Il cammino del mago

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Titolo: La danza dei draghi - Le cronache del ghiaccio e del fuoco (A dance with dragons).
Scrittore: George R.R. Martin.
Genere: fantasy, drammatico, epico.
Editore: Mondadori.
Anno: 2011.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


La danza dei draghi è il dodicesimo libro uscito in Italia della saga di George Martin Le cronache del ghiaccio e del fuoco, iniziata con Il trono di spade, anche se, per la ben nota e criticatissima politica della Mondadori di suddividere i romanzi originali in inglese in due o tre libri in italiano, in realtà questo è la terza e ultima parte del quinto romanzo della saga.

Le motivazioni della scelta della Mondadori sono ovviamente economiche, e largamente spregiative della passione dei lettori di Martin, ma di questo si è già detto tanto, per cui non insisto oltre, se non per sottolineare che, oltre alla maggiorazione del costo di lettura e dei tempi biblici di attesa rispetto ai romanzi originari, per non parlare del pressapochismo della qualità della stampa, piena di refusi e persino errori ortografici, tale politica di fondo rende ciascun libro italiano incompleto, senza un vero inizio e senza una vera fine…

… problema che peraltro ormai attanaglia la saga in generale: dopo 4.300 pagine di saga, piena di risvolti e controrisvolti, c’è il rischio che il tutto si trasformi in una sorta di Beautiful della letteratura fantasy.
Oddio, più che rischio è ormai un dato di fatto, e due rapidi calcoli rendono necessari almeno altri sei libri italiani prima di arrivare a conclusione.

Tanto che, a dire il vero, la lettura dell’ultimo volume I fuochi di Valyria, ossia la parte centrale del quinto romanzo originario, mi aveva coinvolto meno dei predecessori, tanto che mi aveva fatto ipotizzare un possibile declino della saga, e questo nonostante la bravura indiscussa di Martin, tanto nel tratteggiare i personaggi quanto nell’effettuare gli intrecci narrativi.

La danza dei draghi però mi ha fatto ricredere abbastanza, e il volume torna ad essere dinamico e vivace… con tanti avvenimenti imprevisti e le solite teste importanti che cadono, come da tradizione con George Martin.

Ad ogni modo, i principali punti di vista di questo libro italiano sono Jon Snow, Daenerys Targaryen, Stannis Baratheon e Tyrion Lannister, più vari altri punti di vista saltuari, e con la guerra che continua in tutti i regni, occidentali e orientali.

Se avevo letto il precedente volume con un po’ di fatica, questo l’ho divorato in pochissimi giorni.
Ma d’altronde, che Martin sappia il fatto suo non è in discussione.
Ciò che si spera è che sappia dare alle Le cronache del ghiaccio e del fuoco un finale degno di una delle saghe fantasy di maggior successo di tutti i tempi, tanto da aver trascinato dietro di sé anche l’ormai notissima serie televisiva Game of thrones - Il trono di spade… anch’essa ovviamente da completare… e i tempi televisivi sappiamo che sono più rapidi di quelli stampati, altro elemento di difficoltà per il buon George Martin
Vedremo cosa ne verrà fuori.

Fosco Del Nero


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Titolo: (A dance with dragons - Book five of a song of ice and fire).
Scrittore: George Martin.
Genere: fantasy, epico.
Editore: Mondadori.
Anno: 2011.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.



Fatto 10, non potevo non fare 11 con Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George Martin, probabilmente la saga fantasy di maggior successo delle ultime decadi, che si è conquistata negli anni milioni di lettori nonché una serie televisiva anch’essa di notevole successo, che ha portato allo scrittore americano ulteriori lettori e fama.

Se I guerrieri del ghiaccio avevano “aperto” il quinto romanzo originale, I fuochi di Valyria ne costituiscono la seconda delle tre parti, per via della criticatissima, e a ragione, scelta della Mondadori di suddividere ogni romanzo inglese in due o tre parti italiane.

Parti peraltro mal curate, con tanti errori di spaziatura e persino di ortografia, cosa che aggiunge il danno alla beffa. 

Ma andiamo al romanzo e ai suoi contenuti.
Nuovi punti di vista, nuovi personaggi e nuove geometrie nel continente occidentale e oltre, con alleanze e macchinazioni diplomatiche che si susseguono senza posa.

Gli attori più dinamici in questo senso sono Stannis Baratheon, la solita Cersei Lannister, Roose Bolton, Euron Occhio di Corvo, Daenerys Targaryen… con i soliti “comprimari” ad arricchire la vicenda, tra Tyrion Lannister, Jon Snow, Asha Greyjoy, Arya Stark, etc.

Come il suo predecessore (si fa per dire…), anche I fuochi di Valyria si concentra su personaggi e avvenimenti lontani dalla capitale Approdo del Re, e quindi principalmente Jon Snow, Tyrion Lannister, Theon-Reek, Danerys Targaryen e pochi altri.

