Il cammino del mago

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Titolo: Cinque settimane in pallone (Cinq semaines en ballon).
Scrittore: Jules Verne.
Genere: avventura, storia.
Editore: RBA.
Anno: 1863.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.


Da poco mi sono comprato un blocco di libri di Jules Verne, il famoso scrittore dell’Ottocento autore di alcuni importati romanzi d’avventura ed esplorazione, quando realistica e quando immaginifica.
Dei quattro avevo già recensito Il giro del mondo in ottanta giorni e Viaggio al centro della Terra, due classici della narrativa da cui sono stati tratti anche dei film. In attesa del terzo e ultimo classico, ossia Ventimila leghe sotto i mari, mi sono letto il romanzo meno famoso del gruppo, ossia Cinque settimane in pallone.

Si tratta di un altro romanzo di avventura, giacché a quanto pare Verne non sapeva scrivere altro, o forse scriveva ciò che era redditizio scrivere al tempo, ma al contrario di altri casi si tratta di avventura realistica, col solo mezzo di un pallone aerostatico (mezzo comunque all’avanguardia all’epoca) e ambientata nell’Africa centrale, quindi senza mostri sotto la terra o sotto il mare.

Ecco la trama sommaria di Cinque settimane in pallone: nel maggio del 1862 lo studioso Dottor Samuel Ferguson decide di attraversare l’Africa da est ad ovest in sella a un pallone aerostatico di sua invenzione, capace di sfruttare non solo i venti propizi, come era stato fino a quel momento, ma anche di muoversi per virtù propria grazie all’idrogeno di cui era caricato. Egli coinvolgerà nell’impresa, mai riuscita fino a quel momento, il suo servitore Joseph Wilson, detto Joe, e l’amico Richard Kennedy, detto Dick, il primo giovane assai sveglio e il secondo provetto cacciatore.
Teoricamente i tre partono ragionevolmente sicuri della buona riuscita dell’impresa, data la tecnologia superiore di cui dispongono rispetto ai precedenti avventurieri, molti dei quali avevano non a caso fatto una brutta fine, tuttavia non tutto fila per il verso giusto, e i tre se la vedranno con differenti pericoli…

I singoli romanzi di Jules Verne sono piacevoli: l’autore sa scrivere bene, in modo pulito ed evocativo, il ritmo è discretamente serrato pur mantenendo l’eleganza di quei tempi, e i personaggi sono sempre ben caratterizzati.
Tuttavia, dopo aver letto uno o due suoi romanzi, il tutto sa di già visto o comunque di molto simile, e inizia a venire a noia.

Nel caso di Cinque settimane in pallone, poi, c’è davvero poco in più rispetto alle descrizioni delle varie zone dell’Africa, con i loro abitanti, i loro climi e i loro animali selvaggi; giusto qualche disavventura per vivacizzare un minimo la cosa, e qualche descrizione storica reale di precedenti esploratori.
Se questo basta, il romanzo sarà apprezzato, altrimenti no.

Come ulteriore zavorra (termine particolarmente corretto per questo caso), il libro sconta qualcosa a livello culturale: animali ora rispettati e anzi protetti in quanto a rischio estinzione qua sono tranquillamente uccisi per il semplice gusto di ucciderli, e d’altronde uno dei tre protagonisti è dichiaratamente un cacciatore provetto.
Inoltre in generale c’è un certo europeismo di fondo che sa di razzismo (i tempi e la cultura, d’altronde, erano quelli: l’Europa di metà Ottocento, che vedeva il resto del pianeta come barbaro e degno di essere sfruttato senza ritegno; peraltro è ancora così, figuriamoci a quei tempi)… visibile in modo ancora più netto nel racconto di accompagnamento affiancato a Cinque settimane in pallone, ossia Martino Paz, in cui il classismo si sposta in ambito religioso e in cui gli ebrei sono cattivi e avidi, mentre i cristiani sono i buoni.

In conclusione: Jules Verne era un ottimo romanziere, con discreta vocazione anche da saggista, ma era un po’ di parte in vari sensi.
Mi rimane ora solamente Ventimila leghe sotto i mari, che non mi pare abbia mai letto da bambino, e che spero, fama alla mano, che sia il migliore del lotto dei quattro libri.

Fosco Del Nero


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Titolo: La spada del samurai - Time machine 10 (Flame of the inquisition - Time machine).
Scrittore: Marc Kornblatt.
Genere: librogame, fantascienza, avventura, storia.
Editore: E.L.
Anno: 1986.
Voto: 7.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


Avevo già incontrato Marc Kornblatt nei precedenti libri della serie di librogame Time machine, e precisamente in Missione a Varsavia, che si era rivelato uno dei libri più interessanti della serie, almeno tra quelli che ho letto, insieme a Le sorgenti del Nilo e La spada del samurai.

