In Asia - Tiziano Terzani (saggistica).
Titolo: In Asia.
Scrittore: Tiziano Terzani.
Genere: saggistica.
Editore: Tea.
Anno: 1998.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Altro testo di saggistica recensito su Libri e Romanzi: stavolta, dopo Civiltà extraterrestri di Isaac Asimov, è il turno di In Asia, di Tiziano Terzani.

Tanto per cominciare, una piccola voce su chi è Tiziano Terzani, o meglio, su chi era, visto che è scomparso alcuni anni fa.

Terzani era un giornalista giramondo, che, venuto a contatto col mondo orientale per via del suo lavoro (in particolare egli fu corrispondente per il giornale tedesco Der Spiegel), ne ha fatto praticamente la sua missione di vita, vivendoci per lunghissimo tempo e scrivendo numerosi articoli e libri sui vari paesi dell’Oriente, più o meno lontano.

Tra i titoli più famosi, Un indovino mi disse, La porta proibita, Un altro giro di giostra.

Nonché questo stesso In Asia, pubblicato nel 1998 e costituito da una somma di articoli su varie zone dell’Asia, dalla Cina al Vietnam, che, messi assieme, finiscono per comporre un ricco mosaico sul continente asiatico, nelle sue infinite sfaccettature.

In effetti, leggere In Asia è come fare un lungo, interessante ed emozionante viaggio nell’Oriente.

Tiziani racconta la sua vita, i luoghi da lui visitati e vissuti, e coinvolge, come pochi “testimoni” sanno fare.
Difatti, un conto è un servizio televisivo su questo o quel paese, che raramente riesce ad andare nella profondità della cultura di un certo luogo, e che spesso tende e scade all’aspetto spettacolari stico del posto, un altro conto è la testimonianza di chi è diventato parte di quella cultura vivendovi in mezzo per lungo tempo.

Se vi piace conoscere cose nuove (peraltro, difficilmente conoscibili a meno di trasferirsi a vivere ad Hanoi, a Nanchino o a Rangoon) questo libro potrebbe fare al caso vostro…

… e se inoltre avete un debole per il mondo orientale, allora Tiziano Terzani è proprio il vostro autore.

Decisamente consigliato.

Fosco Del Nero


Per rimanere aggiornato con le recensioni di Libri e Romanzi, iscriviti al feed!

Titolo: La strada per Dune (Eye).
Scrittore: Frank Herbert
Genere: racconti, fantastico.
Editore: Tea.
Anno: 1955-1985.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.


Non avevo mai letto Frank Herbert, fatto onestamente grave per un appassionato della letteratura fantastica come me, e quindi avevo deciso di eliminare tale carenza acquistando e leggendo un libro del creatore della saga di Dune, da molti ritenuta un valido rivale per qualità del Ciclo della Fondazione di Isaac Asimov, unanimemente riconosciuto come una delle più importanti creazioni letterarie, particolarmente nel settore della narrativa fantastica.

Ho dunque comprato, praticamente a caso, La strada per Dune, edito dalla Tea.

Solo dopo l’acquisto, però, mi sono accorto che, nonostante il titolo, La strada per Dune non era un testo facente parte del ciclo di Dune, e peraltro nemmeno un romanzo.

Difatti, si tratta di una raccolta di racconti scritta nell’arco di vent’anni da Frank Herbert, e che, secondo gli editori, avrebbe costituito “la strada per Dune” dello scrittore stesso, ossia il percorso letterario compiuto da Herbert prima di elaborare il suo capolavoro.

Dal canto mio, dico che si tratta di un titolo truffaldino, che utilizza la parola “Dune” senza che tuttavia ve nesia alcun motivo.
I racconti inclusi in questa antologia infatti non hanno nulla a che vedere col mondo di Dune e con la relativa saga fantastica.

Ok, prima di comprare potevo informarmi io stesso, magari sul primo romanzo della suddetta saga, però in ogni caso un siffatto titolo, combinato poi con la quarta pagina, anch’essa promettente il “mondo di Dune” è a mio avviso assai scorretto (e, guarda caso, il titolo originale della raccolta era tutt'altro).

