Regina del sole - E. J. Michael Titolo: Regina del Sole (Queen of the Sun).
Scrittore: E. J. Michael.
Genere: spiritualità, avventura.
Editore: Sonzogno.
Anno: 1995.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


La recensione odierna su Libri e Romanzi è relativa a un romanzo di oramai parecchi anni fa: parlo di Regina del Sole, libro scritto da E. J. Michael nel lontano 1995.

Genere: siamo tra l'avventura e la spiritualità, un po' in stile La profezia di Celestino, che peraltro nelle pagine del blog ha avuto altri colleghi di genere simile, come il bellissimo Il bar celestiale, ma anche, volendo andare su un classico del passato, Il profeta, di Kahlil Gibran.

Ma veniamo a noi e a Regina del Sole.

Il libro si presenta piuttosto bene, ed è permeato da una sorta di alone mistico-spirituale, che accompagna la parte più narrativa.

Quest'ultima gira intorno a un antico medaglione, che finisce tra le mani del protagonista Jason, ma che è ambito da un potente gruppo massonico, intenzionato a far di tutto per appropriarsi dell'antico manufatto.

Jason si troverà dunque a viaggiare per mezzo sud America, fino allo Yucatan, e calpesterà luoghi anticamente abitati dai Maya (a proposito di 21 dicembre 2012... ossia domani).

Il viaggio di Jason sarà tuttavia più interno e spirituale che non fisico, di ricerca e di crescita interiore...

.... ed è il medesimo viaggio proposto, seppur per via traslata, al lettore che seguirà il percorso del protagonista.

Regina del Sole è un libro che si fa leggere volentieri: intanto per la componente narrativo-avventurosa, già discreta per conto suo; ma soprattutto per i contenuti di genere spirituale, col libro che propone insegnamenti e messaggi importanti.

Qualora stiate cercando qualcosa in stile La profezia di Celestino, dunque, potete provare con questo vecchio libro di E. J. Michael.
Nel caso, buona lettura.

Fosco Del Nero


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Titolo: L’amore non muore mai (Siempre te amare).
Scrittore: Hernan Huarache Mamani.
Genere: amore, spiritualità.
Editore: Uno Editori.
Anno: 2012.
Dove lo trovi: qui.


Dopo una recensione (Superanima Sette - La scuola celeste, di Jane Roberts), ecco di nuovo una preview, stavolta in compagnia di Hernan Huarache Mamani, scrittore molto noto a livello mondiale e amato soprattutto dal genere femminile.

Grazie specialmente a romanzi toccanti come La profezia della curandera o La donna della luce, che hanno letteralmente fatto il giro del mondo, entrando nel cuore di chi ama i sentimenti profondi, di chi apprezza cultura e ambientazioni andine (Mamani è peruviano), ma anche di chi è orientato a una visione della vita meno materiale e spirituale, data l’eredità sciamanica di cui Hernan Huarache Mamani è depositario.

“Questa è la storia reale di due esseri che vissero e si amarono al di là delle parole.
L’incontro di due anime unite per sempre.
Attraverso la storia di Anton e Karen entreremo nel tempio dell’amore eterno.” Così recita il libro stesso, andando così a identificare con precisione il genere del libro, tra amore e spiritualità.

L’amore non muore mai non è dunque, banalmente, una storia d’amore, ma una storia di anime intrecciate, di destini e di bellezza della condivisione…

… a dispetto delle difficoltà sociali che i due protagonisti del libro hanno grandemente vissuto, e che in piccolo affrontano probabilmente molte storie d’amore.

L’insegnamento che traspare dal libro è proprio questo: l’amore deve essere puro e incondizionato, scevro da calcoli o convenienze sociali.
E quando l’amore è incondizionato, apre la strada alla bellezza nella propria vita.

Ma probabilmente i fan di Hernan Huarache Mamani non avranno bisogno di commenti per leggersi anche L’amore non muore mai.
Nel caso lo siate, o comunque vogliate leggere anche voi questo autore, buona lettura.

Fosco Del Nero


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Titolo: Superanima Sette - La scuola celeste (The education of Oversoul Seven).
Scrittore: Jane Roberts.
Genere: esistenza, fantastico.
Editore: Stazione Celeste Edizioni.
Anno: 1973.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Dopo due preview, torniamo alle più canoniche recensioni: stavolta Libri e Romanzi vi propone la recensione di un “romanzo metafisico”, ossia di un romanzo contenente degli insegnamenti di genere spiritual-esistenziale.
Parlo di Superanima Sette - La scuola celeste, libro scritto da Jane Roberts nel 1973.

Un testo già piuttosto antico, dunque, di un’autrice già scomparsa e che negli anni 70 e 80 era divenuta celebre, negli Usa soprattutto, come channeler, ossia come canale di entità di altre dimensioni.
Al di là delle credenze su questo fenomeno, giudichiamo il libro in sé e per sé.

Superanima Sette - La scuola celeste, che precede Superanima Sette - Le porte della rinascita, tecnicamente è un romanzo di genere fantastico, posto che esso segue la prospettiva di Superanima Sette, un’anima di livello 7, per l’appunto, che nella sua scuola di evoluzione sta studiando e imparando…

… e lo sta facendo seguendo la vita terrena di alcune sue incarnazioni: una giovane donna del 35.000 avanti Cristo, Ma-ah, un pittore del 1.600, Josef, una vecchia poetessa del 1.900, Lydia, e un ragazzo del 2.300 dopo Cristo, Proteus.

Ognuno di questi personaggi è un’incarnazione di Superanima Sette, come detto, ed è da egli guidato e ispirato a seconda del grado di evoluzione e sensibilità raggiunto dalla singola persona-incarnazione.

Lo stesso Superanima preferisce interagire con certe personaggi piuttosto che con altri, appassionandosi a certe vite più che ad altre. Superanima, in questa sua “scuola celeste”, è assistito da Cyprus, il suo supervisore, configurando il tutto secondo livelli evolutivi.

 Il bello del romanzo è aver posto in chiave narrativa insegnamenti e principi come la reincarnazione, la contemporaneità delle epoche storiche, le scelte dell’anima, l’esperienza dopo la morte e la presenza di differenti livelli di consapevolezza.

