Titolo: Abaddon (Abaddon).
Scrittore: James Morrow.
Genere: commedia, surreale, fantastico, drammatico.
Editore: Il saggiatore.
Anno: 1996.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


Finalmente, dopo ormai anni dall’acquisto, ho letto Abaddon di James Morrow.

La distanza temporale non è stata dovuta allo scarso interesse suscitato in me dal libro, ma dal fatto che, dopo l’acquisto, mi resi conto che trattavasi di un seguito, e precisamente del sequel de L’ultimo viaggio di Dio, libro che però risultava difficile da reperire.

Dopo un po’ di tempo, come dicevo, ce l’ho fatta a trovare il primo e quindi a leggere entrambi.

L’ultimo viaggio di Dio mi era piaciuto discretamente, anche se, ad essere onesto, nutrivo per il romanzo aspettative più elevate, dato l’incipit estremamente originale e brillante, nonché la fama di Morrow di scrittore arguto e ironico.

Ecco in breve lo spunto di partenza: un bel giorno nell’oceano Atlantico precipita un enorme corpo umano.
Umano perché di fattezze umane, benché giganti, ma identificato presto come corpo di Dio.
Se corpo vivo, corpo morto, corpo in coma o che altro era tutto da vedere.
Nel dubbio, esso era stato posto in una sorta di stato criogenico in una caverna del Polo Nord.

In questo secondo libro Morrow riprende le fila del discorso, mutando tuttavia tanto i protagonisti quanto il genere, che passa da prevalentemente avventuroso a prevalentemente concettoso.

Un bel giorno, Martin Candle, giudice di pace di Abaddon perseguitato dalla sfortuna (cancro alla prostata, morte della moglie in un incidente, etc), decide di citare Dio al tribunale internazionale dell’Aia.

Sembra un processo improbabile e peraltro costosissimo, e quindi non fattibile, quando salta fuori un finanziatore, il ricco Lovett, desideroso di ottenere per Dio un verdetto di innocenza tanto quanto lo è Candle di ottenerne uno di colpevolezza.

Il libro, intelligente e vivace, oscilla tra malattie (di Candle e di tutti i casi umani portati a testimoniare contro Dio) e sofismi intellettuali (difesa ontologica, libero arbitrio, etc), risultando decisamente vario e dai diversi livelli di lettura.

Sarò sincero ancora una volta: L’ultimo viaggio di Dio mi aveva deluso un poco (perché mi aspettavo molto), e ugualmente mi ha deluso un poco Abaddon, che peraltro mi è piaciuto un po' meno del suo predecessore, pur essendo esso stesso un testo discreto.

Anche se, sempre in nome dell’onestà, devo dire di aver letto le quasi 400 pagine del libro piuttosto in fretta, segno che comunque il romanzo mi ha interessato e coinvolto, da cui la valutazione comunque positiva.

Peraltro, James Morrow è uno scrittore di un certo livello, che ha anche conseguito importanti premi internazionali (per esempio con il romanzo distopico Il ribelle di Veritas).

Fosco Del Nero


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Titolo: Smettetela di piangervi addosso: scrivete un best seller.
Scrittore: Renato Di Lorenzo.
Genere: saggistica.
Editore: Gribaudo.
Anno: 2006.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.


L’articolo odierno è dedicato a un testo che potrebbe interessare molto da vicino coloro che avessero a loro volta l’ambizione (o anche solo la passione, che poi è quello che conta) di scrivere libri: mi riferisco a Smettetela di piangervi addosso: scrivete un best seller, di Renato Di Lorenzo.

Sostanzialmente, siamo di fronte a un manuale sulla scrittura, come se ne vedono molti in giro.

L’assunto alla base di tale manualistica sta nel fatto che, se il talento si può possedere o meno in una certa misura, il mestiere dello scrivere sia invece tale, e vada in tal senso educato e addestrato (Stephen King lo ha sempre sostenuto, e qualche libro lo ha venduto…).

Il testo di Di Lorenzo, nonostante il titolo provocatorio, e anzi un po’ furbetto, non è discorsivo o evanescente, ma anzi offre numerosi spunti e consigli all’aspirante scrittore su come scrivere un romanzo.

L’autore, romanziere egli stesso, parte dai punti base, come verbi, sostantivi, aggettivi e avverbi, e poi si avventura nella struttura portante di un’opera di fantasia, con suspence, conflitto, personaggi, plot, dialoghi, etc.

Gli ultimi capitoli del libro, tutti agili e sintetici, sono dedicati invece ai punti più sottili: premise, tema, riscrittura, punti di vista, flashback, etc.