Nel gruppone di testa si aggiunge ora Le fiamme dell’inquisizione, scritto per l’appunto dallo stesso Marc Kornblatt, evidentemente specializzato in tale tipo di libri, a caratterizzazione fortemente storica e discretamente drammatico (ghetto ebreo a Varsavia, roghi eretici in Spagna), e in ambo i casi smaccatamente pro-ebrei.

Veniamo al contenuto de Le fiamme dell’inquisizione, che è il decimo libro della serie… e che è l’ultimo che ho, mancandomi i rimanenti non recensiti: siamo nella Spagna del quindicesimo secolo, al tempo in cui Isabella di Castiglia si unì in matrimonio con Ferdinando d’Aragona nel 1469.

Fu quello un periodo molto intenso e storicamente importante non solo perché nacque con quel matrimonio la Spagna moderna, ma anche perché da lì a breve sarebbe stata ripresa dalle mani dei “mori” la parte meridionale dell’attuale nazione, con la cosiddetta “reconquista”, sarebbero stati espulsi gli ebrei e i musulmani e sarebbero poi state mandate alla volta dell’ovest le tre caravelle di Cristoforo Colombo.
E non solo: sarebbe stata istituita nella nazione spagnola l’Inquisizione, che si sfogò come sappiamo su eretici e praticanti di fedi diverse.

Lo scopo della missione di noi viaggiatori nel tempo è quello di capire come mai la Regina Isabella, che aveva fama di sovrana compassionevole e caritatevole, avesse autorizzato nel suo territorio un’istituzione così violenta: certo, la cosa partiva dal Papato di Roma, ma lei vi ha messo la firma.

Come ho detto altre volte, se pure la serie di librogame Time machine si presenta snella e semplice, breve come lunghezza e praticamente priva di regole, ciò che sembra assai adatto alle fasce d’età più giovani, ha comunque un suo valore, nell’essere scorrevole e nell’essere didattica: leggendo i suoi libri, dunque, si impara molto… o lo si ripassa nel caso di informazioni storiche probabilmente scomparse dalla memoria.

È stato così anche per Le fiamme dell’inquisizione, librogame che ho gradito: bella ambientazione e trama interessante.
Con esso, inoltre, a questo punto è promosso anche Marc Kornblatt.

Fosco Del Nero


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Titolo: Selvaggio west - Time machine 4 (Wild west rider - Time machine).
Scrittore: Stephen Overholser.
Genere: librogame, avventura, storia.
Editore: E.L.
Anno: 1985.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


Con Selvaggio west sono arrivato al quarto volume della serie di librogame Time machine.
I primi tre sono stati L’età dei dinosauriLe sorgenti del Nilo Sulle navi pirata, col secondo che è stato quello che ha riscosso il maggior gradimento…

… vediamo come è andata con Selvaggio west, scritto da tale Stephen Overholser.

“West”, quindi l’ambientazione è chiara: il Nord America dell’800, con la missione del libro che è quella di scoprire come mai il mezzo di comunicazione a distanza del pony express, che tagliava il continente da est e ovest e che era sembrato un mezzo di comunicazione così veloce, ha smesso di operare dopo nemmeno due anni da che aveva preso avvio, nel 1861.
Colpa degli indiani, delle mandrie di bufali, delle avversità naturali e metereologiche, o ancora per colpa del treno, del telegrafo o della Guerra Civile Americana, avviata nel 1861 e terminata nel 1865?

A noi scoprirlo partendo da una diligenza, trovando la rotta di pony express, parlando con chi proprio lì ha vissuto la storia: commercianti, politici, giornalisti, locandieri e ovviamente furfanti.

Il libro è piccolino come da tradizione della serie Time machine, e forse ancora più breve dei suoi predecessori… o almeno mi è sembrato ad occhio durante la lettura. O forse non è più breve come lunghezza, ma come possibilità di evoluzione del racconto, che tutto sommato è piuttosto direzionata e quindi priva di reali alternative.

Sarò sincero: un po’ per questa sensazione di brevità, un po’ per non esser mai stato un appassionato delle ambientazioni western, tra pistoleri e indiani, saloon e diligenze (in realtà non ci sono saloon nel testo, ma l’atmosfera è quella), Selvaggio west non mi ha entusiasmato, per quanto comunque mi è piaciucchiato.
Rimane però fermo un punto: al di là che l’ambientazione tocchi più o meno le proprie corde, i librogame della serie Time machine sono agili e gradevoli, e per di più educativi e assai informativi, fatto certamente meritorio.
Adesso, per esempio, ne so molto più di prima della storia del pony express americano.

