Titolo: Il ribelle di Veritas (City of truth).
Scrittore: James Morrow.
Genere: fantascienza, distopia, drammatico.
Editore: Editrice Nord.
Anno: 1990.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui.


Di James Morrow avevo già letto e recensito due libri, sarebbe a dire L’ultimo viaggio di Dio e Abaddon, due romanzi davvero spuri con elementi fantastici, religiosi, politici, drammatici, umoristici… insomma, un po’ di tutto, e a farla da padrone era il senso di surreale dell’autore.

Il terzo candidato è Il ribelle di Veritas, libro che li aveva preceduti di alcuni anni (è datato 1990), e che ha un’ambientazione e uno stile del tutto differenti… pur partendo anch’esso da un elemento di tipo fantastico.

Il fantastico stavolta è però meno fantasy (il corpo di Dio che un bel giorno crolla sulla Terra e finisce nell’oceano, premessa de L’ultimo viaggio di Dio) e più fantascientifico, e precisamente si inserisce in quel sottogenere della fantascienza che è la distopia, la quale ha avuto i suoi esponenti più brillanti e acclamati in libri come 1984Il mondo nuovo, La fattoria degli animaliFahrenheit 451.

Siamo dunque in una società del futuro di tipo dittatoriale o quasi, nella quale tutti gli abitanti sono condizionati in modo forzoso a dire la verità, tramite un processo violento subito nell’infanzia, che rende la menzogna impossibile, odiosa e persino fisicamente dolorosa.

Se ciò ha dei vantaggi in termini di ordine sociale, ha tuttavia altrettanti svantaggi in termini di libertà e di felicità individuale… per non parlare del fatto che ogni arte viene eliminata, i libri bruciati, etc.

Il protagonista della storia è Jack Sperry (il cui suono è molto simile a quello del più recente Jack Sparrow), un uomo che vive nella città di Veritas e che di lavoro fa il censore: ossia, si occupa di stabilire quali libri vadano bruciati perché menzogneri… ossia praticamente tutti i libri del passato (vengono citati tra gli altri Il mago di Oz, Via col vento e Quarto potere).

Lui e la moglie Helen sono praticamente due cittadini modello di Veritas, ma le sue solide convinzioni un giorno vanno a sbattere contro una malattia diagnosticata al figlio, condannato a rapida morte secondo la medicina ufficiale.

Non volendosi arrendere a tale prognosi infausta, Jack cerca conforto nella cultura alternativa (c’è addirittura qualcuno che pensa che pensieri ed emozioni abbiano un impatto sulla salute!), finendo per avvicinarsi, grazie alla conoscenza di Martina, al gruppo dei Dissimulatori, persone che sono riuscite a superare il condizionamento infantile alla verità forzosa, e che ora hanno nuovamente la libertà di dire e provare quello che vogliono.
Essi vivono in una Veritas al contrario, non a caso chiamata Satirev, sorta di enclave nascosta, in attesa di riuscire a restaurare la libertà.
Se le premesse de Il ribelle di Veritas sono di tipo distopico, va detto che il romanzo di Morrow si propone nettamente più come romanzo di intrattenimento che non come romanzo politologico-filosofico, per così dire, risultando di valore assai inferiore ai già citati 1984, Il mondo nuovo, La fattoria degli animali, etc. Anzi, non è nemmeno sullo stesso piano.

E devo dire purtroppo che manca anche quella brillantezza che perlomeno a tratti si intravedeva negli altri due libri di James Morrow che ho letto, risultando in fin dei conti un’opera monca: buono spunto iniziale, ma non affrontato in modo ampio, col tutto che come detto risulta un’opera di mero intrattenimento, che peraltro non è né lunga né convincente.

Insomma, peccato.

Fosco Del Nero


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Titolo: Shadrach nella fornace (Shadrach in the furnace).
Scrittore: Robert Silverberg.
Genere: fantascienza, distopia.
Editore: Mondadori.
Anno: 1976.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Ecco, ora ragioniamo: dopo due romanzi inizialmente promettenti ma non troppo convincenti nel loro pieno svolgimento (= si sarebbe potuto fare qualcosa in più e la conclusione è insoddisfacente), ossia Gli anni alieni e Base Hawksbill, finalmente Robert Silverberg mi mostra qualcosa di buon livello in tutto il suo svolgimento: è Shadrach nella fornace, il secondo romanzo presente nel volume Base Hawksbill-Shadrach nella fornace (ma che si trova in commercio anche in volume singolo).

Entrambi i romanzi, il primo del 1968 e il secondo del 1976, il primo lungo circa 150 pagine e il secondo circa 240, sono romanzi di fantascienza, entrambi ambientati in un futuro discretamente seppur non troppo lontano, ed entrambi ipotizzano degli scenari politici di tipo semidittatoriale, tanto da poter essere iscritti nel filone della distopia…
… per quanto non si concentrino proprio sull’aspetto socio-politico, come i grandi romanzi di questo genere (1984Fahrenheit 451Il mondo nuovo), bensì sulla storia di vita dei protagonisti.