Sarò sincero, come mia abitudine peraltro.
Ho trovato in Smettetela di piangervi addosso: scrivete un best seller dei suggerimenti interessanti, nonché considerazioni assolutamente condivisibili, ma anche qualche contraddizione (per esempio in un punto Di Lorenzo consiglia di adottare uno stile di scrittura essenziale, riducendo al minimo aggettivi e avverbi, salvo poi citare come esempio di grande letteratura scrittori dallo stile assai pomposo e decisamente poco essenziale; e questo senza cercare D’Annunzio o altri scrittori decadenti o romantici… o scrittori che, semplicemente, hanno il loro stile e che fanno funzionare le loro storie con quello) e qualche aspetto opinabile (se non ve ne fossero, d’altronde, esisterebbe una scienza dello scrivere perfetta, cosa che evidentemente non è, data la straordinaria diversità di registri stilistici in giro).

Insomma, a mio avviso il libro di Renato Di Lorenzo va bene per trarne degli spunti, ma, come tutte le cose della vita, non va assolutizzato.

Fosco Del Nero


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Titolo: I dolori del giovane Werther (Die leiden des jungen Werthers).
Scrittore: Johann Wolfgang von Goethe.
Genere: romanticismo, drammatico.
Editore: Newton Compton.
Anno: 1774.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Evidentemente siamo in periodo buono per le letteratura nordico-europea di fine 1700-inizio 1800, periodo di grande transizione letteraria e culturale latu sensu.
Si sta difatti passando dall’Illuminismo al Romanticismo, mutamento reso evidente da alcune grandi figure di intellettuali e letterati di quel periodo.

Una l’abbiamo incontrata da poco, ossia E.T.A. Hoffmann (celeberrimi i suoi Notturni), e un’altra la incontriamo quest’oggi: Johann Wolfgang von Goethe, anche’egli nato a metà XVIII° secolo e morto nei primi decenni del XIX°.

Goethe, notissimo come il collega, fu una delle figura chiave di tale transizione, e lo fu, come capitò a molti intellettuali di quell’epoca, in diversi rami del sapere e dell’arte: dalla poesia alla letteratura, dalla teologia alla pittura, dalle scienze alla musica.

Rimanendo in campo letterario, egli ci ha lasciato alcuni grandi capolavori, come il Faust, Le affinità elettive, e I dolori del giovane Werther, che è l’opera recensita quest’oggi.

Ecco in sintesi la sua trama: Werther, giovane uomo, conosce i due fidanzati Albert e Charlotte.
Si innamora perdutamente di quest’ultima, la quale è essa stessa attratta dal giovane, ma che tuttavia lo respinge in quanto già impegnata, offrendogli solamente la sua amicizia.
Tale fatto genererà i dolori di cui nel titolo, sfocianti poi…

Da un testo pre-romantico quale I dolori del giovane Werther di J. Wolfgang von Goethe non ci si potrebbe aspettare altro che un narrato potente ed emotivo, in cui l’aspetto sentimentale è vissuto in modo forte e ugualmente potente.

Il finale stesso, drammatico, è in linea con tale visione della vita, vissuta in maniera intensa ed emozionante.

Siamo di fronte a un classico, va da sé, a cui assegno una votazione inferiore a quella di altri classici (come gli stessi Notturni di Hoffmann) per un mio gusto personale, nulla togliendo al valore storico dell’opera in questione.
Buona lettura.

Fosco Del Nero


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Titolo: Racconti.
Scrittore: Ernst Theodor Amadeus Hoffmann.
Genere: racconti, grottesco, orrore.
Editore: Fabbri Editori.
Anno: 1820 ca.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


Una delle ultime recensioni comparse su Libri e Romanzi è stata quella dei Notturni di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, poliedrico artista vissuto a cavallo tra Settecento e Ottocento e brillante esponente del romanticismo europeo.

Quello, per intenderci, tipicamente nordico, fatto di immaginazione, surrealismo, senso del grottesco, se non quando proprio di senso dell’orrore.

Elementi tutti che Hoffmann ricalca perfettamente con i suoi racconti dalle atmosfere cupe, ombrose, inquietanti, dal tratto tipicamente gotico.

Se l’altra volta è stata la volta della raccolta dei Notturni della Newton Compton, stavolta è la volta della raccolta Racconti della Fabbri Editori, che, se è vero che è composta da soli quattro racconti, è pur vero che presenta una qualità media altissima.

I racconti in questione sono Il vaso d’oro, Il consigliere Krespel, L’uomo della sabbia e La scelta della sposa, dei quali sono l’ultimo faceva parte anche della raccolta precedente.

In ambo i casi, la datazione si aggira nella decade tra il 1810 e il 1820.

E, sempre in ambo i casi, siamo di fronte a delle signore raccolte, con più racconti la prima, con una lunghezza media maggiore la seconda, nella quale E.T.A. Hoffmann dà vita a diverse situazioni straordinarie che trascinano i protagonisti nella loro bizzarria.

Personalmente apprezzo molto il genere narrativo gotico-grottesco di Hoffmann, autore al contempo creativo ed evocativo, ma va da sé che molto dipende dal gusto personale.

Il livello di questi Racconti è comunque indiscutibilmente ottimo.

Fosco Del Nero


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