Il cammino del mago

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Titolo: L’orrore sotto il tumulo (The mound, The horror in the museum).
Scrittore: Howard Phillips Lovecraft.
Genere: orrore.
Editore: Newton Compton.
Anno: 1930-1939.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui. 


Non mi sono letto il libro L’orrore sotto il tumulo per una sorta di revival delle mie vecchie letture da adolescente, le quali avevano compreso tutti i volumetti pubblicati dalla Newton Compton nella collana “Il fantastico economico classico”, che conteneva generi tra la fantascienza e il fantasy, tra l’horror e l’avventura.

Nel dettaglio, il volumetto in questione, breve come tutti quelli della suddetta collana, includeva due racconti scritti da Howard Phillips Lovecraft: il primo è L’orrore sotto il tumulo, il secondo è L’orrore nel museo… il genere degli scritti è dunque facile da identificare.

Il racconto principale non fa parte del corpus classico lovecraftiano, anzi fu scritto su commissione come “scrittore fantasma” intorno al 1930 e pubblicato col nome di Lovecraft solo dopo la morte di quest’ultimo.
Pur trattandosi di un lavoro su commissione, ed evidentemente spurio dal momento che di mezzo vi sono indios americani, la penna del Maestro di Providence è facilmente riconoscibile, con tutti i suoi orrori visti e non visti.

Il secondo racconto, assai più breve, cita apertamente alcuni dei mostri del pantheon lovecraftiano, Cthulhu e Yog-Sothoth, e si dimostra assai più diretto nell’orrore, mentre il primo racconto era più mediato, avvalendosi tra l’altro dell’espediente letterario, ai tempi piuttosto in voga, del manoscritto ritrovato che racconta cose incredibili.

Nel complesso, siamo sotto la media della produzione di Lovecraft… che tuttavia non ho voglia di riprendere: questa lettura era dovuta al fatto di aver trovato in rete un articolo che suggeriva la lettura de L’orrore sotto il tumulo come parallelismo alla situazione mondiale attuale.
Ma  magari in futuro riprenderò qualche altro testo di H. P. Lovecraft, e magari qualcuno dei più quotati.

Fosco Del Nero


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Titolo: Racconti agghiaccianti.
Scrittore: Gustav Meyrink.
Genere: orrore, grottesco, racconti.
Editore: Newton Compton.
Anno: 1907-1927.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui. 


Di Gustav Meyrink finora ho recensito Il golem e Il volto verde.
Inoltre l’autore era comparso in una raccolta di racconti di genere orrorifico intitolata Fantasmi tedeschi… in modo alquanto curioso, visto che Meyrink in realtà è nato a Vienna, anche se poi ha vissuto una certa porzione della sua vita in Germania.

Come suggerisce il titolo del libro oggetto della recensione odierna, Racconti agghiaccianti, anche in questo caso abbiamo a che fare con dei racconti e con il genere dell’orrore… tedesco o austriaco che sia.

Il formato è quello economico della Newton Compton divenuto col tempo famoso: 100 pagine, 1000 lire… bei tempi, anche se sovente le traduzioni o la qualità di stampa lasciava a desiderare.

Ad ogni modo, Racconti agghiaccianti comprende dieci racconti, i seguenti: 
- La maschera di gesso,
- I cervelli,
- L’urna di S. Gingolph, 
- Il segreto del Castello di Hathaway,
- Castroglobina,
- Il bramino,
- Il gabinetto delle figure di cera,
- L’anello di Saturno,
- Le piante orribili,
- Danza macabra.

Sarò sincero: mi sono procurato questo libro non tanto per il genere letterario del racconto breve, che non ho mai amato, né per il genere del terrore, ma per la fama di Meyrink di autore esoterico. In effetti, sia Il golem che Il volto verde sono pregni di concetti e simboli, come suppongo gli altri suoi romanzi.

Questi suoi racconti invece sono insipidi: un po’ di grottesco e un po’ di spaventevole, ma niente di notevole.

Forse egli riservava le sue conoscenze dell’occulto solo ai romanzi… confido almeno che sia così, poiché mi sono già procurato La notte di Valpurga e La casa dell’alchimista: due titoli che promettono bene in tal senso.

Fosco Del Nero


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Titolo: La foresta maledetta - Dimensione avventura 2 (The forest of doom).
Scrittore: Ian Livingstone.
Genere: librogame, avventura, horror.
Editore: E.L.
Anno: 1983.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


La foresta maledetta è il secondo libro della serie di librogame Dimensione avventura, la quale sarebbe l’edizione italiana (parziale) della serie inglese Fighting fantasy.

Dopo La rocca del male di Steve Jackson, libro celebre sia per sua fama sia per contenere un’errore di stampa che in pratica lo rendeva impossibile da terminare, ecco La foresta maledetta di Ian Livingstone. 
Si passa così dall’autore della fortunata, e secondo molti la migliore in assoluto, serie di Sortilegio, a un autore molto presente nella lunga collana di Dimensione avventura… il cui altro autore spesso presente è lo stesso Steve Jackson, dal momento che i due la hanno co-ideata assieme.

Il genere, de La foresta maledetta ma in generale di tutta la serie, è un fantasy avventuroso e con vaghe tinte horror, anche se più nei titoli che nel tono della narrazione.

La narrazione di questo libro, seppur apparentemente molto ampia, con un’intera foresta da esplorare per trovare le due parti di un manufatto dei nani che è stato rubato dai goblin, in realtà non è così vasta, e il percorso è discretamente obbligato nei suoi binari principali.
L’ambientazione è comunque credibile (si fa per dire) e ben descritta.

Ugualmente ben fatto, nella sua semplicità, ciò che spesso coglie nel segno, è il sistema di gioco: qualche dado, qualche valore, oggetti e scelte, secondo il canone classico dei librogame e senza doversi scervellare per ogni singola cosa.

Belle le illustrazioni, ciò che poi, nella mia opinione, era uno dei valori aggiunti dei librogame rispetto ai libri normali, solitamente privi di immagini: ciò contribuiva, nella fantasia dei ragazzi che eravamo, a generare un intero mondo… e solitamente un mondo nello stile proprio delle illustrazioni presenti nel singolo libro.
In effetti, in generale io sono un grande fan delle illustrazioni, fossero anche solo in bianco e nero com’era per l’appunto nei librogame della E.L.

Se i contorni sono buoni, forse è proprio la storia il punto non dico debole, ma perlomeno non trascendentale de La foresta maledetta: l’avventuriero incontra un nano morente, il quale gli affida una missione… e l’avventuriero ovviamente va a compierla, per poi venire ricompensato (se non muore prima, ovviamente).

