Titolo: La perla alla fine del mondo.
Scrittore: Luca Masali.
Genere: fantastico, fantascienza, avventura, autori italiani.
Editore: Mondadori.
Anno: 1999.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.


Finalmente ho finito questo libro.
Tale affermazione potrebbe facilmente indurre due pensieri, tuttavia contrapposti: o il finalmente è riferito al fatto che ero ansioso di leggerlo, o è riferito al fatto che è stata un’agonia leggerlo.

A dire il vero, nessuno dei due corrisponde alla verità, la quale è la seguente: La perla alla fine del mondo di Luca Masali è a mio avviso un romanzo fantastico non orrendo, ma nemmeno bello, e non vedevo l’ora di terminarlo per potermi dedicare ai sette libri di Martin delle Cronache del ghiaccio e del fuoco che mi sono comprato nel frattempo.

Ok, probabilmente non è quello che uno scrittore vorrebbe sentirsi dire sul proprio libro, ma tant’è…

Ma passiamo al focus della recensione: La perla alla fine del mondo (seguito de I biplani di D'Annunzio, libro con cui Luca Masali ha vinto il prestigioso Premio Urania) è un romanzo di genere fantascientico, che oscilla tra passato e futuro, e di ambientazione esotica, visto che parte da Montecarlo ma svolge il grosso delle sue vicende nel deserto del Sahara.

Ecco in breve la trama: tutto parte da una serata al casino di Montecarlo, dove Citroen e Renault, nientemeno che i fondatori delle rispettive case automobilistiche, fanno una scommessa sull’attraversamento del deserto africano.

Ed è così che Citroen mette su un quattro e quattr’otto un equipaggio per vincere la scommessa, e al suo interno figura anche Matteo Campini, dipendente del casino, nonché altri personaggi: Raoul, Louis e Corinne.

Fin qui, sembra una sfida contro il deserto, e quindi una storia di avventura… ma il tutto andrà ad assumere contorni più complicati (intendo, più complicati del deserto, delle tempeste di sabbia, degli scorpioni, della sete e della fame, etc), sotto forma di personaggi provenienti da futuro e aventi ognuno una missione specifica, ovviamente in contrasto tra di loro.

Vado ora a descrivere quelli che a mio avviso sono i punti di forza e di debolezza del libro.
Contro: i personaggi sono tutt’altro che memorabili, a cominciare dal protagonista (ora, non ho letto il precedente romanzo che ha vinto il premio Urania, ma spero che in quello la situazione fosse migliore a questo riguardo); la trama non è chiarissima (tra Tetradi e Impero Neottomano, etc, il lettore spesso deve rileggere per essere sicuro degli “schieramenti”); il senso dell’umorismo di Luca Masali lascia abbastanza a desiderare, tanto che lo scritto non fa ridere quasi mai, e anzi spesso risulta ingenuo.

Pro: l’ambientazione è abbastanza curata; dietro al tutto c’è una certa ricerca storica e religiosa, con Corano, sure, ordini religiosi ed eventi storici citati in modo piuttosto sostanzioso; gli spunti introdotti sono abbastanza, tra passato, presente, reciproche missioni, etc; il libro è ben scritto.

Rimane però il fatto che La perla alla fine del mondo, pur essendo scritto bene e pur non essendo pessimo, non coinvolge (beh, non ha coinvolto me, perlomeno) e non appassiona, risultando per la gran parte del tempo noioso, e peraltro concludendosi in un finale poco credibile e monco, fatto che diminuisce ulteriormente la valutazione globale.

Se volete tentarvela con uno scrittore italiano di genere fantastico-fantascientifico (categoria che, a dirla tutta, non si distingue per qualità) il mio consiglio è di provare piuttosto con Valerio Evangelisti, o con Massimo Mongai (il primo più serio e il secondo più umoristico).

