Titolo: Terra!
Scrittore: Stefano Benni.
Genere: fantastico, satira, fantascienza, umorismo, commedia.
Editore: Feltrinelli.
Anno: 1983.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


In diverse altre recensioni mi ero riferito a Terra!, romanzo scritto da Stefano Benni nel 1983, sul quale avevo già anticipato la mia opinione positiva.

Molto positiva, ad essere più precisi, posto che si tratta di un libro divertente, brillante, colto e profondo.
Un giudizio non da poco…

Un giudizio meritato, tuttavia, se è vero che Terra! è un romanzo colmo di riferimenti storici, politici, culturali e situazionali di ogni tipo, disposti non a caso ma atti a creare una struttura narrativa veramente importante.

Per di più, la storia è veramente divertente… di quel divertimento brillante dallo stampo satirico tipico di Benni.

Se poi alla trama ricca, al divertimento di fondo e alle capacità linguistiche dello scrittore ci aggiungiamo anche una morale di fondo assai profonda, saggia e improntata ai principi della collaborazione e della pace, allora il voto del romanzo sale ulteriormente.

Comunque, ecco la trama in grande sintesi, giusto per darvi un’idea del libro.
Nel 2157 la Terra è ormai devastata da guerre e inquinamento, tanto da essere del tutto ricoperta da una nube tossica di scorie radioattive.
L’umanità allora è costretta a vivere in enormi città sotterranee, stratificate per livelli verticali.

Quanto alla divisione politica, tre grandi potenze si contendono il mondo: l'Impero Amerorusso (Usa, Russia e Arabia), la Federazione Sineuropea (Europa e Cina) e l’Impero Militare Samurai (Giappone).

A un certo punto, è scoperta una nuova Terra, ovviamente più abitabile di quella attuale… e altrettanto ovviamente partono subito le missioni esplorative dei tre imperi…
Nel mentre, sulla vecchia Terra, due cervelloni, lo studioso Fang e l’enfant prodige Frank Einstein, si affrontano per risolvere un mistero legato alla civiltà inca.

Come finirà questo bailamme di personaggi, eventi e spunti di ogni tipo?

Terra! di Stefano Benni è uno dei romanzi più vivaci e coinvolgenti che abbia mai letto (di Benni mi è piaciuto molto anche Elianto).

Fosco Del Nero


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Titolo: Il trono di spade - Le cronache del ghiaccio e del fuoco 1 (A game of thrones - Book one of a song of ice and fire).
Scrittore: George R. R. Martin.
Genere: epico, fantasy.
Editore: Mondadori.
Anno: 1996.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Con Il trono di spade mi accingo a recensire il primo libro delle Cronache del ghiaccio e del fuoco, che ha avuto un grande successo e che ha dato un’altrettanto grande notorietà a George R. R. Martin, il suo autore.

Partiamo dal genere: si tratta di un fantasy assai vivido e crudo, assai più vicino al genere epico che non al fantasy di formazione classico (non so, penso a Lo hobbit di Tolkien, o a Il signore della magia di Feist).

La crudezza tuttavia non è riferita tanto a un massiccio impiego dell’azione, cosa che farebbe del libro un romanzo di heroic fantasy, quando agli aspetti sociali e culturali, con la storia che in realtà si concentra più sull’aspetto socio-politico-diplomatico che non su quello fiabesco.

Anzi, per essere chiari ne Il trono di spade di fantasy c’è molto poco.

Continuando ad essere chiaro, si tratta di un ottimo romanzo, benché su di esso gravino diverse considerazioni.

La prima, ovvia e persino inficiante il giudizio stesso sul libro, è che l’originale testo di Martin è stato suddiviso in due libri dalla Mondadori.

Il trono di spade è dunque solo la prima parte del primo romanzo (la seconda è stata chiamata Il grande inverno), cosa che colpisce il lettore con evidente chiarezza, e persino violenza, quando egli arriva all’ultima pagina del testo, che si interrompe in modo improvviso, senza nemmeno un accenno di finale, nemmeno parziale… cosa ovvia, visto che un libro è stato spezzato a metà!

Voto 4 alla Mondadori.

A George Martin, invece, va un voto più alto: il suo eloquio è di alto livello, così come sono da romanzo di spessore l’ambientazione e la caratterizzazione dei personaggi.
Alcuni di essi, in particolare, colpiscono l’immaginazione del lettore: da Eddard Stark a John Snow, da Tyrion Lannister a Daenerys Targaryen, da Arya Stark ai sette metalupi.

Due appunti li faccio comunque.
Intanto, la mole di personaggi, luoghi ed eventi è persino eccessiva, visto che si fa fatica a ricordarsi chi è Tizio o cosa ha fatto Caio.

Poi, il fantasy epico di Martin è forse troppo duro, tra guerre, incesti, omicidi, stupri, attentati a bambini, animali sgozzati, etc.

Ma questa è questione di gusti, e il romanzo di George Martin come detto è molto buono (beh, mi sembra perlomeno, visto che per ora ne ho letto solo metà...).

Fosco Del Nero


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Titolo: Prima Fondazione (Foundation).
Scrittore: Isaac Asimov.
Genere: fantascienza.
Editore: Mondadori.
Anno: 1951.
Voto: 8.5.
Dove lo trovi: qui.