Nel complesso, ho gradito sufficientemente La foresta maledetta, ma per fascino e impatto La rocca del male gli sta a mio avviso un gradino sopra… errori di traduzione a parte.

Fosco Del Nero


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Titolo: It (It).
Scrittore: Stephen King.
Genere: horror.
Editore: Euroclub.
Anno: 1986.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui. 


Nonostante da ragazzino fossi un appassionato di romanzi dell’orrore, per qualche motivo non mi sono mai accostato a Stephen King, trascurando in ciò il largo apprezzamento di cui egli è sempre stato circondato.
Le uniche sue cose che avevo letto erano la raccolta di racconti A volte ritornano, che avevo trovato in una collana editoriale che seguivo, e il romanzo La chiamata dei tre, letto qualche era geologica fa, di cui non mi ricordo niente e che peraltro era un romanzo di mezzo di una saga.

Alla fine mi sono deciso, andando direttamente su quello che è considerato il capolavoro di Stephen King, It, combattuto forse dal solo Shining. A livello cinematografico, viceversa, le cose si ribaltano: di Shining Stanley Kubrick ha fatto un classico dell’orrore psicologico, mentre di It esiste una prima versione che però non hai mai convinto e una seconda versione più recente, che ho letto invece essere stata assai apprezzata, anche dall’autore, ma che non ho veduto.

Andiamo alla trama sommaria del libro: si parte nel 1957, quando una serie di assassini e di scomparse scuote la comunità di Derry, nel Maine, tanto più che le vittime sono sempre giovanissime, bambini che spesso vengono ritrovati col corpo ferocemente mutilato. Un gruppo di bambini, per esperienza personale e dopo un confronto, giunge alla conclusione che l’assassino non sia un uomo, ma un mostro, capace di assumere l’aspetto della cosa che più spaventa il bambino di turno: un licantropo, un grosso uccello, una mummia o qualcos’altro. I bambini sono sette: Bill Denbrough, Beverly Marsh, Richie Tozier, Eddie Kaspbrak, Stan Uris, Ben Hanscom e Mike Hanlon, l’ultimo a unirsi al gruppo. Il gruppo si rende conto che gli adulti non sono in grado di vedere il mostro o le sue manifestazioni materiali, come per esempio il sangue, e che quando It entra in azione essi sono come svagati, presi da qualcos’altro. Insomma, It si nutre di bambini e ha a che fare solo coi bambini. Di conseguenza solo i bambini possono sconfiggere quella che sembrerà sempre di più una sorta di entità con forti legami col posto, che conosce come le sue tasche, pur avendo una predilezione per gli ambienti umidi e sporchi.
Il testo si dipanerà nelle due direzioni temporali: ciò che avvenne prima negli anni “50 e ciò che avverrà poi negli anni “80, con il gruppo richiamato a Derry dopo l’inizio di una nuova serie di omicidi e sparizioni.

Sarò poco tenero col romanzo in questione, lo dico subito, anche se la prima cosa che dirò sarà positiva: Stephen King sa scrivere bene, nonostante tenda evidentemente alla prolissità, e sa scavare bene dentro l’animo umano e le sue paure.

Detto ciò, passo ai lati negativi, che sono assai più di quelli positivi.
Intanto, proprio l’essere prolisso: il libro eccede nella verbosità, e al posto di sfiorare le 1000 pagine avrebbe tranquillamente potuto essere lungo 400 o 500. 1000 pagine sono un’enormità.
Secondo punto “tecnico”: il romanzo parte molto lentamente e si fatica a procedere sia per il ritmo lento, causato dalla verbosità di cui si è detto, sia per la discreta mole di personaggi, nomi, soprannomi ed eventi; in sintesi, si fatica a collegare i nomi ai caratteri, a quanto accaduto, etc.
Personalmente, non ho gradito troppo nemmeno i molti salti avanti e indietro nel tempo, repentini e senza preavviso; sulle prime, quando ancora non si è abituati al meccanismo, essi tendono a confondere il lettore.

Passiamo ora ai lati negativi contenutistici.
It è, semplicemente, un campionario di bassezze umane; tutto quello che di brutto e sporco Stephen King è riuscito a pensare o immaginare lo ha messo dentro il libro. Sul serio: qualsiasi cosa sporca si ipotizzi, dentro It probabilmente c’è. Forse questo piacerà a coloro che si nutrono di quelle energie-emozioni basse; a me personalmente non piace, e lo evidenzio in tale sede.
La gestione delle età e della sessualità è imbarazzante: si parla di bambini di 8-9-10-11 anni, ma sono sessualizzati quasi come se fossero adulti, e la scena di sesso collettivo (tra bambini di 10-11 anni, ripeto), oltre che ad essere di pessimo gusto, sfiora la pedofilia (scrivo che la sfiora, poi ognuno ci ragioni su).
Ancora: d’accordo che per tradizione i protagonisti delle storie horror sono un po’ stupidi, altrimenti non si caccerebbero nei guai e alla prima avvisaglia di strani avvenimenti scapperebbero a gambe levate come farebbe una persona di buon senso e di  sani istinti vitali, ma in questo romanzo si esagera: praticamente tutto quanto nasce dal fatto che i bambini (i quali, peraltro, si autonominano “Club dei perdenti”, altra cosa piuttosto insensata), pur sapendo che in giro vi è un gruppo di bulli senza scrupoli che sta dando loro la caccia, nonché un mostro assassino, non solo vanno in giro lontano dalla città e dagli adulti, e non solo vanno in giro da soli, ma si recano persino nei posti dove si trovano spesso i suddetti personaggi.
Altro elemento: il finale dai contorni esistenziali è francamente ridicolo. Peraltro, la figura di una tartaruga cosmica era stata utilizzata qualche anno prima da Terry Pratchett ne Il colore della magia, libro assai più leggero e gustoso di It, oltre che più originale. 

Insomma, It potrà anche piacere alla folla di lettori medi, e piacerà proprio per il suo essere medio e mediocre: la qualità narrativa è media e l’assortimento di paure e impulsi è ugualmente medio… e anzi forse persino più grossolano della media.
Almeno, lo spero. 