Anche per questo undicesimo libro de Le cronache del ghiaccio e del fuoco vale il discorso fatto per gli ultimi: da un lato si spera sempre di assistere a una concretizzazione del tutto, e di vedere i numerosi nodi sciogliersi, con tanto di sensazione di fondo di “tirarla per le lunghe”… 

… ma dall’altro quando il libro finisce dispiace immediatamente, tanto è grande la maestria narrativa di George Martin  autore veramente fortissimo nel tratteggiare i personaggi e nel far affezionare il lettore ad essi (ci si affeziona a tutti i protagonisti, compresi traditori, assassini, infingardi, etc).

Morale della favola: appena finito questo I fuochi di Valyria, non vedo l’ora di leggere La danza dei draghi… con tutto che i due romanzi già scritti in inglese varranno già altri 5-6 libri in italiano!
Che dire, aspettiamo e leggeremo.

Fosco Del Nero


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Titolo: I guerrieri del ghiaccio (A dance with dragons - Book five of a song of ice and fire).
Scrittore: George Martin.
Genere: fantasy, epico, drammatico.
Editore: Mondadori.
Anno: 2011.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Libri e Romanzi finora non si è perso un libro di George Martin, l’ormai celeberrimo autore dell’altrettanto celeberrima saga fantasy (nel mentre divenuta anche fortunata serie tv) Le cronache del ghiaccio e del fuoco.


… ossia i nove libri in italiano corrispondenti ai primi quattro libri originali in inglese, visto che la Mondadori, per ricavarci più soldi, ha optato per la bieca scelta di suddividere ogni originale in due o tre libri in italiano. 

Ad ogni modo, i fedeli lettori di George Martin, tra cui il sottoscritto, non si sono lasciati intimorire, e hanno comunque proceduto con la lettura. 
In questo caso, preceduta da una rilettura degli ultimi due libri che avevo letto, giusto per riprendere il ritmo lettura.

Il dominio della regina e L’ombra della profezia hanno così fatto da apripista per le ultime uscite italiane, in primis I guerrieri del ghiaccio, libro che dunque “apre” il quinto romanzo effettivo di George Martin, costituendo la prima delle tre parti italiane.

La guerra per il trono di spade sembra ormai conclusa a favore della casata Lannister, anche se si è trattato di una vittoria ben amara, con tanto di morti eccellenti. Tanto che i movimenti nel continente occidentale e oltre non sono certo finiti, tra le macchinazioni di corte ad Approdo del Re e dintorni, la battaglia alla Barriera di ghiaccio, le ambizioni della coraggiosa Daenerys Targaryen.

Come sempre negli ultimi volumi della saga, ogni libro (italiano) è dedicato ad alcuni protagonisti e punti di vista. In questo caso, abbiamo a che fare con Tyrion Lannister, Daenerys Targaryen, Jon Snow, Bran Stark, Theon Greyjoy, Davos Seaworth.

Quindi, i personaggi che si stanno muovendo ai margini del continente occidentale, se non proprio fuori, mentre il volume precedente si rivolgeva invece ad Approdo del Re e dintorni (Cersei Lannister, Jaime Lannister, Sansa Stark, etc).

Valutazione come sempre alta per George Martin e le sue creature, mezzo punto più o mezzo punto meno, anche se vanno dette tre cose: 
- l’artificiosa suddivisione della Mondadori rende difficilmente valutabile quello che a conti fatti è la metà o un terzo di un romanzo
- a seconda che ti capiti il volume contenente i tuoi personaggi preferiti o quelli che ti piacciono meno il tuo gradimento cambierà notevolmente, 
- se è vero che Le cronache del ghiaccio e del fuoco sono un bel leggere, è pur vero che ogni bella cosa deve terminare, ed è bene che termini all’apice, senza trascinarsi avanti per secoli come fanno alcune serie televisive… o anche alcune saghe letterarie.

In questo senso, a volte si ha un po’ la sensazione che, nonostante la bravura e l’arte dello scrittore americano non siano in discussione, a volte egli la tiri per le lunghe. 
Con tutto che, tra romanzi da scrivere e suddivisioni italiote, mancheranno almeno altri 8-10 libri!

Ad ogni modo, mi sto dicendo questa cosa già da tre-quattro libri, e sono ancora qui a leggere George Martin e ad attendere trepidante il prossimo romanzo, e come me milioni di lettori… un motivo ci sarà… 

Fosco Del Nero


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Titolo: L’ombra della profezia (A feast for crows - Book fourth of a song of ice and fire).
Scrittore: George G. Martin.
Genere: fantasy, epico.
Editore: Mondadori.
Anno: 2005.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Con L’ombra della profezia ho completato la lettura del ciclo de Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George Martin.