Ad ogni modo, mi sono trovato tra le mani una raccolta di racconti di discreto interesse, non a caso scritti da un grande della letteratura fantastica mondiale…

… tuttavia, il mio gradimento non è andato oltre un certo livello, forse anche per la delusione di non avere avuto tra le mani quello che desideravo.

Ho rimediato in ogni caso comprando Dune, per l’appunto il primo libro dell’omonimo ciclo di Herbert, di cui vi dirò in seguito.

Quanto a La strada per Dune, potete tranquillamente farne a meno, a meno che non siate dei fan sfegatati di Frank Herbert, tanto da volere ad ogni costo ogni cosa da lui prodotta.

Fosco Del Nero


Per rimanere aggiornato con le recensioni di Libri e Romanzi, iscriviti al feed!

Titolo: Civiltà extraterrestri (Extraterrestrial civilizations).
Scrittore: Isaac Asimov.
Genere: saggistica, scienza, misteri.
Editore: Mondadori, De Agostini.
Anno: 1979.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Di Isaac Asimov, notissimo scrittore in ambito fantascienza, ho già recensito alcuni libri del suo bellissimo Ciclo della Fondazione (segnatamente Prima FondazioneFondazione e ImperoSeconda Fondazione, L’orlo della Fondazione).

Quest’oggi presento un altro suo libro, che tuttavia non è un romanzo fantastico, e a dirla tutta nemmeno un romanzo, visto che trattasi di un testo di saggistica.

Anche se, coerentemente col profilo culturale del personaggio, si tratta di un testo di argomento non troppo lontano dalla sua produzione letteraria: parlo di Civiltà extraterrestri, libro pubblicato nel 1979.

Come arguibile dal titolo, l’autore parla di civiltà extraterrestri, ma lo fa in modo assolutamente obiettivo e scientifico, prendendo in esame i dati e gli indizi in nostro possesso riguardo all’universo e alle sue possibilità.

Forse non tutti, difatti, sanno che Isaac Asimov, ancora prima che uno scrittore, era uno scienziato, e per la precisione un fisico, ricercatore e divulgatore in tale ambito conoscitivo.

In Civiltà extraterrestri, per la precisione, lo scrittore, partendo dai dati e dai numeri in nostro possesso, cerca di ricavare una prudente stima delle possibilità di esistenza di intelligenza extraterrestre.

Ergo, sono presi in esame il nostro sistema solare, i sistemi stellari in generale, le galassie, il tipo di vita che conosciamo (quella basata sul carbonio), eventuali altri tipi di vita noti, possibilità di trovare pianeti capaci di ospitare una vita simile alla nostra, etc.

Insomma, in modo puramente acritico e distante, sono snocciolati numeri e probabilità… cosa che probabilmente lascerà molto sorpresi i lettori dell’Asimov scrittore di fantascienza, abituati al suo campionario immaginifico e meno avvezzi invece al suo “vestito” da scienziato.

L'autore, peraltro, in piena coerenza con il suo percorso formativo, sottolinea l’importanza, sia scientifica che umana, della ricerca conoscitiva in tale direzione (ossia vita nello spazio… da sottolineare invece che egli non prende minimamente in esame i numerosi indizi presenti e passati di interferenza aliena sulla Terra).

In definitiva, Civiltà extraterrestri è un testo interessante, privo di difficoltà scientifiche e invece utile ad aprire la propria mente alle infinite possibilità dell’esistenza.

Fosco Del Nero


Per rimanere aggiornato con le recensioni di Libri e Romanzi, iscriviti al feed!

Titolo: La luce fantastica (The light fantastic).
Scrittore: Terry Pratchett.
Genere: fantasy, umorismo, commedia.
Editore: Tea.
Anno: 1983.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Questo è il terzo romanzo di Terry Pratchett che recensisco, dopo Il colore della magia e A me le guardie!.