Fosco Del Nero


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Titolo: Terzo dal Sole (Third from the sun).
Scrittore: Richard Matheson.
Genere: fantascienza, horror.
Editore: Mondadori.
Anno: 1987.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


Da acquisti di tempo fa mi era rimasto un paio di vecchi Urania da leggere, e la scelta è ricaduta su Terzo dal Sole, raccolta di racconti di Richard Matheson. Il quale non era del tutto sconosciuto in quanto ho letto un suo libro anni fa: l’horror La casa d’inferno… che in effetti mi ricordo effettivamente abbastanza orrorifico, per quanto ormai siano passati molti anni e non mi rammento niente se non una vaga sensazione.

Ma veniamo a Terzo dal Sole: il genere oscilla tra fantascienza (ed ecco perché è stampato su un Urania) e horror (la tendenza naturale di Matheson) e il volumetto si compone  di tredici racconti, non particolarmente lunghi contando che sommati fanno 150 pagine.

Alcuni tra i suddetti racconti tendono più alla fantascienza, altri più all’elemento psicologico, altri invece sono smaccatamente orrorifici, o perlomeno lo sono nell’atmosfera di fondo, al di là poi degli eventi raccontati: parliamo dunque di un orrore più interiore e percepito che non esteriore e visto.

Va da sé che su tredici racconti alcuni sono riusciti meglio di altri, o almeno son stati più graditi da me rispetto ad altri; personalmente, segnalo La piovra immonda, C…, Pezzo per pezzo e L’impossibile fuga.
Tra l’altro, nel mucchio c’è anche qualche idea assai simile a film realizzati in seguito, non so se per ispirazione dai racconti in questione o per mera casualità.

Di mio, sottolineo un paio di cose.
La prima è che leggevo libri horror da adolescente, ma poi ho smesso, evidentemente perché non ne sentivo più il bisogno (stessa cosa per i film horror).
La seconda è che, come ho scritto anche in passato, prediligo i testi lunghi rispetti ai racconti brevi: per questi ultimi è più difficile colpire e coinvolgere il lettore… ma se ci riescono allora è un peccato che non durino di più.

Pur tuttavia, nel complesso ho gradito discretamente Terzo dal Sole: Matheson evidentemente è uno che sa il fatto suo… bisogna solo vedere se il fatto suo vi interessa o meno. 
Personalmente, non tanto, e difficilmente leggerò qualcos’altro che porta la sua firma (beh, a meno di non trovarlo in casa sotto mano).

Fosco Del Nero


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Titolo: Essere vampiri (How to be a vampire: a fangs-on guide for the newly undead).
Scrittore Amy Gray.
Genere: fantastico, horror, umoristico.
Editore: De Agostini.
Anno: 2009.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


L’altro giorno stavo facendo la spesa in un supermercato, quando, accostatomi a un cassone di libri, noto un volume dall’aria interessante, intitolato Essere vampiri.

Scritto da tale Amy Gray, il volume in questione si proponeva come una guida utile per approcciarsi al mondo dei vampiri, diventare uno di essi e orientarsi tra le varie scelte disponibili: stile di vestiario, arredamento, trucco, musica, letture, stile di vita, etc.

Il tutto ovviamente (anche se di questi tempi di ovvio non c’è tanto) con uno stile umoristico.
O meglio, il volume è scritto seriamente, proprio come se fosse una guida vera e propria, ma i contenuti fantastici si evincono dal contesto e dal genere piuttosto leggero.

La cosa più notevole del libro è l’apparato grafico: parliamo di una pubblicazione De Agostini, e quindi di un grande editore, che ha messo a disposizione del testo in questione, pur senza ch’esso sia particolarmente costoso (15 euro, ma nel cassone di vecchi libri l’ho trovato a 2 euro), un ricco apparato di disegni e foto, che rendono il volume un piccolo gioiello estetico, ricco di immagini davvero evocative, e nemmeno particolarmente lugubri, a testimonianza della vocazione del libro, che anzi pare un libro orientato all’adolescenza, magari a quegli adolescenti che hanno conosciuto il mito dei vampiri (io dico mito, ma in realtà non lo è) tramite Twilight o prodotti simili (True blood o qualcos’altro), piuttosto che dal romanzo o film Dracula, o da prodotti più risalenti.

La vocazione e il genere di Essere vampiri, peraltro, è ben chiarita dalla quarta di copertina, dove prima si legge il titolo “La guida completa per entrare nell’esclusiva cerchia dei dannati” e poi il commento “Come confessare ai tuoi genitori che le tenebre ti attirano”, o ancora “Qual è il look che più si adatta alle esigenze dei succhiasangue”.

D’accordo, io non lo proporrei a mio figlio dodicenne come suggerisce la pagina di Amazon (Età di lettura: da 12 a 13 anni), ma magari da qualche anno in su va bene…
… come va bene per adulti vecchi appassionati di letteratura vampiresca che hanno voglia di farsi due sorrisi con tante citazioni e riferimenti, e a cui piacciono i volumi editoriali particolarmente ben curati.

Da cui la buona valutazione che Essere vampiri di Amy Gray si è meritato.

Fosco Del Nero


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Titolo: Nel vortice del tempo - Oltre l’incubo 2 (Forbidden gateway - Terrors out of time).
Scrittore Ian Bailey, Clive Bailey.
Genere: librogame, avventura, horror.
Editore: E.L:
Anno: 1985.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


Qualche tempo fa ho pubblicato la recensione de Il regno dell’ombra, il primo volume della serie Oltre l’incubo, una delle prime serie di librogame ad aver esordito in Italia…
… anche se probabilmente non la più fortunata, dal momento che si è fermata solamente al secondo episodio, intitolato Nel vortice del tempo.

Evidentemente il genere cui si sono dedicati Ian Bailey e Clive Bailey, che presumo fossero fratelli, non godeva al tempo di troppo successo… anche se a dire il vero il mix tra avventura, horror, mistero e archeologia, una sorta di mix tra le avventure di Indiana Jones e i racconti del mito di Cthulhu di H.P. Lovecraft, mi pareva una sinergia valida per il largo pubblico di giovani e lettori di allora.
Ma forse non è andato a segno il sistema di gioco, per quanto semplice e non complicato.

Quale che fosse la spiegazione per il non esagerato successo di quella che comunque è rimasta una serie storica dei librogame, per quanto un po’ di nicchia (all’interno della nicchia più generale dei librogame), sta di fatto che la serie Oltre l’incubo ha solo due episodi, e che dunque Nel vortice del tempo la chiude… peraltro chiudendola anche nella trama, e dunque forse la durata di due episodi era semplicemente programmata in anticipo.