Fosco Del Nero


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Titolo: Come sedurre i nemici e plagiare gli amici (How to win friends and influence people).
Scrittore: Lucifer Satan.
Genere: saggistica, successo personale, saggistica.
Editore: De Agostini.
Anno: 2009.
Voto: 6.5
Dove lo trovi: qui.


Qualche tempo fa un amico mi ha prestato un libriccino assai curioso, sia nel titolo, che nel nome del suo autore, sia nella veste grafica, sia negli argomenti: sto parlando di Come sedurre i nemici e plagiare gli amici, scritto da Lucifer Satan (!).

Ok, detta così sembra una cosa o macabra o cinica, ma va detto fin da subito che il libro ha un’anima umoristica piuttosto forte.

In sostanza, l’autore, dietro (quello che spero sia) lo pseudonimo di Lucifer Satan, scrive una sorta di saggio su come avere successo nella vita…

… parlando però di come funziona, a suo modo di vedere le cose, la vita vera, senza le, a suo dire, stupidaggini tipo pensiero positivo, karma, comunicazione efficace, etc.

Il testo, piuttosto agile e facile a leggersi, è suddiviso in sei capitoli corrispondenti ai sette peccati capitali: avarizia, ira, gola, lussuria, accidia, invidia, superbia, proponendo per ciascuno dei capitoli degli utili, sempre a suo modo di vedere, consigli su come comportarsi nella vita per avere successo, potere, soldi e fama…

… ovviamente fregandosene degli altri, proprio come hanno fatto le persone di maggior successo del pianeta, fatto peraltro illustrato da una ricca case history.

L’autore, peraltro, sempre sotto l’egida della “Satan Corp”, ha pubblicato altri libri dello stesso tenore, come I diari del diavolo, Il successo della meretrice di Babilonia, Le cattive abitudini e i metodi per apprenderle, Se al primo colpo non ci riesci… bara, occorre dire riscontrando un certo successo.

Ora, fermo restando che non consiglierei certo di applicare le sue teorie alla vita reale (anche perché sono convinto che tutto quello che facciamo ci torna indietro, e magari moltiplicato per dieci), rimane il fatto che Come sedurre i nemici e plagiare gli amici:
- fa ridere,
- è molto ben curato in quanto ad estetica,
- contiene pure qualche verità.

A voi divertirvi nella lettura di Lucifer Satan se non vi infastidiscono simboli esoterici, sangue disegnato, effigie sataniche, etc.

Fosco Del Nero


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Titolo: Elric di Melnibonè (Elric of Melnibonè).
Scrittore: Michael Moorcock.
Genere: fantasy, fantastico.
Editore: Fanucci.
Anno: 1972.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.


Ho iniziato la lettura di Elric di Melniboné, primo libro della saga fantasy di Michael Moorcock, con grande trepidazione, un po’ per la fama positiva dell’opera, un po’ perché ci ho messo molto tempo a procurarmi il primo romanzo (uscito di produzione e solo di recente ristampato)… e come sempre l’attesa aumenta il desiderio.

La particolarità della saga di Elric, cominciata nel 1972, era quella di presentare non il classico eroe fantasy, forte, nerboruto, invincibile o qualche variazione sul tema, bensì una sorta di antieroe, un imperatore privo del carisma dell’imperatore, un guerriero privo della determinazione dei guerrieri, persino un essere umano debole e perennemente malato, costretto a ricorrere a delle pozioni curative per rimanere in sufficiente salute.
Peraltro, un albino, e dunque un uomo strano già nell’aspetto.

Elric di Melniboné, il primo libro, ci porta nel suo regno, e ci mostra Elric alle prese col regno stesso, e soprattutto col cugino Yyrkoon e con la cugina-amante Cymoril.
Inoltre, alle prese con divinità del mare, divinità della terra, divinità degli inferi, spade magiche (Tempestosa e Luttuosa).

Personaggi umani in effetti ce ne sono pochi, ed eccettuati i tre principali gli altri sono puro contorno.