Prima Fondazione (a volte chiamato semplicemente con Fondazione, oppure Cronache della galassia) è il primo romanzo scritto da Isaac Asimov sul celeberrimo Ciclo della Fondazione, anche se, a dirla tutta, successivamente lo scrittore pubblicò altri due libri cronologicamente precedenti all’interno della narrazione (parlo di Preludio alla Fondazione e di Fondazione anno zero).


Comincio col precisare una cosa a mio avviso assai importante: pur essendo Asimov uno dei più grandi maestri della fantascienza, egli non è uno scrittore strettamente di fantascienza, laddove per fantascienza si intendono di solito astronavi, razze aliene, viaggi avventurosi, tecnologia e battaglie interstellari, etc.

Nel Ciclo della Fondazione non c’è niente di tutto questo: infatti, più che di fantascienza, occorrerebbe parlare di fantapolitica, o di fantastoria, o di fantasocietà.

Ciò di cui Asimov tratta (almeno, nel Ciclo della Fondazione; i racconti sui robot hanno diversa natura) è infatti la tematica sociale in tutti i suoi aspetti: storia, cultura, economia, rapporti tra popoli, diplomazia, etc.

Con tale premessa, va da sé che la fantascienza asimoviana non è fantascienza d’azione, genere di puro intrattenimento, ma ha una sua profondità, e anzi una certa complessità date le numerose variabili prese in esame.

Semplicemente, il contenuto immaginifico non è altro che uno spunto per discettare dell’uomo, delle sue pulsioni, delle sue costanti, della società in cui vive, del suo passato e del suo futuro.

Non a caso, in Asimov non è raro leggere di situazioni socio-politiche assolutamente credibili e reali, e magari persino simili a fatti realmente avvenuti.

Ma veniamo a questo libro, Prima Fondazione.

A dispetto di una scarsa profondità descrittiva (come detto Asimov punta più su idee e concetti che non su immagini e azione), il primo romanzo del Ciclo della Fondazione colpisce e cattura per il suo tessuto umano.

Asimov mette in scena una fitta e interessante trama fantapolitica composta da intrecci e strategie contrapposte.

Personaggio centrale, Hari Seldon, ossia il fondatore della Fondazione (giochi di parole a parte :), il primo e più importante psicostorico dell'Impero Galattico, il quale, avvalendosi di complessi calcoli su variabili e matrici sociali-politiche-economiche, ha elaborato la psicostoria (o psicostoriografia), una scienza in grado di prevedere in anticipo i principali eventi dell’umanità.

Da questo momento Seldon, che ha nel frattempo acquisito fama e importanza come scienziato, riesce a ottenere che sul pianeta Terminus venga inviato un gruppo di studiosi, ufficialmente con l’incarico di redarre un’Enciclopedia Galattica (libro cui umoristicamente si riferisce la Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams), ma di fatto per gestire quelle che saranno chiamate Crisi Seldon, ossia i principali momenti di turbolenza della storia umana, che Seldon aveva già previsto grazie ai suoi calcoli e per risolvere i quali aveva lasciato dei consigli sotto forma olografica.

Capirete da soli l’immensità della premessa concettuale… cui Asimov non si sottrae affatto nell’evolversi della storia…

Oltre alla grande qualità del libro, emerge un importante dato di fondo: lo scrittore scrive del futuro, ossia di ciò che potrebbe capitare alla razza umana, riferendosi al passato, ossia a ciò che l’uomo ha già fatto.

In questa vividezza e credibilità di fondo probabilmente sta la grandezza dell’opera, all'interno della quale vivono personaggi memorabili: dallo stesso Hari Seldon al sindaco Salvor Hardin, al mercante Hober Mallow.

Non a caso, un gruppo di scrittori americani anni fa ha giudicato il Ciclo della Fondazione di Isaac Asimov come il miglior ciclo letterario di tutti i tempi.
Vedete voi...

Fosco Del Nero


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Titolo: La casa sull’abisso (The house on the borderland).
Scrittore: William Hope Hodgson.
Genere: horror.
Editore: Newton Compton.
Anno: 1907.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


È con enorme piacere che recensisco La casa sull’abisso, romanzo breve pubblicato da William Hope Hodgson nel lontanissimo 1907, e ancora oggi, a mio avviso, uno dei migliori testi orrorifici di sempre.

Il libro è in sostanza una sinergia di horror, fantascienza e scritto spiritual-metafisico, capace di generare un’atmosfera terribile e opprimente, nonché di incutere ininterrottamente tensione e paura nel lettore.

Anzi, è appurato che persino il Maestro di Providence, forse il più grande scrittore orrorifico di tutti i tempi, fosse un ammiratore di Hodgson e dei suoi scritti del terrore, peraltro pervasi da quello stesso “orrore cosmico” che poi si ritroverà nei testi di Lovecraft.

La casa sull’abisso è una storia raccontata da qualcuno che l’ha a sua volta raccontata.
Ecco in breve la trama: l’autore scrive di aver ritrovato un antico manoscritto, a sua volta ritrovato e riveduto tempo prima, nel 1877, da due uomini, Tonnison e Berreggnog, vicino a delle rovine in Irlanda.

In tale manoscritto, il racconto-diario di un uomo che viveva con la sorella e il suo cane in un antico palazzone sito sull’orlo di un abisso, sul fondo del quale stava un fiume.

Le vicende prendono il via il giorno in cui l’uomo vede formarsi nella stanza in cui si trovava da solo col suo cane, una sorta di foschia color porpora, che subito dopo sembra trascinarlo in un’altra dimensione.
In essa, in una landa desolata, stava un maniero identico al suo, vicino al quale stavano delle creature orrende e innominabili.

