Titolo: I banchetti dei Vedovi Neri (Banquets of the Black Widowers).
Scrittore: Isaac Asimov.
Genere: giallo, investigativo.
Editore: Mondadori.
Anno: 1984.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.


Il libro recensito quest’oggi è I banchetti dei Vedovi Neri di Isaac Asimov.

Piccola premessa: sono sempre stato molto affezionato ad Asimov, uno degli autori con cui ho iniziato la mia passione per la fantascienza e per la letteratura fantastica in generale; poi mi sono dirottato più sul fantasy, ma tutto è iniziato lì.

Soprattutto libri come Neanche gli Dei o il Ciclo della Fondazione me lo fanno tuttora amare…

… anche se devo dire con tutta onestà che adesso, da grande (con la parola che ha più significati), lo trovo molto cerebrale, e anzi il suo approccio mentale me lo fa sentire parecchio freddo e decisamente poco profondo, soprattutto dal punto di vista umano.

Se poi parliamo di significati esistenziali, sono completamente assenti nei suoi libri, tutti tesi come sono all’intelligenza, alle citazioni, alla trovata cerebrale, alle questioni psicologiche, all’aspetto sociologico.

Nulla di male, intendiamoci: semplicemente non è più il cibo adatto a me… per quanto probabilmente in futuro mi rileggerò il Ciclo della Fondazione, poiché non avevo letto tutti i libri, ma solo quelli iniziali.

Ma veniamo a I banchetti dei Vedovi Neri: i Vedovi Neri sono una sorta di club che, tra cibo e facezie intellettuali, tra sofismi culturali e intuizioni, risolve enigmi o misteri…
… anche se a dire il vero a risolverli, più che i membri effettivi del club, quelli che stanno seduti a gustarsi la cena, è il cameriere Henry, non a caso membro effettivo del club.

Lo schema è il solito: uno dei membri del club, l’anfitrione, porta un personaggio a cui, per contratto verbale, i vari altri soci possono porre ogni domanda… e immancabilmente spunta fuori un mistero… che immancabilmente il buon Henry risolve, tramite connessioni logiche più che con l'intuizione.

Con Asimov siamo sempre nel reame dell’intelligenza e della scienza, ricordiamolo, e tutto il resto è bandito… in modo un po’ ottuso, devo dire, ma tant’è.

I Vedovi Neri, per via del successo dei vari libri, divennero una specie di collana, della quale ogni tot tempo Asimov pubblicava una nuova collezione di racconti.

Svago simpatico, ma nulla più.
Isaac Asimov giallista non mi piace troppo, devo dire la verità, anche se nella sua sconfinata carriera ha fatto anche quello, tra fantascienza e saggistica.

Fosco Del Nero


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Titolo: I venti di Terramare (The other wind).
Scrittore: Ursula K. Le Guin.
Genere: fantastico, fantasy.
Editore: Mondadori.
Anno: 2001.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


Con I venti di Terramare vado a concludere la Saga di Terramare di Ursula Le Guin… almeno, per quanto riguarda i romanzi, dal momento che mi rimane in realtà un altro tassello, ossia i racconti Le leggende di Terramare.

Nella recensione del precedente L’isola del drago avevo scritto che per questo volume mi attendevo un maggior ruolo per Therru, la giovane donna drago, figlia adottiva di Tenar e di Ged-Sparviere, protagonisti del secondo romanzo della serie, Le tombe di Atuan… e in effetti così è stato, anche se in un senso non così tanto eclatante.

Ma, d’altronde, la Le Guin è scrittrice non pacchiana, da effetti speciali, ma si muove nel profondo. 
E, a proposito di questo, ho trovato conferma anche nel mio dar per certo le sue tematiche esistenziali nel momento in cui, leggendo la sua prefazione ai racconti Le leggende di Terramare, la ho vista citare Lao Tzu.

Ma veniamo a I venti di Terramare, che in parte riprende Il signore dei draghi, il terzo romanzo del ciclo: è tempo di cambiamenti nell’arcipelago di Terramare, e di cambiamenti intensi. Il muro che separa vivi e morti sembra essere in pericolo, e per di più alcuni draghi hanno cominciato a incendiare e distruggere nell’Ovest.
Con l’Arcimago fuori gioco, e anzi nemmeno più mago, a dover risolvere la situazione è un gruppo di persone: il Re Lebannen, Tenar e Therru, la Principessa dell’Est Seserakh, uno stuolo di maghi, nonché il drago Orm Irian.
Il fatto è che la situazione non è molto chiara, e per venirne a capo occorrerà ragionarci e unire leggende e saperi di diverse culture.

Devo dire purtroppo che probabilmente I venti di Terramare è il meno riuscito romanzo della serie: in parte non è molto chiaro, in parte non è armonico nel suo sommare così tanti personaggi, e inoltre non propone un tema di fondo netto come per i libri che lo avevano preceduto.

Forse si potrebbe individuare nel riparare quanto è rotto, e ciò spiegherebbe anche il ruolo centrale di Alder, sorta di portavoce del mondo dei morti… ma secondo me siamo piuttosto lontani dai libri precedenti.

Peccato, perché la saga avrebbe meritato una conclusione più efficace… e in tal senso forse si è fatta sentire la grande distanza temporale di scrittura tra i primi quattro romanzi cominciati con Il mago (1968, 1970, 1972, 1990) e questo quinto e ultimo I venti di Terramare (2001).

Ma poco importa: intanto ho ancora da finire la saga leggendomi Le leggende di Terramare, e comunque ho da celebrare uno dei cicli fantasy più belli e originali di tutti i tempi.

Fosco Del Nero


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