Titolo: Going deeper (Going deeper).
Autore: Jean-Claude Koven.
Genere: spiritualità.
Editore: Stazione Celeste Edizioni.
Anno: 2006.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


Dopo tanti libri di genere fantascientifico o comunque fantastico, viriamo verso un romanzo di genere spirituale… che paradossalmente non si discosta troppo dal genere fantastico, visto che in esso vi sono cani parlanti, rocce parlanti, alberi parlanti, e una cosmogonia decisamente variegata.

Quest’introduzione semiumoristica non vuole comunque sminuire Going deeper, scritto da Jean-Claude Koven sotto forma di romanzo ma contenente verità esistenziali non a caso proclamate da altri autori e maestri spirituali di tutti i tempi.

La storia prende le mosse dalla tragedia dell’11 settembre, col personaggio del romanzo, Larry Randers, che scosso per quanto successo si prende alcuni giorni di vacanza per metabolizzare il tutto, finendo per vivere l’esperienza più straordinaria della sua vita in compagnia del suo fedele cane Zeus (che è il nome del cane dello stesso scrittore, e probabilmente non l’unico elemento autobiografico).

Da tale vacanza emergerà un nuovo Larry, decisamente più profondo e consapevole, frutto delle rivelazioni ricevute dallo stesso Zeus, ma anche da Ginny, da Rocky (i quali sarebbero rispettivamente un albero e un procione!) e da altri personaggi.

Il libro è abbastanza lungo, e lo sembra soprattutto perché non si legge facilmente: pur essendo appassionante, infatti, non è scorrevole come altri romanzi di avventura spirituale (come ad esempio La profezia di Celestino), ma va assaporato e meditato lentamente, pregno com’è di rivelazioni a quasi ogni pagina.

Questa, peraltro, è una caratteristica tipica delle pubblicazioni di Stazione Celeste Edizioni, i cui libri sono, almeno quelli che ho letto, profondi e densi.
Così, Going deeper (il cui sottotitolo è "Tutto nella tua vita sta per cambiare") si dilunga sull’essenza dell’universo, sulla natura umana, sugli spiriti guida, e così via.

Qualora cerchiate un testo con contenuti spirituali, Going deeper di Jean-Claude Koven potrebbe fare al caso vostro, tenendo presente che, pur se scritto sotto forma di romanzo, non si tratta di un testo leggero.

Fosco Del Nero


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Titolo: Dark crystal (The dark crystal).
Autore: A.C.H. Smith.
Genere: fantasy.
Editore: Mondadori.
Anno: 1982.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


Dark crystal è il romanzo tratto dall’omonimo film girato da Jim Henson, che per chi non lo sapesse è il creatore dei Muppets, autore che negli ultimi anni della sua vita si era dedicato al cinema, producendo due capolavori come Dark crystal e Labyrinth, che non ebbero un gran successo sul momento ma che poi sarebbero diventati entrambi dei film cult (e giustamente).

Ambo i film, peraltro, sono divenuti poi anche dei romanzi grazie alla penna di A.C.H. Smith, autore britannico.

Dei sei vecchi romanzi Urania acquistati in blocco, questo è stato l’ultimo che ho letto, dal momento che, conoscendo bene il film, mi aspettavo che difficilmente il libro sarebbe stato all’altezza, considerando soprattutto il fatto che il film è estremamente visivo e immaginifico.
Inoltre, quando di un romanzo conosco già la trama, ciò non mi incoraggia a leggerlo, forse per il timore di annoiarmi nella lettura.

Dark crystal, devo dire, ha scontato entrambi questi fattori, ma comunque in qualche modo il libro di A.C.H. Smith se l’è cavata, uscendone con una sufficienza piena.

Ma andiamo a vedere la trama del romanzo per coloro che non avessero mai visto il corrispettivo film e che dunque non sapessero di cosa si parla.