Tutti e tre, peraltro, fanno parte del Ciclo del Mondo del Disco (Il colore della magia è il primo volume, La luce fantastica è il secondo, mentre A me le guardie figura in elenco come settimo, ma occorre dire che sono numerosissimi i libri ambientati da Pratchett in Discworld, senza che vi sia per forza una consecutività tra l’uno e l’altro; anzi, questo secondo libro è l'unico tra tutti che segue come trama il precedente).

In diverse passate recensioni ho già evidenziato la mia propensione alla narrativa fantastica umoristica, che trovo, se ben congegnata, assolutamente irresistibile.
Un esempio di ciò è lo stesso Terry Pratchett, mentre altri autori che ho apprezzato sono Dominic Bark (Blart), Douglas Adams (Guida galattica per gli autostoppisti), Lyon Sprague de Camp (Jorian re di Iraz).

Ma veniamo a La luce fantastica.
In questo secondo libro della saga fantasy ritroviamo alcuni dei protagonisti del precedente volume, e sarebbe a dire il mago Scuotivento, il turista Duefiori e il bagaglio.
Tutti e tre personaggi assai bizzarri… e forse il bagaglio non è il più strano dei tre.

Quanto a Scuotivento (Rincewind in lingua originale), si tratta di un mago rinnegato dalla magia, visto che, in parte per lo scarso talento e in parte per il fatto che un potente incantesimo si è insediato nella sua testa, facendo paura a tutti gli altri che non hanno voluto dunque rimanervi, in pratica non è mai riuscito a lanciare una magia ben fatta.
Fatto che gli è costata l’espulsione dell’Università della magia.

Duefiori, invece, è un turista, proveniente da un mondo simile al nostro, che vaga per il Mondo del Disco alla ricerca di avventure.
Totalmente sprovvisto di senso dell’umorismo e di senso del pericolo, costituisce un’improbabile coppia con Scuotivento, che difatti lo sopporta con malcelata fatica.

Quanto al bagaglio, si tratta di una sorta di scrigno magio dotato di sua volontà, che segue Duefiori ovunque, da quando egli lo comprò in un negozio magico tempo addietro.

Tra gli altri personaggi, Cohen il barbaro, la vergine sacrificale Bethan, l’ambizioso mago Trymon, etc, tutti partecipi del tourbillon di eventi e di situazioni umoristiche.

E, a proposito di umorismo, se il tono generale della storia sa molto di surreale (e vorrei vedere), di grottesco e di ridicolo, ogni tanto Pratchett piazza un commento dei suoi… ed è esattamente questo il motivo (oltre alla grande capacità immaginativa) per cui adoro i suoi libri.

Devo essere sincero: non si tratta, in questo caso come in altri, di capolavori, visto che ai libri di Terry Pratchett manca la profondità dell’opera d’arte; ma comunque siamo di fronte a un ottimo rappresentante del genere fantastico-umoristico.
Consigliato per l'appunto per il divertimento e per l’originalità.

Fosco Del Nero


Per rimanere aggiornato con le recensioni di Libri e Romanzi, iscriviti al feed!

Titolo: L’inglese.
Scrittore: Beppe Severgnini.
Genere: saggistica, lingue.
Editore: Superpocket.
Anno: 1992.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Mi ricordo che, quand’ero un giovincello agli inizi dell’università, mi trovai di fronte alla necessità di sostenere due esami obbligatori di inglese, lingua che ignoravo del tutto, avendo studiato al liceo solo francese e peraltro preferendo nettamente le lingue romanze a quelle anglosassoni.

Nell’impresa, quasi disperata, di agevolare in qualche modo l’apprendimento, al tempo comprai un libro di Beppe Severgnini, che si intitolava proprio L’inglese, e che speravo mi avrebbe dato qualche input a qualche livello.

Devo dire con onestà che fu un buon acquisto, e che i livelli di utilità sono stati due, anzi tre.

1. Da un lato, il libro contiene le principali basi grammaticali e di vocabolario, e quindi di fatto si impara qualcosa.

2. D’altro lato, il testo propone un atteggiamento positivo verso la lingua, presentandola come semplice e di facile utilizzo, cosa che in effetti è, e dunque aiutando il lettore ad avvicinarsi ad essa.