Va da sé che il libro si può leggere sia come testo di spiritualità, sia come mero romanzo… e in entrambi i casi risulta ben fatto, coinvolgente e denso di contenuti e spunti.

Tanto che probabilmente Superanima Sette - La scuola celeste sarà raggiunto nelle mie letture dal seguito Superanima sette - Le porte della rinascita.
E, a proposito di scuole, esame superato per Jane Roberts.
Buona lettura a tutti.

Fosco Del Nero


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Titolo: I colori dimenticati (Los colores olvidados y otros relatos ilustrados).
Scrittore: Silvia Guirado.
Genere: racconti, illustrazioni, fantastico.
Editore: Macro Junior.
Anno: 2009.
Dove lo trovi: qui.


Evidentemente su Libri e Romanzi è periodo di preview: dopo avervi proposto una recentissima uscita, ve ne propongo un’altra.
Per quanto di genere diversissimo! Passiamo infatti dalla saggistica di tipo esistenziale di Vadim Zeland (col suo Le regole dello specchio) a un libro illustrato di racconti: I colori dimenticati, di Silvia Guirado.

Si tratta di una disegnatrice spagnola che ha spopolato proprio con questo libro, il quale ha venduto ben 14.000 copie nel breve giro di un anno, e che è pubblicato qua in Italia da Macro Junior.

Se formalmente si tratta di un prodotto destinato alla fascia di età giovanile, va detto che il libro, con i suoi racconti e i suoi disegni, è assolutamente godibile anche da parte di un adulto, e parlo per esperienza dal momento che ho avuto modo di visionare questa collana di Macro Junior.

Ecco in breve la trama de I colori dimenticati: la piccola Carnesina vive in un mondo che ha perso i suoi colori, e che è diventato grigio e triste. Un bel giorno, però, grazie all’aiuto di un gatto nero molto speciale, scopre di avere il potere di riportare i colori nel mondo.

I colori dimenticati, comunque, è solo uno dei diversi racconti presenti in questo volume che porta il suo nome: negli altri ricorrono i temi del coraggio, dell’amicizia, dell’amore, della natura.

Ciò fa del libro, che propone disegni veramente bellissimi (come potete verificare voi stessi cliccando sul link in alto che vi porta alla pagina del prodotto), un libro adattissimo ai più giovani, ma non solo, come si è detto…

Non solo perché l’immaginazione non ha età, come non hanno età i valori raccontati (e disegnati) in questo bellissimo volume. Ecco quindi che I colori dimenticati di Silvia Guirado diventa una bella occasione per riscoprire tali valori e tale gioia di vivere… o anche, semplicemente, una bella idea regalo.
Qualora voleste, buona lettura.

Fosco Del Nero


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Titolo: Le regole dello specchio - La gestione della realtà - Le mele cadono in cielo.
Scrittore: Vadim Zeland.
Genere: saggistica, spiritualità, esistenza.
Editore: Macro Edizioni.
Anno: 2011.
Dove lo trovi: qui.


Il post di oggi non è una recensione, ma la preview di un libro uscito nel mercato italiano appena ieri, e peraltro attesissimo: parlo di Le regole dello specchio, cofanetto di che contiene in realtà due libri: La gestione della realtà e Le mele cadono in cielo.

Chi ha già letto Lo spazio delle varianti, Il fruscio delle stelle del mattino e Avanti nel passato, fosse anche solo per assonanza dei titoli, avrà già capito che stiamo parlando di Vadim Zeland, l’autore russo che ha spopolato nel mondo con il suo Reality Transurfing, assurto a vero e proprio stile di vita per molte persone.

Non si tratta dunque di filosofia, o speculazione, ma di un vero e proprio modo di interpretare e vivere la realtà, basato su alcuni concetti a Vadim Zeland giunti sotto forma di rivelazione, e difatti da lui mai propugnati come elaborazioni proprie, ma sempre definite ispirazioni, illuminazioni sulla natura dell’esistenza.

In questo suo ultimo lavoro l’autore russo illustra come gestire la propria realtà, in modo tutt’altro che magico, ma quasi scientifico, ossia basato su ben precise modalità di intervento.

L’idea di fondo è che la realtà che a noi sembra oggettiva non è nient’altro che uno specchio, e che quindi, per mutare l’immagine riflessa, dobbiamo intervenire sull’immagine sorgente, sulla realtà metafisica piuttosto che su quella fisica.

E la realtà metafisica siamo noi con le nostre elaborazioni interne, che ci fanno muovere in un certo modo o in un altro nello spazio delle varianti, ossia all’interno delle possibilità infinite dell’esistenza.

In La gestione della realtà e Le mele cadono in cielo Vadim Zeland fornirà ai suoi ulteriori specifiche su come cavalcare le onde dell’esistenza, riuscendo ad ottenere dalla realtà proprio quello che vogliamo… iniziando a vivere dentro di noi la nostra libertà interiore, e liberandoci così dallo specchio dell’illusione.

A tutti i fan di Vadim Zeland, buona lettura.

Fosco Del Nero


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Titolo: Via da Gormenghast (Titus alone).
Scrittore: Mervyn Peake.
Genere: grottesco.
Editore: Adelphi.
Anno: 1970.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Via da Gormenghast è il terzo e ultimo libro della trilogia di Mervyn Peake, scrittore inglese assai noto in madrepatria, ma decisamente di meno al di fuori. Almeno da noi, considerando che nemmeno un grande appassionato di narrativa fantastica e surreale come me lo conosceva fino a poco tempo fa.

Il primo libro della trilogia, Tito di Gormenghast, mi aveva letteralmente abbacinato, per via soprattutto di un linguaggio ricchissimo, come forse mai mi era capitato di leggere in vita mia, nonché di un’altrettanto ricca congerie di personaggi caratterizzati in modo eccellente.

Difatti, personaggi come il dottor Floristrazio, il maggiordomo Lisca, le gemella Cora e Clarice, mamma Stoppa, il conte Sepulcrio, lo scaltro Ferraguzzo, la giovane Fucsia e tanti altri non possono non rimanere impressi nella memoria, ed essere letti con avidità quando si partecipa alle loro vicende.