Poco dopo, il sogno diventa realtà, e davvero un’orda di creature dell'incubo assedia casa sua, nella quale egli si rinchiude con cane e sorella, e che protegge con fucile e pietre.

Improvvisamente, però, l’assedio cessa, e l’uomo, curioso, si avventura fuori da casa, andando nel burrone vicino alla stessa, da quale sembrano essere spuntati quegli essere orrendi.
Tornato a casa, poi, scopre che…

Non vi svelo il finale, peraltro ambiguo e brusco nella sua interruzione.

Commento solo il testo dicendo che La casa sull’abisso di William Hope Hodgson è uno dei racconti (racconto lungo o romanzo breve fate voi) più testi e dall’atmosfera greve e terribile che abbia mai letto, con quel suo senso di ineluttabile e inevitabile dramma.
Consigliatissimo, specie agli amanti del genere.

Fosco Del Nero


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Titolo: Colonizzazione fase 2 (Down to Earth).
Scrittore: Harry Turtledove.
Genere: fantascienza.
Editore: Fanucci.
Anno: 2000.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Dopo averlo fatto con Harry Potter, continua la serie delle mie recensioni “al contrario”: parto dall’ultimo libro di una saga e finisco col primo.

Dunque, dopo aver recensito Colonizzazione fase 4 e Colonizzazione fase 3, ecco il turno di Colonizzazione fase 2, il secondo romanzo del Ciclo di Colonizzazione di Harry Turtledove, a sua volta seguito dal Ciclo di Invasione.

Con tali cicli di fantascienza storica, meglio definita ucronia, lo scrittore statunitense si è immaginata un’evoluzione alternativa del secondo conflitto mondiale.

Ecco quale: nel bel mezzo della guerra, con gli americani appena entrati in guerra e contrapposti ai tedeschi, ancora padroni di mezza Europa, sulla Terra arriva una flotta aliena di invasione.
L’obiettivo della Razza (così si chiama la specie aliena, di derivazione rettile) è quello di annettere il pianeta Terra al loro piccolo impero, ovviamente sottomettendo l’umanità.

Ma i loro piani vengono presto vanificati, posto che si basavano sui dati tecnologici che essi avevano raccolto diverse centinaia di anni prima sul nostro pianeta.

Purtroppo per loro, razza assai progredita e sofisticata, ma decisamente lenta nel percorso evolutivo, l’umanità nel mentre aveva fatto passi da gigante, passando da cavalli e scimitarre ad aerei e missili.

E l’imitazione della tecnologia aliena ha poi fatto il resto…
Risultato: uno stallo, col pianeta suddiviso tra le due razze e la situazioni politica che evolve sul piano diplomatico.

E qua entra in gioco il Ciclo di Colonizzazione, che descrive per l’appunto la convivenza tra le due specie e i vari interessi delle varie razze e delle varie nazioni terrestri.

In sintesi, Colonizzazione fase 2 di Harry Turtledove è un ottimo seguito, con gli stessi pregi del suo predecessore (arguzia, buona rivisitazione storica, riferimenti culturali, grande coinvolgimento) e purtroppo il medesimo difetto, con la storia che va avanti per le lunghe e l’autore che a volte sembra un po’ tirarla per le maniche…

Comunque un ottimo romanzo, ancora alle prese con Sam Yaeger, Kassquit, Johannes Drucker, Mordechai Anielewicz, etc.

Fosco Del Nero


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Titolo: Bar sport.
Scrittore: Stefano Benni.
Genere: commedia, umorismo.
Editore: Feltrinelli.
Anno: 1976.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


Di Benni ho da poco recensito Il bar sotto il mare, mentre qualche mese fa avevo recensito il più recente Elianto (il primo è del 1987, mentre il secondo del 1996).

Il libro che recensisco oggi è il più vecchio dei tre, essendo stato scritto nel 1976: sto parlando di Bar sport, se vogliamo il predecessore de Il bar sotto il mare, non solo per il titolo, ma anche per la struttura.

Infatti, mentre altri romanzi, come Elianto o come Terra!, sono storie fantastiche e surreali, benché dotate della tipica ironia di Benni che ne fa di fatto delle metafore sociali di tipo satirico, Bar sport e Il bar sotto il mare sono dei contenitori di diversi racconti.

La struttura non è quindi quella del romanzo, ma quella dei racconti brevi inseriti in un’unica cornice.

E già questo indirizza il libro verso un certo tipo di lettori.

Io, di mio, preferisco le storie uniche e lunghe piuttosto che i racconti brevi, ma questi sono gusti.
Ciò che è oggettivo invece è il diverso spessore che ha, per esempio, Elianto, rispetto a Bar Sport.

Il primo è un romanzo fantastico (fantastico in tutti i sensi) con una profonda valenza di critica sociale, nonché dotato di un umorismo veramente coinvolgente (idem dicasi di Terra!, che anzi io preferisco), mentre il secondo è un simpatico e divertente libro di intrattenimento, in cui il talento di Benni si intravede, ma non è portato a pieno compimenti.

Bar sport rimane comunque un libro gustoso e pieno di spunti divertenti, che saprà dunque accontentare sia il lettore occasionale sia i fan di Stefano Benni.