O, per essere più precisi, dei romanzi finora pubblicati in italiano, sarebbe a dire:  Il trono di spadeIl grande invernoIl regno dei lupi e La regina dei draghi e Tempesta di spadeI fiumi di guerra, Il portale delle tenebre, Il dominio della regina e infine, per l’appunto, L’ombra della profezia, che è il nono libro solo in Italia, comunque, visto che la Mondadori ha diviso in più parti i romanzi originari di Martin: in effetti L’ombra della profezia è la seconda parte del suo quarto romanzo.

Detta della scelta dell’editore italiano, passiamo ora alla scelta dello stesso Martin, il quale, alle prese con numerosi personaggi e altrettanti punti di vista, ha deciso di riportare in questo libro alcuni dei personaggi principali, e segnatamente Cersei Lannister, Jaime Lannister, Samwell Tarly, Brienne di Tarth, Sansa Stark, lasciando invece al di fuori di questa narrazione Tyrion Lannister, Jon Snow, Stannis Baratheon, Davos Seaworth, Daenerys Targaryen.

In poche parole, L’ombra della profezia si concentra su Approdo del Re, mentre il resto dei Sette Regni lo si vedrà nel prossimo libro.

Anche in questo ennesimo romanzo de Le cronache del ghiaccio e del fuoco ho avuto la stessa sensazione degli ultimi due, benché un poco più attutita: forse il diminuito interesse è relativo alla scomparsa di alcuni personaggi principali (molti Stark, stringi stringi), o forse al fatto che, terminata la Guerra dei cinque re, a tratti sembra che Martin la stia tirando un po’ troppo per le lunghe, peraltro prospettando continui capovolgimenti di scena…

…rimane comunque il fatto che ho divorato anche questo libro in pochi giorni, e che, ora che non ne ho altri da leggere, già sto rimpiangendo Le cronache del ghiaccio e del fuoco, uno dei cicli epico-fantasy più spettacolari che abbia mai letto.

Anzi, per dirla tutta con Martin ho raggiunto vette di coinvolgimento narrativo di cui finora avevo avuto esperienza solo con alcuni scrittori, come Orson Scott Card, Michael Ende, Isaac Asimov, J.K. Rowling, Jack Vance, etc.

Tutti autori fantastici, tra fantasy e fantascienza, anche se mi preme precisare che, per quanto ne Le cronache del ghiaccio e del fuoco vi siano ugualmente elementi fantastici, esse più che altro hanno un focus su diplomazia, relazioni, battaglia, passione.
Insomma, cose molto pratiche e umane…

In conclusione, George Martin è uno scrittore che vi consiglio senza alcun dubbio.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il dominio della regina (A feast for crows - Book fourth of a song of ice and fire).
Scrittore: George G. Martin.
Genere: fantasy, epico.
Editore: Mondadori.
Anno: 2005.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Se devo essere onesto, gli ultimissimi romanzi de Le cronache del ghiaccio e del fuoco mi stanno piacendo meno dei primi della (fortunata) saga di George Martin, e forse questo Il dominio della regina, che è l’ottavo libro, è quello che di tutto il lotto mi è piaciuto di meno.

Come sempre, preciso peraltro che la numerazione italiana non è la medesima originale, visto che la Mondadori ha scelto di dividere in due o persino in tre parti i romanzi di Martin e pubblicarli così “scomposti”; scelta discutibile, è chiaro, ma tant’è.

Forse è anche questo a giocare un ruolo negativo nel livello di coinvolgimento del lettore, che magari da un lato si trova “in medias res”, o dall’altro vede interrotte le vicende sul più bello (laddove lo scrittore non le aveva interrotte affatto).

Ad ogni modo, veniamo a Il dominio della regina, romanzo del 2006: nonostante la morte del re adolescente Jeoffrey e del reggente Tywin Lannister (delle quali entrambe peraltro è stato accusato Tyrion, rispettivamente figlio e zio), le cose sembrano mettersi bene per casa Lannister, soprattutto grazie alle alleanze con Alto Giardino e con Dorne.

I vari pretendenti al trono di spade, difatti, sono tutti morti (Robb Stark, Renly Baratheon, Balon Greyjoy) o comunque deboli e lontani (Stannis Baratheon, Daenerys Targaryen).

Tuttavia, nuove macchinazioni e nuove alleanze rimettono tutto in gioco, rimescolando le carte come tipico di George G. Martin e delle sue Cronache del ghiaccio e del fuoco.

Da segnalare inoltre che in questi ultimi episodi, questo in particolare, lo scrittore introduce nuovi punti di vista, sia perché alcuni protagonisti erano morti, sia perché Martin si concentra ora su questo, ora su quel personaggio (ce ne sono tanti persino tra i principali, mentre i secondari nemmeno si contano, tanto che l’appendice finale con tutti i personaggi è lunga svariate decine di pagine!)… e magari anche per introdurre nuove “scenografie” (come le Isole di Ferro o la stessa Dorne).

