Titolo: Il signore dei draghi (The farthest shore).
Scrittore: Ursula K. Le Guin.
Genere: fantastico, fantasy.
Editore: Mondadori.
Anno: 1972.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Dopo Il mago e Le tombe di Atuan, era praticamente scontato che arrivasse anche il terzo romanzo della Saga di Terramare (Earthsea in inglese) della brava Ursula K. Le Guin: ecco dunque Il signore dei draghi, romanzo datato 1972, e peraltro noto anche con un altro nome, ossia La spiaggia più lontana.

Peraltro, dopo le 220 pagine circa del primo romanzo, e le 170 del secondo, Il signore dei draghi è il più lungo dei tre con le sue 240 pagine (questo, almeno, nella pubblicazione della Mondadori La saga di Terramare, che comprende per l’appunto tutta la saga della Le Guin), che sarà pareggiato dai due romanzi conclusivi della saga: L’isola del drago e I venti di Terramare, lunghi più o meno quel tanto.
A tali cinque romanzi si affiancano poi svariati altri racconti utili, insieme ad una ricca appendice, a “completare” il mondo di Earthsea.

Ma andiamo a vedere la trama sommaria de Il signore dei draghi (che peraltro è il libro che ha ispirato il film d’animazione di Goro Miyazaki I racconti di Terramare… molto bello anche se affatto fedele al romanzo in questione, ma solamente ispirato): ormai molti anni dopo le avventure de Le tombe di Atuan, un male inspiegabile si sta diffondendo per tutte le terre e le isole conosciute: i maghi stanno perdendo il loro potere, le antiche parole vengono dimenticate, gli animali impazziscono, gli uomini pure, e persino i draghi perdono la memoria.
Sparviere (nome originale: Ged) , ora Arcimago dell’Isola di Roke, comincia un viaggio per cercare la causa del problema e per risolverla, e si porta appresso il giovane Arren (nome originale: Lebannen), giovane Principe di Enlad.
I due attraverseranno tante isole, tante terre, e finanche il regno della morte, fino a trovarsi di fronte all’uomo che ha generato tutto quello, ovviamente un mago, e specificatamente un mago che voleva sconfiggere la morte.

Il signore dei draghi porta tematiche più mature dei suoi predecessori, peraltro essi stessi non semplici romanzi d’evasione ma romanzi di formazione.
Solo che stavolta è Sparviere a formare, e non ad essere formato, e nelle vesti dell’apprendista di belle speranze c’è il giovane Arren.

Tra l’altro per certi versi Il signore dei draghi chiude il cerchio aperto con Il mago: Ged-Sparviere chiude un varco tra il mondo della vita e quello della morte aperto da qualcun altro… proprio come un altro Arcimago fece, a costo della sua vita, quando fu lui, imprudente, ad aprire un varco simile.
Anzi, di più, in questo romanzo abbiamo l’esemplificazione di cosa Ged avrebbe potuto diventare se avesse seguito la “via oscura”, per la quale aveva mostrato un qualche interesse da giovane… laddove via oscura vuol dire semplicemente poteri messi a servizio dell’ego e non al servizio dell’esistenza, ciò che è il tema nascosto di questo libro.

Ora Ged, maturo e compiuto, fa solo ciò che deve, ciò che è necessario, senza alcun richiamo a propri desideri o sogni egoici, tentazioni che viceversa facevano parte della sua giovinezza, come peraltro comprensibile che sia.
Il suo nemico di allora è dunque una sorta di sua ombra teorica… dopo l’ombra concreta de Il mago.

Se Il mago portava avanti la tematica della lotta con le proprie ombre interiori, e Le tombe di Atuan portava avanti la tematica della dualità, Il signore dei draghi porta avanti la tematica del servizio al mondo e dell’insegnamento.
Tutte tematiche fortemente spiritual-esistenziali, e non a caso nei decenni Ursula Le Guin si è fatta la fama di scrittrice profonda, ben lontana dal mero intrattenimento così come dai cliché del fantasy.

In questo senso, il mio voto lascia il tempo che trova: se vi piacciono i romanzi fantasy di formazione e con contenuti più spessi di quanto potrebbe apparire a prima vista (il titolo, la copertina, la trama, etc), prendetevi non solo Il signore dei draghi, ma l’intera Saga di Terramare.

Fosco Del Nero


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Titolo: Le tombe di Atuan (The tombs of Atuan).
Scrittore: Ursula K. Le Guin.
Genere: fantastico, fantasy.
Editore: Mondadori.
Anno: 1970.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Pochi anni fa avevo letto Il mago di Ursula K. Le Guin, libro che mi era piaciuto abbastanza da comprarmi tutta la Saga di Earthsea.
Il secondo volume di codesta saga è Le tombe di Atuan, che per l’appunto è il libro recensito quest’oggi.

Intanto, una premessa: mi sono avvicinato al ciclo letterario della Le Guin in quanto la scrittrice aveva fama di tessere romanzi, oltre che interessanti, anche pregni di un certo senso esistenziale…
… come difatti è.