Ma veniamo come prima cosa alla trama sommaria del libro, il quale comincia esattamente dove finiva Il regno dell’ombra, tanto da rendere la lettura del solo secondo volume incompleta, cosa curiosa giacché usualmente i singoli volumi dei libro game, seppur inseriti in un contesto di saga più generale, sono studiati per esser letti anche singolarmente.
Questo non tanto, e anzi praticamente siamo di fronte al secondo tempo di un film, a volerla dire tutta.

Partiamo dunque dal furto della piccola piramide, che il protagonista seguirà per mezza Europa, insieme all’amico studioso Charles Petrie-Smith (il quale si limita a fare il topo da biblioteca, mentre l’azione pericolosa spetta a noi).
Se nel primo libro eravamo in Galles, qua ci spostiamo in lungo e in largo, anche se il grosso si svolge nella città de Il Cairo, che dunque fa da conclusione ai numerosi indizi egizi trovati nel corso della storia: la piramide stessa, mummie, divinità varie, etc.

Nel complesso, Nel vortice del tempo mantiene più o meno la stessa qualità del suo predecessore, risultando forse appena più accattivante, ma comunque sulla stessa falsariga.
Lo scorrere dell’avventura, come nel caso precedente, si presenta molto limitato nelle scelte, e alla fine vi è solo una possibile linea di storia, il che dà alla serie Oltre l’incubo più la sensazione di esser di fronte a una storia leggermente interattivo che non a un vero e proprio librogioco.
E forse anche questo fattore ha inciso nel non elevato successo della serie.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il regno dell’ombra – Oltre l’incubo 1 (Forbidden gateway - When the shadows stalk).
Scrittore Ian Bailey, Clive Bailey.
Genere: librogame, avventura, horror.
Editore: E.L.
Anno: 1985.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


Nuovo librogame recensito su Libri e romanzi: stavolta siamo alle prese con una delle serie storiche: la serie è Oltre l’incubo e il libro è Il regno dell’ombra.

La serie è storica non nel senso che è stata tra quelle di maggior successo, e difatti è composta di soli due volumi, ma nel senso che è stata tra le prime a uscire in Italia.
Il regno dell’ombra è datato non a caso 1985, e dunque è uno di quelli della prima fascia, per così dire.

Partiamo dal genere, peraltro in parte intuibile dal titolo: oscilliamo tra avventura e horror, con la trama e lo stile che sanno molto di H.P. Lovecraft, e anche di W.H. Hodgson, scrittori cui senza dubbio gli autori del librogame, Ian Bailey e Clive Bailey, si sono largamente ispirati nel comporre il loro lavoro.

Com’è dunque codesto lavoro?

Discreto.
La storia si fa leggere bene e si segue altrettanto bene.
Non brilla per originalità o per vette narrative, ma fa il suo lavoro, col protagonista che viene chiamato in Galles da un suo vecchio amico per indagare sui misteri – e anzi sugli incubi – che si stanno verificando laggiù: una misteriosa e pervicace nebbia, apparizioni orrorifiche, attacchi veri e propri di esseri mutanti.
Insomma, è chiaro che laggiù è all’opera una forza malvagia, e qualcuno dovrà pur indagare… ovviamente noi, i protagonisti del librogame.

Il libro ha un sistema di regolamento piuttosto semplice, cosa che personalmente apprezzo giacché alcuni librigame si perdono proprio in avvio, ossia nelle regole di gioco. Il regno dell’ombra, al contrario, si distingue per una certa semplicità, sia di regolamento sia di trama, e anzi va detto che praticamente la trama percorribile è una sola, ovviamente a parte i tanti modi per morire o per impazzire, che sono i due modi per perdere la partita.

Semplicità, dunque, e si punta tutto sull’atmosfera, e su un canovaccio collaudato.
Insomma, Il regno dell’ombra e Oltre l’incubo non sono il top, ma fanno la loro parte abbastanza bene, e infatti negli anni, libro e serie, si ricordano con simpatia.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il popolo d’autunno (Something wicked this way comes).
Scrittore: Ray Bradbury.
Argomenti: fantastico, horror, drammatico.
Editore: Mondadori.
Anno: 1962.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


Ray Bradbury è internazionalmente noto essenzialmente per due libri: Cronache marziane, raccolta di racconti di fantascienza, e Fahrenheit 451, uno dei romanzi di genere distopico più famosi in assoluto, quasi un trittico insieme a 1984 di Orwell e Il mondo nuovo di Huxley.

Ora, se ho letto gli ultimi due libri citati (ossia, quelli non di Bradbury), i primi due (ossia quelli di Bradbury) non li ho letti… ma in compenso ho già letto la raccolta di racconti Viaggiatore del tempo nonché visto la conversione cinematografica di Fahrenheit 451... nonché la conversione cinematografica del romanzo che propongo oggi: il libro si intitola Il popolo d’autunno, mentre il film da esso tratto Qualcosa di sinistro sta per accadere.

Il popolo d’autunno è datato 1962, ed in sostanza è un romanzo di genere fantastico-orrorifico, reso famoso dal suddetto film della Disney, che peraltro fu il primo film Disney con contenuti horror. 

Laddove si tratta più di un orrore interiore, psicologico, che non di qualcosa di esteriore ed eclatante, ma pur sempre paura.

In effetti, Il popolo d’autunno si distingue per un’atmosfera piuttosto pesante e ingombrante, nonché per un senso di fatalità e di impotenza che permea buona parte del romanzo.

Ma ecco la sintesi della trama: William Halloway (chiamato Will) e James Nightshade (chiamato Jim) sono due adolescenti, grandi amici e nati entrambi nella notte di Halloween, che vivono nella cittadina di Green Town, nell'Illinois, in un periodo non precisato ma comunque identificabile tra gli anni “40 e gli anni “50.
Si tratta di un piccolo centro di provincia, dall’apparenza piuttosto tranquilla, se non che a un certo punto arriva un misterioso Luna Park, ricco di tanti fenomeni da baraccone (l’Uomo illustrato, la Strega della polvere, il Bevitore di lava, lo Scheletro, il Nano, etc)… che però si riveleranno ben altro che non l’innocente attrazione che pretendevano di essere.

Ciò che colpisce di tutto il libro, ben scritto, è la sensazione di impotenza che permea la storia: Will e Jim sembrano soli e inermi di fronte ai loro avversari, e anche quando ai due si unirà il padre di Will, Charles, la sensazione rimane, e anzi si rafforza per via della debolezza dell’uomo.