Il secondo romanzo, Gormenghast, mi era piaciuto anch’esso, per quanto un poco di meno

Questo terzo, Via da Gormenghast, perde ancora qualcos’altro, tanto in termini linguistico-espressivi, quanto in termini di caratterizzazione. Tra l’altro, è piuttosto diverso dal formato dei precedenti, con paragrafi più snelli e rapidi, e la narrazione generale che perde un po’ di corposità per la grande spezzettatura.

Non è probabilmente un caso che Mervyn Peake sia morto proprio mentre scrivera il suddetto libro, lasciandolo incompleto. Il lavoro finito sarebbe stato certamente diverso dalla compilazione postuma eseguita da editori ed eredi.

Meglio di niente, certamente, e il lettore affezionatosi alla figura di Tito De’ Lamenti, settimo conte di Gormenghast, avrà così l’occasione di conoscere nuovi personaggi come Musotorto, Giuna o Ziita, e assistere al processo di crescita di Tito, protagonista di un viaggio esteriore e interiore…

… che purtroppo si concluderà in modo rapido d poco convincente, un po’ forzato.

Ovviamente non so se finale e altre parti fossero farina del sacco di Mervyn Peake o se siano stati aggiunti per dare una parvenza di completezza a questo terzo romanzo (che tra l’altro è molto più breve dei suoi due predecessori), sta di fatto che ho sentito molto forte la distanza dai primi due romanzi, e in particolare dal scintillante Tito di Gormenghast.

Il mio consiglio comunque è semplice e rimane lo stesso: qualsiasi sia il vostro genere letterario preferito, compratevi Tito di Gormenghast di Mervyn Peake e leggetelo. Il secondo seguirà di sua iniziativa…

Fosco Del Nero


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Titolo: Le grandi storie della fantascienza - 4 (Isaac Asimov presents the great science fiction stories 4).
Scrittore: a cura di Isaac Asimov e Martin Greenberg.
Genere: fantascienza.
Editore: Bompiani.
Anno: 1980.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


Le grandi storie della fantascienza è una serie di volumi curati da Isaac Asimov e Martin Greenberg atti a riassumere quel periodo letterario noto come "Età dell’oro della fantascienza" che va dal 1939 al 1963 e che dunque ha come suo centro gli anni “40 e “50.

Si tratta di ben 25 volumi, ciascuno piuttosto corposo e contenente, in media, una quindicina di racconti.
Di mio, possiedo il volume 1 e il volume 4, ed è proprio su quest’ultimo che verte la recensione di oggi su Libri e Romanzi.

In codesto quarto volume abbiamo tredici racconti.
Eccoli:
- Il topo stellare, di Fredric Brown,
- Le ali della notte, di Lester Del Rey,
- Collabora, altrimenti, di Isaac Asimov,
- La Fondazione, di Isaac Asimov,
- La spinta di un dito, di Alfred Bester,
- Manicomio, di Alfred Elton Van Vogt,
- Prova di Hal Clement,
- Nervi, di Lester Del Rey,
- Barriera, di Anthony Boucher,
- Il Twonky, di Lewis Padgett (pseudonimo della coppia Henry Kuttner e C.L. Moore),
- QRM interplanetario, di George Smith,
- Il negozio d’armi, di Alfred Elton Van Vogt,
- Mimesi, di Donald Wolheim.

Come facile notare, alcuni nomi sono ricorrenti, e sono proprio quelli degli autori che mi hanno colpito di più… fin da quando lessi la prima volta questa antologia, da adolescente, agli albori del mio interesse per la letteratura fantastica.

I suddetti autori sono gli immarcescibili Alfred Elton Van Vogt, Lester Del Rey, nonché ovviamente Isaac Asimov. Da notare che in questa antologia sono presentati due racconti alla base di due saghe di grande importanza: La Fondazione da un lato e Il negozio d’armi dall’altro.
Saghe di cui ho poi continuato la lettura in libri a parte (si vedano le recensioni de Prima Fondazione e Le armi di Isher).

Tutti i suddetti racconti sono stati scritti nel 1942, giacché ogni volume “riassume” un anno di letteratura fantascientifica, in piena epoca bellica. Periodo buio dell’umanità, certamente, ma al contempo età dell’oro della fantascienza, come testimonia questo volume curato da Isaac Asimov e Martin Greenberg.
Come a dire: il peggio (guerra e distruzione) e il meglio (arte e creazione) della razza umana.

La qualità media dei tredici racconti è ottima: mentre tutti sono interessanti, alcuni di essi sono dei veri e propri capolavori della narrativa breve, con spunti di fondo notevoli (uno su tutti: Il negozio d’armi di Van Vogt), tanto che, e non sto esagerando, questo libro, insieme ad altri (come Neanche gli Dei dello stesso Asimov), è stato centrale per la formazione nella mia adolescenza di una grande passione per il genere fantastico.
Tra gli altri racconti, segnalo inoltre Collabora altrimenti e Manicomio dello stesso Van VogtLa spinta di un dito di Bester, e Mimesi di Wolheim.

Buona lettura.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il mago (The magician).
Scrittore: William Somerset Maugham.
Genere: fantastico, horror, gotico, decadentismo.
Editore: Newton Compton.
Anno: 1908.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


La vita spesso è curiosa.
Per esempio, è curioso come molti anni fa, alla ricerca di libri di letteratura fantastica, mi sia imbattuto ne Il mago di William Somerset Maugham, senza sapere minimamente chi lo aveva scritto e soprattutto quale personaggio lo aveva ispirato…

… per finire in questo periodo della mia vita a leggere libri sul personaggio in questione, utilizzando anche i tarocchi da egli disegnati.

Il personaggio di cui sopra è il discusso esoterista inglese Aleister Crowley, che per l’appunto dopo un incontro ha ispirato a Maugham la figura letteraria di Oliver Haddo, avventuriero ed occultista, il mago del titolo per l'appunto, il quale ingaggia una sorta di battaglia mentale con Arthur Burdon, talentuoso chirurgo, persona pragmatica che va a scontrarsi con forze che pensava non esistessero.

Siamo all’inizio del Novecento (e in effetti il romanzo è stato scritto nel 1908), e ci muoviamo tra le occidentalissime Inghilterra e Francia, passando però anche per Oriente e Africa, in un turbinio dei sensi e dei significati.