Fosco Del Nero


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Titolo: Colui che sussurrava nel buio (The whisperer in darkness).
Scrittore: Howard Phillips Lovecraft.
Genere: horror.
Editore: Newton Compton.
Anno: 1930.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Romanzo breve o racconto lungo, ossia la specialità di Howard Phillips Lovecraft, il Maestro di Providence, l’insuperato scrittore orrorifico.


Come insuperato è il suo pantheon di divinità superiori e inferiori, esseri antichi e abnormi a volte lontani e a vicini, taluni dormienti e altri drammaticamente attivi.

Sono contento di recensire questo testo perché finora dello scrittore statunitense avevo segnalato solo Kadath, che però non mi era piaciuto molto.

Sul versante delle trasposizioni cinematografiche invece segnalo l’ottimo film horror Dagon, di Stuart Gordon.

Colui che sussurrava nel buio (o Colui che sussurrava nelle tenebre, a seconda della traduzione) è considerato uno degli scritti più importanti di Lovecraft, sia per i suoi contenuti, sia per il modo in cui sono esposti, una sorta di trasposizione quasi giornalistica con cui il protagonista della storia, Albert Wilmarth, espone gli avvenimenti nel loro drammatico incedere cronologico.

Lovecraft è noto per le atmosfere che sa dare ai suoi racconti, e questo al di là di ciò che mostra o non mostra.

Il suo dunque è un orrore percepito, un orrore che viene dalle profondità del cosmo, nient’affatto materia di conquista, ma orizzonte da cui tenersi il più lontani possibile.

Ma occorrerebbe tenersi lontani anche dai sogni, dal mare, dalle profondità della Terra, e finanche dalla propria stessa ragione… l’orrore infatti viene tanto da fuori quanto da dentro…

E Colui che sussurrava nel buio ne è un buon testimone, e non a caso Lovecraft ha influenzato moltissimi scrittori del terrore, divenendo, come lo era divenuto Edgar Allan Poe, un punto di riferimento per il genere letterario.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il bar sotto il mare.
Scrittore: Stefano Benni.
Genere: commedia, umorismo.
Editore: Feltrinelli.
Anno: 1987.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Di Stefano Benni, il mio scrittore italiano preferito insieme a Umberto Eco, ho già recensito il bellissimo Elianto, uno dei due romanzi più belli che di lui ho letto (l’altro è il sorprendente Terra!).

Di Benni adoro alcune cose:
- la grande immaginazione,
- la proprietà linguistica eccellente,
- l’umorismo, che spesso diventa ironia e satira sociale.

Devo però dire che i libri per cui Benni è più famoso, ossia l’ormai storico Bar sport e questo stesso Il bar sotto il mare, sono quelli che mi sono piaciuti di meno.

Intendiamoci, la verve dello scrittore c’è sempre, ed è brillante e divertente, con Benni che giostra con perizia e arguzia tra i luoghi comuni del Bel Paese e che inventa divertenti trovate letterarie.
Però manca quella profondità che ha fatto di Elianto e Terra! due autentici capolavori, libri coinvolgenti nel loro umorismo, ma anche profondi per il loro spessore da critica sociale.

Forse è la struttura dei testi, assai differente tra le due coppie di libri citate, a generare da un lato dei romanzi profondi e importanti, e dall’altro due libri gradevoli ma più estemporanei, sta di fatto che la mia sensazione è questa.

Dunque, con Il bar sotto il mare abbiamo non tanto la satira sociale mascherata da fantascienza di Terra!,ma una più semplice narrativa umoristica.

Di buon livello, comunque, e infatti consiglio il libro a chi vuole leggere qualcosa di piacevole e che magari ha già apprezzato l’umorismo di Stefano Benni.

Fosco Del Nero


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Titolo: La bottega dei giocattoli (The magic toyshop).
Scrittore: Angela Carter.
Genere: drammatico.
Editore: Fanucci.
Anno: 1967.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.


Avevo comprato La bottega dei giocattoli di Angela Carter attendendomi un romanzo fantastico, sia per la presentazione da favola che ne veniva fatta, sia per la pubblicazione in casa Fanucci, nota casa editrice italiana specializzata in narrativa fantastica (ossia fantasy, fantascienza e horror).

Sono tuttavia rimasto deluso, perché La bottega dei giocattoli in realtà non è un libro fantastico, bensì una storia nera, drammatica, cupa e dal taglio un po’ gotico.

Ma, per intenderci, non il gotico sognante e raffinato del regista Tim Burton (si pensi al film Il mistero di Sleepy Hollow), ma un gotico pesante, opprimente, che di fatto amplifica la componente drammatica della storia.

Che è questa: tre giovani ragazzi rimangono orfani, e vengono affidati allo zio, un rozzo fabbricante di giocattoli, specialmente di marionette… elemento importante perché egli stesso tende a fare il burattinaio con la sua famiglia…

La moglie è completamente succube di lui, così come i due di lei fratelli, che hanno aspirazioni di rivolta che però non riescono a concretizzare.

Inevitabilmente, in un ambiente familiare così greve, la vita dei tre ragazzini diventa improvvisamente altrettante greve, specialmente quella di Melanie, la maggiore dei tre, una quindicenne che di fatto costituisce il perno centrale del romanzo.

Melanie ha quindici anni, e sta vivendo dei cambiamenti, non solo per via delle tristi vicende familiari, ma anche per la sua incombente adolescenza, messa peraltro alla prova da uno dei fratelli della moglie di suo zio.