Alla fine della fiera, i punti di vista-personaggi prevalenti sono Samuel, Cersei, Jaime, Brienne, mentre gli Stark, partiti con i galloni di buoni, sono quasi del tutto fuori gioco, perché deceduti (Ned e Robb sono morti, Catelyn quasi) o perché fuori scenario (Arya, Sansa, John, Bran, Rickon, per non parlare di Catelyn, che forse è sia fuori scenario sia morta…).

Insomma, con Martin di sicuro non ci si annoia, ma la mia sensazione è che Il dominio della regina, prima parte del quarto romanzo originario, non sia la sua produzione migliore.

Il giudizio sull’intero ciclo fantasy finora tradotto in italiano tra l’altro non tarderà ad arrivare,visto che ormai mi manca solo un libro, ossia L’ombra della profezia.
E devo sottolineare che non di tutti gli scrittori si arriva a leggere l’ottavo libro di una serie letteraria, per cui onore a George Martin e alla sua capacità di trascinare il suo lettore nel suo mondo fantstico.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il portale delle tenebre (A storm of swords - Book three of a song of ice and fire).
Scrittore: George G. Martin.
Genere: fantasy, epico.
Editore: Mondadori.
Anno: 2000.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


E siamo a quota sette.
Su nove, peraltro, quindi non mi è rimasto molto da leggere de Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George Martin, dal momento che ho già letto (e recensito) Il trono di spadeIl grande invernoIl regno dei lupi e La regina dei draghi e Tempesta di spadeI fiumi di guerra e, per l’appunto, Il portale delle tenebre.

Questo piccolo elenco già basterebbe a sottolineare come il ciclo fantasy di Martin mi sia piaciuto molto, e continui a piacermi, nonostante, dovendo essere sincero, gli ultimi due libri a mio avviso sono stati un poco inferiori ai precedenti.
Ma forse tale sensazione dipende anche dalla divisione arbitraria dell’editore italiano, la Mondadori, che ha scelto di suddividere i romanzi originari in due o tre parti; gli ultimi due libri che ho letto, difatti, erano in realtà la seconda e la terza parte del terzo libro originario.

Ad ogni modo, andiamo a vedere dove eravamo rimasti…
Dopo le morti di due dei suoi contendenti (Renly Baratheon e Robb Stark) e la sconfitta di un altor rivale (Stannis Baratheon), re Joffrey sembra ormai saldamente seduto sul suo trono di spade, come sempre assistito dalla madre Cersei e dal nonno Tywin.
Con lo zio Tyrion, invece, pare essersi creato un rapporto di rivalità.

Peraltro, l’alleanza con Frey e Bolton da un lato, e il matrimonio con Margaery Tyrell sembrano rafforzare in modo definitivo la posizione dei Lannister di Castel Granito, ma come sempre c’è qualche colpo di scena dietro l’angolo…

Colpi di scena che coinvolgono, come da trazione con George Martin, parecchi altri personaggi: Arya Stark, Sansa Stark, Bran Stark, John Snow, Daenerys Targaryen, Stannis Baratheon, etc.

Sfortunatamente, tra un libro e l’altro si sono persi parecchi personaggi principali, che Martin aveva caratterizzato talmente bene che, “buoni” o “cattivi” che fossero, fa comunque dispiacere perdere.
Anzi, è da sottolineare che lo scrittore americano è talmente bravo a caratterizzare i personaggi che alcuni tra i più interessanti figurano proprio tra le fila dei cattivi.

Anzi, il tutto è talmente tanto intrecciato e interconnesso che si perde ben presto la contrapposizione di partenza buoni-cattivi e si finisce per seguire le vicende del singolo personaggio e del singolo punto di vista.

Altro elemento notevole di Martin è proprio il saper utilizzare uno stile narrativo assai differente a seconda del punto di vista specifico, e ne vengono usati parecchi, tanto che a tratti pare di leggere diversi testi, o comunque diverse “memorie”, seppur della medesima storia.

La valutazione de Il portale delle tenebre o dei singoli altri libri (o parti di libro, come abbiamo detto) lascia comunque il tempo che trova, visto che, senza dubbio alcuno, Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George G. Martin sono un’opera fantasy-epica di grande spessore, assolutamente consigliata.

Fosco Del Nero


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Titolo: I fiumi della guerra (A storm of swords - Book three of a song of ice and fire).
Scrittore: George R. R. Martin.
Genere: fantasy, epico.
Editore: Mondadori.
Anno: 2000.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Con I fiumi della guerra siamo a quota sei, dopo Il trono di spadeIl grande invernoIl regno dei lupi e La regina dei draghi e Tempesta di spade.

Mancano ancora Il portale delle tenebre, Il dominio della regina e L’ombra della profezia, e dopo avrò finito i libri de Le cronache del ghiaccio e del fuoco finora tradotti in italiano.

Nell’ultimo romanzo, le vicende belliche sembrano prendere decisamente una certa piega per i Sette Regni, e decisamente a favore dei Lannister, posto uno dopo l’altro cadono tutti i principali nemici del Leone.