Nel complesso, tuttavia, pur essendo il libro ben scritto e la storia interessante, Il popolo d’autunno non mi ha catturato completamente, tanto che l’ho letto senza troppo entusiasmo.
Per carità, Ray Bradbury (che peraltro è scomparso di recente) sa scrivere ed ha trovate originali… ma, semplicemente, il romanzo non mi ha coinvolto troppo, da cui la valutazione “solo” sufficiente-più che sufficiente.

Ultima annotazione: per via dei contenuti di Fahrenheit 451 avevo già il dubbio che Ray Bradbury avesse informazioni “particolari”, e questo libro me lo ha confermato.
Giusto per curiosità, copio un brano preso dalla parte finale de Il popolo d’autunno.  

“Dannazione, Will, tutto costoro, il signor Dark e i suoi simili, amano il pianto, mio Dio, amano le lacrime! Gesù, più tu piangi e più quelli bevono il sale sul tuo mento. Gemi, lamentati, e aspireranno il tuo respiro. Alzati! Alzati, dannazione! Salta! Salta e grida! Grida, Will, canta, ma soprattutto ridi, capisci, ridi! È la nostra arma: il popolo dell’autunno non può sopportare il sorriso. Loro odiano il sole. Non possiamo prenderli sul serio. Non permettere che bevano le tue lacrime e ne cerchino altre. Non permettere che prendano il tuo pianto. Non offrire loro nutrimento. Will, scuotiti, respira!”

Fosco Del Nero


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Titolo: La cacciatrice di fate (The falconer).
Scrittore: Elizabeth May.
Genere: fantastico, horror, sentimentale.
Editore: Sperling & Kupfer.
Anno: 2013.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.


Mi è arrivato La cacciatrice di fate in regalo e me lo sono letto al volo, praticamente senza sapere nulla dell’autrice o persino del genere.
L’unica cosa facilmente intuibile dal titolo e dalla quarta di copertina (tra l’altro molto belle entrambe le pagine) era che si trattava di un romanzo fantastico con uno sfondo d’azione, se non proprio orrorifico.

La storia, scritta dalla giovane Elizabeth May, è la seguente: Aileana è una nobile ragazza scozzese la quale, nel 1844, passa il suo tempo in modo molto diverso dalle sue coetanee, tutte attente ai balli e alle proposte di matrimonio.

Lei difatti combatte e uccide le fate, dal giorno in cui una fata ha ucciso in modo barbaro sua madre, e proprio di fronte ai suoi occhi, inducendo peraltro alcune persone a pensare che proprio la figlia fosse l’assassina.

Aileana è aiutata nella sua impresa di vendetta da Kiaran, a sua volta fata, e del genere più potente e affascinante, tanto che i sentimenti della ragazza nei suoi confronti ondeggiano tra fastidio (per il fatto che egli stesso è una fata e per i suoi tanti segreti e silenzi) e attrazione (per il fascino magnetico che emana). 
Ad aiutarla, anche Derrick, un pixie, ossia una piccola fata, che vive peraltro nel suo armadio.

La cacciatrice di fate, stringi stringi, rientra nel filone del moderno romanzo fantastico per adolescenti in stile Twilight; solo che in questo caso non ci sono vampiri affascinanti, ma fate affascinanti. Entrambe le categorie uccidono, e in ambo i casi una giovanissima ragazza umana si infatua di un esponente della categoria assassina… che però non è cattivo.

A salvare La cacciatrice di fate dalla sua banalità di fondo è il buon livello di scrittura dell’autrice, col romanzo che scivola via volentieri, molto ben dosato nelle sue scene e molto ben scritto dal punto di vista linguistico.

La sufficienza mediana risultante da tutto ciò è però persa per via del finale: a fine libro ci si rende conto che La cacciatrice di fate non è un romanzo, ma il primo capitolo di una storia. Cioè, per intenderci, non termina, ma si ferma bruscamente nel bel mezzo dell’azione, senza alcun finale, neanche parziale, cosa che ritengo grave e anzi poco rispettosa nei confronti del lettore.

Ad ogni modo, ora che sapete questo, decidete pure se vi va di leggere il libro di Elizabeth May.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il mago (The magician).
Scrittore: William Somerset Maugham.
Genere: fantastico, horror, gotico, decadentismo.
Editore: Newton Compton.
Anno: 1908.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


La vita spesso è curiosa.
Per esempio, è curioso come molti anni fa, alla ricerca di libri di letteratura fantastica, mi sia imbattuto ne Il mago di William Somerset Maugham, senza sapere minimamente chi lo aveva scritto e soprattutto quale personaggio lo aveva ispirato…

… per finire in questo periodo della mia vita a leggere libri sul personaggio in questione, utilizzando anche i tarocchi da egli disegnati.

Il personaggio di cui sopra è il discusso esoterista inglese Aleister Crowley, che per l’appunto dopo un incontro ha ispirato a Maugham la figura letteraria di Oliver Haddo, avventuriero ed occultista, il mago del titolo per l'appunto, il quale ingaggia una sorta di battaglia mentale con Arthur Burdon, talentuoso chirurgo, persona pragmatica che va a scontrarsi con forze che pensava non esistessero.

Siamo all’inizio del Novecento (e in effetti il romanzo è stato scritto nel 1908), e ci muoviamo tra le occidentalissime Inghilterra e Francia, passando però anche per Oriente e Africa, in un turbinio dei sensi e dei significati.

Il mago riprende molte tematica tipiche del romanticismo, come amore e sentimenti, viaggi ed esplorazioni, un certo senso del grottesco, e vi aggiunge elementi dal romanzo grottesco, se non proprio gotico-orrorifico (da certi Il mago è stato affiancato persino a Dracula di Bram Stoker), profilando una sorta di scontro tra la mentalità pratico-scientista e le nuove frontiere dell’immaginifico, del decadentismo e, per l’appunto, dell’occultismo.

Ecco in breve la trama: Arthur e Margareth stanno per sposarsi, ma il litigio del primo con Oliver Haddo, figura assai misteriosa, portano alla fine dell'idillio tra i due a causa di un incantesimo effettuato da Haddo.
Da qui i due uomini inizieranno una sorta di guerra a distanza, il cui obiettivo concreto è la giovane donna, ma il cui senso di fondo è lo scontro epocale tra i due modi di concepire la vita.

Il lettore, va da sé, tiferà per Arthur, sia per diritti di “precedenza”, sia perché man mano che si sfogliano le pagine, emerge da Oliver Haddo la figura di un personaggio sadico e cattivo, perfettamente conscio del male che fa agli altri, nonché ansioso di sacrificare il sangue umano per ricreare esseri viventi in laboratorio per suo diletto (e in questo senso il romanzo ricorda, oltre che Dracula, anche Frankenstein).