Fosco Del Nero


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Titolo: Sulle navi pirata - Time machine 3 (Sail with pirates - Time machine).
Scrittore: R Jim Gasperini.
Genere: librogame, avventura, storia.
Editore: E.L.
Anno: 1984.
Voto: 6.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


Dopo aver letto i primi due libri della serie di librogame Time machine, ossia L’età dei dinosauri e Le sorgenti del Nilo, è arrivato il turno del terzo libro: Sulle navi pirata.

È cambiato l’autore, essendo passati a tale Jim Gasperini, il quale credo che abbia scritto solo questo librogame, almeno nelle pubblicazioni E.L., e inoltre siamo passati a un’ambientazione del tutto differente: dopo l’era dei dinosauri e dopo l’esplorazione del continente africano, siamo ora alle prese con i pirati del XVII secolo, tra Cuba, Bahamas, Hispaniola (isola ora suddivisa tra Haiti e Repubblica Dominicana), Portorico e Isole Vergini.

Insomma, siamo nel Mar dei Caraibi, ma soprattutto siamo tra esploratori, pirati e avventurieri, con lo scopo dell’avventura che è quello di ritrovare un galeone affondato in quegli anni, e che si dice sia affondato con un grande tesoro, tra argento e antichi reperti, la Conception, abbreviazione di Nostra Signora dell’immacolata concezione.

Secondo obiettivo della missione: scoprire perché ci chiamano Lucky Century.

La struttura del libro è identica a quella dei due che lo hanno preceduto, e immagino sia la medesima in tutta la serie Time machine: non c’è da strutturare un personaggio, né si usa un personaggio già fatto, non si lanciano dadi, non si distribuiscono punti tra caratteristiche varie… si scelgono solamente i paragrafi nelle varie scelte proposte.

Struttura semplice, dunque, e ugualmente lo stile dell’opera, di questa opera e della serie in generale, è semplice e apparentemente destinato a un pubblico giovane (tra l’altro le altre serie di librigame destinate a un pubblico più giovane hanno il medesimo formato breve: penso a Detective Club, ma anche ad Avventure stellari).

Devo dire in ogni caso che finora ho gradito tutti e tre i libri, quale più e quale meno, e anche questo Sulle navi pirata ha un suo perché, con la valutazione che è sufficiente o poco più che sufficiente.
Da sottolineare anche che il libro è arricchito da numerose illustrazioni ben caratterizzate.
Passiamo ora ai prossimi della lista, anch’essi di ambientazioni assai differenti: Selvaggio west e Missione a Varsavia.

Fosco Del Nero


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Titolo: Le sorgenti del Nilo - Time machine 2 (Search for the Nile - Time machine).
Scrittore: R.W. Walker.
Genere: librogame, fantascienza, avventura, storia.
Editore: E.L.
Anno: 1986.
Voto: 7.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


Dopo aver recensito il primo libro della serie Time machine, ossia L’età dei dinosauri, eccoci qui col secondo: Le sorgenti del Nilo, scritto da tale R.W. Walker, mai incontrato in altri librogame e dunque non un autore di spicco del settore (al tempo, e parliamo degli anni “80).

Se lo schema del libro è rimasto il medesimo, e suppongo che rimarrà tale per tutti i libri della serie Time machine, è cambiata, e parecchio anche, l’ambientazione: siamo passati dalla ricerca di una specie di dinosauro-uccello alla ricerca delle sorgenti del Nilo all’incirca nel periodo 1870-1880.

In tale ricerca peraltro ci imbattiamo anche in personaggi noti della storia, come David Livingstone (“Il dottor Livingstone, suppongo”), oppure l’esploratore Henry Stanley.
Ambientazione: l’Africa centrale, tra il Lago Vittoria, il Lago Titicaca, il fiume Congo e ovviamente il fiume Nilo da cui il titolo del libro.

Dico la verità: pur essendo lo schema di gioco il medesimo del precedente volume di Time machine (semplice, senza costruzione di personaggi, senza dadi, senza punti di vario tipo, senza oggetti o soldi, con la sola scelta tra due paragrafi per andare avanti), questo secondo libro mi è piaciuto di più: forse perché più vivace, forse perché scritto meglio, forse perché calato in un contesto storico più recente e quindi più “umano” (nell’altro caso avevamo intorno solo dinosauri, uccelli e protomammiferi).

Tanto mi è piaciuto Le sorgenti del Nilo, che è sicuro che mi legga anche il terzo volume della serie,  ossia Sulle navi pirata, il quale già col titolo promette un ulteriore e deciso cambio di ambientazione…

… ma d’altronde la serie spazierà tra Re Artù e Atlantide, per cui la varietà non manca, e pur mantenendosi assai semplice sia come struttura che come stile, si presta ad essere sia vivace sia didattica, cosa particolarmente adatta ai ragazzini.

Al prossimo librogame. 