Gli Stark, in particolare, continuano a soffrire, chi per una ragione e chi per l’altra (Arya sempre itinerante, Sansa sempre prigioniera a corte, Bran sempre alla ricerca di un posto sicuro, mentre Robb da un lato e Jon dall’alto continuano a combattere le loro difficilissime guerre).

Come il volume che lo aveva preceduto, ma in generale come ci ha abituato George Martin, anche I fiumi della guerra ci mostra tanto azione quanto diplomazia e intrighi di corte, e anzi questi ultimi sono persino superiori, mostrandoci tutta una serie di ingegni maligni votati all’inganno e alle sottili macchinazioni.

Lo stile narrativo è anch’esso il medesimo (se si eccettua una traduzione leggermente differente dai precedenti libri e un po’ troppo piena di termini come “berciare”, “aye”, “putacaso”, prima invece del tutto assenti), davvero incalzante e rapinoso come promette la quarta di copertina, somma di svariati punti di vista utili a dare al lettore un’ampia visione della situazione, nonché ad offrirgli un’ampia gamma di scelta su quale schieramento o singolo personaggio tifare.

Impresa veramente ardua, visto che Martin è talmente bravo a calarci nel punto di vista del singolo protagonista che si finisce quasi inevitabilmente per simpatizzare con esso (persino con presunti cattivi come Tyrion o Jaime Lannister), e che, in fin dei conti, gli interessi di uno sono quasi sempre contrapposti agli interessi dell’altro, che ovviamente non potranno tutti concretizzarsi.

E non lo faranno, anche perché con Martin nulla è scontato, e agli stessi protagonisti, persino ai principali, può capitare qualcosa di brutto…

… anzi, a dirla tutta finora sono morti più buoni che cattivi, altro segno di grande maturità dello scrittore, che ha il coraggio di procedere per la sua strada senza guardare in faccia nessuno, laddove al contrario potrebbe optare per un più facile lieto fine.

Di lieto però ne Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George Martin c’è poco.
In compenso la saga fantasy-epica è pregna di passione, avventura, astuzia, diplomazia, violenza… ma anche sangue, magia, orrore.
Se vi piacciono questi ingredienti, allora comprate Martin senza indugio.

Fosco Del Nero


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Titolo: Tempesta di spade (A storm of swords - Book three of a song of ice and fire).
Scrittore: George R. R. Martin.
Genere: fantasy, epico.
Editore: Mondadori.
Anno: 2000.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


Dopo aver letto Il trono di spade, Il grande inverno, Il regno dei lupi e La regina dei draghi, non potevo che passare a Tempesta di spade, il quinto libro de Le cronache del ghiaccio e del fuoco, la celeberrima saga fantasy di George Martin.

O, come sono sempre costretto a precisare, la prima parte del terzo libro di Martin, visto che la Mondadori ha scelto di dividere in due i suoi romanzi (anzi, a dirla tutta il presente è stato diviso in tre, e questa per l’appunto è la prima di tre parti).

Romanzo che, peraltro, iniziava in modo meno coinvolgente rispetto ai suoi predecessori, tutti rapinosi (come li definisce correttamente la quarta di copertina) e rutilanti.
Tuttavia, non ho nemmeno fatto in tempo a completare il pensiero, che subito Tempesta di spade ha premuto sull’acceleratore, portandomi al suo finale in un batter d’occhio.

La storia vede ancora i vari pretendenti al Trono di Spade lottare tra di loro tanto sul campo di battaglia quanto nel più sottile terreno della diplomazia, tra matrimoni combinati, scambi di prigionieri, castelli e cavalierati promessi, etc.

In tutto questo, passione ed onori si mescolano a dolori e nefandezze, col romanzo che rispetta in pieno le tinte vivaci dei suoi predecessori.

Ho già espresso la mia ammirazione per George Martin: raramente (mai?) ho letto un fantasy epico così coinvolgente e denso, dal ritmo incalzante e dagli infiniti spunti, al contempo fantastico ma molto molto terreno.

Notevole, in particolare, è la sua padronanza dei numerosi punti di vista scelti per narrare gli eventi (a volte gli stessi), col tono della narrazione che cambia parecchio in base al punto di vista (Sansa Stark, Arya Stark, Catelyn Tully, Tyrion Lannister, etc).

Martin riesce a calare il lettore talmente tanto nei panni dei singoli personaggi, da farci simpatizzare per parecchi di loro, pur se nemici giurati e pur se autori di gesti deprecabili (e ne Le cronache del ghiaccio e del fuoco di eventi deprecabili ce ne sono molti).

Insomma, Tempesta di spade è l’ennesimo ottimo romanzo da parte di George Martin.
Fate come me: compratevi subito tutti i libri de Le cronache del ghiaccio e del fuoco, ne rimarrete entusiasti.