Nel complesso, Il mago di William Somerset Maugham è un romanzo che si legge d’un fiato, al contempo accattivante e inquietante, di buona qualità, che però, per il suo genere e i suoi contenuti particolari, non potrà necessariamente piacere a tutti.

Fosco Del Nero


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Titolo: A volte ritornano (Night shift).
Scrittore: Stephen King.
Genere: horror, racconti.
Editore: Rcs Libri.
Anno: 1976-1978.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.



Non sono un grande fan di Stephen King, tant’è che dello scrittore american ho letto appena un paio di libri.
Ad essere sincero, forse sono stato condizionato in negativo dalle conversioni cinematografiche dei suoi lavori, che spesso danno l’idea di opere di facile effetto, molto “popolari”.

Ad ogni modo, devo dire che la raccolta di racconti A volte ritornano, ormai storica prima raccolta di racconti di King, mi è piaciuta, avendo trovato tra i venti inseriti alcuni racconti decisamente ispirati ed efficaci.

E lo dico non solo non essendo un appassionato di Stephen King, ma essendo un sostenitore della forma narrativa lunga in luogo di quella breve (con buona pace dei precetti di Edgar Allan Poe, maestro indiscusso del genere grottesto-orrorifico, che per l'appunto prediligeva la forma narrativa breve).

Ciò che colpisce maggiormente della raccolta A volte ritornano non è tanto lo stile linguistico o l’impianto narrativo, quanto la sorprendente capacità, da parte dello scrittore, di descrivere le situazioni più svariate, ma tutte col denominatore comune di una strana tensione di fondo.

Del lotto, in particolare, segnalo Il baubau, I figli del grano, Jerusalem’s lot, Io sono la porta.

Da sottolineare inoltre come da alcuni racconti originari Stephen King abbia poi ricavato dei romanzi veri e propri, e come alcuni siano stati oggetto di conversioni televisive.

Insomma, al di là delle successive conversioni in romanzi o film, A volte ritornano è una raccolta di racconti abbastanza brevi, comunque non troppo lunghi (diciotto pagine di media, col picco di una quarantina) ma comunque ficcanti e incisivi, che si fanno rileggere volentieri e che in taluni casi lasciano un’impronta duratura nella memoria del lettore.
Un punto per Stephen King.

Fosco Del Nero


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Titolo: La vampira di marte (Sabella).
Genere: fantascienza, horror, drammatico, psicologico.
Scrittore: Tanith Lee.
Editore: Newton Compton.
Anno: 1980.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


Da poco ho recensito un libro di Tanith Lee, ossia Il signore delle illusioni.
Si trattava di un libro che avevo in casa da parecchi anni, e che avevo tentato di leggere da adolescente, rimanendone tuttavia deluso e interrompendo la lettura.

Con la maggiore pazienza della maturità sono riuscito a finirlo…
… ma anche stavolta non mi è piaciuto.

Avevo deciso di lasciar perdere Tanith Lee, dunque, considerandola poco affine al mio gusto, benché scrittrice importante e affermata.
Su consiglio di un lettore del blog, tuttavia, mi sono accostato a La vampira di Marte, testo che ugualmente avevo a casa de anni: stavolta il risultato è stato migliore, per quanto non entusiasmante.

Intanto, il genere è cambiato, coerentemente con la grande flessibilità della scrittrice, che spazia tra fantascienza, fantasy e horror.

Se Il signore delle illusioni si situava tra fantasy e drammatico, La vampira di Marte si sistema tra fantascienza e drammatico. Verrebbe quasi da dire horror, dal momento che, come testimonia il titolo italiano (peraltro mediocre), l’argomento centrale del romanzo è il vampirismo, tuttavia il focus dell’opera è più introspettivo-psicologico che orrorifico.

Ma andiamo a vedere in grande sintesi la trama de La vampira di Marte: Sabella Quey è una ragazza che vive su Novo Marte, pianeta colonizzato dall’umanità in un imprecisato futuro, ma che, soprattutto, è una vampira: a un certo punto della sua vita, difatti, ha sentito la necessità di nutrirsi di sangue umano, fatto che abbina immancabilmente al sesso, nel senso che essa attira gli uomini in un rapporto da cui lei si nutrirà e che invece loro dimenticheranno, conservando solo una vaga sensazione di piacere.

Le cose per Sabella si complicano quando uccide per sbaglio il suo amante Sabbia Vincent, che verrà cercato dall’inquietante fratello Jace Vincent.

Il libro è certamente ben scritto, e l’autrice riesce a catturare abbastanza bene l’attenzione del lettore, anche senza la forza trascinante di altri romanzi.
Detto che l’elemento fantascientifico alla fine è ridotto allo sfondo del paesaggio, e che quello orrorifico sta più nel genere vampiresco che non nella narrazione, La vampira di Marte risulta interessante per l’aspetto introspettivo del personaggio di Sabella, a cui poi si uniranno le incerte motivazioni di Jace.

Nel complesso, La vampira di Marte di Tanith Lee non mi è dispiaciuto, anche se non mi ha esaltato.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il segreto del dr. Hodson (The dead end).
Scrittore: David Case.
Genere: fantascienza, fantastico, avventura, horror.
Editore: Newton Compton.
Anno: 1969.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


David Case è uno scrittore americano (ma che ha vissuto a lungo in Europa) nato nel 1937 veramente poco noto in Italia.
Io stesso mi sono imbattuto in lui anni fa solamente perché un suo romanzo breve (o racconto lungo, mettetela come volete) era stato pubblicato nella collana economica della Newton Compton “Il fantastico economico classico” (per chi se li ricordasse, quei libri bianchi venduti a 1.000 o 1.500 lire ormai eoni fa).

Mi riferisco nello specifico a Il segreto del dr. Hodson, libro scritto nel 1969 e una delle prime produzioni di David Case.
Genere: fantascienza d’azione, con venature orrorifiche.

Ecco in sintesi la trama de Il segreto del dr. Hodson: in una zona di montagna piuttosto impervia e quindi poco frequentata, uno scienziato, Hubert Hodson, porta avanti un esperimento in gran segreto.
Segreto che il protagonista del romanzo, Arthur Brookes, vuole scoprire a tutti i costi, e questo nonostante l’aria inquietante del luogo incriminato nonché delle persone che vi bazzicano intorno.
In effetti, c’era un buon motivo per tenere nascosto il tutto…

Il racconto lungo di David Case è piuttosto avvincente e intrigante, e la sua lettura scorrevole e veloce.
La fantascienza di David Case a tratti sa di horror e incute timore, ma in ogni caso svolge bene il suo lavoro, visto che coinvolge il lettore fino alla fine, grazie soprattutto a un incedere della trama assai vivace e incalzante.
Non a caso, questo testo è considerato tra i suoi migliori dallo stesso scrittore.