In effetti, il La bottega dei giocattoli sa molto di iniziazione sessuale della ragazzina, per quanto manchi totalmente di qualunque scena audace.

Ma tutto è visto da un’angolazione buia, che sa addirittura di marcio e di morto.

Insomma, pur non potendo dire che si tratti di un brutto romanzo (tra l’altro con questo libro Angela Carter ha vinto anche dei premi ), non è certamente il mio genere, da cui il voto negativo.

Fosco Del Nero


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Titolo: I porcospini di Schopenhauer.
Scrittore: Consuelo Casula.
Genere: saggistica manageriale, formazione.
Editore: Franco Angeli.
Anno: 1997.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Il libro che recensisco oggi non è un romanzo, ma un testo di manualistica.

I porcospini di Schopenhauer, pubblicato da Consuelo Casula nel 1997 con Franco Angeli Editore, è infatti un libro di saggistica manageriale dedicato al tema dell’educazione e particolarmente orientato al lato psicologico.

Il libro, in particolare, tratta l’argomento della formazione androgogica, ossia la formazione rivolta agli adulti (per intenderci, quella che si fa durante i master, i corsi di miglioramento, i corsi di formazione aziendale, e così via discorrendo).

I porcospini di Schopenhauer è una lettura scorrevole e piacevole, che va avanti tra concetti e aforismi e aneddoti, utili a esplicare le idee proposte.

Consuelo Casula, inoltre, sa coinvolgere il lettore e metterlo a suo agio, con il libro che, nonostante tratti argomenti decisamente “seri” (la formazione e i rapporti interpersonali), rimane comunque godibile e fresco.

I porcospini di Schopenhauer di Consuelo Casula è dunque un libro consigliato, dunque, specialmente se lavorate o siete comunque interessati al mondo del management, delle risorse umane, della formazione o della psicologia.

Fosco Del Nero


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Titolo: Harry Potter e la pietra filosofale (Harry Potter and the philoposher's stone).
Scrittore: J. K Rowling.
Genere: fantasy, avventura.
Editore: Salani.
Anno: 1997.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Con Harry Potter e la pietra filosofale termino le recensioni dedicate alla saga fantasy di J. K. Rowling.


Ma veniamo subito al sodo: Harry Potter e la pietra filosofale segue un destino inverso rispetto all’omonimo film, tratto ovviamente dal libro: mentre il film è forse il più ammaliante e affascinante della serie (visto che presenta l’incantevole mondo della magia e di Hogwarts, con i suoi maghi, streghe, professori, materie magiche, etc), il libro è invece quello più corto, semplice e meno significativo tra tutti i sette della saga.

Cosa peraltro comprensibile, dal momento che le storie di Harry Potter sono nate come favole della buona notte raccontante da mamma Rowling al figlio, e dunque si presentavano all’inizio ancora poco organiche e profonde.

Organicità e profondità che sono venute invece con l’andare avanti dei romanzi, specialmente dal terzo in poi (anche se ad alcuni lettori non è piaciuto l’ultimo libro e il modo in cui la storia si è conclusa).

Al tempo, infatti, pensai: beh, tutto qui?
Tutta qui la saga fantasy di cui parlano tutti??

Devo però dire che la lettura di Harry Potter e la pietra filosofale seguiva a breve distanza quella di due capolavori fantastici: il primo è il magnificente Il gioco di Ender di Orson Scott Card, e il secondo il favoloso Eragon di Christopher Paolini… con tali predecessori era pure difficile fare un’ottima figura (peraltro la Rowling è stata accusata di plagio proprio nei confronti del libro di Card)...

Ad ogni modo, nella prima avventura di Harry, Ron, Hermione, Hagrid, Silente, Piton, Malfoy e soci, già si intravedeva il talento e il potenziale che poi sarebbe sbocciato, e con pieno merito: i personaggi e la trama è di livello, anche se l’apparato linguistico delude per estetica e capacità evocativa.

Ma il primo Harry Potter è sempre il primo Harry Potter!

Fosco Del Nero


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Titolo: Anno Dracula (Anno Dracula).
Scrittore: Kim Newman.
Genere: horror, drammatico.
Editore: Fanucci.
Anno: 1992.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Oggi recensisco un libro horror un po’ particolare.

Già il nome dovrebbe far intuire di che genere è e perché è particolare: sto parlando di Anno Dracula di Kim Newman.

Genere: ovviamente parla di vampiri...

Particolarità: Anno Dracula prende le mosse dal capolavoro di Bram Stoker, Dracula, ma ne cambia l’esito, con Dracula che non è sconfitto da Van Helsing, Harker e soci, ma che trionfa su di loro e sull’Inghilterra intera, tanto da arrivare alla corte reale.

Il risultato è un’intera nazione di vampiri, con i non-vampiri che ormai sono una piccola minoranza, mal tollerata peraltro.

Anno Dracula, dunque, applica il principio della storia alternativa (in gergo letterario, ucronia: vedasi l’esempio del ciclo di Colonizzazione) non più alla storia, ma alla narrativa, deviando il corso degli eventi di un romanzo storico.

Vediamo con quali esiti.

Dico subito che il libro di Kim Newman è ben lontano dalle vette narrativo-orrorifiche dell’originale Dracula di Bram Stoker ma si presenta comunque avvincente e interessante, rappresentando un’evoluzione alternativa della storia di Stoker godibile.

In particolare, risulta efficace la commistione tra romanzo di Stoker, altri personaggi della letteratura di genere e personaggi viceversa della cinematografia vampiresca.