Fosco Del Nero


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Titolo: La regina dei draghi (A clash of king - Book two of a song of ice and fire).
Scrittore: George R. R. Martin.
Genere: fantasy, epico.
Editore: Mondadori.
Anno: 1999.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


La regina dei draghi è il quarto libro de Le cronache del ghiaccio e del fuoco, spettacolare opera fantasy di George Martin, uno scrittore che non a caso ha schiere di lettori in tutto il mondo, e che ormai si è guadagnato un posto nell’Olimpo dei più grandi autori fantastici di sempre (relativo alla sua saga c’è persino un gioco di carte).

Come nelle precedenti recensioni de Il trono di spade, Il grande inverno e Il regno dei lupi, preciso che l’editore italiano, la Mondadori, ha scelto di spezzare in due i romanzi originari di George Martin, di modo che questo quarto libro italiano in realtà è la seconda parte del secondo romanzo.

Un breve punto sulla trama: la guerra per i Sette Regni continua, con i vari re contendenti a darsi battaglia in un fitto gioco di battaglie ma ancor più di giochi diplomatici.
Mentre Robb Stark continua a collezionare vittorie nella parte centrale del continente, i Lannister, e in ispecie Cersei e Tyrion, fanno fatica, anche perché disuniti, a reggere le fila del regno, minacciato sia da Renly Baratheon sia da Stannon Baratheon, altri due pretendenti al trono.
Nel frattempo, Daenerys Targaryen progetta il suo ritorno sul trono di spade, mentre oltre la Barriera la situazione si fa sempre più preoccupante.

Non ci sono parole per descrivere la sapienza di Martin nell’elaborare e gestire una trama così complessa e multisfaccettata, e ancora meno ve ne sono per la sua bravura nel caratterizzare i numerosissimi personaggi che introduce: molti nomi tra le centinaia scivolano via, ma molti altri rimangono, e si suppone a lungo per quanto sono ben tratteggiati.

Anzi, uno dei punti forti de Le cronache del ghiaccio e del fuoco è proprio la diversità di punti di vista, nonché il poter liberamente parteggiare per Tizio o per Caio: è vero che la principale contrapposizione è quella tra Stark e Lannister (che alcuni hanno notato essere molto simile a quella tra le casate britanniche York e Lancaster), ma è pur vero che i numerosissimi personaggi sono calati in situazioni tali per cui è difficile vedere solo bianco o solo nero (per esempio, Tyrion Lannister, in teoria uno dei cattivi, riscuote in realtà molte simpatie).

La regina dei draghi mi ha coinvolto come i suoi predecessori, ossia molto, tanto che l’ho divorato in pochi giorni, pur non essendo brevissimo.

Mi ripeto: George R. R. Martin è un autore di spessore, capace di coinvolgere il lettore in modo che raramente ho riscontrato in passato in ambito fantasy-fantastico (penso a Michael Ende, a J.R.R. Tolkien, a Orson Scott Card, alla Rowling).

Se siete appassionati di letteratura fantastica, andate di corsa a comprarvi Le cronache del ghiaccio e del fuoco.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il regno dei lupi (A clash of king - Book two of a song of ice and fire).
Scrittore: George R. R. Martin.
Genere: fantasy, epico, fantastico.
Editore: Mondadori.
Anno: 1999.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


Dopo Il trono di spade e Il grande inverno, ecco il terzo libro de Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George Martin, una delle saghe fantasy più apprezzate degli ultimi anni ma in generale di sempre, tanto da avere conquistato schiere di fan sempre in attesa del successivo romanzo (il ciclo è ancora incompleto).

Tecnicamente, peraltro, Il regno dei lupi non è il terzo romanzo di Martin, ma l’inizio del secondo, visto che l’editore italiano, la Mondadori, ha deciso di pubblicare ogni romanzo diviso in due libri.

Difatti ha forse poco senso recensire il secondo libro (che difatti inizia “in medias res”) a prescindere dal primo (che infatti termina in modo incompiuto), così come gli episodi successivi isolatamente; la scelta dell’editore però ci obbliga in tal senso.

Ad ogni modo, veniamo a Il regno dei lupi.
Con la morte di Robert Baratheon i Sette Regni precipitano nel caos dinastico, tanto da avere ben quattro pretendenti al Trono di Spade: il primogenito ufficiale di Robert, Jeoffrey (in realtà frutto dell’amore incestuoso di Cersei Lannister con suo fratello Jaime), il suo fratello maggiore, Stannis, il fratello minore, Renly, e Robb Stark, proclamatosi Re del Nord e nemico dell’attuale reggenza (in attesa della maggiore età di Jeoffrey, sua madre è reggente, mentre suo zio Tyrion (il Folletto), è Primo Cavaliere, con Lord Tywin impegnato nella guerra).

Senza dimenticare anche i figli veri di Robert, al momento però ignoti, e quella che avrebbe forse più diritti al trono di tutti, ossia Daenerys Targaryen, l’ultima dei Draghi.