In definitiva, a mio avviso Il segreto del dr. Hodson di David Case è un libro che merita le lettura, specie se si è appassionati di fantascienza avventurosa e semiorrorifica.
Discreto.

Fosco Del Nero


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Titolo: I pirati fantasma (The ghost pirates).
Scrittore: William Hope Hodgson.
Genere: horror, fantastico.
Editore: Newton Compton.
Anno: 1909.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.



I pirati fantasma è una delle opere più conosciute di William Hope Hodgson, uno scrittore già apparso su Libri e Romanzi per via del meraviglioso La casa sull’abisso, considerato non a caso uno dei suoi capolavori (insieme probabilmente a La terra dell’eterna notte, ma anche ai racconti dedicati all’"acchiappafantasmi" Carnacki).

Dunque, ho già avuto modo di esprimere la mia ammirazione per il talento dello scrittore britannico, talento che ha dato il meglio di sé in ambito orrorifico-metafisico, ma che si è espresso in molti altri settori: giallo, fantascienza, noir, poesie, etc.

E non solio in ambito letterario, visto che W.H. Hodgson, pur all’interno di una vita piuttosto corta (è morto a quarant’anni durante la grande guerra a causa di una granata tedesca), è stato: marinaio e ufficiale, fotografo, pugile e istruttore di palestra, conferenziere, nonché ovviamente scrittore (di romanzi, racconti e poesie).

Nato nel 1877, egli ha dunque avuto una vita assai avventurosa, soprattutto nei suoi numerosi e lunghi viaggi via mare.

Non a caso, mare e acqua sono uno dei suoi temi ricorrenti; nello stesso La casa sull’abisso l'acqua era un elemento importante, e lo è a maggior ragione anche ne I pirati fantasma.

I testi di W.H. Hodgson puntano il dito sulla potenza dell’inconscio, decisamente più forte del conscio, e riescono come pochi a suscitare una sorta di paura dell’ignoto, spesso tanto sconosciuto quanto minaccioso.

In tal senso, non stupisce la vicinanza letteraria con quello che probabilmente è il più grande genio letterario dell’esoterico-misterioso-orrorifico, quell’Howard Phillips Lovecraft che dichiarò di essere stato influenzato da Hodgson, come peraltro Hodgson dichiarò la medesima cosa verso Lovecfraft, essendo stati i due contemporanei.

Tornando a questo I pirati fantasma, il giudizio è assai semplice: l’ambientazione è buona ed efficace, la trama è interessante e sempre coinvolgente.

I pirati fantasma di William Hope Hodgson alla fine della fiera è un racconto lungo che mescola elementi horror con la tensione tipica del thriller.
Come detto, Hodgson fa del mare il perno centrale della vicenda, e proprio dal mare scaturiscono quegli elementi spaventosi e irrazionali che determinano poi il finale drammatico.

Un bel libro, dunque, che merita di essere letto, anche se, a mio avviso, è inferiore allo spettacolare e irrinunciabile La casa sull’abisso (non ho ancora letto invece La terra dell’eterna notte, ma è certo che prima o poi lo farò…).

Fosco Del Nero


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Titolo: La tomba e altre storie dell’orrore.
Scrittore: Howard Phillips Lovecraft.
Genere: horror, grottesco, fantastico.
Editore: Newton Compton.
Anno: 1920 circa.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Di Howard Phillips Lovecraft, uno dei miei scrittori preferiti sin dalla mia adolescenza, ho già presentato un paio volumi, e segnatamente Kadath e Colui che sussurrava nel buio.

Con La tomba e altre storie dell’orrore, altro volumetto edito in forma economica dalla Newton Compton, andiamo quindi a quota tre.

Invito chi non avesse mai sentito parlare di Lovecraft a leggersi le recensioni prima citate, quella di Kadath soprattutto, in cui sintetizzo, ammesso che sia possibile farlo in modo efficace, la visione letteraria (e forse non solo letteraria) di Lovecraft, creatore (ma forse solo relatore) di un pantheon orrorifico non da poco.

I suoi Miti di Cthulhu sono ormai leggenda letteraria, tanto che la loro fama ha da tempo travalicato i limiti del mondo letterario, sconfinando nel cospirazionismo e nell’esoterismo (a tal riguardo si veda il caso del Necronomicon scritto dall’arabo pazzo Abdul Alhazred, da Lovecraft citato e forse costatogli la vita, data la sua morte in circostanze sospette e a seguito di ripetute minacce).

Ma rimaniamo sui libri, che poi sono quello che ci interessa: se è vero che H.P. Lovecraft deve la sua fama al Ciclo di Cthulhu, è da dire che il volume in questione non appartiene a tale corpus letterario, comprendendo invece sette racconti dell’orrore di tipo generico, ovviamente incentrati sul tema della morte (anche senza Cthulhu, è pur sempre Lovecraft).

Tali racconti sono: La tomba, Il tempio, Il divoratore di spettri, Nella cripta, I cari estinti, Due bottiglie nere, Il boia elettrico.

Dei sette, il racconto più noto e apprezzato è proprio quello che dà il titolo alla raccolta, ossia La tomba.
Ma tutti portano l’impronta del genio di Providence, e, benché slegati dalla sua tipica produzione cthulhiana, presentano profondità e, soprattutto, suspence narrativa.

Fosco Del Nero


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Titolo: Notturni (Nachtstucke).
Scrittore: Ernst Theodor Amadeus Hoffmann.
Genere: grottesco, fantastico, gotico.
Editore: Newton Compton.
Anno: 1816-1817.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


La recensione odierna è dedicata a un artista multiforme, uno dei più grandi esponenti del romanticismo europeo: torniamo indietro nel tempo, dunque, precisamente al periodo a cavallo tra la fine del 1700 e l’inizio del 1800, e ancora più precisamente per occuparci di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, spesso chiamato, per ovvie esigenze di brevità, E.T.A. Hoffmann.

Peraltro, si tratta di un autore già comparso sul sito per via del volume Fantasmi tedeschi, in cui comparivano alcuni racconti, in parte suoi e in parte di Gustav Meyrink.