Fosco Del Nero


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Titolo: L’età dei dinosauri - Time machine 1 (Search for dinosaurs - Time machine).
Scrittore: David Bischoff.
Genere: librogame, fantascienza, avventura, storia.
Editore: E.L.
Anno: 1984.
Voto: 6.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


Finora non avevo mai letto un librogame della serie Time machine: da ragazzino non ne avevo mai comprato, probabilmente perché appartenevano alla categoria dei librigame sottili, come anche Detective Club o Avventure stellari, i quali infatti avevo ugualmente ignorato perché mi sembravano meno convenienti nel rapporto tra prezzo e dimensioni.

Rimedio ora, da grande, con la lettura de L’età dei dinosauri, il primo libro della serie Time machine, scritto da tale David Bischoff nel 1984.

Il titolo della serie e il titolo del libro, abbinati, dicono praticamente tutto: il protagonista dell’opera è in possesso di una macchina del tempo, e si deve recare di volta in volta in un certo periodo storico al fine di verificare qualcosa, ciò in cui consiste la sua missione.

In questo caso, si tratta di individuare un particolare animale, vissuto nel periodo dei dinosauri, sorta di punto mediano tra i dinosauri volanti di allora e i moderni uccelli.
Ecco che il protagonista del libro, ossia noi, si troverà a volare i vari periodi storici delle ere dei dinosauri al fine di scovare il fantomatico dinosauro-uccello.

Le regole del librogame in questione sono davvero semplicissime: non c’è da costruire un profilo, non vi sono dadi o punti da distribuire, né oggetti da cercare e portarsi appresso, ma c'è solo da scegliere tra un paragrafo e un altro, fino alla conclusione della storia.
Non si può nemmeno morire, ma al massimo si rimane rallentati e si deve riprendere da un punto già passato, fino ad imboccare la via che ci farà uscire dal labirinto.

Come detto, il libro è sottile, per cui si legge discretamente velocemente… anche se in realtà c’è la possibilità di doverlo leggere tutto, cosa al contrario insolita per i librigame con più vie possibili, in cui dunque tanti paragrafi rimangono inesplorati.

Personalmente, ho gradito discretamente L’età dei dinosauri, e in generale la struttura della serie Time machine: è leggera ma al contempo vivace e anche didattica, molto adatta a insegnare qualcosa di un certo periodo storico ai più piccoli… ma anche ai grandi.
Appuntamento con il volume successivo, Le sorgenti del Nilo.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il pendolo di Foucault.
Scrittore: Umberto Eco.
Genere: giallo, thriller, cospirazionismo, storia.
Editore: Superpocket.
Anno: 1988.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.


Il pendolo di Foucault è il quarto romanzo di Umberto Eco che leggo, dopo Il nome della rosa (letto molti anni fa), L’isola del giorno prima (anche questo abbastanza anni fa) e Baudolino (questo più di recente).

Gli ultimi due non sono andato a cercarmeli, dal momento che allo stato attuale sento Eco un po’ pesante e troppo cerebrale, ma, giacché ce li avevo già in casa, comprati secoli prima, e giacché non mi piace sprecare le cose, e giacché comunque Eco è un signor autore, me li sono letti.

Passo subito a descrivere la trama molto sommaria de Il pendolo di Foucault, romanzo scritto nel 1988 e ambientato negli anni “60 e dintorni, con richiami alla Seconda Guerra Mondiale, al decennio del “70 e soprattutto alla storia passata dell’umanità… e che richiami!

Il protagonista centrale della storia è Casaubon, a inizio storia giovane studente rivoluzionario in quel di Milano, il quale va man mano conoscendo gli altri protagonisti della vicenda: il caporedattore Belbo, l’amico Diotallevi, l’editore Garamond… e poi anche l’affascinante Lorenza, le sue due fidanzate Amparo e Lia, il commissario De Angelis, il colonnello Ardenti, l’enigmatico e sapiente Aglié, etc etc.
Il tutto ruota intorno alla passione comune, che peraltro diviene anche lavoro editoriale del trio Casaubon-Belbo-Diotallevi, per i misteri antichi, i segreti mai scoperti e le cospirazioni universali.
In realtà la passione è più di coloro che scrivono e propongono all’editore per cui i il suddetto trio lavora manoscritti su Templari, Rosacroce, Catari, Assassini, e ovviamente anche su tarocchi, astrologia, magia, alchimia, Saint Germain, Cagliostro, Shakespeare, Bacone, etc… passione che man mano diventa per loro gioco, poi impegno, e infine matassa pericolosa da districare.
Non a caso, il romanzo comincia con Casaubon che, nascosto di notte all’interno di un museo parigino, presunta sede imminente di un convegno massone-iniziatico, attende di vedere cosa succede, col romanzo che poi riprende le fila del discorso dalla sua origine, ossia con Casaubon ragazzo qualunque alle prese con le cose qualunque della sua età: laurea, ragazze, locali, soldi.