Jen è l’ultimo dei Ghelfling, giacché la malvagia razza degli Skeksis, possessori del cristallo scuro, li aveva sterminati per scongiurare la profezia secondo cui uno di loro avrebbe risanato il cristallo e il mondo intero, ponendo così termine alla supremazia degli Skeksis.

Il giovane ghelfling, cresciuto tra i saggi Urru (nel film chiamati Mistici), non sa niente di tutto ciò, ignorando tanto la storia del cristallo quanto quella della sua gente.
Ignorando anche il fatto di non essere l’ultimo rimasto: la giovane Kira, infatti, è scampata anch’essa al massacro, ed è cresciuta in un villaggio dei pacifici e allegri Podling.
L’incontro tra i due non sarà casuale, proprio alla vigilia della grande congiunzione dei tre soli sul cristallo scuro…

Chiaramente, siamo pienamente nel fantasy, condito peraltro di tinte spiritualeggianti, per motivi che non anticipo ad eventuali futuri lettori del romanzo o spettatori del film.

A.C.H. Smith riesce a ricreare abbastanza bene l’atmosfera del film, per quanto con qualche leggera e trascurabile diversità.
Sarebbe stato il caso, a mio avviso, di dare al romanzo una maggiore profondità: quella che, per motivi di lunghezza, un film non si può permettere.

Invece in 150 paginette, peraltro scritte abbastanza in grande e che si sarebbero risolte in 80-90 in un libro di maggiori dimensioni, tutto si compie, lasciando una leggera sensazione di spreco e di frettolosità.

Da aggiungere il fatto che il libro contiene anche numerosi fotogrammi del film, che aiutano a ricreare l’atmosfera della storia, la quale comunque, film o libro, non mancherà di rimanere impressa nella memoria, così come i suoi vari personaggi: i già citati Jen e Kira, ma anche Fizzgig, Aughra, i Podling, UrSu e tutti i vari Urru, nonché tutti i vari Skeksis (creature tante spietate verso le altre razze, quanto ciniche con i loro stessi simili).
Nel caso vogliate procedere, buona lettura.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il mondo della foresta (The word for world is forest).
Autore: Ursula Le Guin.
Genere: fantascienza.
Editore: Mondadori.
Anno: 1972.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Con Il mondo della foresta di Ursula Le Guin il lotto dei sei Urania acquistati di recente è ormai quasi esaurito (manca solo Dark Crystal... che comunque avevo già recensito in versione film qui: Dark crystal).

Peraltro, si tratta del primo romanzo di Ursula Le Guin che recensisco su Libri e Romanzi, cosa forse anomala dal momento che la Le Guin è un’apprezzata scrittrice del genere fantastico-fantascienza.

Come prova anche questo stesso Il mondo della foresta, romanzo scritto nel 1972 che l’anno dopo ha vinto il premio Hugo come miglior romanzo breve (e che pochi anni dopo è stato ampliato in un romanzo più corposo) e che fa parte di un ciclo di sette libri (leggibili tuttavia separatamente): il Ciclo dell'Ecumene.
Essendo l’Hugo il principale riconoscimento per la fantascienza, è certamente un buon segno per il romanzo in questione.

Che difatti non è un romanzetto qualunque di fantascienza, bensì una storia dalla valenza sociologica, e che mostra l’incontro-scontro tra due culture: la nostra umana, e quella umanoide degli indigeni di un pianeta colonizzato dall’uomo terrestre.

Il pianeta è chiamato Athshe, mentre gli indigeni, piccoli omini verdi e pelosi che vivono in simbiosa con la foresta, sono volgarmente denomiati creechie, soprattutto dallo schieramento umano più razzista e xenofobo, rappresentato dal capitano Davidson, cui si contrappone invece una minoranza di persone che tratta gli alieni alla stregue di esseri umani, rappresentata dallo studioso Ljubov.

Nello scontro etnico che ne seguirà, ovviamente causato dagli uomini più gretti, nessuna esclusione di colpi: incendi, bombardamenti, umiliazioni, violenze sessuali, incomprensioni di vario tipo.