Insomma, un minestrone…

Come detto, l’impressione finale è discreta, per quanto l’eccellenza del dirimpettaio (il Dracula originale) offusca inevitabilmente con la sua ombra il libro di Kim Newman.

Fosco Del Nero


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Titolo: Le fate dell’ombra (Phantastes).
Scrittore: George McDonald.
Genere: fantastico, fantasy, fiaba.
Editore: Rusconi.
Anno: 1858.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


In moltissimi ormai conoscono John Reuel Ronald Tolkien, autore della trilogia che ormai è un classico, Il signore degli anelli… ma in pochissimi viceversa conoscono uno scrittore scozzese di metà Ottocento che è ritenuto una sorta di precursore del genere fantasy, tanto da aver influenzato lo stesso Tolkien (nonché Clive Staples Lewis) con i suoi libri.

Sto parlando di George McDonald, autore scozzese, nato nel 1824.

Tra l’altro George Mc Donald ebbe influenze anche su alcuni suoi contemporanei, per esempio l’amico Lewis Carroll, autore di Alice nel paese delle meraviglie.

Mc Donald nel 1858 pubblicò il suo Phantastes (in italiano tradotto in Le fate dell’ombra), testo a metà tra filosofia e fiaba.
Come intuibile, dai i tempi ancora acerbi, il libro destò un certo scalpore.

In esso Mc Donald dava vita a una sorta di esperienza letteraria onirica, a metà tra la realtà e il mondo fiabesco delle fate, degli gnomi e dei folletti.

L’aspetto forse più originale è che Le fate dell’ombra non è né un fantasy come lo si intende oggi, né una fiaba, ma qualcosa di diverso… lo si potrebbe definire come un viaggio sui generis: un viaggio fantastico di esplorazione, di introspezione, di crescita personale…

I contenuti ci sono, e la bellezza della lingua anche, visto che George McDonald scrive in modo poetico ed evocativo.

Ciò in cui il romanzo pecca è la capacità di coinvolgere il lettore, dal momento che spesso il libro risulta vago ed evanescente.
La sensazione che lascia, o che almeno ha lasciato a me, è quella di un bel sogno di cui si è dimenticato qualche particolare importante…

Ad ogni modo, un libro di valore, che potrebbe interessare sia agli appassionati del romanzo fantastico sia a coloro che cercano delle letture profonde.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il signore della magia (Magician).
Scrittore: Raymond E. Feist.
Genere: fantasy.
Editore: Tea.
Anno: 1982.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


Il libro che recensisco oggi è uno dei miei fantasy preferiti, e non a caso è firmato da uno dei più importanti scrittori fantastici statunitensi: sto parlando di Raymond Elias Feist e del suo Il signore della magia.

Il signore della magia è il primo romanzo della saga di Riftwar, ed è stato scritto nell’ormai lontano 1982, con la saga che sarebbe continuata per sei volumi (il libro successivo a questo è L'incantesimo di Silverthorn).

Si tratta di un romanzo piuttosto lungo, che però conquista sin dalle prime pagine, e che conserva l’attenzione del lettore fino alla sua fine.

Il libro percorre diversi anni di storia del mondo di Midkemia, in cui sono ambientate le vicende di Pug, Thomas e compagni.

Nonostante i personaggi (e gli spunti) siano moltissimi, ho citato proprio questi due perché ben rappresentano la caratteristica precipua del romanzo, che di fatto è un libro di formazione, con i due ragazzi (soprattutto Pug, che mostra un talento da mago tanto quanto Thomas uno da guerriero) che sono seguiti e descritti nella loro crescita.

Il signore della magia di Raymond Feist è un fantasy tradizionale, con magia, altri mondi, guerre, razze non umane, etc, ma non per questo il romanzo soffre di banalità, e anzi è avvincente e brillante.

Numerosissimi sono i personaggi, dunque, seguiti a turno da diversi punti di vista, che contribuiscono a dare alla storia uno spessore epico che manca in molti fantasy.
E il tutto risulta credibile e ben costruito, con l’interesse del lettore che non cessa mai, nonostante il tenore delle vicende muti spesso (c’è guerra, magia, avventura, amicizia, amore, etc).

Ma, in fin dei conti, non ti rileggi più volte un librone di 700 pagine se non è un bel libro, no?

Fosco Del Nero


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Titolo: Colonizzazione fase 3 (Aftershocks).
Scrittore: Harry Turtledove.
Genere: fantascienza, ucronia, fantastoria.
Editore: Fanucci.
Anno: 2001.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Di Harry Turtledove e della saga di Colonizzazione ho già recensito un romanzo, l’ultimo della serie per la precisione, ovvero Colonizzazione fase 4.

Anche in tale sede ricordo che il Ciclo di Colonizzazione segue il Ciclo di Invasione, in cui, nel bel mezzo della Seconda Guerra Mondiale, una flotta di invasione aliena sbarca sulla Terra e si prepara a soggiogare il pianeta e il genere umano.

Sfortunatamente per la “Razza”, una specie derivante dai rettili, essa basava i suoi propositi di conquista sui dati raccolti diverse centinaia di anni prima… ma nel mentre i terrestri avevano fatto molti passi avanti, specie se raffrontati alla Razza, più tecnologica e perfezionista, ma assai più lenta nel suo percorso evolutivo.