Essenzialmente Il pendolo di Foucault è un grosso gioco intellettuale: un gioco intellettuale lungo quasi 700 pagine di piccolo formato che passa da un’infinità di citazioni e di documentazioni storiche, e che gioca a ricostruire la storia e i suoi enigmi cospirativi elaborando a sua volta una cospirazione, dopo vari tesi e ipotesi, che si rivela fin troppo veritiera per i protagonisti del “gioco”.

Fuori dalla narrazione, Umberto Eco sembra divertirsi a prendere in giro coloro che trovano analogie e coincidenze, e a suo modo la sua presa in giro fa sorridere… anche se parimenti fa sorridere constatare ancora una volta, casomai ce ne fosse bisogno, che conoscenza ed erudizione non fanno saggezza, e che questa dipende dal livello di consapevolezza che si è raggiunto, non dalla mole di informazioni che si sono incamerate.

In questo senso, il romanzo è ben più povero di altri romanzi apparentemente meno pretenziosi, ma con più profondità: giacché sto leggendo la Saga di Terramare, mi viene in mente Il mago di Ursula Le Guin, il libro che apre il ciclo in questione.

Anzi, si potrebbe riassumere tutto ciò con una frase usata dallo stesso Eco nel libro: “Inventare, forsennatamente inventare, senza badare ai nessi, da non riuscire più a fare un riassunto. Un semplice gioco a staffetta tra emblemi, uno che dica l’altro, senza sosta”.

Il pendolo di Foucault è comunque un romanzo dotto e interessante, intendiamoci, ma risente pesantemente della cerebralità del suo autore, tanto che forse non lo avrei letto se non fossi interessato ai temi trattati nel testo… seppur trattati al rovescio, per così dire.

Anche se, a onor del vero, in esso si trovano frasi e concetti interessanti, un po’ dell’autore un po’ citazioni del passato, anche se probabilmente anch’essi rientrano nella sua opera ironica.

Menzione negativa per il finale, vuoto come il resto del libro, nonostante le migliaia di citazioni di nomi, luoghi ed eventi.
Sapere ed essere devono andare avanti appaiati, altrimenti l'essere umano rimane monco.

Fosco Del Nero


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Titolo: Baudolino.
Scrittore: Umberto Eco.
Genere: storico, fantastico.
Editore: Superpocket.
Anno: 2000.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Fin da ragazzino sono un fan dei libri di Umberto Eco, anche se finora a dire il vero avevo letti i soli Il nome della rosa (che da solo basterebbe a creare un fan a vita, comunque) e L’isola del giorno prima (romanzo ugualmente colto e brillante, anche se meno convincente del suo predecessore).
A casa avevo però da tempo altri due romanzi dello scrittore piemontese, ossia Baudolino e Il pendolo di Foucault.

La recensione di oggi verte proprio su Baudolino.
Che, detto tra parentesi, è un altro malloppone di più di 500 pagine (ma il pendolo che mi aspetta pazientemente da anni è ancora peggio), il che è un po’ la cifra standard per Eco.

Altro fattore rispettato è l’ambientazione: siamo nel passato, e siamo immersi in tanti riferimenti storici, tra l’Imperatore Federico Barbarossa e la moglie Beatrice di Borgogna, le guerre con i comuni italiani del nord, le varie crociate, le vicende di Costantinopoli, la figura storia dello storico Niceta Coniate, etc.

In mezzo a tanti riferimenti storici, peraltro, si mischia tanta leggenda, tanto da far sconfinare Baudolino addirittura nel genere fantasy, per quanto un fantasy assai erudito e assai storicizzato: abbiamo il Graal, la Sindone, varie teste di San Giovanni, satiri e satire, sciapodi, blemmi, panozi, etc, fino ad arrivare al mitico Prete Giovanni, figura mai ben accertata che si riferiva ad un ipotetico sovrano cristiano (per quanto nestoriano e non papista) in un imprecisato luogo dell’Asia, sito a volte nell’Asia centrale, a volte nell’Asia più orientale.
Il tutto assume i contorni di una sorta di storia e viaggio picaresco, assai vivace e movimentato… e anzi fatico a pensare a qualcosa di più movimentato.

Ad ogni modo, vado a tratteggiare la trama di Baudolino: Baudolino è un adolescente nato nella campagna piemontese, nella Frascheta, dove in seguito sorgerà la città di Alessandria, il quale, quando aveva 13 anni (siamo nel 1154), viene fortunosamente adottato dall’Imperatore Federico Barbarossa, per il quale si rivelerà oltre che figlio affezionato anche consigliere intelligente.
Tra i suoi vari consigli, la canonizzazione di Carlo Magno, la “costruzione” del Santo Graal, la ricerca dei regni del Prete Giovanni a scopo politico, etc.
Come se infanzia e a giovinezza non fossero stati sufficientemente avventurosi, la vita di Baudolino lo condurrà persino in regno fantastici, tra popolazioni inimmaginabili… e persino a recitare il ruolo di uno dei Magi.

