Titolo: La regina dei draghi (A clash of king - Book two of a song of ice and fire).
Scrittore: George R. R. Martin.
Genere: fantasy, epico.
Editore: Mondadori.
Anno: 1999.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


La regina dei draghi è il quarto libro de Le cronache del ghiaccio e del fuoco, spettacolare opera fantasy di George Martin, uno scrittore che non a caso ha schiere di lettori in tutto il mondo, e che ormai si è guadagnato un posto nell’Olimpo dei più grandi autori fantastici di sempre (relativo alla sua saga c’è persino un gioco di carte).

Come nelle precedenti recensioni de Il trono di spade, Il grande inverno e Il regno dei lupi, preciso che l’editore italiano, la Mondadori, ha scelto di spezzare in due i romanzi originari di George Martin, di modo che questo quarto libro italiano in realtà è la seconda parte del secondo romanzo.

Un breve punto sulla trama: la guerra per i Sette Regni continua, con i vari re contendenti a darsi battaglia in un fitto gioco di battaglie ma ancor più di giochi diplomatici.
Mentre Robb Stark continua a collezionare vittorie nella parte centrale del continente, i Lannister, e in ispecie Cersei e Tyrion, fanno fatica, anche perché disuniti, a reggere le fila del regno, minacciato sia da Renly Baratheon sia da Stannon Baratheon, altri due pretendenti al trono.
Nel frattempo, Daenerys Targaryen progetta il suo ritorno sul trono di spade, mentre oltre la Barriera la situazione si fa sempre più preoccupante.

Non ci sono parole per descrivere la sapienza di Martin nell’elaborare e gestire una trama così complessa e multisfaccettata, e ancora meno ve ne sono per la sua bravura nel caratterizzare i numerosissimi personaggi che introduce: molti nomi tra le centinaia scivolano via, ma molti altri rimangono, e si suppone a lungo per quanto sono ben tratteggiati.

Anzi, uno dei punti forti de Le cronache del ghiaccio e del fuoco è proprio la diversità di punti di vista, nonché il poter liberamente parteggiare per Tizio o per Caio: è vero che la principale contrapposizione è quella tra Stark e Lannister (che alcuni hanno notato essere molto simile a quella tra le casate britanniche York e Lancaster), ma è pur vero che i numerosissimi personaggi sono calati in situazioni tali per cui è difficile vedere solo bianco o solo nero (per esempio, Tyrion Lannister, in teoria uno dei cattivi, riscuote in realtà molte simpatie).

La regina dei draghi mi ha coinvolto come i suoi predecessori, ossia molto, tanto che l’ho divorato in pochi giorni, pur non essendo brevissimo.

Mi ripeto: George R. R. Martin è un autore di spessore, capace di coinvolgere il lettore in modo che raramente ho riscontrato in passato in ambito fantasy-fantastico (penso a Michael Ende, a J.R.R. Tolkien, a Orson Scott Card, alla Rowling).

Se siete appassionati di letteratura fantastica, andate di corsa a comprarvi Le cronache del ghiaccio e del fuoco.

Fosco Del Nero


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Titolo: Sui mari del fato (The sailor on the seas of fate).
Scrittore: Michael Moorcock.
Genere: fantasy, fantastico.
Editore: Fanucci.
Anno: 1976.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.


Di recente ho presentato la recensione di Elric di Melnibonè, il primo libro della Saga di Elric di Michael Moorcock, che si era guadagnato un 6 in pagella, in virtù di alcuni punti forti ma anche di alcune manchevolezze.

Mi ero riproposto quindi di valutare se proseguire la lettura della saga fantasy di Moorcock dopo il secondo romanzo, incluso nello stesso volume che avevo comprato.

Il nome di tale secondo episodio è Sui mari del fato.

Rispetto al primo libro, che si basava soprattutto su intrighi di palazzo e sui personaggi di Cymoril e Yyrkyon, oltre che ovviamente dello stesso protagonista Elric, il secondo cambia decisamente, in molti sensi: Cymoril e Yyrkyon non si vedono praticamente per nulla, sostituiti dai compagni di avventura Smiorgan e Avan (di sventura, verrebbe da dire, soprattutto nel caso di quest’ultimo), come non si vede Imrryr, la capitale del regno di Melnibonè di cui Elic è imperatore (un imperatore albino e poco dedito a guerra e violenza, cosa che lo distingue nettamente dal melniboneano medio).

Si passa inoltre dal genere “intrighi di palazzo per la successione al trono” al più classico genere “heroic fantasy”.

