Titolo: Terra!
Scrittore: Stefano Benni.
Genere: fantastico, satira, fantascienza, umorismo, commedia.
Editore: Feltrinelli.
Anno: 1983.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


In diverse altre recensioni mi ero riferito a Terra!, romanzo scritto da Stefano Benni nel 1983, sul quale avevo già anticipato la mia opinione positiva.

Molto positiva, ad essere più precisi, posto che si tratta di un libro divertente, brillante, colto e profondo.
Un giudizio non da poco…

Un giudizio meritato, tuttavia, se è vero che Terra! è un romanzo colmo di riferimenti storici, politici, culturali e situazionali di ogni tipo, disposti non a caso ma atti a creare una struttura narrativa veramente importante.

Per di più, la storia è veramente divertente… di quel divertimento brillante dallo stampo satirico tipico di Benni.

Se poi alla trama ricca, al divertimento di fondo e alle capacità linguistiche dello scrittore ci aggiungiamo anche una morale di fondo assai profonda, saggia e improntata ai principi della collaborazione e della pace, allora il voto del romanzo sale ulteriormente.

Comunque, ecco la trama in grande sintesi, giusto per darvi un’idea del libro.
Nel 2157 la Terra è ormai devastata da guerre e inquinamento, tanto da essere del tutto ricoperta da una nube tossica di scorie radioattive.
L’umanità allora è costretta a vivere in enormi città sotterranee, stratificate per livelli verticali.

Quanto alla divisione politica, tre grandi potenze si contendono il mondo: l'Impero Amerorusso (Usa, Russia e Arabia), la Federazione Sineuropea (Europa e Cina) e l’Impero Militare Samurai (Giappone).

A un certo punto, è scoperta una nuova Terra, ovviamente più abitabile di quella attuale… e altrettanto ovviamente partono subito le missioni esplorative dei tre imperi…
Nel mentre, sulla vecchia Terra, due cervelloni, lo studioso Fang e l’enfant prodige Frank Einstein, si affrontano per risolvere un mistero legato alla civiltà inca.

Come finirà questo bailamme di personaggi, eventi e spunti di ogni tipo?

Terra! di Stefano Benni è uno dei romanzi più vivaci e coinvolgenti che abbia mai letto (di Benni mi è piaciuto molto anche Elianto).

Fosco Del Nero


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Titolo: Il trono di spade - Le cronache del ghiaccio e del fuoco 1 (A game of thrones - Book one of a song of ice and fire).
Scrittore: George R. R. Martin.
Genere: epico, fantasy.
Editore: Mondadori.
Anno: 1996.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Con Il trono di spade mi accingo a recensire il primo libro delle Cronache del ghiaccio e del fuoco, che ha avuto un grande successo e che ha dato un’altrettanto grande notorietà a George R. R. Martin, il suo autore.

Partiamo dal genere: si tratta di un fantasy assai vivido e crudo, assai più vicino al genere epico che non al fantasy di formazione classico (non so, penso a Lo hobbit di Tolkien, o a Il signore della magia di Feist).

La crudezza tuttavia non è riferita tanto a un massiccio impiego dell’azione, cosa che farebbe del libro un romanzo di heroic fantasy, quando agli aspetti sociali e culturali, con la storia che in realtà si concentra più sull’aspetto socio-politico-diplomatico che non su quello fiabesco.

Anzi, per essere chiari ne Il trono di spade di fantasy c’è molto poco.

Continuando ad essere chiaro, si tratta di un ottimo romanzo, benché su di esso gravino diverse considerazioni.

La prima, ovvia e persino inficiante il giudizio stesso sul libro, è che l’originale testo di Martin è stato suddiviso in due libri dalla Mondadori.

Il trono di spade è dunque solo la prima parte del primo romanzo (la seconda è stata chiamata Il grande inverno), cosa che colpisce il lettore con evidente chiarezza, e persino violenza, quando egli arriva all’ultima pagina del testo, che si interrompe in modo improvviso, senza nemmeno un accenno di finale, nemmeno parziale… cosa ovvia, visto che un libro è stato spezzato a metà!