Da queste poche righe si sarà capito che in Baudolino succede un po’ di tutto…
… ma ovviamente nello stile di Umberto Eco, molto colto, molto citazionista, molto descrittivo, decisamente più portato all’intreccio complicato e ai dialoghi eruditi che non all’azione e alla lettura “facile”.

Ferma la qualità nella scrittura di Umberto Eco, confermata di libro in libro, la preferenza tra un romanzo piuttosto che un altro è assai soggettiva, e difatti in rete si trovano facilmente pareri assai contrastanti su quali siano i suoi migliori lavori.
Di mio, ho preferito Il nome della rosa, con L’isola del giorno prima e Baudolino a seguire, e con la sensazione che Il pendolo di Foucault si conquisterà un posto d’onore in tale quartetto… quando avrò la santa pazienza di leggere le sue 680 pagine.

Fosco Del Nero


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Titolo: Memorie di un grande veggente (Confessions – Memoirs of a modern seer).
Scrittore: Cheiro (William John Warner, Louis Hamon).
Genere: biografia, storia, chiromanzia.
Editore: Edizioni Il Punto d’Incontro.
Anno: 1932.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


La recensione odierna su Libri e Romanzi è dedicata a un testo piuttosto risalente, essendo datato 1932.
E piuttosto particolare, direi, dal momento che si tratta dell’autobiografia di un curiosissimo personaggio assai famoso in Europa e anche in America ad inizio 900: parlo di Cheiro (nome anagrafico: William John Warner, ma era noto anche come Conte Louis Hamon).

Perché costui era famoso, anzi famosissimo?
Perché aveva fama di infallibile chiromante… leggeva le mani, dunque, e non solo, visto che era esperto anche di numerologia e di astrologia.
E aveva anche delle visioni, a quanto pare, per non farsi mancare niente.

La sua fama era talmente vasta che non solo era apprezzatissimo dalla gente comunque, ma era ricercato anche da re, regine, nobili, politici e artisti di grande nomea.

Ed ecco che, così, nella sua autobiografia ci finiscono i regnanti dell’Inghilterra, dell’Italia, del Belgio, della Russia (particolarmente vivace il suo incontro con lo Zar e con Rasputin, il suo consigliere), ma anche grandi artisti dell’epoca, come Oscar Wilde e Mark Twain… e anche personaggi rimasti leggendari, come la spia Mata Hari.

Andavano da lui perché, a quanto pare, era formidabile non solo nell’indicare le tendenze interiori delle persone (talenti, predisposizioni, etc), ma anche potenziali rischi… e pare che abbia azzeccato numerose date di morte in largo anticipo.

Memorie di un grande veggente è una biografia, dunque non vi è in esso la trattazione di tali materie esoteriche…
… ma nondimeno è vivace e piacevole, con tutta la varietà umana che scivola davanti a lettore, in capitoli spesso brevi e di agevole lettura, mai noiosi e anzi spesso appassionanti.

E, in più ogni tanto fa capolino nel libro, a chiare lettere o tra le righe, qualche espressione che mostra che il suddetto Cheiro avesse un certo livello di comprensione dell’esistenza...
… e che nonostante il suo grande talento e fama fosse rimasto sempre semplice e sereno (ciò si vede dalle foto del suo volto peraltro).

In conclusione, Memorie di un grande veggente di William John Warner-Conte Louis Hamon-Cheiro è un testo assai gradevole e per certi versi istruttivo, e che mostra anche che l’esistenza non è solo ciò che vedono gli occhi dell’uomo contemporaneo, spesso peraltro assai miopi.

Fosco Del Nero


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Titolo: Impronte degli Dei (Fingerprints of the Gods).
Scrittore: Graham Hancock.
Genere: storia, archeologia, astronomia.
Editore: Tea.
Anno: 1995.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


Avevo a casa ormai da molto tempo Impronte degli dei di Graham Hancock, ma finora non avevo mai avuto il coraggio-motivazione di incominciarne la lettura.
Difatti, pur essendo da molti anni appassionato di ricerche storico-mitologico-archeologico-astronimiche in stile Kolosimo, Sitchin, Von Daniken, ma anche Biglino, Russo, etc, etc, bisogna pur avere la voglia di cominciare un librone di 650 pagine, e scritte pure abbastanza fittamente.

Comunque, alla fine ce l’ho fatta, ed ecco qui la recensione di Impronte degli Dei, che poi era il primo libro che leggevo di Graham Hancock, guru nel campo dell’archeologia di frontiera, se vogliamo definirla così.