Il mago riprende molte tematica tipiche del romanticismo, come amore e sentimenti, viaggi ed esplorazioni, un certo senso del grottesco, e vi aggiunge elementi dal romanzo grottesco, se non proprio gotico-orrorifico (da certi Il mago è stato affiancato persino a Dracula di Bram Stoker), profilando una sorta di scontro tra la mentalità pratico-scientista e le nuove frontiere dell’immaginifico, del decadentismo e, per l’appunto, dell’occultismo.

Ecco in breve la trama: Arthur e Margareth stanno per sposarsi, ma il litigio del primo con Oliver Haddo, figura assai misteriosa, portano alla fine dell'idillio tra i due a causa di un incantesimo effettuato da Haddo.

Da qui i due uomini inizieranno una sorta di guerra a distanza, il cui obiettivo concreto è la giovane donna, ma il cui senso di fondo è lo scontro epocale tra i due modi di concepire la vita.

Il lettore, va da sé, tiferà per Arthur, sia per diritti di “precedenza”, sia perché man mano che si sfogliano le pagine, emerge da Oliver Haddo la figura di un personaggio sadico e cattivo, perfettamente conscio del male che fa agli altri, nonché ansioso di sacrificare il sangue umano per ricreare esseri viventi in laboratorio per suo diletto (e in questo senso il romanzo ricorda, oltre che Dracula, anche Frankenstein).

Nel complesso, Il mago di William Somerset Maugham è un romanzo che si legge d’un fiato, al contempo accattivante e inquietante, di buona qualità, che però, per il suo genere e i suoi contenuti particolari, non potrà necessariamente piacere a tutti.

Fosco Del Nero


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Titolo: Fratelli mostri (Mortals and monsters).
Scrittore: Lester Del Rey.
Genere: fantascienza, racconti.
Editore: La Tribuna.
Anno: 1965.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.  


Lester Del Rey è uno degli scrittori storici dell’età dell’oro della fantascienza, quel periodo intorno agli anni 50 che ha visto l’esplosione del genere fantascientifico.
Tra gli altri, ricordiamo giusto un paio di grandi nomi, come Isaac Asimov, Alfred Elton Van Vogt, Robert Heinlein.

In particolare, mi ricordo di aver incontrato per la prima volta Lester Del Rey in due raccolte di racconti curate da Isaac Asimov, nelle quale Del Rey si faceva notare con un paio di racconti assai vivaci.

La forma narrativa breve è peraltro la sua preferita, e non a caso finora l’autore in questione è apparso su Libri e Romanzi proprio per via di una raccolta di racconti, Invasori e invasati, che si era meritata una buona valutazione grazie ai suoi quattro racconti lunghi di discreta fattura.

Anche oggi abbiamo una raccolta, intitolata Fratelli mostri, ma composta di più elementi, e più brevi: pur in uno spazio fisico non eccessivo, infatti, i racconti proposti stavolta sono dodici, e dunque di lunghezza media assai più contenuta.

Nel dettaglio, ecco i titoli dei suddetti racconti: Il viso alla finestra, La trentaquattro ritorna, Rincs dynaport, Il seggio della giustizia, Giles, o dell’eternità, Pelle d’uomo, Minnie, Istinto, Il fanciullo nella conchiglia, A fil di logica, Fratello mostro, Regressione ciclica.

Devo dire purtroppo che dal cambio Lester Del Rey non ci ha guadagnato, e anzi la raccolta mi ha in buona parte deluso.
Sarà forse perché allo scrittore americano si addice maggiormente il racconto più lungo, o sarà forse per la mediocre scelta editoriale di una casa editrice sconosciuta (La Tribuna, mai sentita e forse non a caso, laddove la precedente raccolta di racconti era stampata un Urania Mondadori), ma rimane il fatto che la qualità media è assai più bassa.

Intendiamoci, qualche buono spunto c’è, e tra i dodici racconti segnalo Rincs dynaport, Fratello mostro e Regressione ciclica, ma, come dicevo poc’anzi, la qualità media è inferiore a Invasori e invasati, nonché ai miei ricordi degli altri racconti di Lester Del Rey.

Leggera insufficienza quindi per lo scrittore statunitense e per la sua raccolta Fratelli mostri, in attesa eventualmente di nuovi e più brillanti lavori.

Fosco Del Nero


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Titolo: La profezia della curandera (Kantu - El poder de la mujer).
Autore: Hernan Huarache Mamani.
Genere: amore, spiritualità.
Editore: Piemme.
Anno: 2000.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.


La recensione odierna su Libri e Romanzi è dedicata a un libro che mi è stato regalato, da cui mi aspettavo molto ma che al contrario mi ha in parte deluso, tanto da meritarsi solo una sufficienza risicata: parlo de La profezia della curandera di Hernan Huarache Mamani, un libro tutto al femminile e non a caso noto soprattutto tra il gentil sesso.

Partiamo dal genere: l’argomento è abbastanza chiaro, amore e sentimenti, anche se si esplica in modo particolare, data l’ambientazione e le frequentazioni della protagonista della storia, al centro di un percorso di crescita personale e di riscoperta del potere femminile.

Kantu, infatti, questo il suo nome, si rivolge al curandero Condori e poi alla curandera Mama Maru per superare la sua dipendenza da Juan, giovane e affascinante uomo per il quale la ragazza ha perso la testa e che si approfitta di lei sapendo del suo debole per lui.

Se questo era il motivo inziiale del suo percorso, la giovane finirà per scoprire molto di più, affinando i suoi sensi, potenziando la sua energia, facendo salire il serpente addormentato nel suo primo centro energetico.

Gli insegnamenti di Condori e Mama Maru sono dunque dei veri e propri insegnamenti iniziatici, tanto che Kantu diverrà essa stessa una curandera, una donna tanto potente quanto capace di guarire gli altri.

Il romanzo è tutto al femminile, si diceva, non solo perché la protagonista è donna, ma anche e soprattutto perché sottolinea l’importanza dell’energia femminile, secoli addietro ben più importante e destinata ad essere riscoperta e rivalorizzata…

… proprio come la sessualità, ci dice Mamani, che maschera i suoi personaggi dietro nomi di fantasia pur sottolineando che si tratta di una storia vera.