Sta di fatto che alieni e umani si scontrano, secondo delle alleanze col senno di poi assai improbabili: nazisti e americani, per esempio…

Il ciclo di Colonizzazione segue per l’appunto i risvolti sociali determinati da tale guerra, col conseguente assestamento di razze e nazionalità nelle varie zone del pianeta.

Si tratta dunque di fantascienza, e in particolar modo del suo sottogenere dell'ucronia (o fantastoria), in cui lo scrittore si immagina degli eventi alternativi a quelli realmente accaduti.

Turtledove, ospite assai abile, segue le vicende da diversi punti di vista, dando al lettore un quadro davvero organico della situazione, tra l’altro riscrivendo la storia in modo competente e credibile,

La trama è scorrevole e godibile, densa di spunti, eventi e personaggi (tra i numerosi, cito il colonnello americano Sam Yaeger, il pilota tedesco Johannes Drucker, il ribelle ebreo Mordechai Anielewicz, la ragazza umana cresciuta dai rettili come una di loro Kassquit).

Forse l’unico neo imputabile a Turtledove è quello di tirarla un po’ per le lunghe.
Ma, in fin dei conti, se il viaggio è piacevole è ok che duri molto…

Fosco Del Nero


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Titolo: I love shopping in bianco (Shopaholic ties the knot).
Scrittore: Sophie Kinsella.
Genere: commedia al femminile.
Editore: Mondadori.
Anno: 2002.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Tra romanzi fantasy, di fantascienza ed altro ancora, era da un po’ che non recensivo un bel libro di narrativa femminile.

Il candidato a proseguire la già lunga scia di romanzi in stile commedia femminile non poteva che essere un I love shopping… precisamente sto parlando di I love shopping in bianco, terzo libro della saga di Sophie Kinsella dopo I love shopping, e I love shopping a New York.

Se andate a vedere le recensioni dei precedenti capitoli delle avventure metropolitane di Becky Bloomwood scoprirete che i giudizi dei primi libri erano, in sintesi, “strepitoso” e “divertentissimo”, con il primo I love shopping un gradino sopra il suo successore solo per diritto di primogenitura (per il secondo libro era difficile reggere il confronto col primo e innovarlo sotto numerosi aspetti, ma comunque anche il secondo è un signor romanzo).

Se con il primo romanzo Becky risolve i suoi annosi problemi con la banca e trova l’uomo dei suoi sogni e nel secondo si trasferisce negli Stati Uniti, in questo I love shopping in bianco Becky addirittura si sposa, con i preparativi per il matrimonio che, e non poteva essere che così, diventano talmente complicati da essere assurdi.

Il libro di Sophie Kinsella è esattamente come i due che lo hanno preceduto: scoppiettante ed esilarante, anche se non disdegna ogni tanto qualche momento di riflessione profonda (più che nei capitoli precedenti).

In sintesi, I love shopping in bianco abbiamo nuovi spunti e nuovi personaggi per un’altra puntata delle irresistibili (dis) avventure della giovane, simpatica e pasticciona Becky Bloomwood.

Fosco Del Nero


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Titolo: La vita, l'universo e tutto quanto (Answer to life, the universe, and everything).
Scrittore: Douglas Adams.
Genere: fantascienza, commedia, satira, umorismo.
Editore: Mondadori.
Anno: 1982.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Eccoci arrivati al terzo libro della saga di Guida galattica per gli autostoppisti, il fortunato e brillante romanzo pubblicato da Douglas Adams nel 1979

Se il primo romanzo, da cui peraltro è stato tratto anche l’omonimo e divertentissimo film (tuttavia non del tutto aderente al romanzo stesso), si presentava letteralmente scintillante, col suo humor coinvolgente e le sue trovate spesso irresistibili, il secondo (Il ristorante al termine dell’universo viceversa perdeva uno o due colpi rispetto al predecessore, risultando sempre divertente, ma confuso e meno incisivo.

Com’è invece questo La vita, l’universo e tutto quanto?

È ottimo, per quanto non al livello dell’inarrivabile (nel suo genere) Guida galattica per gli autostoppisti.

La vita, l’universo e tutto quanto, infatti, non delude le attese: Douglas Adams porta avanti un vorticoso intreccio tra eventi e personaggi con una deliziosa leggerezza descrittiva, condita peraltro da numerosi spunti ironici.

Le avventure ironico-satiriche di Arthur Dent, Ford Prefect, Zaphod Beeblebrox, Tricia McMillan (detta Trillian) dunque continuano, e sono veramente coinvolgenti.

Ma, in fin dei conti, la cosa non stupisce: Douglas Adams è uno scrittore di spessore, i cui romanzi presentano l’interessante caratteristica di poter essere letti come mero svago o come testi densi di riflessioni e di spunti sulla società in cui viviamo.

Ce ne fossero di più di scrittori così… anzi, se ne conoscete di similari segnalatemeli!

Fosco Del Nero


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Titolo: Le spade di Lankhmar (The swords of Lankhmar).
Scrittore: Fritz Leiber.
Genere: fantasy, commedia, umoristico.
Editore: Editrice Nord.
Anno: 1968.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Le spade di Lankhmar è il primo romanzo della Saga di Nehwon, scritta da Fritz Leiber a partire dagli ultimi anni 60.


Fritz Leiber è uno scrittore molto noto agli appassionati storici del fantasy e in generale del romanzo fantastico.

In particolare, egli è noto per il taglio delle sue storie, decisamente brillante e dinamico, se non proprio comico.