Il libro, pur essendo assai lungo, si legge volentieri... cosa che è stata una fantastica notizia, per via di alcuni accorgimenti intelligenti dell’autore.
Intanto, il linguaggio non è un linguaggio pedante da professorone, ciò che aiuta molto. In secondo luogo, i vari capitoli sono relativamente brevi, e non staffilate di 50 pagine ciascuna, che magari non vedi l’ora di terminare.
Infine, il testo è proposto praticamente come un resoconto di viaggio, con l’autore che ha cominciato la sua ricerca in Sud America, per poi spostarsi nell’America Centrale, per dilungarsi infine sull’Egitto.

Anche se occorre dire che nel mentre ci passa un po’ tutto il mondo, e anzi l’autore comincia proprio da alcune mappe misteriose del passato (la mappa di Piri Reis, il mappamondo di Oronzio Fineo, l’atlante di Mercator, la carta di Philippe Buache, etc) e man mano che la sua ricerca va avanti mostra numerosi indizi di come tante antiche civiltà abbiano giovato di residui o insegnamenti di un’unica civiltà ancora più antica, fuori dal radar della storia dell’uomo contemporaneo, ma i cui segni sono rimasti nella mitologia, nell’archeologia e nell’astronomia.

Nel complesso, Impronte degli Dei è un lavorone, che giustifica pienamente il grande successo ottenuto nel mondo da Graham Hancock, e che certamente non mancherà di interessare il lettore di turno, a sua volta interessato a queste tematiche… nonché ad avere un’idea più chiara e coerente del passato dell’umanità.

A chi avrà il coraggio, buona lettura.

Fosco Del Nero


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Titolo: L'invenzione di Dio.
Scrittore: Mauro Biglino.
Genere: saggistica, storia.
Editore: Macro Video.
Anno: 2015.
Dove lo trovi: qui.


Ormai tante persone in Italia conoscono Mauro Biglino, il ricercatore-storico-traduttore che, una volta smessi i panni del traduttore ufficiale delle Edizioni San Paolo (e quindi un signor professionista del settore), ha cominciato a tradurre “per conto suo”. 

Non avendo più legami con la casa editrice committente, ha avviato un tipo di traduzioni decisamente diverse: non più “ortodosse” ma letterali…

… ricavando da ciò una prospettiva del tutto diversa sul Vecchio Testamento.

Peraltro non nuova, giacché dubbi sui testi assai variegati, nonché sui contenuti, dei libri che compongono il Vecchio Testamento erano già stati avanzati da vari autori, ma finora essenzialmente ignorati dal grande pubblico.

Peraltro in precedenza su questo blog avevo già segnalato un suo libro, ossia La Bibbia non parla di Dio, mentre sull’altro mio sito avevo recensito diversi suoi libri.
Questi per la precisione:

Nel complesso, l’autore mi aveva piuttosto interessato, andando a vivificare il mio antico interesse su tematiche al confine tra spiritualità, esistenza, religione, storia... e ovviamente società e cultura umana, giacché è tutto compreso nel pacchetto.

Ad ogni modo, quest’oggi vi segnalo un dvd della durata di 130 minuti, a cui si aggiunge un libretto di 30 pagine, nonché un’intervista eslusiva al ricercatore italiano, il tutto appena uscito: L'invenzione di Dio.

Come desumibile dal titolo, il tema è sempre quello: il Vecchio Testamento e l’invenzione da parte di taluni traduttori di un "Dio spirituale", che in quei testi, semplicemente, non c’è (e ciò ovviamente non ha nulla a che fare con un’eventuale essenza divina che permea il creato, qua si parla solo del Vecchio Testamento e della sua traduzione alla lettera... e conseguente di tutta la mistificazione e i giochi di potere che vi è intorno a ciò).

Ecco alcuni punti affrontati nel video, che poi è una conferenza dal vivo tenuta in Italia: 
- non sappiamo nulla su chi e quando ha scritto la prima parte della Bibbia, 
- undici libri biblici sono ufficialmente scomparsi, 
- la creazione dell’uomo intesa come atto divino è falsa, 
- Dio si stanca, si sporca e ha fame (e ce ne sono molti peraltro, non solo uno),
 - il “Dio” biblico non ha nulla a che vedere con Gesù, 
- le religioni monoteiste sono state letteralmente costruite dal nulla su interpretazioni fantasiose dell’Antico Testamento.

Come sempre, con Biblino c’è tanto materiale, poi sta alla singola persona avere l’interesse o il coraggio di essere aperta all’esplorazione e di visione ampia.

