappresentativo del mondo di Narnia, e forse non a caso è stato scelto come episodio per il film omonimo della Disney, uscito nel 2005.

Un piccolo accenno all'autore: Clive Staples Lewis, attualmente considerato (soprattutto in ambiente aglosassone) uno dei più importanti autori per l'infanzia, era uno scrittore e filologo irlandese, autore peraltro di alcuni importanti saggi proprio sulla letteratura per ragazzi (un piccolo scritto è accluso anche nel volume completo della saga edito da Mondadori).
Lewis era amico intimo di Tolkien, con cui fondò anche un circolo letterario.

Ora un accenno alla trama del libro: quattro ragazzi, Peter, Susan, Edmund e Lucy, sono costretti durante la Seconda Guerra Mondiale a fuggire con la famiglia in una villa di campagna, proprio per evitare le brutture della guerra.

In questa villa, mentre giocano a nascondino, trovano un armadio particolare, che li condurrà in un mondo altrettanto particolare...
Da lì un susseguirsi di avventure, tra streghe, leoni, fauni e mostri.

A mio avviso, il romanzo si presenta piacevole e scorrevole, tuttavia privo di quella profondità e di quella originalità tipiche del capolavoro (o anche solo del romanzo eccellente).
Buona l'atmosfera creata, così come buoni alcuni spunti, ma la trama è piuttosto scontata, mentre è scarsa la caratterizzazione dei personaggi.

Un ultimo appunto, che consiglio di non leggere a chi volesse affrontare il romanzo: i riferimenti alla cristianità (con cui Lewis ha avuto un rapporto travagliato, tanto da abbandonare il cattolicesimo per approdare all'anglicanesimo) sono molti e molto evidenti, tanto da far storcere il naso: il leone, sorta di divinità, viene tradito e si sacrifica per salvare gli altri, poi è crocifisso, e infine risorge dopo tre giorni... vi ricorda niente? :)

In conclusione, un testo per me sopravvalutato, se è vero quello che diceva lo stesso Lewis, ossia che "un libro non merita di essere letto a dieci anni se non merita di essere letto anche a cinquanta".

Ora, io di anni non ne ho cinquanta, ma ho letto libri fantasy molto molto migliori di Il leone, la strega e l'armadio di Clive Staples Lewis.

Fosco Del Nero


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Titolo: Controcorrente - A ritroso (A rebours).
Scrittore: Joris Karl Huysmans.
Genere: decadentismo.
Editore: Newton & Compton.
Anno: 1884.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.


Uno dei tre romanzi simbolo del decadentismo europeo (gli altri due sono Il piacere di Gabriele D'Annunzio e Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde), Controcorrente (tradotto a volte con il nome di A ritroso) di Joris Karl Huysmans segna il passaggio dello scrittore dallo stile naturalista (non a caso l'autore era amico di Emile Zola, uno dei più grandi interpreti del naturalismo francese, importato poi in Italia con i nome di verismo) a quello decadentista.

Probabilmente "anacronistico" è il temine più adatto per descrivere quest'opera.
Di fatto privo di trama, il testo di Huysmans si distingue più che altro per gli eleganti e arditi esperimenti linguistici del suo autore, i quali, tuttavia, senza un adeguato spessore narrativo cui riferirsi, rimangono vuoti e sterili, mero sfoggio di estetica e retorica letteraria.

Nessuna trama, nessun personaggio tranne che il protagonista, e invece un lungo ed elaborato elenco di piante, libri, autori, musiche, cibi, e via discorrendo.

Ma d'altronde, ciò prevedeva il decadentismo: una scrittura da dandy incalliti, leziosi e autocompiacentisi del loro raffinato stile.

E' bello?
Non è bello?

Questione di gusti.

Certo che, e forse è brutto dirlo, con Controcorrente di Joris Karl Huysmans siamo di fronte all'elogio del nulla (un elegantissimo elogio del nulla!), a un romanzo certamente importante per il periodo storico-culturale in cui si è inserito e che ha rappresentato, ma non per se stesso.
Il voto è il conseguente mix di tali fattori.

Fosco Del Nero


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Titolo: Un uomo e il suo sogno.
Scrittore: Aldo Mauro Bottura.
Genere: biografia.
Editore: Gribaudo.
Anno: 2007.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Bisogna assolutamente distinguere il valore letterario del libro Un uomo e il suo sogno, assolutamente modesto, da quello umano.

Sotto il primo punto va annotata una punteggiatura molto carente, unita a qualche errorino sparso qua e là e a un'impaginazione affatto impeccabile (ma questo è probabilmente più responsabilità della casa editrice).

Tuttavia, Un uomo e il suo sogno non è un romanzo, né è un testo nato con intenti letterari; viceversa, è un libro che mira a scuotere il lettore attraverso l'esempio di vita e gli insegnamenti fatti propri da Aldo Mauro Bottura, il suo autore.

E la vita di A.M. Bottura è stata a dir poco intensa e piena: già entro i 10 anni egli ha probabilmente vissuto più dell'uomo della strada in tutta la sua vita.

Aziende aperte e rivendute (la prima a 18 anni); trasferimenti in Arabia Saudita, Spagna, Giordania e Stati Uniti; repentini cambi di lavoro, dal settore tessile alla formazione, alla geobiologia.

Insomma, Aldo Mauro Bottura è un uomo che non si è lasciato vivere, ma che, seguendo il suo sogno a dispetto di un'infanzia difficile, ha preso in mano le redini della propria esistenza (grazie anche agli insegnamenti del nonno Giovanni).

