Titolo: Il barbaro ribelle - Firewolf 1 (Sagas of the demonspawn - Firewolf).
Scrittore: J.H. Brennan.
Genere: librogame, avventura, fantasy.
Editore: E.L.
Anno: 1984.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


Eccomi qui con un altro librogame: stavolta dagli scaffali del tempo è stato scelto Il barbaro ribelle, il primo libro della serie Firewolf, scritta da J.H. Brennan, che peraltro è stato l’autore di altre serie di librigame di buon successo: Alla corte di Re Artù, Horror classic, ma anche di romanzi veri e propri, come La guerra degli elfi.

Lo stile di Brennan, al tempo uno dei miei autori preferiti nel curioso mondo dei librogame, è inconfondibile, per il suo vivace mix tra fantasy e umorismo, cosa che si ritrova anche ne Il barbaro ribelle, seppur in modo meticciato ad altri fattori.

Intanto, siamo sì alle prese con il genere fantasy, come fu per la precedente serie di Alla corte di Re Artù, ma con una sorta di heroic fantasy, seppur attutito dall’umorismo di Brennan, che fa salvo il narrato vero e proprio, ma compare, e chiaramente, nei versetti decisionali di fine paragrafo.

Inoltre è un suo classico anche il paragrafo di morte: era stato il 14 per le avventure di Alla corte di Re Artù, ed è il 13 per Firewolf.
Altro elemento tipico di Brennan è la mappa con diversi luoghi-paragrafi tra cui scegliere all’interno di una mappa disegnata, sorta di marchio di fabbrica.

In tutto ciò, Il barbaro ribelle porta comunque un’innovazione nel variegato mondo dei librigame: ossia quella di essere poco librogame, e quasi romanzo unilineare.
Il sentiero percorribile dall’eroe, chiamato per l’appunto Firewolf, è difatti talmente poco malleabile da aver dato luogo a un indice con titoli dei capitoli, e dunque a una storia praticamente segnata, di cui occorre decidere solo i dettagli.

Ciò potrà forse far storcere il naso a coloro che leggono un librogame proprio per la sua caratteristica precipua di fornire al lettore la possibilità di determinare, almeno entro certi limiti, le sorti dell’avventura, ma personalmente non ho trovato sgradevole l’esperimento, anzi.

Però ho trovato manchevole un fattore: le regole e le istruzioni di gioco, poco chiare e contorte, tanto che una volta lette si rimane con diversi dubbi sulle istruzioni stesse: se si interpreta in un verso, il libro pare troppo difficile, per non dire impossibile per via di combattimenti improbi; se si interpreta nel verso opposto appare al contrario assai semplice… tanto che ho preso ben presto a smettere di svolgere i combattimenti e ad andare avanti comunque.

Il che, detto per inciso, diminuisce ulteriormente il fattore decisionale, ma tant’è.
Considerate queste caratteristiche, che vanno dette, ho comunque gradito discretamente Il barbaro ribelle e le avventure di Firewolf nelle Terre Selvagge… ma forse qualche lettore meno appassionato allo stile di J.H. Brennan potrebbe valutare le cose in modo assai differente

Fosco Del Nero


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Titolo: Memorie di un grande veggente (Confessions – Memoirs of a modern seer).
Scrittore: Cheiro (William John Warner, Louis Hamon).
Genere: biografia, storia, chiromanzia.
Editore: Edizioni Il Punto d’Incontro.
Anno: 1932.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


La recensione odierna su Libri e Romanzi è dedicata a un testo piuttosto risalente, essendo datato 1932.
E piuttosto particolare, direi, dal momento che si tratta dell’autobiografia di un curiosissimo personaggio assai famoso in Europa e anche in America ad inizio 900: parlo di Cheiro (nome anagrafico: William John Warner, ma era noto anche come Conte Louis Hamon).

Perché costui era famoso, anzi famosissimo?
Perché aveva fama di infallibile chiromante… leggeva le mani, dunque, e non solo, visto che era esperto anche di numerologia e di astrologia.
E aveva anche delle visioni, a quanto pare, per non farsi mancare niente.

La sua fama era talmente vasta che non solo era apprezzatissimo dalla gente comunque, ma era ricercato anche da re, regine, nobili, politici e artisti di grande nomea.

Ed ecco che, così, nella sua autobiografia ci finiscono i regnanti dell’Inghilterra, dell’Italia, del Belgio, della Russia (particolarmente vivace il suo incontro con lo Zar e con Rasputin, il suo consigliere), ma anche grandi artisti dell’epoca, come Oscar Wilde e Mark Twain… e anche personaggi rimasti leggendari, come la spia Mata Hari.

Andavano da lui perché, a quanto pare, era formidabile non solo nell’indicare le tendenze interiori delle persone (talenti, predisposizioni, etc), ma anche potenziali rischi… e pare che abbia azzeccato numerose date di morte in largo anticipo.

Memorie di un grande veggente è una biografia, dunque non vi è in esso la trattazione di tali materie esoteriche…
… ma nondimeno è vivace e piacevole, con tutta la varietà umana che scivola davanti a lettore, in capitoli spesso brevi e di agevole lettura, mai noiosi e anzi spesso appassionanti.

E, in più ogni tanto fa capolino nel libro, a chiare lettere o tra le righe, qualche espressione che mostra che il suddetto Cheiro avesse un certo livello di comprensione dell’esistenza...
… e che nonostante il suo grande talento e fama fosse rimasto sempre semplice e sereno (ciò si vede dalle foto del suo volto peraltro).

In conclusione, Memorie di un grande veggente di William John Warner-Conte Louis Hamon-Cheiro è un testo assai gradevole e per certi versi istruttivo, e che mostra anche che l’esistenza non è solo ciò che vedono gli occhi dell’uomo contemporaneo, spesso peraltro assai miopi.

Fosco Del Nero


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