Titolo: Il mondo sommerso (The drowned world).
Scrittore: James Graham Ballard.
Genere: fantastico, fantascienza, surreale, psicologico.
Editore: Mondadori.
Anno: 1963.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


The drowned world è il primo romanzo dello scrittore inglese James Graham Ballard (i più lo ricorderanno per L’impero del sole e per Crash, opere portate sul grande schermo rispettivamente da Steven Spielberg e David Cronenberg).

Pubblicato nel 1963, il romanzo è uscito in Italia sulla collana Urania Mondadori col titolo Deserto d’acqua e, di recente, per la Feltrinelli Editore col titolo Il mondo sommerso.
The drowned world è il primo dei quattro romanzi apocalittici proposti da Ballard (Il vento dal nulla, Terra bruciata e Foresta di cristallo sono gli altri tre).

Si tratta di un’opera non adatta a un lettore che cerca il mero intrattenimento o la pura azione. Ballard, infatti, come suo solito, intesse un soggetto metaforico (il mare come memoria del pianeta, l’acqua quasi come sangue organico portatore di ossigeno al cervello, il sole come impulso che richiama gli uomini allo stato originario da cui erano partiti, liberi da preconcetti e da vincoli) infarcito di passaggi scenografici prodigiosi per la loro poetica decadente.

Sotto quest’ultimo punto di vista, memorabili e avveniristiche (per la predizione relativa al costante surriscaldamento della Terra, con relativo scioglimento dei ghiacciai) le molteplici descrizioni relative a una Londra sommersa da paludi infernali (le temperature superano i 50 gradi) e regredita, per le particolari radiazioni solari, a uno stato preistorico (i rettili sono tornati i padroni incontrastati delle giungle tropicali che avvolgono gli edifici in rovina).

Interessante il continuo riferimento alle paure “genetiche” di cui l’uomo e le altre creature sembrano essere, inconsciamente, portatrici dall’alba dei tempi (vedi il terrore per i rettili). Certo, il ritmo con cui si succedono i fatti è molto lento e, in taluni punti, pesante, tuttavia non è al divertimento a cui punta l’opera.

Quanto sopra premesso, consiglio la lettura del libro di James G. Ballard, ma vi avviso di prepararvi a vivere una storia allucinata dove ogni aspetto è funzionale a un’analisi psicologica dell’uomo.

Matteo Mancini


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Fosco Del Nero

Titolo: Harry Potter e il prigioniero di Azkaban (Harry Potter and the Prisoner of Azkaban).
Scrittore: J. K. Rowling.
Genere: fantasy.
Editore: Salani.
Anno: 1999.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


Harry Potter e il prigioniero di Azkaban è il terzo romanzo scritto da J. K. Rowling e ambientato nel mondo magico di Harry Potter, tra maghi, streghe, elfi, dissennatori, quadri animati, fantasmi, lupi mannari, etc.


Credo che parlare di Harry Potter e dei suoi amici, da Ron Winsley a Hermione Granger, sia del tutto superfluo, così come citare i vari Albus Silente, Severus Piton, Minerva McGranitt, Draco Malfoy, Voldemort, Neville Paciock, Sirius Black, etc.

Le vicende ambientate ad Hogwarts e dintorni sono ormai talmente celebri da non esigere presentazioni.

Ne approfitto allora per sottolineare come questo terzo romanzo della saga fantasy (dopo Harry Potter e la pietra filosofale e Harry Potter e la camera dei segreti) costituisca una decisa svolta nella produzione letteraria della Rowling, passata dai primi due libri (il primo soprattutto), lineari e decisamente grezzi, a questo terzo, assolutamente più complesso e organico.

Il cambio di rotta è netto, sia dal punto di vista dell’impianto narrativo, sia da quello più sottile della costruzione dell’atmosfera.

Non a caso, si tratta, tra i primi libri, di quello più difforme, e di parecchio, dalla versione cinematografica, assai più semplice e lineare, incapace di contenere tutti gli spunti presenti nel libro (per esempio, la stamberga strillante nel film è appena accennata, i soprannomi dei quattro amici, Lunastorta, Codaliscia, Felpato e Ramoso, non sono spiegati, etc etc).

Quanto al livello di coinvolgimento, esso rimane altissimo, tanto che il romanzo, nonostante sia parecchio più corposo dei due precedenti, si legge in un baleno.

Insomma, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban è un altro centro per J.K. Rowling: un altro ottimo libro del ciclo fantasy più venduto di tutti i tempi (beh, anche non fantasy, se è per questo).

Fosco Del Nero


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Titolo: L’abisso del passato - Alba eterna (Lest darkness fall - To bring the light).
Scrittore: Lyon Sprague De Camp, David Drake.
Genere: fantastico, fantascienza.
Editore: Mondadori.
Anno: 1941 -1996.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


Oggi recensisco un libro particolare, non tanto per il genere, comunque originale, quanto per la scelta editoriale della casa editrice che ha curato il volume, la Mondadori.

L'editore, infatti, ha deciso si stampare nello stesso libro due racconti lunghi, di due autori diversi, di due periodi diversi, e peraltro non uniti dalla trama o dai personaggi principali.

Il traid d’union è rappresentato, molto semplicemente, dal genere narrativo, la fantascienza e i viaggi indietro nel tempo.

Il primo dei due autori, quello che costituisce il piatto principale, è Lyon Sprague De Camp (Il castello d'acciaio, Jorian re di Iraz), scrittore fantastico (fantasy e fantascienza) noto soprattutto per la sua verve brillante e spesso del tutto umoristica.

Il secondo, marginale sia nel nome che nello spazio assegnatogli, è David Drake, scrittore minore.

I titoli dei due racconti lunghi sono rispettivamente L’abisso del passato (1941) e Alba eterna (1996).

La somiglianza di genere non ha portato ad una uguaglianza qualitativa, dal momento che il romanzo breve di L.S. De Camp (170 pagine circa) si rivela decisamente più interessante, vivido e profondo di quello di D. Drake.

Ci limitiamo dunque a sintetizzare in breve la trama di L’abisso del passato: un uomo, Martin Padway, si ritrova nel passato, e per la precisione nella Roma di quindici secoli fa.
Che fare?

Ovviamente egli approfitta delle sue superiori conoscenze scientifico-geografiche-culturali, per esempio “inventando” la polvere da sparo, o “scoprendo” l’America in anticipo (netto, peraltro) su Cristoforo Colombo.

Ma il tempo sembra sapersi riaggiustare da solo, ritornando sempre all’equilibrio, come se vi fosse un divieto di alterare lo stato delle cose…

Lettura interessante e vivace, soprattutto, come detto, più per il racconto di Lyon Sprague De Camp che per quello di David Drake.

Fosco Del Nero


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