Un uomo e il suo sogno è dunque un libro che si propone di essere fortemente motivazionale e che potrebbe fungere da ispirazione per chiunque voglia credere che l'uomo e solo l'uomo decide il proprio destino.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il serpente Ouroboros (The worm Ouroboros).
Scrittore: Eric Rucker Eddison.
Genere: romanzo epico, fantasy, fantastico.
Anno: 1922.
Editore: Fanucci.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


Quest'oggi voglio inserire un articolo d'eccezione, legato a un romanzo che ha fatto storia e che molti considerano il primo romanzo fantasy, mentre altri il trait d'union tra le opere epiche e la moderna letteratura fantastica: Il serpente Ouroboros, di Eric Rucker Eddison.

Intanto, datiamolo: 1922, il che significa poco prima de Il signore degli anelli di Tolkien, che infatti conosceva E.R. Eddison (come lo conosceva Lewis, il creatore delle Cronache di Narnia e lo considerava il più grande costruttore di mondi immaginifici.
Buona parte della critica, in generale, attribuisce a questo romanzo una grande importanza narrativa.

Da parte mia, il libro è di difficile valutazione.

Tanto per cominciare, lo stile narrativo del testo è tanto elegante e ricercato, quanto ridondante e spesso eccessivamente descrittivo, cosa che spesso distoglie l'attenzione del lettore dall'evolversi delle vicende.

In secondo luogo, la storia si presenta come un'imponente vicenda epica (quindi assolutamente più romanzo epico che fantasy), priva tuttavia di quello substrato etico-valoriale che di solito fa da sfondo ad affreschi così importanti.

A dirla tutta, infatti, non vi sono buoni o cattivi (ma due gruppi distinti, i Demoni e le Streghe, entrambi tuttavia assolutamente umani, nessuno dei quali si presenta come preferibile, lasciando la decisione di chi tifare al lettore... un bene o un male?), e peraltro il tutto finisce esattamente come era iniziato (in questo senso, il titolo del libro è veramente rappresentativo).

Inoltre la ricchezza del numero di personaggi, pur se teoricamente positiva, tende a fare perdere di vista i protagonisti centrali e a confondere le specifiche caratterizzazioni, anche perché molti nomi si somigliano e spesso è complicato ricordarsi di quale dei 118 personaggi si sta parlando.

Infine, laddove da un testo quale il presente ci si attenderebbe un alto livello di coinvolgimento, esso in realtà fatica a prendere il volo, risultando appassionante solo a opera abbondantemente iniziata.

Dunque, un romanzo da evitare?
Assolutamente no.

La lettura è viceversa di rilievo perché l'uso della lingua è eccellente (ho imparato molte parole da questo libro, così come molte ne imparo di solito dai libri di Eco, di Benni o di altri scrittori); perché dopo un inizio "difficile", poi diventa assai interessante; perché è originale nel suo non avere degli schieramenti netti di buoni e cattivi (semplicemente, i Demoni tendono a essere persone più raffinate, mentre le Streghe più ruvide); perché è un testo storicamente importante.

Il voto, dunque, è buono, ma non altissimo perché sono certo che molti si annoieranno con Eric Rucker Eddison e con il suo Il serpente Ouroboros, mentre altri ne rimarranno estasiati.
A voi la scelta.

Fosco Del Nero


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Titolo: Conversazioni con Dio - Libro primo (Conversations with God, Book 1).
Scrittore: Neale Donald Walsch.
Genere: spiritualità, esistenzialismo.
Anno: 2000.
Editore: Sperling & Kupfer.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.



Conversazioni con Dio di Neale Donald Walsch è un libro difficile da commentare, sia per il suo contenuto, sia per la sua presunta fonte, sia per il caso editoriale che circonda il testo e l'autore.

Partiamo in ordine cronologico: Neale Donald Walsch è un uomo che ha vissuto una vita difficile, a un certo punto della quale si è trovato senza lavoro, abbandonato dalla moglie e residente, in piena povertà, in un campus per roulotte.

Adesso, invece, è famosissimo, ha fatto i milioni, è famosissimo, tiene conferenze in tutto il mondo, ha all'attivo una quindicina di libri tradotti in una trentina di lingue e passa per essere un messaggero spirituale.

Il suo essere in contatto con Dio, d'altronde, è la premessa stessa del suo primo libro, per l'appunto Conversazioni con Dio, che si apre con due voci: una è quella dell'autore, l'altra è quella di Dio stesso, con cui Walsch dice di avere dialogato.

Ne deriva, e non poteva essere altrimenti, un dialogo sui massimi sistemi, in cui lo scrittore pone a Dio domande sulla vita, la morte, la morale, il denaro, l'amore, la struttura dell'universo, etc. I temi "caldi" non mancano, così come sono "calde" molte delle risposte di Dio... ammesso che a rispondere fosse davvero Dio, e il tutto in fondo si riduce a tale questione.

Credergli?
Non credergli?

N.D. Walsch dice che per beneficiare delle parole divine non occorre essere convinti che lui abbia davvero avuto una conversazione con il creatore. E forse è davvero così, visto che il testo, Dio o non Dio, è colmo di saggezza e spunti positivi.

Oltre che, beninteso, di informazioni a dir poco sconvolgenti.
Beh, sconvolgenti se a esporle fosse stato davvero Dio.
E se non stesse mentendo, ovviamente... 
Ma Dio può dire le bugie? 
Ok, la smetto...

Va da sé che, su punti così essenziali e intimi, ognuno avrà la sua opinione, ed è inevitabile che sia così.

E allora la mia opinione la dico: devo dire di avere trovato molti riscontri su quanto credo (e propugnano persone ben più autorevoli di me) in diversi campi della via umana.

Ritengo dunque Conversazioni con Dio di Neale Donald Walsch un libro profondo e ispirante.
Che ognuno, comunque, legga e si faccia una sua idea.

Fosco Del Nero


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