3. Ultimo ma non meno importante, Beppe Severgnini ha un bel senso dell’umorismo e il libro è divertente, cosa che non fa mai male (e che, anzi, agevola enormemente l’apprendimento).

Non a caso, mi rilessi L'inglese svariate volte, sia per divertirmi sia per imparare qualcosa.
Ora il mio livello di inglese, dopo esami, viaggi, corsi, musica, film sottotitolati, etc, è discreto (non ottimo, ahimè), ma certamente il libro di Severgnini mi aiutò nella fase iniziale del percorso.

Libro intelligente, utile e divertente, e quindi consigliato, sia se non avete alcuna base della lingua di Albione e volete crearvela in modo non tradizionale, sia se di basi ne avete poche e volete rafforzarle, sia se l’inglese già lo conoscete bene e volete solamente farvi due (quattro, otto) risate.

In particolare, ancora mi ricordo di alcune sezioni umoristiche legate al cattivo uso della lingua, con frasi malformate rispetto alle intenzioni originarie (non so, magari traducendo alla lettera dei proverbi italiani) e che nei fatti diventavano assurde, ambigue o del tutto imbarazzanti… :)

Fatemi sapere se L'inglese di Beppe Severgnini è piaciuto e lo avete trovato utile.

Fosco Del Nero


Per rimanere aggiornato con le recensioni di Libri e Romanzi, iscriviti al feed!

Titolo: Il vagabondo dell’infinito (Wanderer of space).
Scrittore: Vargo Statten/John Russell Fearn.
Genere: fantascienza.
Efitore: Libra.
Anno: 1950.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.


Di recente ho recensito un libro di Vargo Statten, pseudonimo con cui negli anni ”50 pubblicava i suoi lavori John Russell Fearn, scrittore piuttosto famoso e apprezzato per la sua fantascienza movimentata e vivace.

Spinto da tale fama che circondava l’autore, tempo fa lessi La stella fuggiasca, rimanendone però deluso.

Infatti, avevo di fronte un libro sì movimentato e vivace, ma piuttosto piatto, tutto azione e niente cervello o profondità, corrispondente al tipico (e negativo) stereotipo della fantascienza, fatta di alieni, astronavi, battaglie, etc.

Inoltre, il testo non brillava certo per capacità stilistica…

Tuttavia, ho voluto dare una seconda chance a Vargo Statten, orientandomi stavolta su quello che era considerato il suo capolavoro assoluto, che poi è il romanzo che presento oggi: Il vagabondo dell’infinito.

Ebbene, sono rimasto deluso un’altra volta...

Ok, Il vagabondo dell’infinito risulta appena un poco più credibile e gradevole del precedente (che in realtà cronologicamente gli è successivo di un anno, essendo La stella fuggiasca del 1951 e l’altro del 1950), riuscendo a coinvolgere discretamente il lettore…

… tuttavia, rimangono i difetti già riscontrati in La stella fuggiasca: poca capacità descrittiva, sviluppo narrativo frettoloso, personaggi e storia di nessuna memoria (nel senso che ce li si dimentica in fretta).

Ed ecco perché non ho più preso in considerazione i romanzi di Vargo Statten/John Russell Fearn.

Il mio consiglio, dunque, è sempre il solito: puntate al meglio.
Nel caso della fantascienza d’annata, dunque, sui vari Isaac Asimov, Jack Vance, Frank Herbert, etc.

Tra i contemporanei, invece, io consiglio l’eccellente Orson Scott Card per la fantascienza “seria” (vedasi Il gioco di Ender) e Douglas Adams per quella ironico-umoristica (si veda Guida galattica per gli autostoppisti).

Fosco Del Nero


Per rimanere aggiornato con le recensioni di Libri e Romanzi, iscriviti al feed!

Titolo: La casa degli invasati (The haunting of Hill House).
Scrittore: Shirley Jackson.
Genere: horror.
Editore: Mondadori.
Anno: 1957.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.



La casa degli invasati, romanzo noto anche col nome di La presenza di Hill House o L'incubo di Hill House, è un libro scritto nel lontano 1957 da Shirley Jackson.


