Titolo: Una famiglia marziana (Podkayne of Mars).
Scrittore: Robert Heinlein.
Genere: fantascienza, avventura.
Editore: Mondadori.
Anno: 1963.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Conosco Robert Heinlein fin da adolescente, allorché leggevo molti testi di fantascienza, in cui sovente trovavo suoi racconti.
Non a caso, egli, assieme ad alcuni altri personaggi, come Asimov, Van Vogt e altri ancora, è stato tra i protagonisti della cosiddetta "Età dell’oro della fantascienza", essenzialmente le due decadi degli anni “40 e “50, con la sua carriera di scrittore che è durata comunque ben più a lungo, fino a tempi recenti.

Tuttavia, se ne avevo letto svariati racconti, trovati in questa o in quella antologia (quasi tutte curate da Asimov, chissà perché…), e se ne avevo apprezzato anche alcune conversioni cinematografiche (Starship troopers – Fanteria dello spazio, Predestination), di lui avevo letto un solo romanzo, ossia Universo… e peraltro non mi era nemmeno piaciuto molto.

Per questo motivo, son stato lieto di dargli una nuova occasione con un altro romanzo breve, di cui avevo scorto qualche commento positivo in rete: Una famiglia marziana, scritto nel 1963 e che, a dire della quarta di copertina, rappresentava il primo romanzo di fantascienza con una protagonista femminile.

Ora, non ho così tanta conoscenza del genere da poter affermare se ciò sia vero o falso, ma comunque effettivamente la protagonista del libro è una ragazza, tale Podkayne Fries, una ragazzina carina e sveglia, che ci racconta le sue avventure sotto forma di diario scritto, o di registrazione audio.

Ed ecco la trama sommaria di Una famiglia marziana: Podkayne è una signorina di buona famiglia che vive su Marte e che desidera ardentemente fare un viaggio sulla Terra. I suoi genitori, però, entrambi professionisti importanti e per di più ora alle prese con dei neonati, sono occupati, tanto che viene in soccorso lo zio Tom, senatore della Galassia, il quale si propone di accompagnare Podkayne e in fratello minore Clark in un viaggio su una nave galattica, diretta prima su Venere e poi sulla Terra.
Il viaggio sarà a dir poco movimentato, giacché Podkayne, detta Poddy, è una ragazza assai vivace, e poiché il suo fratello minore è ancora più sveglio di lei, e in più cinico, mentre lo zio è personaggio assai importante, cercato tanto da politici quanto da sovversivi.

Ciò che contraddistingue Una famiglia marziana non è tanto la trama, quanto la grande effervescenza del narrato in prima persona: Heinlein, tramite la sua Poddy, rivela freschezza e ironia non da poco, e anzi a tratti il romanzo è irresistibile.
Perde un poco nel finale, che pare forzato e nemmeno in linea con quanto proposto fino a quel momento.

E inoltre perde qualcosa anche dal punto di vista del tempo: Podkayne è presentata sì come intelligente e di facile apprendimento, ma la morale di fondo è che gli uomini sono comunque più intelligenti di lei (il fratellino Clark, nella fattispecie), e che le donne dovrebbero dedicarsi solo a curare la famiglia e a fare figli (è proprio detto a chiare lettere).
Insomma, Una famiglia marziana sarà anche il primo romanzo di fantascienza con una protagonista femminile, ma non è certamente il primo privo di pregiudizi di genere sessista… ma, d’altronde, parliamo di un uomo nato nel 1907, per cui è tutto abbastanza in linea con quei tempi.

Curiosamente, nel romanzo è presente la tematica del razzismo sociale, dal momento che Poddy è di razza mista, e tale razzismo è segnalato in modo negativo.
Evidentemente nel mentre la razza umana ha fatto passi avanti riguardo al sessismo…
… e ora è impegnata nel campo dell’animalismo. Passo passo, si fa tutto.

Tornando a Una famiglia marziana, vado a chiudere: romanzo breve gradevolissimo, pervaso da un umorismo davvero gradevole, che probabilmente mi rileggerò in futuro almeno un’altra volta. 
E così mi son letto anche un romanzo di Robert A. Heinlein che mi è piaciuto.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il cannocchiale d’ambra - Queste oscure materie 3 (The amber spyglass).
Scrittore: Philip Pullman.
Genere: fantasy, avventura.
Editore: Salani.
Anno: 1995.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.


Eccomi arrivato al terzo e conclusivo romanzo della trilogia Philip Pullman Queste oscure materie, dopo La bussola d'oro e La lama sottile.

Dal primo romanzo, peraltro è stato tratto l’omonimo film con Nicole Kidman, Daniel Craig, Dakota Blue Richards ed Eva Green: un cast di tutto rispetto per un film ad alto budget, il quale da solo testimonia il buon successo del libro da cui è stato tratto.

In effetti, il primo libro della trilogia si fa notare in positivo, mentre con i due seguenti purtroppo si assiste ad un netto calo della qualità, con questo terzo libro che è l’apice basso della saga di Pullman.

Ma tratteggiamo ora grossomodo la trama de Il cannocchiale d’ambra: Lyra Belacqua, che era stata rapita al termine del secondo volume, è tenuta addormentata in una grotta dalla madre Marisa Coulter, sua madre, per proteggerla dal Magisterum, che, resosi conto del ruolo cruciale della ragazzina nelle sorti dell’intera creazione (non solo il loro mondo, ma tutti i mondi, compreso il nostro ed altri ancora), sta tentando di ucciderla. 
Lei cerca dunque di proteggerla, per quanto a suo modo (rendendola incosciente e tenendola addormentata e prigioniera... simbologia piuttosto interessante); anche il padre Lord Asriel si muove per trovarla e proteggerla, inviando due spie gallivespiane (ossia due esseri umani minuscoli e dotati di un potente veleno), il Cavalier Tialys e Lady Salmakia.
La sta ovviamente cercando anche Will Parry, il quale, appena perso il padre, ha visto sottrattagli anche la sua fidata compagna di avventure.
Nell’ambaradan rientrano anche Mary Malone, le solite streghe, i soliti orsi corazzati, ma anche il regno dei morti con le guardie arpie, i mulafa, angeli di una fazione e di un’altra fazione… e persino il Creatore e Metatron, il suo attendente.

Un po’ troppo, come eccessivo e fuori luogo è il riferimento che in questo libro Philip Pullman fa alla religione: angeli, Metatron, il Creatore, e tutti dipinti in modo a dir poco opinabile, per non dire proprio fuorviante. 

Insomma, ciò che nel primo libro era un delicato riferimento all’anima (i daimon, l’energia vitale), nei libri secondo e terzo diviene una crociata vera e propria contro Dio-Chiesa-religione-fanatici religiosi.
Mi spingo a dire che, in tal senso, il libro sbanda proprio, come sbanda un poco anche nel senso della trama, troppo confusionaria: dei tre romanzi della trilogia, Il cannocchiale d’ambra è il più lungo, con ben 430 pagine, e anche il meno scorrevole e meno appassionante, tanto che l’ho finito in lungo tempo e senza molta voglia, mentre il primo era scivolato via rapido rapido e appassionato.

Peccato: a conti fatti, la saga Queste oscure materie non ha avuto una degna conclusione, e tutto sa molto di raffazzonato e di propagandistico.
Avevo comprato due saghe in contemporanea: una era La saga di Terramare di Ursula Le Guin, e l’altra era Queste oscure materie di Philip Pullman: ha vinto la prima in modo netto, ma di quest’ultima ci teniamo almeno il fascinoso La bussola d'oro.

Fosco Del Nero


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