In effetti, si potrebbe ambientare la storia in un continente della Terra, cambiare i nomi dei popoli e avremmo un quadretto storico piuttosto che fantastorico…

In questo senso, Il mondo della foresta, ancora prima che un buon romanzo, è un invito all’intelligenza e all’apertura mentale, e al contempo un insulto alla grettezza, alla violenza e al razzismo.
Non dovrebbero occorrere romanzi per tutto ciò, ma tant’è.

Il libro è ben scritto e si mantiene sempre sufficientemente interessante, anche se in alcuni punti lo è di meno, e anche se gli manca una visione di fondo più epica, più globalizzante.
In questo senso, dal mio punto di vista ha sofferto molto il confronto con un altro romanzo vincitore del premio Hugo, dal maggiore spessore (sia in termini di numero di pagine, sia in termini di descrizione sociale e di coinvolgimento): Il riscatto di Ender, di Orson Scott Card.

Rimane il fatto che Il mondo della foresta di Ursula Le Guin è una buona lettura, sia come svago sia come “educazione”, che non a caso probabilmente ha ispirato lavori successivi (come ad esempio il film Avatar).

Fosco Del Nero


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Titolo: Avventura in fondo al cosmo (Re-Entry).
Autore: Paul Preuss.
Genere: fantascienza.
Editore: Mondadori.
Anno: 1981.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.


Continuano le recensioni del lotto di Urania Mondadori acquistato di recente.
Siamo dunque in ambito fantascienza e, dopo Sabba spaziale, Sogno dentro sogno e L'uomo disintegrato, arriva Avventura in fondo al cosmo, romanzo del 1981 scritto da Paul Preuss.

Due precisazioni iniziali.
La prima è che non conoscevo Paul Preuss, né per lettura diretta né per sentito nominare.
La seconda è che Avventura in fondo al cosmo appartiene a quel sottogenere di storie sui viaggi nel tempo.

Si tratta di un filone molto delicato, perché per essere efficace occorre sapere maneggiare con padronanza la trama e le possibili distorsioni legate a personaggi, doppi, cambiamenti di storia, etc.

Il riferimento più spontaneo, per quanto non letterario ma cinematografico, è Ritorno al futuro, che proponeva un principio di fondo che è esattamente l’opposto di quello di Avventura in fondo al cosmo: se nel film bastava un nonnulla per modificare il corso degli eventi, tanto che i protagonisti si davano attivamente da fare per cambiare in meglio le cose (in meglio per loro, ovviamente!), in questo romanzo modificare le cose sembra molto difficile, come scoprirà Phil Holder, che viola le leggi del suo tempo (un tempo assai futuro, ovviamente, in cui l’umanità ha colonizzato numerosi pianeti) e si reca nel passato.

Scopo della sua missione temporale: sostituire il suo educatore di quando era ragazzo, tale T.T. Unwin, e diventare egli stesso l’educatore del suo io più giovane.

Da ragazzo, peraltro, egli viveva in un modo rurale, in cui i dinosauri erano vivi, recuperati da qualche meandro della storia, e in cui suo padre era proprio un ranger-cacciatore di dinosauri.

Avventura in fondo al cosmo si muove così tra il presente della storia e il suo passato, tra astronavi ipertecnologiche e mondi rurali con dinosauri, tra personaggi vari (tra cui un agente governativo che vuole impedire a Holder di cambiare le cose), in un mélange non del tutto convincente.
Difatti, si fa fatica a seguire la storia, che non coinvolge né al suo avvio, né nel prosieguo.

C’è qualche momento interessante, come il rapporto tra Holder adulto e Holder ragazzo, ma poco roba, e il romanzo rimane, a mio avviso, un esperimento mal riuscito sui viaggi nel tempo e le varie linee temporali.

Finora questo è stato senza dubbio il libro che ho meno gradito dei vecchi Urania acquistati, in attesa degli ultimi due esponenti del gruppo (Dark crystal e Il mondo della foresta).

Fosco Del Nero


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