Da sottolineare che anche lo stile di scrittura segue da vicino il protagonista albino, risultando anni luce dalle atmosfere epiche di un Howard o dalla schiettezza di un Martin, e proponendo invece un incedere narrativo tranquillo e serafico come il suo protagonista.

Tra l’una cosa e l’altra, ne emerge un fantasy sui generis, che non piacerà certamente a tutti, e men che mai ai fan del fantasy più classico, d’azione o di avventura (il cosiddetto heroic fantasy), ma che al contrario possiede un’anima più contemplativa e tranquilla.

Personalmente, il libro di Michael Moorcock non mi ha soddisfatto in pieno, ma comunque gli riconosco un valore sufficiente, e perlomeno mi leggerò il suo seguito, incluso nello stesso volume del primo romanzo.

Difficile però che mi avventuri nel resto della saga, composta da dieci episodi, a meno che il secondo, Sui mari del fato, non mi convinca appieno.

In conclusione, un appunto sul personaggio M. Moorcock, oltre che scrittore anche critico letterario, e pure feroce: tra i suoi bersagli, J.R.R. Tolkien e C.S. Lewis per la loro letteratura fantasy stereotipata, H.P. Lovecraft e R. Heinlein per i tratti politici e razzisti di alcune loro opere.

Voi da che parte state?

Fosco Del Nero


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Titolo: Lezioni di scrittura creativa (Writing fiction).
Scrittore: Autori vari.
Genere: saggistica.
Editore: Dino Audino Editore.
Anno: 2003.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


Chi segue il sito sa che di recente ho recensito ben tre libri sull’argomento scrittura, e precisamente Smettetela di piangervi addosso: scrivete un best seller di Renato Di Lorenzo, Scrivere zen di Natalie Goldberg e Il mestiere di scrivere di Raymond Carver.

Se tutti avevano come obiettivo il consigliare qualcosa di utile al lettore che intendesse prendere la penna in mano, lo hanno perpetrato ognuno a suo modo, come ho già avuto modo di scrivere nelle rispettive recensioni.

Chi si focalizzava sui romanzi, chi sui racconti, chi sulle poesie.
Chi suggeriva come scrivere un best seller commerciale, chi un racconto molto curato, chi una poesia ispirata.

Alla fine della fiera, ogni testo presentava qualche spunto utile, ma a mio avviso mancava una trattazione organica e onnicomprensiva…

… cosa che ho viceversa trovato in Lezioni di scrittura creativa, sorta di manuale-compendio sull’arte dello scrivere costituito da diversi saggi su vari argomenti scritti da differenti autori, tutti riconducibili però al Gotham Writers’ Workshop, celebre scuola di scrittura creativa americana (che ha sede a New York ma che è molto attiva anche online).

Il testo è composto da una decina di saggi sui punti più importanti della scrittura: la forma della storia, i personaggi, la trama, il punto di vista, le descrizioni, i dialoghi, l’ambientazione, la voce, la revisione, la pubblicazione.

Un corpus abbastanza organico, dunque, anche se ogni minisaggio può essere letto e applicato per conto suo, in modo da migliorare quel singolo “fondamentale”.

Sì, praticato, visto che gli esercizi proposti sono numerosi, e assai utili nell’ottica di utilizzare e imparare da subito i concetti inclusi nel testo.

Insomma, se dovessi consigliarvi uno dei quattro testi citati, vi consiglierei senza dubbio Lezioni di scrittura creativa del Gotham Writers’ Workshop.
A cui magari affiancherei quello di Natalie Goldberg perché il più autentico dal punto di vista della ricerca dell’ispirazione e dello scrivere come stile e piacere di vita (mentre il nostrano Di Lorenzo parla espressamente di libri di cassetta per il grande pubblico).

Qualunque scegliate, buona lettura… e buona scrittura.

Fosco Del Nero


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