Titolo: La canzone di Shannara (The wishsong of Shannara).
Scrittore: Terry Brooks.
Genere: fantasy.
Editore: Mondadori.
Anno: 1985.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.


Con La canzone di Shannara termino finalmente la trilogia del Ciclo di Shannara.
Dico finalmente perché un po’ mi ero stufato di leggere più o meno sempre le stesse cose, giacché Terry Brooks gira e rigira propone sempre lo stesso schema, che peraltro di base ha preso da Il signore degli anelli, da cui difatti il suo primo libro, La spada di Shannara, ha preso a piene mani (per non dire che è un plagio bello e buono, nonché scritto molto peggio).

Dopo l’esordio non troppo incoraggiante, tuttavia, il secondo libro, Le pietre magiche di Shannara, sollevava decisamente la qualità media, sia come novità sia come qualità, ma col terzo, La canzone di Shannara per l’appunto, si torna giù.

Stavolta non perché il libro sia stato copiato da qualche precedente romanzo (almeno, non che io sappia), o perché abbia le forti ingenuità del primo romanzo del ciclo, ma semplicemente perché è un po’ noiosetto.

Intanto per via del solito schema: qualche entità malvagia minaccia di distruggere il mondo, allora Allanon si reca dalla famiglia Shea, coinvolge i suoi membri più giovani in un’impresa disperata, alla quale poi si aggiungono vari altri personaggi di tutte le razze (nani, elfi, gnomi, etc), col classico finale a seguire.

Visto una volta, visto due volte, un autore che punta alla qualità non dovrebbe proporlo la terza volta… e forse neanche la seconda… e forse neanche copiare da altri scrittori.

Inoltre, il tutto è privo di mordente, di verve, e peraltro stavolta i personaggi principali mancano del carisma di quelli del secondo libro, caratterizzati molto meglio.

Tra i personaggi secondari c’è qualche figura interessante, ma non basta certamente per sollevare un libro mediocre dalla sua mediocrità.

Non ho ancora accennato alla trama de La canzone di Shannara, anche se dopo quanto detto si sarà intuita, nomi a parte: le Quattro Terre sono ancora una volta in pericolo, e ancora una volta il druido Allanon si reca dagli eredi di Shannara, ossia la famiglia Shea, e più precisamente dalla giovane Brin, per chiederle di opporsi al male che incombe grazie ai suoi poteri magici.
Nell’avventura saranno coinvolti il di lei fratello Jair, il di lei fidanzato-pretendente Rone, ma anche lo gnomo Slanter, il maestro d’armi Garet Jax, il vecchio Cogline, la nipote Kimber, il gatto Baffo (questi ultimi tre forse l’unico elemento vivacizzante della storia), etc.

Forse avrei apprezzato un poco di più Terry Brooks se lo avessi letto da ragazzino, ma proprio da adolescente adolescente, e se lo avessi letto tra i primi romanzi fantasy.
Ma tra i miei primi romanzi fantasy ci sono stati Lo hobbit, La storia infinita, Il signore della magia, il Ciclo di Conan, Lei - La donna eterna, L'ultimo castello, Il serpente Ouroboros… con tanti saluti a Terry Brooks.

Fosco Del Nero


Per rimanere aggiornato con le recensioni di Libri e Romanzi, iscriviti al feed!

Titolo: Watson sotto accusa - Sherlock Holmes 4 (The crown vs. dr. Watson).
Scrittore: Gerald Lientz.
Genere: librogame, giallo, investigativo.
Editore: E.L.
Anno: 1988.
Voto: 5.5
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


Era da un po’ che non leggevo un librogame, ed eccomi dunque qui con il quarto della serie Sherlock Holmes, dopo che avevo letto e recensito i precedenti Omicidio al Diogenes ClubLo smeraldo del fiume nero e Il caso Milverton.

L’autore del libro era quello del primo e del terzo, due ottimi librigame, ossia Gerald Lientz (viceversa il secondo libro della serie era stato deludente), per cui mi attendevo un buon librogame, come gli altri di genere giallo-investigativo.

Il problema, però, è che è troppo “come gli altri”, tanto che si sente un po’ la pesantezza della scarsa originalità, e inoltre questo Watson sotto accusa sembra anche essere meno ispirato dei precedenti due libri di Gerald Lientz.

Ad ogni modo, vediamo la storia del libro, che peraltro è facile intuire fin dal titolo: c’è stato un omicidio in un club inglese (che poi è l’evento di partenza anche di Omicidio al Diogenes Club, a proposito di scarsa originalità), e stavolta l’indiziato sembra essere proprio il Dottor Watson, il celebre assistente del mitico Sherlock Holmes, che peraltro è morto due anni prima e dunque non figura in questo libro.

Più che indiziato, peraltro, Watson sembra proprio essere il colpevole, da quanto sono schiaccianti le prove ai suoi danni.

Spetterà al giovane investigatore formato proprio da Holmes e Watson risolvere l’inghippo e scovare l’assassino dell’uomo d’affari ucciso con un colpo di attizzatoio in testa.

Lo schema del libro è sempre il solito: tra interrogatori e domande, e ovviamente tirate di dati, il lettore metterà da parte indizi, deduzioni e decisioni, fino alla risoluzione del caso… se ci arriva, ovviamente.

Di mio, dico che da un lato la storia è poco originale (possibile che l’autore non abbia trovato nulla di più originale del ripetere una trama già proposta?), da un altro lato è ugualmente un poco stancante il semplice porre domande e tirare i dadi per vedere cosa esce, e infine è deludente anche il finale… o perlomeno quello che ho letto io.

Insomma, nel complesso da Watson sotto accusa e da Gerald Lientz mi attendevo qualcosa di meglio…

Fosco Del Nero


Per rimanere aggiornato con le recensioni di Libri e Romanzi, iscriviti al feed!

Argomenti