Se Il mago parla, ma sempre dietro le quinte e senza dirlo a voce alta (oddio, anche se non è proprio dietro le quinte, per quanto è palese), del conflitto e della lotta con il proprio sé interiore in ottica evolutiva, Le tombe di Atuan affronta un'altra tematica di tipo esistenziale: la dualità.

Abbiamo un uomo e una donna, portatori delle rispettive energie, abbiamo la luce e l’oscurità, abbiamo un amuleto spezzato in due che è da riunire. Insomma, abbiamo il passaggio dalla dualità all’unità… e anche qui tutto è molto chiaro, per quanto mai elicitato.

Tanto che, facendo una brevissima ricerca su internet, ho scoperto che l’autrice stessa aveva dichiarato che il tema di fondo de Le tombe di Atuan era il sesso.
L’energia duale del sesso, per l’appunto (concentrata soprattutto nel secondo chakra, per chi fosse interessato).

A parte che questo è un modo molto bello per far arrivare a chi legge concetti ed energie archetipiche, andiamo alla trama sommaria del romanzo, che, sorpresa, non vede protagonista Ged, lo Sparviere del primo romanzo Il mago, ma la giovanissima Tenar (a proposito di dualità, entrambi i protagonisti della storia hanno due nomi e non solo uno), sacerdotessa del culto degli Innominabili, antico culto che resiste nelle isole orientali di Kargad, assai lontani dalla civiltà dominante di Terramare, e infatti l’antica magia là è meno forte, impedita proprio da tali antichi dei oscuri.
Tenar è stata allevata appositamente per essere sacerdotessa, tanto che la sua vita si limita alle sue sole funzioni… e tanto che un giorno l’arrivo di un misterioso giovane uomo scuro, che ha tutta l’aria di essere un mago, pone in dubbio tutta la sua vita.

È dunque proprio l’incontro tra tali due energie, maschile e femminile, di due terre e culture diverse, di due “magie” diverse, a segnare tutto il libro, che non ha un ritmo molto veloce, ma d’altronde neanche Il mago lo aveva, ma che si fa leggere volentieri… nonostante un inizio un po’ faticoso.

Nel complesso, mi è piaciuto molto come significato interiore, anche se un poco meno de Il mago come opera letteraria.
Va da sé che continuerò la lettura della Saga di Terramare.

Fosco Del Nero


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Titolo: I racconti degli Arabeschi.
Scrittore: Nikolaj Vasilevic Gogol.
Genere: racconti, fantastico, drammatico.
Editore: Newton Compton.
Anno: 1835.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.


Di recente, avendo un poco di tempo libero (il che detto così suona quasi come una battuta, dal momento che ho tutto il tempo libero del mondo), mi sono preso un libriccino piccolino della Newton Compton (vi ricordate quelli neri che vendevano decenni fa a 1.000 lire o ad una cifra simile?): la scelta è caduta su un autore russo, che non mi pare di aver mai letto: Nikolaj Vasilevic Gogol.

E, precisamente, su I racconti degli Arabeschi, tre racconti discretamente famosi che, insieme ad altri due (Il naso e Il cappotto), vanno a comporre la collection chiamata solitamente I racconti di Pietroburgo.

I tre racconti in questione sono: Il ritratto, Il Corso Neva, Il diario di un pazzo, che messi insieme fanno un centinaio di pagine piuttosto fitte, quindi forse 150 di una stampa più normale e meno tirata.

Dei tre a mio avviso il più interessante è proprio il primo, Il ritratto, che è una sorta de Il ritratto di Dorian Gray in miniatura. O, almeno, mi ha seppur vagamente ricordato la celebre opera di Oscar Wilde.
Il protagonista è il pittore Cartkov, che tramite varie peripezie, orlate anche di un elemento sovrannaturale, passa dalla condizione di pittore indigente e poco considerato, a pittore di gran fama e pregio… salvo poi vedere il lato negativo della medaglia che si era scelto per sé.

Anche Il Corso Neva propone come protagonista un artista, Piskarev, anch’egli di carattere assai debole, quasi come fosse una costante dell’arte e del creatore di arte.
Tra l’altro, un’altra costante è una sorta di riferimento ideale all’Italia, vista come terra d’arte e bellezza per eccellenza.
Il racconto è bello nel suo inizio, davvero accattivante, ma poi diviene a mio avviso un po’ banale.

L’ultimo racconto di questo piccolo lotto è Il diario di un pazzo
… e come si può notare dal titolo anche stavolta il protagonista si mostra persona dal carattere assai debole e fragile, e anzi qua ci muoviamo proprio nella pazzia, messa per iscritto peraltro.
Il protagonista stavolta non è un artista, ma l’impiegato Ivanovic… ma devo dire che il racconto è abbastanza insulso.

Insomma, nel complesso I racconti degli Arabeschi di Nikolaj Vasilevic Gogol non mi hanno entusiasmato, ma solamente interessato a tratti, un po’ per le vicende curiose del primo racconto e un po’ per l’eloquio decisamente fuori dal tempo moderno.

Fosco Del Nero


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