Hoffmann, si diceva, è stato un artista poliedrico: scrittore, compositore, pittore, e persino giurista, è divenuto celebre già in vita, e in campo letterario ha dato il meglio di sé con alcuni racconti e romanzi dal sapore decisamente gotico-grottesco, se non proprio di tenore esoterico-occultista: citiamo, tra gli altri, Il gatto Murr e Gli elisir del diavolo.

Grande successo e notorietà ebbero, e mantennero nel tempo, anche i suoi Racconti notturni, che poi costituiscono il testo oggetto della presente recensione.

Tra di essi, a mio avviso, si trovano alcune gemme della letteratura, forse poco note al pubblico italiano sia perché il romanticismo fu un movimento letterario e culturale prettamente nordico-europeo, sia per il genere decisamente bizzarro, affiancato alla propensione di Hoffmann per le materie occulte.

Ad ogni modo, mi permetto di segnalare i vari L'uomo della sabbia, La chiesa dei gesuiti di G., La casa disabitata.
Completano l’opera Ignaz Denner, Il Sanctus, Il maggiorasco, Il voto, Il cuore di pietra.

Elemento comun denominatore di questi racconti, il descrivere la vita come un contrasto tra luce e tenebre, bene e male; un mondo talmente pericoloso che in esso spesso l’uomo soccombe per mano di forze più potenti, che si agitano in cupe atmosfere notturne.

Il livello medio dei racconti di E.T.A. Hoffmann è ottimo, anche se, come sempre, il gusto e la propensione individuale faranno la differenza nel gradimento complessivo.

Buona lettura.

Fosco Del Nero


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Titolo: Dracula (Dracula).
Scrittore: Bram Stoker.
Genere: horror.
Editore: Mondadori.
Anno: 1897.
Voto: 9.
Dove lo trovi: qui.


Ho già letto Dracula di Bram Stoker due volte, e senza dubbio ce ne sarà una terza in futuro, dato che:
1) si tratta di un romanzo capolavoro,
2) sono un grande appassionato del genere horror-vampiri.

Non a caso, su Libri e Romanzi sono già apparsi altri due esponenti del genere, e segnatamente Il signore dei vampiri di Hugh Davidson e Anno Dracula di Kim Newman.
Quest’ultimo, in particolare, si rifaceva proprio al classico del 1897 di Stoker, avviandosi dal finale di quest'ultimo e proseguendo in modo alternativo.

Parlando di un libro così noto, direi persino celeberrimo, pare quasi inane riferirne la trama… lo faccio comunque per dovere di cronaca, nonché per degli eventuali extraterrestri che leggessero la recensione (qualora mi stiate leggendo, a proposito, posso segnalarvi alcuni nominativi di persone da rapire).

Jonathan Harker è un agente immobiliare a Londra, e viene inviato dal suo capo nei lontanissimi Carpazi per curare la vendita di una proprietà nella capitale inglese a un ricco ed eccentrico nobile.

Il giovane uomo, tuttavia, si accorge ben presto che il conte Vlad non è solamente eccentrico, ma decisamente pericoloso; d’improvviso, egli si rende conto di essere prigioniero nel vetusto castello del parimenti vetusto vampiro.

Contemporaneamente alle disavventure di Jonathan, la sua fidanzata, Guglielmina Murray, detta Mina, non ne sta vivendo di minori: da un lato la sua migliore amica, Lucy Westenra, è caduta ammalata di un male misterioso, e dall’altro essa stessa è preda di dubbi e paure.

Per cercare di salvare prima il corpo e poi l’anima della fanciulla, viene convocato il professor Abraham Van Helsing, che sarà affiancato nella sua missione dal trio di spasimanti della bella Lucy, ossia Lord Arthur Holmwood, Quincey Morris e John Seward, quest’ultimo allievo dello stesso Van Helsing.

È allievo di Dracula invece Renfield, malato mentale in cura presso il manicomio gestito da John Seward, con le storie di tutti codesti personaggi che si intersecheranno in modo ineluttabile.

Il libro di Bram Stoker presenta la struttura del romanzo epistolare, ed è tutto raccontato sotto forma di resoconti scritti, ora di questo ora di quel personaggio.

Quanto al genere, siamo di fronte a un horror gotico, forse il canto del cigno del genere, molto in voga nell’Ottocento, che peraltro ha consacrato a livello mondiale la figura del vampiro, precedentemente anticipata da autori come Polidori, Le Fanu, etc, ormai assurta a vera e propria icona dell’immaginario collettivo.

Dracula è dunque un classico irrinunciabile, dunque, a fortiori dato che lo si trova in molteplici edizioni, anche economiche.
A chi non lo avesse ancora fatto, buona lettura.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il signore dei vampiri (The vampire master).
Scrittore: Hugh Davidson.
Genere: horror.
Editore: Newton Compton.
Anno: 1935.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


Sono da sempre un grande appassionato di storie di vampiri, a partire dal classico del genere, ossia Dracula di Bram Stoker, fino ai più importanti autori di nicchia, da W. Polidori a J.S. Le Fanu.
Senza dimenticare i recenti successi, da R. Matheson alla A. Rice, alla saga di S. Meyer.

Insomma, il sottogenere orrorifico del vampirismo è assai ricco e vitale, nonostante la sua età ormai vetusta.

Tuttavia, finora l’unico libro passato su Libri e Romanzi è Anno Dracula di Kim Newman, che ipotizzava un prosieguo alternativo delle vicende giù narrate da Stoker.

Con la recensione di oggi abbiamo un secondo candidato,e precisamente Il signore dei vampiri, romanzo breve (o racconto lungo, fate voi) pubblicato da Hugh Davidson nell’ormai lontano 1935.

Il signore dei vampiri, in perfetto stile vampiresco, è una storia a metà tra morte e passione, col Principe delle Tenebre che, riuscito a tornare dopo due secoli nella sua terra natia, riprende a spargere terrore e sangue.

Individuato, parte nei suoi confronti una caccia serrata, che tuttavia non sembra sortire molti effetti, almeno fino a un certo momento…

Il signore dei vampiri è un testo piacevole e di lettura assai immediata.
La narrazione, difatti, procede veloce e vivace per tutta la sua durata, portando dunque il lettore fino al suo compimento.

Hugh Davidson non sfigura, quindi, anche se, di fronte a dei “competitor” così importanti e agguerriti, non emerge né per originalità né per qualità, rimanendo su livelli solamente più che sufficienti.

Un racconto discreto, dunque, che probabilmente piacerà comunque agli appassionati del genere dell’orrore, o comunque ai fan di vampiri e dintorni.
Buona lettura.

Fosco Del Nero


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