A chi può piacere La profezia della curandera di Hernan Huarache Mamani?
Certamente alle donne che vogliono riscoprire la forza della femminilità, certamente alle donne vittime di una delusione amorosa, ma anche a tutti coloro che, come il sottoscritto, hanno un debole per il Perù e per la cultura andina.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il lago della vita (The lake of life).
Scrittore: Edmond Hamilton.
Genere: fantascienza, fantastico.
 Editore: Newton Compton.
Anno: 1933.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Ho già pubblicato diversi romanzi appartenenti alla mitica collana della Newton Compton Il fantastico economico classico (quei libriccini bianchi che vendevano anche nelle edicole, se ve li ricordate… io cercai e cercai fino ad averli tutti): tra questi i vari L’ultimo castello di Jack Vance, Kadath di Howard Phillips Lovecraft, La casa sull’abisso di William Hope Hodgson, Le ali notturne di Robert Ervin Howard, Non A-3 di Alfred Elton Van Vogt, Il segreto degli Slan dello stesso Van Vogt, Fuga dalla Terra di James McGregor/J.T. McIntosh, La vampira di Marte di Tanith Lee, e altri ancora.

Oggi è il turno di un autore decisamente meno roboante di quelli testè citati, ossia Edmond Hamilton, con il suo Il lago della vita, romanzo breve datato 1933.
Si tratta di un romanzo fantastico-avventuroso, a metà tra viaggio-esplorazione e contenuti fantastici.

Giusto per essere chiaro come sempre, dico subito che il livello del narrato non è certo altissimo: in questo senso Il lago della vita non può essere certo annoverato tra i capolavori della narrativa fantastica (e infatti Hamilton, nonostante sia un autore di discreta fama, non è mai stato considerato un classico della narrativa fantastica)… tuttavia il testo conserva una certa vivacità, un brio tale da configurarlo come un piacevole e movimentato romanzo d’intrattenimento.

Ma andiamo a sintetizzare la trama, che poi è anche il punto forte del libro: Asa Brand è un miliardario in cerca di avventure, il quale, conosciuta un’intrigante leggenda su un lago africano che si dice sia capaca di donare l’immortalità, decide di recarvisi.

Effettivamente, il lago in questione non è un lago normale, tanto da essere persino “separato” dal resto del pianeta. Tuttavia ad attendere gli avventurieri vi sarà una sorpresa inattesa…

Trama intrigante, dicevamo, così come è buona anche la descrizione dei personaggi, così come anche la capacità descrittiva di Hamilton, che cala il lettore nella realtà dell’Africa nera… così come in quella del mistero che avvolge il lago della vita.

Nel complesso, come detto, Il lago della vita di Edmond Hamilton è un buon romanzo di avventura fantastica, che non è rimasto nella storia della letteratura ma che saprò offrire un buon intrattenimento ai suoi lettori.

Fosco Del Nero


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Il post odierno su Libri e Romanzi è diverso dai soliti.

Infatti, esso non è relativo alla recensione di un romanzo, e nemmeno di un testo di saggistica, bensì è una sorta di segnalazione del lavoro di un giovane scrittore italiano: Frank Iodice (che si firma anche Frank Gal, Frank Gallo e Franco Gallo).

Italiano, ma residente a Nizza, luogo in cui è finito per i casi della vita e che ha scelto come sede per la sua produzione romanziera.

Al suo attivo ha già diversi libri, tra cui il buon romanzo d'esordio Fermitutti (poi rinominato Una settimana con Maria), Kindo - La folle vita di uno scrittore, Anne et Anne, etc.

In questo link potete leggere qualche recensione sugli stessi da parte di appassionati e addetti ai lavori. In quest’altro link invece trovate un’intervista radiofonica fattagli da a Radio Punto Zero all’interno del programma Patatrac (il video-audio dura 8 minuti).

Si tratta di un giovane (dell’82, per la precisione) che ha deciso di dedicare la sua vita a scrivere, come si conviene a un vero scrittore, anche trascurando il fattore economico… e la scelta è coraggiosa e da apprezzare di per sé.
Certamente, sfondare nel mondo editoriale non è semplicissimo, ma se la passione e la determinazione si mettono al servizio del talento, tutto è possibile.

Tanti auguri a Frank Iodice, dunque, e a voi lettori un invito a seguirlo, magari leggendo uno dei suoi libri.

Fosco Del Nero


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Titolo: L’uomo che comprò la Terra (The planet buyer).
Scrittore: Cordwainer Smith.
Genere: fantascienza.
Editore: La Tribuna.
Anno: 1964.
Voto: 4.5.
Dove lo trovi: qui.


Continuo la mia piccola rassegna fantascientifica, con il decimo libro di fantascienza sugli ultimi dodici recensiti. Nell’ordine: Sogno dentro sogno di John Hill (voto 7), Sabba spaziale di J.T. MCIntosh (voto 7), L’uomo disintegrato di Alfred Bester (voto 6), Avventura in fondo al cosmo di Paul Press (voto 5), Il mondo della foresta di Ursula Le Guin (voto 7), Dark crystal di A.C.H. Smith (voto 6.5, ma qua siamo sul fantasy), L’uomo stocastico di Robert Silverberg (voto 6.5), I pianeti della libertà di J.T. McIntosh (voto 6), Invasori e invasati di Lester Del Rey (voto 7)… e il romanzo di oggi, ossia L’uomo che comprò la Terra, scritto da Cordwainer Smith nel 1964.

Preciso da subito che non conoscevo minimamente il suddetto scrittore… e se è per questo nemmanco la casa editrice che lo ha pubblicato, La Tribuna (tutti gli altri libri invece erano vecchi Urania Mondadori).

Ebbene, come facilmente deducibile dal voto assegnato, non si è trattato di una scoperta positiva, per i motivi che ora andrò a descrivere.

Punto primo: la trama è piuttosto debole e poco convincente… d’accordo che fantascienza e fantastico in generale si prestano alle trovate le più bizzarre, ma ciò non significa che si possa scrivere qualunque cosa aspettandosi che sia credibile.

