Titolo: Omicidio al Diogenes Club - Sherlock Holmes 1 (Murder at the Diogenes Club).
Scrittore: Gerald Lientz.
Genere: librogame, giallo.
Editore: Edizioni E.L.
Anno: 1987.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


Di recente ho recensito qualche libro game, e precisamente i quattro della serie Oberon (Oberon, il giovane mago e seguenti), i quattro della serie Detectives Club (Il messaggio del morto e seguenti), il primo della serie Asimov Galactic Foundation (L’esodo su Terminus).

Quest’oggi propongo il primo di un’altra serie, anch’essa di tipo investigativo… e ovviamente, esclusa la serie Detectives Club, rimane la serie di Sherlock Holmes, una delle più apprezzate di tutti i librigame delle Edizioni E.L., per quanto rimasta sempre di nicchia perché meno attraente agli occhi dei più rispetto ai fantasy di Lupo Solitario, di Oberon, di Sortilegio, etc.

Lessi Omicidio al Diogenes Club molti anni fa, quando ero adolescente, ma onestamente non mi ricordavo praticamente nulla, nemmeno che il libro in realtà si compone di due indagini, la prima nell’ambiente dei cavalli da corsa e delle scommesse sportive, e la seconda nel Diogenes Club di cui al titolo.

Entrambe le storie sono interessanti e vivaci, e si prestano all’indagine e all’uso della deduzione. Anzi, dal punto di vista strutturale il libro è un mezzo capolavoro considerate le possibili dipanazioni, che l’autore ha risolto tramite l’utilizzo, tutto sommato semplice, di indizi e di decisioni, che rendono la storia attendibile e realistica.
Storia che peraltro richiede che il cervello sia in funzione, con l’obiettivo iniziale che è dunque raggiunto.

Nella vicenda il lettore impersona un cugino del dottor Watson, un novello investigatore che Sherlock Holmes ha preso sotto la sua ala protettrice per “insegnargli il mestiere”.

L’ambientazione generale è convincente, e la presenza del duo Holmes-Watson, in realtà un duo tra i più famosi di tutta la storia della letteratura, credibile.

Nel complesso, Omicidio al Diogenes Club mi è proprio piaciuto, tanto che credo che mi leggerò anche i successivi libri della serie Sherlock Holmes (attualmente ne ho sette su otto, e trattandosi di libri da collezione non è nemmeno così scontato trovarli tutti).
Tra le serie rilette di recente, questa mi sembra la migliore… in attesa di rileggermi i vari Sortilegio, Grecia antica, Alla corte di re Artù, Lupo Solitario, Guerrieri della strada, Dimensione avventura, etc… 

Fosco Del Nero


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Titolo: Il potere e la magia della gratitudine.
Scrittore: Ivan Nossa.
Genere: saggistica, esistenza.
Editore: Uno Editori.
Anno: 2016.
Dove lo trovi: qui.


Il post odierno è una segnalazione di un testo di imminente uscita: Il potere e la magia della gratitudine, scritto da Ivan Nossa.

Se il nome dell’autore non dirà niente a molti, me compreso, il nome di chi ha scritto la prefazione viceversa fornirà molte informazioni, giacché trattasi di Joe Vitale, cosa che, abbinata al titolo del libro, già dice tutto, per chi sa chi è Joe Vitale.

Ma d’altronde, il titolo stesso del libro è abbastanza autoesplicativo, intanto sul genere del testo: siamo nella saggistica, e nella saggistica di genere automigliorativo, in quella che, sulla scia del filone della legge di attrazione, punta all’elevazione delle emozioni e delle energie interne alla persona.

In questo caso, l’emozione cui ci si dedica è evidentemente la gratitudine, alla quale peraltro già altri autori hanno dedicato interi testi: Rhonda Byrne col suo The magic, per esempio, o Fabio Marchesi col suo Grazie.

Ma tanti personaggi e autori del passato hanno rimarcato l’importanza della gratitudine interiore, per cui da questo punto di vista nulla di nuovo.

Nel caso specifico de Il potere e la magia della gratitudine, abbiamo un libro che si promette di fungere da guida per imparare ad applicare tale potere come la chiave fondamentale della propria vita, e quindi a raccogliere i risultati di tale nuova prospettiva.

L’autore si propone dunque di trasmettere la sua visione e il suo metodo basato sulla gratitudine, in questo sostenuto da Joe Vitale che di questo libro dice che “Sono felice di potervi dire che questo libro può trasformare la vostra vita per sempre”.

Se volete dare fiducia a tutti e tre, Ivan Nossa, Joe Vitale e Il potere e la magia della gratitudine, vedete voi.

Ultima precisazione: il testo ha circa 180 ed è edito da Uno Editori.

Fosco Del Nero


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Titolo: Impronte degli Dei (Fingerprints of the Gods).
Scrittore: Graham Hancock.
Genere: storia, archeologia, astronomia.
Editore: Tea.
Anno: 1995.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


Avevo a casa ormai da molto tempo Impronte degli dei di Graham Hancock, ma finora non avevo mai avuto il coraggio-motivazione di incominciarne la lettura.
Difatti, pur essendo da molti anni appassionato di ricerche storico-mitologico-archeologico-astronimiche in stile Kolosimo, Sitchin, Von Daniken, ma anche Biglino, Russo, etc, etc, bisogna pur avere la voglia di cominciare un librone di 650 pagine, e scritte pure abbastanza fittamente.

Comunque, alla fine ce l’ho fatta, ed ecco qui la recensione di Impronte degli Dei, che poi era il primo libro che leggevo di Graham Hancock, guru nel campo dell’archeologia di frontiera, se vogliamo definirla così.

Il libro, pur essendo assai lungo, si legge volentieri... cosa che è stata una fantastica notizia, per via di alcuni accorgimenti intelligenti dell’autore.
Intanto, il linguaggio non è un linguaggio pedante da professorone, ciò che aiuta molto. In secondo luogo, i vari capitoli sono relativamente brevi, e non staffilate di 50 pagine ciascuna, che magari non vedi l’ora di terminare.
Infine, il testo è proposto praticamente come un resoconto di viaggio, con l’autore che ha cominciato la sua ricerca in Sud America, per poi spostarsi nell’America Centrale, per dilungarsi infine sull’Egitto.

Anche se occorre dire che nel mentre ci passa un po’ tutto il mondo, e anzi l’autore comincia proprio da alcune mappe misteriose del passato (la mappa di Piri Reis, il mappamondo di Oronzio Fineo, l’atlante di Mercator, la carta di Philippe Buache, etc) e man mano che la sua ricerca va avanti mostra numerosi indizi di come tante antiche civiltà abbiano giovato di residui o insegnamenti di un’unica civiltà ancora più antica, fuori dal radar della storia dell’uomo contemporaneo, ma i cui segni sono rimasti nella mitologia, nell’archeologia e nell’astronomia.

Nel complesso, Impronte degli Dei è un lavorone, che giustifica pienamente il grande successo ottenuto nel mondo da Graham Hancock, e che certamente non mancherà di interessare il lettore di turno, a sua volta interessato a queste tematiche… nonché ad avere un’idea più chiara e coerente del passato dell’umanità.

A chi avrà il coraggio, buona lettura.

Fosco Del Nero


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