Fosco Del Nero


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Titolo: Gli dei erano astronauti (Die gotter waren astronauten!).
Scrittore: Erich von Daniken.
Argomenti: storia, archeologia.
Editore: Piemme.
Anno: 2001.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


In questo blog non ho mai recensito nessun libro di Zecharia Sitchin, e ormai ne ho letti svariati, visto che li ho recensiti nel mio sito Una vita fantastica.

Anche se, in realtà, si tratta di testi di saggistica generica, i quali si muovono tra storia, religione, mitologia e archeologia, quindi adatti al grande pubblico, e non solo a un pubblico interessato alla crescita personale, come è quello del sito appena citato.

Vale il medesimo discorso per un autore per certi versi simile a Sitchin, ossia Erich von Daniken, di cui vi propongo il libro Gli dei erano astronauti, un testo del 2001 che spazia tra parecchi argomenti. 

E questo a dispetto della sua relativa brevità: in 250 pagine di piccolo formato, difatti, Erich von Daniken mette dentro di tutto: dalla Bibbia al Mahabharata, dal mistero di Fatima alle iscrizioni rupestri, dal Sud America all’Asia centrale, dai personaggi degli scritti più antichi dell’umanità alla tecnologia e alle macchine volanti.

Insomma, davvero tanto, col tutto che, come conseguenza, è trattato in modo non approfondito, quindi secondo uno stile storiografico, ma in modo più leggero, utile a dare una panoramica generale. 

E in questo senso il sottotitolo del libro sintetizza bene cosa si troverà in esso: “Il cosmo rivela il mistero di tutte le religioni”.
La tesi di fondo, difatti, è la medesima di Sitchin e di tanti altri studiosi di frontiera, veri eretici rispetto alla tesi classica: in un lontano passato delle creature extraterrestri sono scese sulla Terra e hanno interagito con la razza umana, anche a livello genetico, cosa che spiega da un lato il salto evolutivo mai spiegato dalla scienza occidentale, e dall’altro il fatto che tutte le culture di tutte le zone della Terra, compresi i più antichi testi sacri, parlino di deità scese dallo spazio, di macchine volanti, di armi “magiche”, di guerre nei cieli, etc.

Gli dei erano astronauti mi è piaciuto: Erich von Daniken mi è parso più un divulgatore che uno storiografo… ma va bene così, per allargare gli orizzonti e finalmente giungere a una riscrittura della storia servono ambo le figure.

Fosco Del Nero


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Titolo: La Bibbia non parla di Dio.
Scrittore: Mauro Biglino.
Genere: saggistica, religione, storia.
Editore: Mondadori.
Anno: 2015.
Dove lo trovi: qui.


Mauro Biglino ha oramai una certa celebrità, sulla scorta di libri come Il libro che cambierà per sempre le nostre idee sulla Bibbia, Il Dio alieno della Bibbia, Non c'è creazione nella Bibbia e La Bibbia non è un libro sacro… il cui tema centrale potete facilmente immaginare da soli.

Tra l’altro va avanti nella sua opera di diffusione con un ritmo serrato, con un libro all’anno… e senza contare i progetti extra, tra conferenze e persino fumetti!

Insomma, è un caterpillar, e la cosa si vede non solo nel ritmo di produzione di libri, ma anche nei loro contenuti, davvero interessanti e argomentati… con quell’argomentazione semplice che è la traduzione letterale del Vecchio Testamento della Bibbia, in cui si trova di tutto e di più… e quasi mai “cose religiose” (nel senso di spirituali, ma anzi molto terrene e persino crudeli e ciniche).

Il nuovo arrivato di quest’anno è La Bibbia non parla di Dio, edito questo da Mondadori, (evidentemente dopo 60.000 copie vendute ha attirato l'attenzione di qualche editore big) e il cui sottotitolo è “Uno studio rivoluzionario sull'Antico Testamento” e che costituisce “Un confronto sorprendente tra l'Antico Testamento e i testi omerici”.

Nella quarta di copertina si legge quanto detto sopra riguardo alla lettura semplice e letterale dei suddetti testi, tanto semplice che li si intende come referto storico di quanto successo, senza interpretazioni e traduzioni fantasiose: “Chi legge l’Antico Testamento con la mente disincantata e vi si avvicina con l’atteggiamento sereno che avrebbe verso qualsiasi libro scritto dall’umanità non ha alcuna difficoltà a cogliere l’evidenza dei fatti.”

Il testo si muove tra elohim, uomo, sperimentazione genetica, cibo e odori, etc… secondo lo stile classico di Biglino, il quale aggiunge nuove argomentazioni ai suoi cavalli di battaglia, in un libro lungo ben 340 pagine che certamente non mancherà di interessare i lettori fedeli di Mauro Biglino, e che magari può essere un punto di ingresso per nuovi lettori interessati a queste tematiche tra storia, religione, mitologia e passato del genere umano.

Fosco Del Nero


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