Passi per gli animali mezzo umani, passi per lo smembramento di una persona con successiva perfetta ricostruzione, passi per i viaggi galattici, passi per i poteri telepatici di alcuni… ma una trama che si basa su un virus che colpisce le pecore di un pianeta rendendole enormi (migliaia di tonnellate, ci viene detto) e che fa loro misteriosamente produrre un miracoloso siero di immortalità il quale rende ogni singolo abitante del pianeta ricco oltre ogni immaginazione, tanto da potersi comprare la Terra… semplicemente è poco credibile.

E con ciò sto tralasciando la parte forse meno credibile del tutto, ossia che gli abitanti di codesto pianeta, Norstrilia, pur ricchissimi oltre ogni dire (tanto da potersi permettere di comprare interi pianeti, a quanto pare), abbiano deciso di vivere in modo semplice e spartano, praticamente ignorando la loro sopraggiunta e improvvisa ricchezza. Decisamente incredibile, considerando il genere umano.

Ad ogni modo, L’uomo che comprò la Terra racconta la storia di un giovane, Roderick Frederick Ronald Arnold William McArthur McBan (a proposito di cose poco credibili…), che pur essendo un ricco ereditiero del suo pianeta rischia di dover essere messo a morte perché non dotato di poteri telepatici come tutti i suoi conterranei.

Dal suo problema di fondo prendono le mosse gli eventi, che coinvolgeranno un calcolatore elettronico di proprietà della sua famiglia, e malvisto dagli altri norstriliani, nonché alcuni amici fidati, per poi coinvolgere anche razze non umane (a cominciare dalla ragazza-gatto C-Mell), nonché burocrati di varia risma.

Insomma, L’uomo che comprò la Terra è un romanzo un po’ confuso, che mette tanta carne al fuoco… ma non la sa cuocere per bene, risultando in effetti parecchio fumoso e poco piacevole per il lettore. Probabilmente non era un caso se non avevo mai sentito nominare Cordwainer Smith

Fosco Del Nero


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Titolo: Invasori e invasati (Gods and golems).
Autore: Lester Del Rey.
Genere: fantascienza.
Editore: Mondadori.
Anno: 1973.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Era da tanto tempo che non leggevo Lester Del Rey, probabilmente dalle raccolte dei racconti curate da Isaac Asimov e che avevo avuto il piacere di incontrare nell’adolescenza.
Ho colto l’occasione dunque per rileggerlo, anche stavolta nella forma narrativa breve, che probabilmente era quella a lui più congeniale.

L’ho fatto con la raccolta Invasori e invasati (da notare che, come spesso capita, il titolo e la copertina italiana sono stupidi), edita da Mondadori nella celeberrima collana Urania per un totale di 160 pagine e di quattro racconti lunghi.

Questi i loro titoli: Mia è la vendetta, Superstizione, Gli invasori, Non avrai altro popolo, con le 160 pagine distribuite in modo equanime.
Genere letterario: ovviamente la fantascienza, condita da numerosi riferimenti alla religione e alle credenze religiose e superstiziose.

Dei tre, a mio avviso il più brillante è Gli invasori, che punta molto sul fattore psicologico e racconta di uno scontro frontale tra la razza umana e una razza aliena con grandi poteri mentali e tecnologici.

Anche gli altri tre racconti, comunque, sono di buona fattura, e presentano tra l’altro temi simili: la guerra, il rapporto tra l’uomo e il diverso (razza aliena, robot, etc), credenze, religioni e superstizioni.

Come spesso mi capita di riflettere in ambito letterario, la classe non è acqua, nel senso che uno scrittore di buon talento raramente tradisce, mentre spesso riconferma il gusto per la lettura già suscitato in passato.

È il caso di Lester Del Rey, apprezzato autore dell’età dell’oro della fantascienza (anni "50-"60) di cui conservavo un buon ricordo per via del giusto mix tra aspetto introspettivo e trovate interessanti, che con l’antologia Invasori e invasati lo ha confermato.

Buona lettura a chi vorrà.

Fosco Del Nero


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Titolo: I pianeti della libertà (Born leader).
Autore: J.T. McIntosh.
Genere: fantascienza.
Editore: Mondadori.
Anno: 1954.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.


I pianeti della libertà è il quinto romanzo di J.T. McIntosh che recensisco su Libri e Romanzi.
Finora le valutazioni hanno oscillato tra il 7 di Sabba spaziale e L’orlo della voragine e l’8.5 de Le mille e una morte, passando per il 7.5 di Fuga dalla Terra.

Si tratta evidentemente di un autore che stimo e che difatti, quando riesco a procurarmi i suoi vecchi e rari romanzi, leggo volentieri.
Il candidato odierno è I pianeti delle libertà, risalente all’ormai lontanissimo 1954 e stampata su un Urania quasi altrettanto vecchio.

Come nei casi precedenti, si tratta di un romanzo di fantascienza, ma con fortissimi contenuti psicologici e sociologici, che in effetti costituiscono il focus principale delle storie di J.T. McIntosh (scrittore peraltro noto anche con lo pseudonimo di James McGregor), tutte incentrate sulla psicologia dei protagonisti e sui loro rapporti.

Siamo sul pianeta Mundis, laddove si trovano i residui dell’umanità, fuggita da una Terra sull’orlo di una catastrofe di dimensioni globali, tanto da rendere necessario salvaguardare la specie con tale spedizione.

E la Terra è ormai lontana, tanto nello spazio quanto nel tempo, dato che oramai diverse generazioni di mundani si sono succedute nel pianeta, tra l’altro generando un contrasto tra anziani e giovani, spesso in contrapposizione sul modo di vedere le cose e la nuova società.
I due gruppi, però, in omaggio al noto principio sociologico, si uniranno di fronte a un pericolo comune, giunto nel pianeta sotto forma di nuova spedizione terrestre, l'astronave Clades, di stampo militaresco e ben più cinica e violenta dei mundani, costretti così a fronteggiare la minaccia.

I pianeti della libertà pare essere il seguito del già recensito Fuga dalla Terra, nel quale invece si esaminavano i principi di scelta dell’equipaggio che avrebbe formato la spedizione finalizzata a preservare la razza umana, anche se i nomi non coincidono.