Elric, difatti, decide di abbandonare per un po’ Imrryr e la cugina-amante Cymoril, per andare all’avventura nei Regni Giovani, ex domini di Melniboné, in mano la terribile spada Tempestosa e nell’animo il dio Arioch, cui si è votato nel corso del primo romanzo per esigenze del momento.

Nonostante Sui mari del fato abbondi così di avventura, sangue, duelli, entità malefiche, etc, il tutto risulta piuttosto moscio e poco intrigante.
Sarà forse per il carattere serafico e contemplativo di Elric, sarà che forse per il fatto che io sono abituato alla sword and sorcery assai vitale e sanguigna di Howard, o al fantasy epico di Eddison e Martin, ma sta di fatto che Moorcok, da cui al contrario mi aspettavo molto, mi ha un po’ deluso.
Non è malaccio, intendiamoci, ma mi attendevo di più.

La conclusione è stata che mi sono subito comprato tutti i restanti libri della serie fantasy de Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George Martin: ho già recensito Il trono di spade, Il grande inverno e Il regno dei lupi, e quindi seguiranno via via tutti gli altri.

Tornando a Michael Moorcock, e concludendo, merita una menzione il finale del romanzo, piuttosto pirotecnico e vivace; ma rimaniamo lì, sulla sufficienza scarsa e, come sempre, il mio consiglio è di puntare ai migliori, senza accontentarsi della mediocrità o della mera sufficienza (e questo vale per ogni cosa della vita, non solo per i libri!).

Fosco Del Nero


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Titolo: Il regno dei lupi (A clash of king - Book two of a song of ice and fire).
Scrittore: George R. R. Martin.
Genere: fantasy, epico, fantastico.
Editore: Mondadori.
Anno: 1999.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


Dopo Il trono di spade e Il grande inverno, ecco il terzo libro de Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George Martin, una delle saghe fantasy più apprezzate degli ultimi anni ma in generale di sempre, tanto da avere conquistato schiere di fan sempre in attesa del successivo romanzo (il ciclo è ancora incompleto).

Tecnicamente, peraltro, Il regno dei lupi non è il terzo romanzo di Martin, ma l’inizio del secondo, visto che l’editore italiano, la Mondadori, ha deciso di pubblicare ogni romanzo diviso in due libri.

Difatti ha forse poco senso recensire il secondo libro (che difatti inizia “in medias res”) a prescindere dal primo (che infatti termina in modo incompiuto), così come gli episodi successivi isolatamente; la scelta dell’editore però ci obbliga in tal senso.

Ad ogni modo, veniamo a Il regno dei lupi.
Con la morte di Robert Baratheon i Sette Regni precipitano nel caos dinastico, tanto da avere ben quattro pretendenti al Trono di Spade: il primogenito ufficiale di Robert, Jeoffrey (in realtà frutto dell’amore incestuoso di Cersei Lannister con suo fratello Jaime), il suo fratello maggiore, Stannis, il fratello minore, Renly, e Robb Stark, proclamatosi Re del Nord e nemico dell’attuale reggenza (in attesa della maggiore età di Jeoffrey, sua madre è reggente, mentre suo zio Tyrion (il Folletto), è Primo Cavaliere, con Lord Tywin impegnato nella guerra).

Senza dimenticare anche i figli veri di Robert, al momento però ignoti, e quella che avrebbe forse più diritti al trono di tutti, ossia Daenerys Targaryen, l’ultima dei Draghi.

In questo scenario così variegato e mutevole, George Martin è (a dir poco) abile a seguire i vari protagonisti, assegnando a ciascuno un punto di vista grazie ai quali il lettore può avere un quadro generale della situazione: da Bran Stark ad Arya Stark, da Catelyn Stark a Jon Snow, da Tyrion Lannister a Theon Greyjoy.

Ne emerge un affresco variopinto e appassionante, a tratti lirico e a tratti rude, in cui morti e sofferenze non sono risparmiate, così come amore e passione.

Come ho sottolineato nella recensione de Il trono di spade, era da tempo che non mi imbattevo in un fantasy così sofisticato e vivo, pur avendo provato con i vari Salvatore, Donaldson, Moorcock, etc (pur buoni scrittori di narrativa fantastica, per carità).

Anzi, se devo essere sincero questo terzo episodio (chiamiamolo così) è forse quello dei tre che mi ha preso di più, tanto da averlo finito in tempi rapidissimi (solo con Orson Scott Card e con la Rowling ho avuto tali ritmi di lettura negli ultimi anni), segno del fatto di avere tra le mani un grande scrittore e un ottimo romanzo.

Se siete appassionati di letteratura fantasy, dunque, e in particolare del fantasy epico e verace, con George R.R. Martin troverete pane per i vostri denti.

Fosco Del Nero


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