Titolo: La storia infinita (Die unendliche geschichte).
Scrittore: Michael Ende.
Genere: fantasy.
Editore: Longanesi - Superpocket
Anno: 1979.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


Questa è la terza volta che leggo La storia infinita, il celebre romanzo di Michael Ende reso ancora più celebre dalla conversione cinematografica dell’omonimo film del 1984.

Tuttavia, non lo avevo ancora recensito perché la prima volta fu molti anni prima di aprire il blog Libri e romanzi, e la seconda volta idem… o forse l’avevo già avviato ma dimenticai di recensirlo.

Ad ogni modo, eccoci alla terza. Che, peraltro, segue altri due libri di Michael Ende: Lo specchio nello specchio, un’ottima raccolta di racconti, e Momo, un romanzo fantastico rivolto prevalentemente all’infanzia-adolescenza, e che peraltro ha ispirato un film d’animazione italiano.

Ma torniamo a La storia infinita, e passiamo molto brevemente alla trama: un giorno Bastiano Baldassarre Bucci, un bambino un po’ goffo e debole, tanto da essere spesso vittima di bulli, non va a lezione e invece si rifugia nella soffitta della scuola a leggere un libro che aveva rubato nella libreria del signor Coriandoli. Il libro si intitola La storia infinita, reca nella copertina l’immagine di due serpenti che si mordono la coda a vicenda (una sorta di versione duale del serpente Ouroboros), e soprattutto ha il potere di trascinare nelle vicende il giovane Bastiano… molto più di quanto egli si sarebbe aspettato.

È così che egli conosce il coraggioso Atreiu, il drago della fortuna Fucus, l’Infanta Imperatrice, nonché tanti altri personaggi, talmente tanti e con talmente tante vicende che non è possibile riassumerle in breve.
Viceversa, in breve è possibile dire che l’intervento di Bastiano sarà necessario per la salvezza del regno di Fantasia, il regno descritto per l’appunto dal tomo in questione, mentre poi l’intervento di Atreiu sarà necessario per la salvezza di Bastiano (e i due paiono legati a doppio filo, come pare suggerire lo specchio dell’Oracolo, il quale ad Atreiu mostra proprio l’immagine di Bastiano in luogo della propria).

Intanto, una prima cosa va detta: il famoso e omonimo film descrive solo metà del romanzo (il resto lo lascia al seguito La storia infinita 2, che però pare sia un film orrido tanto quanto La storia infinita 3)… e per certi versi ha fatto bene, visto che si tratta della parte più bella e ispirata del romanzo, che in effetti avrebbe potuto finire lì con una lieve e trascurabile variazione della trama.

Invece, ciò che segue da lì in poi risulta meno brillante e coinvolgente di quanto lo ha preceduto... intendo, nel complesso, mentre singoli spunti di valore si trovano sparsi in tutto il romanzo.

Tuttavia, la parte più formativa, ispirata e persino educativa del libro sta nella prima parte, che in effetti da sola si meriterebbe una valutazione elevatissima; frenata tuttavia dalla seconda metà. 

Comunque, La storia infinita di Michael Ende è uno di quei libri che vale assolutamente la pena di leggere, e non a caso ha avuto e continua ad avere un successo planetario.

Fosco Del Nero


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Titolo: Lo smeraldo del fiume nero - Sherlock Holmes 2 (The black river emerald).
Scrittore: Gerald Lientz.
Genere: librogame, giallo.
Editore: Edizioni E.L.
Anno: 1987.
Voto: 4.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


Giacché il primo librogame della serie Sherlock Holmes, ossia Omicidio al Diogenes Club, mi era piaciuto molto, sono passato senza indugio al secondo, Lo smeraldo del fiume nero.

Il quale, tuttavia, e lo dico subito, mi ha deluso parecchio.

Intanto, il libro si presenta molto ridotto come numero di pagine rispetto al suo predecessore, che conteneva due avventure, e difatti Lo smeraldo del fiume nero ne contiene solo una.
Vabbé, poco male, in fin dei conti era una stranezza la presenza di due storie diverse nel medesimo librogame.

Il problema è che Lo smeraldo del fiume nero è proprio peggiore come strutturazione… e non a caso è cambiato l’autore: siamo passati da tale Gerald Lientz a tale Peter Ryan, e il cambio evidentemente non ha giovato alla qualità del libro.

È rimasto il sistema degli indizi, ma utilizzato in modo meno convincente, e in più sono sparite le decisioni e le deduzioni, e quindi il corpus di possibilità che mi aveva colpito così in positivo nel primo libro è svanito, sostituito da qualcosa di più blando e meno efficace.
Per di più, la storia avanza per conto suo, con pochissima influenza da parte del lettore-giocatore, demandata tra l’altro alla fortuna nel tirare i dati.

Inoltre, è meno convincente anche la storia di per sé, e anzi piuttosto prevedibile da un lato, ma davvero poco probabile e persino puerile dall’altro: un ragazzino che indaga sul furto di uno smeraldo all’interno del suo college, ma anche a spasso per Londra, e persino contro degli indios mezzo selvaggi che per recuperare la pietra rubata hanno attraversato l’oceano fino all’Inghilterra.
Sembra quasi un’avventura dei ragazzini della serie di Detectives Club… ma più semplice e senza umorismo e divertimento, ossia senza il suo elemento positivo.

Insomma, in questo Lo smeraldo del fiume nero tutto sembra traballante, e la differenza con l’ottimo esordio di Omicidio al Diogenes Club è davvero netta, e purtroppo in negativo. E certamente non è un caso che a Peter Ryan non sia più dato spazio nella serie, mentre Gerald Lientz abbia firmato altri quattro libri: Sherlock Holmes 3 - Il caso Milverton, Sherlock Holmes 4 - Watson sotto accusa, Sherlock Holmes 6 - Un duello d'altri tempi, Sherlock Holmes 8 - L'erede scomparso (i rimanenti Sherlock Holmes 5 - I dinamitardi e Sherlock Holmes 7 - Intrigo a Buckingham Palace sono viceversa firmati da Milt Creighton).
In conclusione, non incontrerò più Peter Ryan, ma gli altri due autori sì.

Fosco Del Nero


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