Titolo: Via da Gormenghast (Titus alone).
Scrittore: Mervyn Peake.
Genere: grottesco.
Editore: Adelphi.
Anno: 1970.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Via da Gormenghast è il terzo e ultimo libro della trilogia di Mervyn Peake, scrittore inglese assai noto in madrepatria, ma decisamente di meno al di fuori. Almeno da noi, considerando che nemmeno un grande appassionato di narrativa fantastica e surreale come me lo conosceva fino a poco tempo fa.

Il primo libro della trilogia, Tito di Gormenghast, mi aveva letteralmente abbacinato, per via soprattutto di un linguaggio ricchissimo, come forse mai mi era capitato di leggere in vita mia, nonché di un’altrettanto ricca congerie di personaggi caratterizzati in modo eccellente.

Difatti, personaggi come il dottor Floristrazio, il maggiordomo Lisca, le gemella Cora e Clarice, mamma Stoppa, il conte Sepulcrio, lo scaltro Ferraguzzo, la giovane Fucsia e tanti altri non possono non rimanere impressi nella memoria, ed essere letti con avidità quando si partecipa alle loro vicende.

Il secondo romanzo, Gormenghast, mi era piaciuto anch’esso, per quanto un poco di meno

Questo terzo, Via da Gormenghast, perde ancora qualcos’altro, tanto in termini linguistico-espressivi, quanto in termini di caratterizzazione. Tra l’altro, è piuttosto diverso dal formato dei precedenti, con paragrafi più snelli e rapidi, e la narrazione generale che perde un po’ di corposità per la grande spezzettatura.

Non è probabilmente un caso che Mervyn Peake sia morto proprio mentre scrivera il suddetto libro, lasciandolo incompleto. Il lavoro finito sarebbe stato certamente diverso dalla compilazione postuma eseguita da editori ed eredi.

Meglio di niente, certamente, e il lettore affezionatosi alla figura di Tito De’ Lamenti, settimo conte di Gormenghast, avrà così l’occasione di conoscere nuovi personaggi come Musotorto, Giuna o Ziita, e assistere al processo di crescita di Tito, protagonista di un viaggio esteriore e interiore…

… che purtroppo si concluderà in modo rapido d poco convincente, un po’ forzato.

Ovviamente non so se finale e altre parti fossero farina del sacco di Mervyn Peake o se siano stati aggiunti per dare una parvenza di completezza a questo terzo romanzo (che tra l’altro è molto più breve dei suoi due predecessori), sta di fatto che ho sentito molto forte la distanza dai primi due romanzi, e in particolare dal scintillante Tito di Gormenghast.

Il mio consiglio comunque è semplice e rimane lo stesso: qualsiasi sia il vostro genere letterario preferito, compratevi Tito di Gormenghast di Mervyn Peake e leggetelo. Il secondo seguirà di sua iniziativa…

Fosco Del Nero


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