Ad ogni modo, ad essere sincero questo è il romanzo dei cinque finora letti di J.T. McIntosh che mi è piaciuto di meno, tanto da sfiorare l’insufficienza: protagonisti meno carismatici, spunti sociologici meno interessanti, evoluzione della storia un po’ debole…

C’è una certa vivacità di fondo, nonché la solita verve nel costruire dinamiche sociali particolari, ma manca sia la profondità sia la qualità del capolavoro che per esempio è Le mille e una morte (ma anche gli altri tre citati gli stanno al di sopra di un paio di lunghezze).

Insomma, piccola delusione stavolta da J.T. McIntosh, scrittore che comunque continuo a stimare tantissimo e che dunque vi consiglio, a partire dall'impareggiabile Le mille e una morte.

Fosco Del Nero


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Titolo: L’uomo stocastico (The stochastic man).
Scrittore: Robert Silverberg.
Genere: fantascienza, psicologico.
Editore: Mondadori.
Anno: 1975.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.



Dal momento che il primo lotto di vecchi Urania (anni 60-70) mi ha soddisfatto, ho proceduto a un secondo lotto, comprensivo di altri sei libri: uno di Robert Silverberg, due di Lester Del Rey, uno di J.T. McIntosh, uno di J.G Ballard e l’ultimo di tale Cordwainer Smith, l’unico del gruppo che non conoscevo.



Di questi sei libri, il più famoso è certamente quello oggetto della recensione di oggi: L’uomo stocastico di Robert Silverberg, romanzo scritto nel 1975… e ambientato nel 2000 circa.
Futuro per Silverberg, passato per noi, fatto al quale il lettore di fantascienza è ormai abituato.

Nel futuro di Silverberg esistono persone particolarmente dotate nelle scienze statistiche, tanto da essere in grado di utilizzare un metodo stocastico-probabilistico-previsionale particolarmente efficace, e particolarmente apprezzato in ambito politico.
Una di queste è Lew Nichols, giovane uomo di 33 anni, sposato con la bella Sundara e collaboratore del sindaco di New York Paul Quinn, il cui prossimo obiettivo politico è la Casa Bianca.

Per svolgere al meglio il suo lavoro, Lew stringe rapporti col misterioso Carvajal, personaggio che sembra dotato di doti previsionali persino superiori a quelle di Lew… e che difatti vede sprazzi di futuro.

Passiamo dunque dalla scienza stocastica alla preveggenza, una dote tuttavia foriera più di problemi che non di vantaggi…

Il romanzo riporta esclusivamente il punto di vista del suo protagonista, che segue anche nelle sue turbe emotive, rivelandosi sufficientemente interessante e appassionante, spaziando tra il contesto politico e le vicende socio-interpersonali.
In effetti, nonostante gli spunti fantastici (la scienza stocastica spinta all’estremo, i poteri esp, la dottrina-religione del Transit, i rapporti socio-sessuali piuttosto disinibiti), il focus è più psicologico che altro, cosa che forse è un peccato giacché tutto ciò avrebbe meritato una narrazione più ampia.

Nel complesso, ho trovato L’uomo stocastico di Robert Silverberg discreto, sufficientemente interessante e coinvolgente, anche se non imperdibile come definito da qualcuno.
Pur se non imperdibile, sono contento di aver letto questo classico della fantascienza degli anni ''70.

Fosco Del Nero


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Titolo: Going deeper (Going deeper).
Autore: Jean-Claude Koven.
Genere: spiritualità.
Editore: Stazione Celeste Edizioni.
Anno: 2006.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


Dopo tanti libri di genere fantascientifico o comunque fantastico, viriamo verso un romanzo di genere spirituale… che paradossalmente non si discosta troppo dal genere fantastico, visto che in esso vi sono cani parlanti, rocce parlanti, alberi parlanti, e una cosmogonia decisamente variegata.

Quest’introduzione semiumoristica non vuole comunque sminuire Going deeper, scritto da Jean-Claude Koven sotto forma di romanzo ma contenente verità esistenziali non a caso proclamate da altri autori e maestri spirituali di tutti i tempi.

La storia prende le mosse dalla tragedia dell’11 settembre, col personaggio del romanzo, Larry Randers, che scosso per quanto successo si prende alcuni giorni di vacanza per metabolizzare il tutto, finendo per vivere l’esperienza più straordinaria della sua vita in compagnia del suo fedele cane Zeus (che è il nome del cane dello stesso scrittore, e probabilmente non l’unico elemento autobiografico).

Da tale vacanza emergerà un nuovo Larry, decisamente più profondo e consapevole, frutto delle rivelazioni ricevute dallo stesso Zeus, ma anche da Ginny, da Rocky (i quali sarebbero rispettivamente un albero e un procione!) e da altri personaggi.

Il libro è abbastanza lungo, e lo sembra soprattutto perché non si legge facilmente: pur essendo appassionante, infatti, non è scorrevole come altri romanzi di avventura spirituale (come ad esempio La profezia di Celestino), ma va assaporato e meditato lentamente, pregno com’è di rivelazioni a quasi ogni pagina.

Questa, peraltro, è una caratteristica tipica delle pubblicazioni di Stazione Celeste Edizioni, i cui libri sono, almeno quelli che ho letto, profondi e densi.
Così, Going deeper (il cui sottotitolo è "Tutto nella tua vita sta per cambiare") si dilunga sull’essenza dell’universo, sulla natura umana, sugli spiriti guida, e così via.

Qualora cerchiate un testo con contenuti spirituali, Going deeper di Jean-Claude Koven potrebbe fare al caso vostro, tenendo presente che, pur se scritto sotto forma di romanzo, non si tratta di un testo leggero.

Fosco Del Nero


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Titolo: Dark crystal (The dark crystal).
Autore: A.C.H. Smith.
Genere: fantasy.
Editore: Mondadori.
Anno: 1982.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


Dark crystal è il romanzo tratto dall’omonimo film girato da Jim Henson, che per chi non lo sapesse è il creatore dei Muppets, autore che negli ultimi anni della sua vita si era dedicato al cinema, producendo due capolavori come Dark crystal e Labyrinth, che non ebbero un gran successo sul momento ma che poi sarebbero diventati entrambi dei film cult (e giustamente).