Come intuibile dal nome, si tratta di un romanzo orrorifico, per quanto, e in tal caso occorre in aiuto non il nome ma la data, si tratta di un horror più d’atmosfera che non un horror spettacolare di genere più contemporaneo.

Peraltro, se a qualcuno il nome suonasse familiare (soprattutto il nome La presenza di Hill House), aggiungo che da tale testo è stato tratto un film di buon successo, ossia Haunting - Presenze, girato nel 1999 e con Catherine Zeta-Jones, Liam Neeson e Owen Wilson.

Ed è proprio dal film che sono arrivato al libro, mentre di solito accade il contrario…

E questa non è l’unica eccezione, visto che, mentre di solito le trasposizioni cinematografiche non reggono il confronto con il libro da cui sono state tratte, in tal caso, almeno secondo il mio avviso, il film è superiore.

Il libro, difatti, pur discreto, lascia una sensazione di pesante incompiutezza, con un narrato che riesce spesso (ma non sempre) a tenere alta la tensione, generando un’atmosfera di paura che, tuttavia, rimane effimera, non tramutandosi poi in sostanza.

L’ispirazione originaria comunque è notevole, e non a caso dal libro sono stati tratti diversi film, e non solo quello del 1999 prima citato.

Ecco in breve la trama de La casa degli invasati: il professor John Montague, desideroso di studiare i misteri della casa di Hill House, definita come "stregata"e i suoi effetti sulla psiche umana, riunisce in essa alcuni personaggi come assistenti.

Eleanor, Theodora e Luke sono i tre prescelti… ma la protagonista assoluta è la casa, infestata da oscure e minacciose presenze…

Alla fine della fiera, La casa degli invasati di Shirley Jackson è un sufficiente romanzo horror, per quanto inferiore a quelle che erano le mie attese.
Dunque, consigliato soprattutto agli appassionati del genere, e specialmente del genere orrorifico un po’ retrò.

Fosco Del Nero


Per rimanere aggiornato con le recensioni di Libri e Romanzi, iscriviti al feed

Titolo: La nuova ricchezza delle nazioni (New wealth of nations).
Scrittore: Guy Sorman.
Genere: saggistica, economia, sociologia
Editore: Longanesi.
Anno: 1987.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.


Quest’oggi recensisco non un libro di narrativa, ma un testo di saggistica, e nemmeno di saggistica leggera, dato che l’argomento è di tipo socio-economico.

Il testo preso in esame è La nuova ricchezza delle nazioni, scritto nel 1987 dall’economista-sociologo Guy Sorman, che ha visitato numerosi paesi del mondo, specialmente della fascia di reddito bassa, o comunque in via di sviluppo, studiandone la situazione politica e le linee di sviluppo sociale ed economico.

In La nuova ricchezza delle nazioni, dunque, l’economista francese riporta i problemi e le soluzioni di quegli stati del Terzo Mondo da lui visitati, studiati secondo punti di forza e di debolezza.

Da tale quadro emerge una certa poliedricità di situazioni, come peraltro era attendibile, ma, e anche questo era ovvio, nessuna “ricetta universale”.

Difatti, le formule politiche ed economiche più convenienti e utili allo sviluppo sono risultate attuabili solo in quei paesi che, per circostanze storiche o motivi contingenti, erano maturi e pronti al cambiamento.

La conclusione degli studi e dell’esperienza sul campo di Sorman, proposta in questo libro, è che, quindi, non contano tanto, o certamente non solo, le manovre poste in essere dal centro e dal potere politico, ma anche e soprattutto l’humus sociale e culturale della base.

Come sempre, è la società la base di tutto, e se il terreno alla base è fertile, è facile programmare degli interventi produttivi e fecondi.

In conclusione, La nuova ricchezza delle nazioni di Guy Sorman è un testo interessante, magari soprattutto per gli studenti della materia.
Chi, viceversa, cerca letture di svago, o comunque non di genere saggistico-economico, fa bene a rivolgersi altrove…

Fosco Del Nero


Per rimanere aggiornato con le recensioni di Libri e Romanzi, iscriviti al feed!

Argomenti