Voto 4 alla Mondadori.

A George Martin, invece, va un voto più alto: il suo eloquio è di alto livello, così come sono da romanzo di spessore l’ambientazione e la caratterizzazione dei personaggi.
Alcuni di essi, in particolare, colpiscono l’immaginazione del lettore: da Eddard Stark a John Snow, da Tyrion Lannister a Daenerys Targaryen, da Arya Stark ai sette metalupi.

Due appunti li faccio comunque.
Intanto, la mole di personaggi, luoghi ed eventi è persino eccessiva, visto che si fa fatica a ricordarsi chi è Tizio o cosa ha fatto Caio.

Poi, il fantasy epico di Martin è forse troppo duro, tra guerre, incesti, omicidi, stupri, attentati a bambini, animali sgozzati, etc.

Ma questa è questione di gusti, e il romanzo di George Martin come detto è molto buono (beh, mi sembra perlomeno, visto che per ora ne ho letto solo metà...).

Fosco Del Nero


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Titolo: Prima Fondazione (Foundation).
Scrittore: Isaac Asimov.
Genere: fantascienza.
Editore: Mondadori.
Anno: 1951.
Voto: 8.5.
Dove lo trovi: qui.


Prima Fondazione (a volte chiamato semplicemente con Fondazione, oppure Cronache della galassia) è il primo romanzo scritto da Isaac Asimov sul celeberrimo Ciclo della Fondazione, anche se, a dirla tutta, successivamente lo scrittore pubblicò altri due libri cronologicamente precedenti all’interno della narrazione (parlo di Preludio alla Fondazione e di Fondazione anno zero).


Comincio col precisare una cosa a mio avviso assai importante: pur essendo Asimov uno dei più grandi maestri della fantascienza, egli non è uno scrittore strettamente di fantascienza, laddove per fantascienza si intendono di solito astronavi, razze aliene, viaggi avventurosi, tecnologia e battaglie interstellari, etc.

Nel Ciclo della Fondazione non c’è niente di tutto questo: infatti, più che di fantascienza, occorrerebbe parlare di fantapolitica, o di fantastoria, o di fantasocietà.

Ciò di cui Asimov tratta (almeno, nel Ciclo della Fondazione; i racconti sui robot hanno diversa natura) è infatti la tematica sociale in tutti i suoi aspetti: storia, cultura, economia, rapporti tra popoli, diplomazia, etc.

Con tale premessa, va da sé che la fantascienza asimoviana non è fantascienza d’azione, genere di puro intrattenimento, ma ha una sua profondità, e anzi una certa complessità date le numerose variabili prese in esame.

Semplicemente, il contenuto immaginifico non è altro che uno spunto per discettare dell’uomo, delle sue pulsioni, delle sue costanti, della società in cui vive, del suo passato e del suo futuro.

Non a caso, in Asimov non è raro leggere di situazioni socio-politiche assolutamente credibili e reali, e magari persino simili a fatti realmente avvenuti.

Ma veniamo a questo libro, Prima Fondazione.

A dispetto di una scarsa profondità descrittiva (come detto Asimov punta più su idee e concetti che non su immagini e azione), il primo romanzo del Ciclo della Fondazione colpisce e cattura per il suo tessuto umano.

Asimov mette in scena una fitta e interessante trama fantapolitica composta da intrecci e strategie contrapposte.

Personaggio centrale, Hari Seldon, ossia il fondatore della Fondazione (giochi di parole a parte :), il primo e più importante psicostorico dell'Impero Galattico, il quale, avvalendosi di complessi calcoli su variabili e matrici sociali-politiche-economiche, ha elaborato la psicostoria (o psicostoriografia), una scienza in grado di prevedere in anticipo i principali eventi dell’umanità.