In questo scenario così variegato e mutevole, George Martin è (a dir poco) abile a seguire i vari protagonisti, assegnando a ciascuno un punto di vista grazie ai quali il lettore può avere un quadro generale della situazione: da Bran Stark ad Arya Stark, da Catelyn Stark a Jon Snow, da Tyrion Lannister a Theon Greyjoy.

Ne emerge un affresco variopinto e appassionante, a tratti lirico e a tratti rude, in cui morti e sofferenze non sono risparmiate, così come amore e passione.

Come ho sottolineato nella recensione de Il trono di spade, era da tempo che non mi imbattevo in un fantasy così sofisticato e vivo, pur avendo provato con i vari Salvatore, Donaldson, Moorcock, etc (pur buoni scrittori di narrativa fantastica, per carità).

Anzi, se devo essere sincero questo terzo episodio (chiamiamolo così) è forse quello dei tre che mi ha preso di più, tanto da averlo finito in tempi rapidissimi (solo con Orson Scott Card e con la Rowling ho avuto tali ritmi di lettura negli ultimi anni), segno del fatto di avere tra le mani un grande scrittore e un ottimo romanzo.

Se siete appassionati di letteratura fantasy, dunque, e in particolare del fantasy epico e verace, con George R.R. Martin troverete pane per i vostri denti.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il grande inverno - Le cronache del ghiaccio e del fuoco 2 (A game of thrones - Book one of a song of ice and fire).
Scrittore: George R. R. Martin.
Genere: fantasy, epico.
Editore: Mondadori.
Anno: 1996.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Qualche mese fa ho proposto il primo libro della saga delle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George Martin, sarebbe a dire Il trono di spade.

Chi ha letto la recensione tuttavia si ricorderà che in realtà si trattava non del primo romanzo, ma della prima parte del primo romanzo, dato che la Mondadori, probabilmente per incassare di più, ha deciso di scomporre il libro originale in due volumi differenti, chiamando questo secondo Il grande inverno.

Dunque, Il grande inverno è parte integrante de Il trono di spade, che difatti terminava nel bel mezzo degli eventi, senza nemmeno una fine parziale.

A coloro cui era piaciuto il libro, dunque, non restava altro da fare che leggere anche il prosieguo…
… e senza indugio sono stato tra questi, data la grande qualità del narrato di Martin.

Anzi, confesso senza mezzi termini che era da molto (forse dai tempi in cui lessi Howard, Tolkien, Ende e Feist) che non mi imbattevo in uno scrittore fantasy di qualità così elevata, posto che i vari Salvatore, Erikson, Donaldson, Lewis, etc mi sono piaciuti decisamente di meno.

Non è dunque fortuita la fama largamente positiva di Martin, che non a caso conta schiere e schiere di fan.

Ok, ma che tipo di fantasy è il suo?
Più vicino a quello potteriano della Rowling, più simile a quello epico-eroico di Howard, o forse parente di quello fiabesco di Tolkien ed Ende?

Nessuno di questi in realtà, dato che Martin si muove più tra diplomazia, relazioni interpersonali e arguzia che non tra magie e razze non umane.

Anzi, a dire il vero ne Il trono di spade, se si eccettua qualcosa lasciato intravedere nel prologo, praticamente non vi era alcun elemento fantasy.
In questa seconda parte del romanzo, invece, si assiste a qualcosa in più, nonché a un’evoluzione della storia piuttosto cruda e cinica.

E questa è un’altra caratteristica di George Martin: con lui non si va tanto per il sottile, tanto che a qualunque dei numerosi personaggi, protagonisti principali o secondari, può succedere qualcosa di brutto.

E se da un lato questo può causare dispiacere in chi si è affezionato a questo o quel personaggio (un altro elemento positivo è il fatto che non vi è un protagonista centrale assoluto, ma diversi punti di vista, fatto che lascia al lettore la scelta su chi seguire con maggiore simpatia), dall’altro assicura vivacità e originalità al testo.

George R.R. Martin è dunque uno scrittore assolutamente consigliato; persino irrinunciabile per gli amanti della letteratura fantasy-epica.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il trono di spade - Le cronache del ghiaccio e del fuoco 1 (A game of thrones - Book one of a song of ice and fire).
Scrittore: George R. R. Martin.
Genere: epico, fantasy.
Editore: Mondadori.
Anno: 1996.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Con Il trono di spade mi accingo a recensire il primo libro delle Cronache del ghiaccio e del fuoco, che ha avuto un grande successo e che ha dato un’altrettanto grande notorietà a George R. R. Martin, il suo autore.

Partiamo dal genere: si tratta di un fantasy assai vivido e crudo, assai più vicino al genere epico che non al fantasy di formazione classico (non so, penso a Lo hobbit di Tolkien, o a Il signore della magia di Feist).

La crudezza tuttavia non è riferita tanto a un massiccio impiego dell’azione, cosa che farebbe del libro un romanzo di heroic fantasy, quando agli aspetti sociali e culturali, con la storia che in realtà si concentra più sull’aspetto socio-politico-diplomatico che non su quello fiabesco.

