Titolo: L’enigma del solitario (Kabalmysteriet).
Scrittore: Jostein Gaarder.
Genere: surreale, psicologico, esistenziale.
Editore: Tea.
Anno: 1990.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


Avevo acquistato L’enigma del solitario di Jostein Gaarder tanti anni fa, quando ero ragazzino e ogni tanto acquistavo uno dei volumi economici della serie Superpocket.
Tuttavia, lo avevo messo da parte senza mai leggerlo, fino ad ora.

Ebbene, mi sono trovato davanti un libro eccellente, davvero una bella sorpresa per me che non avevo mai letto nulla di Jostein Gaarder, autore pur famoso per via di libri come Il mondo di Sofia o questo stesso L’enigma del solitario, scritto nel 1990 e etichettato spesso come romanzo filosofico, non senza ragioni.

Ma partiamo dalla struttura narrativa, che vede due storie andare avanti parallele, per poi incrociarsi in modo davvero brillante e impeccabile: una storia è quella di Hans-Thomas e di suo padre (che il bambino chiama “pater”, giusto per sottolineare da subito la natura impegnata del teso), i quali partono dalla Norvegia per andare alla ricerca della madre-moglie, che li aveva abbandonati anni prima per poi finire a fare la modella in Grecia.
La seconda storia è invece una storia di panettieri, di nani, di libri nel panino, di lenti d’ingrandimento ricavate da vasi di pesci, di gazzosa purpurea, di isola misteriosa… e di mazzi di carte, jolly soprattutto.

Al di fuori dei dettagli narrativi, invece (raramente così importanti, peraltro), L’enigma del solitario è un romanzo di formazione, che fisicamente passa per mezza Europa, Italia compresa (Venezia, Como, etc), e che interiormente attraversa praticamente ogni personaggio della vicenda: non solo il piccolo-grande Hans-Thomas, non solo suo padre, non solo sua madre, ma praticamente tre generazioni di panettieri. Anzi, tre e mezza.

Tra l’altro, non solo la cornice (la struttura del romanzo) è davvero bella, non solo è bello il dipinto (la storia), ma anche lo stile narrativo è ineccepibile, così come il ritmo della narrazione, veloce al punto giusto, e con capitoli che si bevono uno dietro l’altro, complice anche la relativa brevità. 

Insomma, tra una cosa e l’altra, davvero difficile non appassionarsi a L’enigma del solitario di Jostein Gaarder, nonché non ammirare alcune trovate, come l’indice dei capitoli, uno per ogni carta del mazzo di carte.
Anzi, l’etichetta di “romanzo filosofico” è persino riduttiva per il codesto testo, giacché rischia di sviare il potenziale lettore su un aspetto teorico-mentale, mentre la storia possiede proprio una valenza formativa, di crescita personale… dei protagonisti, e forse anche del lettore.
In conclusione, Jostein Gaarder è promosso a pieni voti e candidato a future letture.

Fosco Del Nero


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Titolo: Schiavi degli invisibili (Sinister barrier).
Scrittore: Eric Frank Russell.
Genere: fantascienza.
Editore: Mondadori.
Anno: 1943.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


Mi ero segnato Schiavi degli invisibili, romanzo del 1943 di Eric Frank Russell, per via dell’idea centrale del testo…

… la quale peraltro non era originale dello scrittore, bensì presa dalle teorie di Charles Fort, un medium a sua volta autore, il quale sosteneva che la Terra  fosse una fattoria di nutrimento per una razza aliena a danni degli umani, elemento che per l’appunto è poi diventato il nucleo centrale di Schiavi degli invisibili, il cui titolo peraltro è già abbastanza esplicativo.

Praticamente, peraltro, il concetto di fondo è lo stesso di Matrix o dei voladores di Castaneda… e di tante altre discipline e teorie, dagli Arconti degli gnostici ai pendoli di Zeland, pur con le varie differenze specifiche.

Andiamo dunque a vedere la trama di Schiavi degli invisibili di Eric Frank Russell: importanti scienziati di tutto il mondo, da Bjornsen a Mayo, da Webb a Dakin, muoiono tutti nello stesso periodo. Per quanto le circostanze sembrino del tutto naturali, o al massimo loro responsabilità, il fatto appare assai sospetto, anche perché si trattava sempre di persone stimate e note per la loro stabilità, e dunque teoricamente poco propense a buttarsi dalla finestra di un palazzo o a gettarsi sotto un camion in strada.
Qualcuno, dunque, inizia ad investigare: ma non appena Graham e Wohl individuano qualche altro scienziato che stava studiando lo stesso argomento degli scienziati morti, muore anch’egli, e sempre con lo stesso schema: o apparente attacco di cuore o suicidio.
A un certo punto, però, la verità viene a galla, ed è davvero esplosiva: l’uomo non è solo sul pianeta Terra, ma gli fa compagnia una razza invisibile ad occhio nudo, la quale, sorta di aggregato di energia di forma sferica, si nutre addirittura delle emozioni basse dell’uomo, e anzi le incoraggia, sotto forma di violenze, guerre, tristezza, etc.
La cosa difficile è che tale razza di parassiti, chiamati vitoni, riesce in qualche modo a leggere nel pensiero umano, e dunque è in grado di sapere quale essere umano è una minaccia alla sua esistenza e alla sua segretezza… da cui le numerose morti sospette.
Il passo successivo è una sorta di guerra mondiale contro i vitoni, difficile per ovvi motivi.

Schiavi degli invisibili è una sorta di romanzo culto: non è entrato nell’Olimpo dei romanzi “storici”, però si è ricavato una sua fetta di fama, tanto da essere ancora ristampato a distanza di più di settant’anni.