Da questo momento Seldon, che ha nel frattempo acquisito fama e importanza come scienziato, riesce a ottenere che sul pianeta Terminus venga inviato un gruppo di studiosi, ufficialmente con l’incarico di redarre un’Enciclopedia Galattica (libro cui umoristicamente si riferisce la Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams), ma di fatto per gestire quelle che saranno chiamate Crisi Seldon, ossia i principali momenti di turbolenza della storia umana, che Seldon aveva già previsto grazie ai suoi calcoli e per risolvere i quali aveva lasciato dei consigli sotto forma olografica.

Capirete da soli l’immensità della premessa concettuale… cui Asimov non si sottrae affatto nell’evolversi della storia…

Oltre alla grande qualità del libro, emerge un importante dato di fondo: lo scrittore scrive del futuro, ossia di ciò che potrebbe capitare alla razza umana, riferendosi al passato, ossia a ciò che l’uomo ha già fatto.

In questa vividezza e credibilità di fondo probabilmente sta la grandezza dell’opera, all'interno della quale vivono personaggi memorabili: dallo stesso Hari Seldon al sindaco Salvor Hardin, al mercante Hober Mallow.

Non a caso, un gruppo di scrittori americani anni fa ha giudicato il Ciclo della Fondazione di Isaac Asimov come il miglior ciclo letterario di tutti i tempi.
Vedete voi...

Fosco Del Nero


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Titolo: La casa sull’abisso (The house on the borderland).
Scrittore: William Hope Hodgson.
Genere: horror.
Editore: Newton Compton.
Anno: 1907.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


È con enorme piacere che recensisco La casa sull’abisso, romanzo breve pubblicato da William Hope Hodgson nel lontanissimo 1907, e ancora oggi, a mio avviso, uno dei migliori testi orrorifici di sempre.

Il libro è in sostanza una sinergia di horror, fantascienza e scritto spiritual-metafisico, capace di generare un’atmosfera terribile e opprimente, nonché di incutere ininterrottamente tensione e paura nel lettore.

Anzi, è appurato che persino il Maestro di Providence, forse il più grande scrittore orrorifico di tutti i tempi, fosse un ammiratore di Hodgson e dei suoi scritti del terrore, peraltro pervasi da quello stesso “orrore cosmico” che poi si ritroverà nei testi di Lovecraft.

La casa sull’abisso è una storia raccontata da qualcuno che l’ha a sua volta raccontata.
Ecco in breve la trama: l’autore scrive di aver ritrovato un antico manoscritto, a sua volta ritrovato e riveduto tempo prima, nel 1877, da due uomini, Tonnison e Berreggnog, vicino a delle rovine in Irlanda.

In tale manoscritto, il racconto-diario di un uomo che viveva con la sorella e il suo cane in un antico palazzone sito sull’orlo di un abisso, sul fondo del quale stava un fiume.

Le vicende prendono il via il giorno in cui l’uomo vede formarsi nella stanza in cui si trovava da solo col suo cane, una sorta di foschia color porpora, che subito dopo sembra trascinarlo in un’altra dimensione.
In essa, in una landa desolata, stava un maniero identico al suo, vicino al quale stavano delle creature orrende e innominabili.

Poco dopo, il sogno diventa realtà, e davvero un’orda di creature dell'incubo assedia casa sua, nella quale egli si rinchiude con cane e sorella, e che protegge con fucile e pietre.

Improvvisamente, però, l’assedio cessa, e l’uomo, curioso, si avventura fuori da casa, andando nel burrone vicino alla stessa, da quale sembrano essere spuntati quegli essere orrendi.
Tornato a casa, poi, scopre che…

Non vi svelo il finale, peraltro ambiguo e brusco nella sua interruzione.

Commento solo il testo dicendo che La casa sull’abisso di William Hope Hodgson è uno dei racconti (racconto lungo o romanzo breve fate voi) più testi e dall’atmosfera greve e terribile che abbia mai letto, con quel suo senso di ineluttabile e inevitabile dramma.
Consigliatissimo, specie agli amanti del genere.

Fosco Del Nero


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