Titolo: La porta di Tolomeo (Ptolemy’s gate).
Scrittore: Jonathan Stroud.
Genere: fantasy, commedia.
Editore: Tea.
Anno: 2004.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Dopo L’amuleto di Samarcanda e L’occhio del golem, eccomi arrivato al terzo romanzo del Ciclo di Bartimeus di Jonathan Stroud: La porta di Tolomeo.

Si tratta peraltro del volume più consistente quanto a numero di pagine, circa 500, che ha cercato di dare una degna conclusione alla trilogia.
Ce l’ha fatta?

Intanto sottolineo come, rispetto al primo romanzo, Stroud abbia effettuato una svolta verso una maggiore drammaticità, a mio avviso riuscita meglio in questo terzo libro piuttosto che nel secondo, che difatti mi aveva convinto meno del primo.

Come ne L’occhio del golem, il punto di vista del mago Nathaniel e del jinn Bartimeus non sono gli unici, visto che nel mentre si è aggiunta la “comune” Kitty Jones, e in questo terzo romanzo ha assunto proporzioni ancora maggiori, risultando praticamente come la terza protagonista della storia, che peraltro, tra maghi e demoni vari, ha ampliato decisamente la prospettiva rispetto al più ristretto primo romanzo…

… che però aveva dalla sua un’ironia brillante nonché la trovata originale del rapporto tra il giovane mago e l’antico jinn.

La porta di Tolomeo introduce parecchi flashback, con protagonisti lo stesso Bartimeus e l’altrettanto giovane mago Tolomeo, cosa che contribuisce ad allargare ulteriormente ambientazioni e prospettiva, e che funziona abbastanza bene.

Comunque, dei tre romanzi, quello che mi ha divertito di più è il primo, davvero sfavillante a tratti, mentre gli altri come detto hanno diminuito un poco il tasso ironico per aumentare drammaticità e anche questioni relazionali, quest’ultimo punto però senza scarso successo, visto che i rapporti di Nathaniel-John Mandrake con gli altri maghi non assumono mai troppa consistenza, e sembrano essenzialmente funzionali alla storia, più che veri in sé e per sé.
Anche il rapporto con Kitty non decolla mai, e alla fine rimane solo il rapporto Nathaniel-Bartimeus per quanto riguarda il presente, e Tolomeo-Bartimeus per quanto riguarda il passato.

Ma forse pretendere la perfezione era troppo, e sta di fatto che La porta di Tolomeo è la degna conclusione di una buona trilogia fantasy, peraltro per fortuna non troppo lunga, come va purtroppo di moda oggigiorno (sembra quasi che sia impossibile scrivere una storia con meno di dieci romanzi…).  
Nota finale di merito per l’Altro Luogo, dalla descrizione tanto poetica quanto dal sapore esistenziale, fatto che, unito alle varie citazioni di Babilonia, Gerico, Egitto, Akhenaton, energia, aura, e mondo sottile, mi fa pensare a qualche conoscenza dell’autore in ambito esoterico.

In definitiva, se apprezzate il connubio tra fantasy e umorismo, il Ciclo di Bartimeus potrebbe essere una buona scelta.

Fosco Del Nero


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Titolo: L’occhio del golem (The golem’s eye).
Scrittore: Jonathan Stroud.
Genere: fantasy, commedia.
Editore: Tea.
Anno: 2004.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


Dopo aver letto il primo romanzo del Ciclo di Bartimeus di Jonathan Stroud, ossia L’amuleto di Samarcanda, sono passato dritto dritto al secondo: L’occhio del golem.

Una prima differenza salta all’occhio subito: il secondo romanzo è nettamente più lungo del suo predecessore, cosa che certamente verrà considerata positiva da chi viene dal brillante primo romanzo, e si attende un ugual dose di divertimento e umorismo nel suo seguito.

Purtroppo, però, la lunghezza del romanzo non è l’unico cambiamento.
Intanto, ero scontato che Jonathan Stroud avrebbe dovuto cambiare qualcosa di consistente nella trama, visto che il co-protagonista Nathaniel-John Mandrake era nel frattempo cresciuto nonché assurto a compiti governativi dopo l’exploit dell’amuleto di Samarcanda… e dopo che aveva cambiato mentore e stile di vita.

La direzione scelta dall’autore è stata quella di un Nathaniel sempre più mago ambizioso e senza scrupoli, nonché quella di allargare la scena dal duo Nathaniel & Bartimeus a Kitty e alle vicende Resistenza, introducendo così nuovi personaggi, nuovi filoni e nuove energie.

Energie un po’ drammatiche, peraltro, che ne L’occhio del golem hanno fatto il paio con il minor spazio concesso al jinn Bartimeus, che poi era il vero protagonista de L’amuleto di Samarcanda, e che in questo libro non solo ha meno spazio, ma compare a libro inoltrato, dopo che già se n’è andata una discreta percentuale del libro.

Inoltre, in questo secondo romanzo vi è meno verve; più azione e meno brillantezza umoristica… e considerando che il punto forte del primo romanzo era proprio lo scintillio di Bartimeus, se ne deduce che il secondo ha perso qualcosa, pur rimanendo di piacevole lettura.

Diciamo che la sensazione è che Jonathan Stroud abbia voluto far fare a personaggi e romanzo un salto a livello di maturazione, ma che la cosa non è stata del tutto riuscita.

Nel complesso, comunque, il gradimento per L’occhio del golem è sufficiente per proseguire con il terzo romanzo della trilogia, La porta di Tolomeo

… non fosse altro che per il fatto che l’avevo già comprato sulla fiducia!

Fosco Del Nero


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