Con discreto merito, devo dire: il libro si fa leggere con interesse, per quanto risulti poco scorrevole in svariate sue parti.
Al di là però dei singoli difetti (personaggi un po’ stereotipati, cosa tipica della fantascienza di quei decenni, scelte ed eventi poco credibili, una certa frettolosità nell’incedere e nel portare il tutto a termine, anche questo in omaggio all’abitudine di quegli anni di scrivere romanzi non troppo lunghi e facilmente digeribili dal lettore), Schiavi degli invisibili di Eric Frank Russell ha il merito di aver introdotto quello spunto centrale di valore: valore sia narrativo, ma anche “didattico”, giacché, pur con licenze narrative, descrive quanto la scienza esoterica afferma da sempre, ossia che, così come l’essere umano si nutre di certe creature, così altre creature a loro volta si nutrono di lui. Curioso leggerlo in un romanzo di fantascienza del 1943.

Fosco Del Nero


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Titolo: I primi 1000 giorni.
Scrittore: Luciano Proietti, Sabina Bietolini.
Genere: saggistica, alimentazione, salute.
Editore: Macro Edizioni.
Anno: 2016.
Dove lo trovi: qui.


I primi 1000 giorni, libro scritto dal duo Luciano Proietti-Sabina Bietolini, il primo un medico, pediatra e studioso di nutrizione, e la seconda biologa, nutrizionista e anch’essa ricercatrice, risponde alla domanda che spesso si sente fare dai genitori o da tutti coloro che in qualche modo hanno a cuore la crescita felice e sana dei bambini: quale è la migliore alimentazione per i primi anni di vita.

I primi tre, a giudicare dal titolo dal libro… anche se poi il sottotitolo recita così “Manuale di alimentazione naturale fisiologica dal concepimento ai 2 anni - Come formare e crescere i figli in salute con il cibo”.

Comunque, l’argomento si è capito, come si sarà capito che il libro, lungo circa 220 pagine, vuole essere un vero e proprio manuale di nutrizione per genitori, pediatri e nutrizionisti in relazione ai primissimi anni di vita dei bambini.

Il testo prende in esame le diverse teorie in merito, e si avvale inoltre dell’importante casistica data dalla comparsa di malattie nei neonati, correlata all’alimentazione che è stata loro fornita.
Il tutto comprendente non solo il post-nascita dopo il parto, ma anche il pre-nascita dopo il concepimento… altro fattore da non sottovalutare, giacché è chiaro che ciò di cui si nutre la madre (dopo il concepimento, ma anche prima, ovviamente) va a comporre poi il corpo del suo piccolo.

Ma gli argomenti trattati sono numerosi: la crescita fisica in relazione al cibo, l’ alimentazione durante la gravidanza, l’allattamento nei primi sei mesi, lo svezzamento naturale, l’alimentazione complementare dai 6 ai 12 mesi, l’alimentazione dai 12 ai 24 mesi, rapporto tra tipo di alimentazione e autismo, rapporto tra tipo di alimentazione e obesità e varie malattie infantili, e altro ancora…

… col tutto che va proprio nel dettaglio: tipo di svezzamento, quali cereali sono consigliati, quali legumi sono consigliati, quale frutta è consigliata, etc.

Insomma, come detto I primi 1000 giorni di Luciano Proietti e Sabina Bietolini si propone proprio come manuale per gli addetti ai lavori, che siano addetti ai lavori genitori o addetti ai lavori professionisti. 

Fosco Del Nero


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Titolo: La vita segreta degli alberi (The hidden life of trees).
Scrittore: Peter Wohlleben.
Genere: saggistica, natura.
Editore: Macro Edizioni.
Anno: 2016.
Dove lo trovi: qui.


Molte persone – quasi tutte, per fortuna – amano la natura nelle sue varie forme.
Probabilmente, se dovessimo eleggere un simbolo della natura, sceglieremmo l’albero con le sue foreste… e in tal senso faremmo cosa assai simbolica, giacché l’albero è l’esatto contrario dell’essere umano: noi respiriamo ossigeno ed emettiamo anidride carbonica, e loro fanno l’opposto, permettendoci in questo modo di continuare a respirare e vivere. 

Per tale motivo, la distruzione delle foreste, sotto forma di sfruttamento selvaggio o di incendio, è fatto assai grave non solo per la natura, ma anche per il genere umano.

Oltre si può andare oltre a tale punto di vista estremamente pratico, nonché al generico amore per la natura… ed è proprio quanto fa Peter Wohlleben con il libro La vita segreta degli alberi, libro di poco più di 200 pagine che ci fornisce una visione assolutamente nuova degli alberi e dei boschi.

A scriverlo, una persona che di alberi se ne intende, essendo un guardiaboschi e vivendoci praticamente in mezzo.

Il titolo del libro lo definisce già da solo: “La vita segreta degli alberi”, ossia un viaggio tra i prodigi della natura, alla scoperta di un modo (ormai) misterioso per l’uomo: in tale mondo, gli alberi parlano tra loro, si aiutano a vicenda, si avvisano di eventuali pericoli, si prendono cura degli esemplari più vecchi e deboli.
E ancora, come si riproducono, come mangiano, perché si ammalano e come guariscono…

Insomma, dal testo emerge una visione del tutto insolita sul mondo vegetale… ed è inevitabile che sia insolita giacché ci siamo grandemente allontanati dalla natura, e non ne capiamo più in linguaggio. 

Ecco perché libri come questo, e testimonianze di persone come Peter Wohlleben assai vicine al mondo naturale (per lavoro ma soprattutto per approccio personale e intimo), sono assai preziosi per riavvicinarci a quel mondo di cui in effetti (spesso ce ne dimentichiamo) anche noi facciamo parte. 

Fosco Del Nero


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