Titolo: Sull’isola misteriosa - Detectives Club 4 (The mystery squad and the whistling teeth).
Scrittore: Martin Waddell.
Genere: librogame, investigativo, umoristico.
Editore: E. Elle.
Anno: 1984.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


Ed ecco il quarto e conclusivo libro della serie di librogame Detectives Club: dopo Il messaggio del mortoL’antiquario, e Mister Mezzanotte, arriva anche Sull’isola misteriosa, che chiude questa breve serie di librogame (questione linguistica: meglio scrivere librogame o librigame?), che si è caratterizzata per tre motivi: il formato davvero mini (da ragazzino li evitavo proprio perché la grande brevità me li faceva apparire meno convenienti di altri nel rapporto quantità-prezzo!), il genere investigativo umoristico, nonché i tanti disegni, in primis le famose torte in faccia nel caso di scelte particolarmente tonte.

Devo dire intanto che la serie mi è sembrata in tendenza negativa: dopo i primi due volumetti interessanti, certo non dei capolavori ma comunque originali e divertenti, il terzo e il quarto hanno tirato un po’ i remi in barca… e la metafora non è usata a caso, visto che in questo quarto libro si va anche in barca, come facilmente evincibile anche dal titolo dell’avventura.

Siamo sempre in compagnia dei quattro piccoli detective: Casey, James, Bodger e Fagiolina, nonché delle numerose avventure investigative che capitano loro, facilitati in ciò anche dal lavoro di poliziotto del padre di Casey, che fornisce loro, pur se involontariamente, del materiale su cui lavorare.
Stavolta, peraltro, è in pericolo proprio il padre di Casey, e i quattro saranno alle prese con un misterioso gruppo di sommozzatori, nonché con un’isola misteriosa e anche un po’ inquietante… 

Lo schema del librogame è il medesimo delle precedenti avventure: tra indizi verbali e indizi visivi il lettore dovrà intuire la via migliore (anzi, l’unica) e portare a compimento la storia con il punteggio più alto possibile, per poi verificare se è un novello Sherlock Holmes o un investigatore alle prime armi.

Va da sé che la componente investigativa è solo una delle anime del librogame, accanto a quella umoristica, che anzi è preponderante data l’atmosfera della storia, ragion per cui, nel complesso, i libri di Detectives Club risultano tutti gradevoli e leggeri, praticamente innocui, e anzi assai adatti a bambini e giovanissimi.

Nel complesso, Detectives Club non è certamente la serie di librogame più famosa e apprezzata in assoluto, ma comunque ha fatto la sua piccola parte durante il "fenomeno librogame” degli anni "80 e "90.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il paradiso degli orchi (Au bonheur des ogres).
Scrittore: Daniel Pennac.
Genere: commedia, drammatico, giallo, grottesco.
Editore: Feltrinelli.
Anno: 1985.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


Anni fa un amico, sapendo che mi piaceva molto Stefano Benni (di cui ho letto Terra!, Elianto, La compagnia dei Celestini, Il bar sotto il mare, Bar sport), mi aveva consigliato di leggere i libri di Daniel Pennac, che a suo dire somigliavano parecchio all’autore italiano.
Così, presi un suo libro a caso: Il paradiso degli orchi

… la cui quarta di copertina è in effetti scritta dallo stesso Benni, segno che il mio amico non diceva fandonie.

Tuttavia, quando anni fa iniziai a leggerlo, non mi prese e lo misi da parte.
Ho riprovato ora, con risultati un po’ migliori, anche se non trascendentali.

Iniziamo da cosa non ho gradito: lo stile di scrittura molto scarno, quasi telegrafico, con tante frasi brevissime, spesso composte da soli sostantivi e aggettivi, senza verbi. Ovviamente è una scelta stilistica, e ogni autore si sceglie il suo stile, ma di mio non ho gradito molto questo stile di Pennac.

Il libro, pur non lunghissimo (200 pagine), ci mette un po’ a decollare, e anzi nelle prime pagine si presenta ostico, un po’ per lo stile scarno di cui sopra e un po’ per i tanti personaggi e nomi introdotti: insomma, ci ho messo un po’ ad orientarmi… e quasi quasi mollavo anche stavolta!

Un’altra cosa che non mi ha convinto troppo è il finale; un po’ confuso, un po’ improvvisato, poco convincente. Altra cosa: non amo le tematiche drammatiche e pesanti, e qua tra omicidi e pedofilia tecnicamente si sarebbe in pieno dramma... se non fosse che Pennac la butta tutta sull’ironia e sul grottesco, cosa che praticamente impedisce di prendere la storia sul serio.

Nel complesso Il paradiso degli orchi non mi è dispiaciuto: superato l’empasse iniziale, il libro prende velocità, e tra Malaussène, la sorella Clara, la “zia” Julia, il cane Julius e tutto l’ambaradan che vi è intorno, è difficile annoiarsi.

Da cui la valutazione più che sufficiente.
E anzi devo dire che alcune battute o scene fulminanti mi hanno fatto ridere non poco.
Tuttavia, il libro ha dentro un’energia un po’ bassa, tra la tematica della pedofilia e le bruttezze della vita del protagonista, che mi impedisce di assegnargli una valutazione maggiore.
Insomma, dal confronto è uscito vincitore Benni, più fanciullesco e fantasioso, e con dei contenuti umani a mio avviso maggiori.

Fosco Del Nero


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