Anzi, per essere chiari ne Il trono di spade di fantasy c’è molto poco.

Continuando a essere chiari, si tratta di un ottimo romanzo, benché su di esso gravino diverse considerazioni.
La prima, ovvia e persino inficiante il giudizio stesso sul libro, è che l’originale testo di Martin è stato suddiviso in due libri dalla Mondadori.

Il trono di spade è dunque solo la prima parte del primo romanzo (la seconda è stata chiamata Il grande inverno), cosa che colpisce il lettore con evidente chiarezza, e persino violenza, quando egli arriva all’ultima pagina del testo, che si interrompe in modo improvviso, senza nemmeno un accenno di finale, nemmeno parziale… cosa ovvia, visto che un libro è stato spezzato a metà!

Voto 4 alla Mondadori.

A George Martin, invece, va un voto più alto: il suo eloquio è di alto livello, così come sono da romanzo di spessore l’ambientazione e la caratterizzazione dei personaggi.
Alcuni di essi, in particolare, colpiscono l’immaginazione del lettore: da Eddard Stark a John Snow, da Tyrion Lannister a Daenerys Targaryen, da Arya Stark ai sette metalupi.

Due appunti li faccio comunque.
Intanto, la mole di personaggi, luoghi ed eventi è persino eccessiva, visto che si fa fatica a ricordarsi chi è Tizio o cosa ha fatto Caio.

Poi, il fantasy epico di Martin è forse troppo duro, tra guerre, incesti, omicidi, stupri, attentati a bambini, animali sgozzati, etc.

Ma questa è questione di gusti, e il romanzo di George Martin come detto è molto buono (beh, quantomeno mi sembra, visto che per ora ne ho letto solo metà...).

Fosco Del Nero


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Titolo: Il serpente Ouroboros (The worm Ouroboros).
Scrittore: Eric Rucker Eddison.
Genere: romanzo epico, fantasy, fantastico.
Anno: 1922.
Editore: Fanucci.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


Quest'oggi voglio inserire un articolo d'eccezione, legato a un romanzo che ha fatto storia e che molti considerano il primo romanzo fantasy, mentre altri il trait d'union tra le opere epiche e la moderna letteratura fantastica: Il serpente Ouroboros, di Eric Rucker Eddison.

Intanto, datiamolo: 1922, il che significa poco prima de Il signore degli anelli di Tolkien, che infatti conosceva E.R. Eddison (come lo conosceva Lewis, il creatore delle Cronache di Narnia e lo considerava il più grande costruttore di mondi immaginifici.
Buona parte della critica, in generale, attribuisce a questo romanzo una grande importanza narrativa.

Da parte mia, il libro è di difficile valutazione.

Tanto per cominciare, lo stile narrativo del testo è tanto elegante e ricercato, quanto ridondante e spesso eccessivamente descrittivo, cosa che spesso distoglie l'attenzione del lettore dall'evolversi delle vicende.

In secondo luogo, la storia si presenta come un'imponente vicenda epica (quindi assolutamente più romanzo epico che fantasy), priva tuttavia di quello substrato etico-valoriale che di solito fa da sfondo ad affreschi così importanti.

A dirla tutta, infatti, non vi sono buoni o cattivi (ma due gruppi distinti, i Demoni e le Streghe, entrambi tuttavia assolutamente umani, nessuno dei quali si presenta come preferibile, lasciando la decisione di chi tifare al lettore... un bene o un male?), e peraltro il tutto finisce esattamente come era iniziato (in questo senso, il titolo del libro è veramente rappresentativo).

Inoltre la ricchezza del numero di personaggi, pur se teoricamente positiva, tende a fare perdere di vista i protagonisti centrali e a confondere le specifiche caratterizzazioni, anche perché molti nomi si somigliano e spesso è complicato ricordarsi di quale dei 118 personaggi si sta parlando.

Infine, laddove da un testo quale il presente ci si attenderebbe un alto livello di coinvolgimento, esso in realtà fatica a prendere il volo, risultando appassionante solo a opera abbondantemente iniziata.

Dunque, un romanzo da evitare?
Assolutamente no.

La lettura è viceversa di rilievo perché l'uso della lingua è eccellente (ho imparato molte parole da questo libro, così come molte ne imparo di solito dai libri di Eco, di Benni o di altri scrittori); perché dopo un inizio "difficile", poi diventa assai interessante; perché è originale nel suo non avere degli schieramenti netti di buoni e cattivi (semplicemente, i Demoni tendono a essere persone più raffinate, mentre le Streghe più ruvide); perché è un testo storicamente importante.

Il voto, dunque, è buono, ma non altissimo perché sono certo che molti si annoieranno con Eric Rucker Eddison e con il suo Il serpente Ouroboros, mentre altri ne rimarranno estasiati.
A voi la scelta.

Fosco Del Nero


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