In effetti, siamo proprio sulle soglie del fantasy umoristico, genere che annovera sia esponenti “classici”, da Terry Pratchett (Il colore della magia) a Lyon Sprague de Camp (Il castello d'acciaio), sia autori più recenti, come per esempio Dominic Barker (Blart).

Le spade di Lankhmar, prima storia incentrata sull’astuto spadaccino Grey Mouser, e sul forte gigante Fahfrd, risponde sostanzialmente alle attese, presentandosi divertente, movimentata e ironica.

A fine lettura, ciò di cui ci si rammarica maggiormente è la non del tutto soddisfacente caratterizzazione tanto dei personaggi principali, quanto del narrato, che dà più l’idea di un’avventura eroicomica dilettantesca che di una saga eroica.

A conti fatti, Le spade di Lankhmar di Fritz Leiber si distingue per essere un libro fantasy scorrevole e divertente, benché non irrinunciabile (a meno che non siate dei fan sfegatati degli scrittori sopra elencati, nel qual caso vi consiglio caldamente anche questo romanzo).

Fosco Del Nero


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Titolo: Spade tra i ghiacci (Swords and ice magic).
Scrittore: Fritz Leiber.
Genere: fantasy, commedia, umorismo.
Editore: Editrice Nord.
Anno: 1977.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.


Di Fritz Leiber, scrittore molto noto tra gli appassionati di narrativa fantastica, avevo già recensito Le spade di Lankhmar, un romanzo fantasy divertente e piacevole.

Il libro di Leiber, pur se scorrevole, difettava però dal punto di vista della caratterizzazione dei personaggi e del narrato in generale, presentandosi come un fantasy umoristico ben riuscito ma senza eccezionali pretese.

Vediamo come va con questo Spade tra i ghiacci, seguito del suddetto romanzo.

Purtroppo non va molto bene, e anzi, piuttosto che migliorare sul piano dello spessore epico, questo secondo libro della saga di Nehwon risulta invece più piatto del suo predecessore.
Il rapido evolversi degli eventi, infatti, pare spesso confusionario e assemblato frettolosamente.

Rimane un gradevole dinamismo di fondo, evidentemente tipico dello stile di Fritz Leiber, che però non è assistito purtroppo da una profondità narrativa all’altezza.

In definitiva, le avventure di Grey Mouser, abile e astuto spadaccino, e di Fahfrd, il gigante barbaro venuto dal Nord, pur destando la simpatia di chi legge, non convincono del tutto, restando al livello del fantasy di mero intrattenimento senza pretese letterarie.

Fosco Del Nero


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Titolo: Hyperversum.
Scrittore: Cecilia Randall.
Genere: fantascienza, fantastico, fantasy.
Editore: Giunti.
Anno: 2006.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


È con piacere che recensisco questo romanzo fantastico di Cecilia Randall, per un motivo molto semplice: si dice sempre che il panorama degli scrittori fantastici italiani sia assai desolante, tanto che gli unici nomi famosi (Troisi, Strazzulla) sono piuttosto criticati dai lettori più navigati, finendo per risultare infatti più che altro letture per ragazzini (certamente chi è abituato da anni a Feist, Martin, Moorcock, Donaldson, Salvatore, etc, difficilmente può ritenersi soddisfatto dei best seller italiani in ambito fantastico).

Ebbene, Hyperversum di Cecilia Randalla, edito da Giunti, non a caso un editore con un portafoglio di narrativa fantastica decisamente curato, inverte la tendenza, grazie a un testo scorrevole e appassionante.

Tecnicamente, non si tratta di fantasy, ma di fantascienza, visto che tutto ruota intorno a un viaggio indietro nel tempo.

Tuttavia, solitamente si ricollegano le atmosfere medievaleggianti allo stile fantasy… ma è solo una questione di definizione…

Ciò che più conta è che il narrato conquista sin da subito, e porta il lettore al suo compimento, nonostante una lunghezza di quasi 800 pagine.

La trama, in sintesi, è semplicissima: alcuni ragazzi, giocando al videogioco di Hyperversum, vengono sbalzati nel basso medioevo, nell’imminenza della guerra tra Francia e Papato e Inghilterra e Impero.

Intendiamoci: Hyperversum non è scevro da difetti, e in particolare non brilla per originalità, posto che molti dei suoi avvenimenti si intuiscono con largo anticipo (l'incontro con la dama del ritratto, il manoscritto del passato, lo scambio di persona con matrimonio seguente).

Inoltre, il libro di Cecilia Randalla si dimostra scontato nel semplice senso che ai protagonisti va sempre tutto bene: vincono il torneo, vincono la guerra, sventano attentati, diventano cavalieri, etc.

Si aggiunga anche il tono decisamente mieloso di alcune scene (specialmente nella seconda parte del romanzo): a un certo punto si hanno 5 pagine di fila di complimenti tra due personaggi. Cinque pagine di fila!!

In tal senso, si nota la mano femminile della Randall (anche se, in realtà, si dice che dietro tale nome si celerebbe in realtà uno scrittore uomo), che comunque si mostra brava nel tratteggiare i personaggi e nel mantenere vivo l’interesse di chi legge.

In definitiva, nonostante i difetti sopra citati, le avventure di Ian, Daniel, Jodie, Martin e Isabeau si leggono più che volentieri, e Hyperversum di Cecilia Randall è veramente un buon romanzo fantastico.

Fosco Del Nero


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