Ambo i film, peraltro, sono divenuti poi anche dei romanzi grazie alla penna di A.C.H. Smith, autore britannico.

Dei sei vecchi romanzi Urania acquistati in blocco, questo è stato l’ultimo che ho letto, dal momento che, conoscendo bene il film, mi aspettavo che difficilmente il libro sarebbe stato all’altezza, considerando soprattutto il fatto che il film è estremamente visivo e immaginifico.
Inoltre, quando di un romanzo conosco già la trama, ciò non mi incoraggia a leggerlo, forse per il timore di annoiarmi nella lettura.

Dark crystal, devo dire, ha scontato entrambi questi fattori, ma comunque in qualche modo il libro di A.C.H. Smith se l’è cavata, uscendone con una sufficienza piena.

Ma andiamo a vedere la trama del romanzo per coloro che non avessero mai visto il corrispettivo film e che dunque non sapessero di cosa si parla.

Jen è l’ultimo dei Ghelfling, giacché la malvagia razza degli Skeksis, possessori del cristallo scuro, li aveva sterminati per scongiurare la profezia secondo cui uno di loro avrebbe risanato il cristallo e il mondo intero, ponendo così termine alla supremazia degli Skeksis.

Il giovane ghelfling, cresciuto tra i saggi Urru (nel film chiamati Mistici), non sa niente di tutto ciò, ignorando tanto la storia del cristallo quanto quella della sua gente.
Ignorando anche il fatto di non essere l’ultimo rimasto: la giovane Kira, infatti, è scampata anch’essa al massacro, ed è cresciuta in un villaggio dei pacifici e allegri Podling.
L’incontro tra i due non sarà casuale, proprio alla vigilia della grande congiunzione dei tre soli sul cristallo scuro…

Chiaramente, siamo pienamente nel fantasy, condito peraltro di tinte spiritualeggianti, per motivi che non anticipo ad eventuali futuri lettori del romanzo o spettatori del film.

A.C.H. Smith riesce a ricreare abbastanza bene l’atmosfera del film, per quanto con qualche leggera e trascurabile diversità.
Sarebbe stato il caso, a mio avviso, di dare al romanzo una maggiore profondità: quella che, per motivi di lunghezza, un film non si può permettere.

Invece in 150 paginette, peraltro scritte abbastanza in grande e che si sarebbero risolte in 80-90 in un libro di maggiori dimensioni, tutto si compie, lasciando una leggera sensazione di spreco e di frettolosità.

Da aggiungere il fatto che il libro contiene anche numerosi fotogrammi del film, che aiutano a ricreare l’atmosfera della storia, la quale comunque, film o libro, non mancherà di rimanere impressa nella memoria, così come i suoi vari personaggi: i già citati Jen e Kira, ma anche Fizzgig, Aughra, i Podling, UrSu e tutti i vari Urru, nonché tutti i vari Skeksis (creature tante spietate verso le altre razze, quanto ciniche con i loro stessi simili).
Nel caso vogliate procedere, buona lettura.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il mondo della foresta (The word for world is forest).
Autore: Ursula Le Guin.
Genere: fantascienza.
Editore: Mondadori.
Anno: 1972.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Con Il mondo della foresta di Ursula Le Guin il lotto dei sei Urania acquistati di recente è ormai quasi esaurito (manca solo Dark Crystal... che comunque avevo già recensito in versione film qui: Dark crystal).

Peraltro, si tratta del primo romanzo di Ursula Le Guin che recensisco su Libri e Romanzi, cosa forse anomala dal momento che la Le Guin è un’apprezzata scrittrice del genere fantastico-fantascienza.

Come prova anche questo stesso Il mondo della foresta, romanzo scritto nel 1972 che l’anno dopo ha vinto il premio Hugo come miglior romanzo breve (e che pochi anni dopo è stato ampliato in un romanzo più corposo) e che fa parte di un ciclo di sette libri (leggibili tuttavia separatamente): il Ciclo dell'Ecumene.
Essendo l’Hugo il principale riconoscimento per la fantascienza, è certamente un buon segno per il romanzo in questione.

Che difatti non è un romanzetto qualunque di fantascienza, bensì una storia dalla valenza sociologica, e che mostra l’incontro-scontro tra due culture: la nostra umana, e quella umanoide degli indigeni di un pianeta colonizzato dall’uomo terrestre.

Il pianeta è chiamato Athshe, mentre gli indigeni, piccoli omini verdi e pelosi che vivono in simbiosa con la foresta, sono volgarmente denomiati creechie, soprattutto dallo schieramento umano più razzista e xenofobo, rappresentato dal capitano Davidson, cui si contrappone invece una minoranza di persone che tratta gli alieni alla stregue di esseri umani, rappresentata dallo studioso Ljubov.

Nello scontro etnico che ne seguirà, ovviamente causato dagli uomini più gretti, nessuna esclusione di colpi: incendi, bombardamenti, umiliazioni, violenze sessuali, incomprensioni di vario tipo.

In effetti, si potrebbe ambientare la storia in un continente della Terra, cambiare i nomi dei popoli e avremmo un quadretto storico piuttosto che fantastorico…

In questo senso, Il mondo della foresta, ancora prima che un buon romanzo, è un invito all’intelligenza e all’apertura mentale, e al contempo un insulto alla grettezza, alla violenza e al razzismo.
Non dovrebbero occorrere romanzi per tutto ciò, ma tant’è.

Il libro è ben scritto e si mantiene sempre sufficientemente interessante, anche se in alcuni punti lo è di meno, e anche se gli manca una visione di fondo più epica, più globalizzante.
In questo senso, dal mio punto di vista ha sofferto molto il confronto con un altro romanzo vincitore del premio Hugo, dal maggiore spessore (sia in termini di numero di pagine, sia in termini di descrizione sociale e di coinvolgimento): Il riscatto di Ender, di Orson Scott Card.

Rimane il fatto che Il mondo della foresta di Ursula Le Guin è una buona lettura, sia come svago sia come “educazione”, che non a caso probabilmente ha ispirato lavori successivi (come ad esempio il film Avatar).

Fosco Del Nero


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