Nel caso di Base Hawksbill, il tema concerne i viaggio nel tempo, ed alcuni dissidenti politici inviati nel lontanissimo periodo cambriano, là dove non possono più cercare di destabilizzare lo stato.
Nel caso di Shadrach nella fornace, invece, il tema concerne gli equilibri sociali e politici di un futuro non troppo distante in cui una guerra batteriologica ha decimato la popolazione mondiale, spostando il centro del potere e dell’equilibrio del mondo verso est, e precisamente verso la Mongolia: Ulan Bator è la città più importante del mondo, e il dittatore mondiale è un mongolo chiamatosi Gengis II Mao IV, in onore sia di Gengis Khan che di Mao Tse Tung.

Egli è un uomo già molto anziano, la cui età stessa è dubbia (85? 90? 95?), e che è tenuto sempre in buona forma dai dottori più competenti del mondo, nonché dalla tecnologia avanzata di quel tempo, capace di innestargli un fegato o uno stomaco all’abbisogna, e in modo perfetto.

Il suo dottore personale è il protagonista del libro, Shadrach Mordechai, un americano di colore (dal nome di impronta ebrea) allontanatosi presto degli Usa ormai in decadenza e arrivato ad essere il cerusico di fiducia del dittatore Gengis Mao, con tanto di sofisticati apparecchi installati nel suo corpo e collegati al corpo di Gengis, che gli rivelano in tempo reale il suo stato di salute e tutti i dati del corpo del dittatore: sangue, pressione, reazioni chimiche, etc.

Il romanzo si muove su più livelli: il lavoro di Shadrach, la sua vita sentimentale, la situazione mondiale, le questioni etiche e politiche (in realtà un po’ trascurate a favore dell’elemento individuale del protagonista), riuscendo a dare una visione d’insieme convincente (come peraltro era stato anche per gli altri romanzi di Silberberg che ho letto), e finalmente anche un dipanarsi degli eventi convincente ed efficace, senza le chiusure affrettate e pressapochiste viste altrove.

Tanto che Shadrach nella fornace finisce dritto dritto tra i più convincenti scritti di Silverberg che ho letto (L’uomo stocastico, Pianeta senza scampo, e ora per l’appunto Shadrach nella fornace), lasciandosi alle spalle quelli meno convincenti (Gli anni alieni, Base Hawksbill)...

… i quali comunque erano sufficienti, segno, casomai servisse una prova, del fatto che Robert Silverberg è uno scrittore che sa scrivere.

Fosco Del Nero


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Titolo: Base Hawksbill (Hawksbill Station).
Scrittore: Robert Silverberg.
Genere: fantascienza.
Editore: Mondadori.
Anno: 1968.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.


Avevo da anni a casa alcuni romanzi di Robert Silverberg che non avevo mai letto e che ho pensato di leggere ora.
Dopo Gli anni alieni, recensito di recente, è oggi il turno di Base Hawksbill, romanzo del 1968.

Il genere è la fantascienza, giacché di mezzo ci sono i viaggi nel tempo, anche se è forte la contaminazione con argomenti politici e sociali.

Ecco in grande sintesi la trama di Base Hawksbill: siamo in un prossimo futuro, nelle prime decadi del XXI secolo (ossia tra una decina d’anni da ora, ma circa sessant’anni da quanto fu scritto il romanzo), allorquando una rivoluzione abbatte i precedenti poteri degli Stati Uniti, portando al governo i cosiddetti sindacalisti, i quali tuttavia, nonostante gli iniziali proclami di libertà, divengono dei dittatori di stampo piuttosto totalitaristico, tanto che le dissidenze non sono tollerate.

Si forma così un gruppo di controrivoluzionari, che attende il momento di passare all’azione: tra di essi, Jim Barrett e Jack Bernstein, due ragazzi-giovani uomini che praticamente crescono all’interno del movimento, seppur prendendo in seguito direzioni del tutto opposte.
All’interno del movimento sta anche lo scienziato Edmond Hawksbill, impegnato in una ricerca sulla possibilità dei viaggi nel tempo.

Questo quanto alla premesse cronologiche dei fatti… che in realtà non vengono narrati in ordine cronologico, ma avendo come riferimento di partenza i tempi futuri in cui il viaggio nel tempo è già stato inventato e in cui molti dissidenti politici sono stati spediti nel periodo Cambriano, ancora prima che esistessero i dinosauri, come sorta di detenzione punitiva a vita, senza possibilità di ritorno al presente, giacché la teorizzazione dei viaggi nel tempo prevede solo che si possa andare indietro, e non avanti.

È proprio qua che conosciamo Barrett, ormai avanti con gli anni, mentre lo conosceremo da ragazzo in seguito, grazie a dei flashback che si alterneranno al “momento presente”.

Silverberg sa scrivere, questo già si sa, eppure, dal mio punto di vista, gli manca sempre qualcosa: vi è sempre un’idea interessante di fondo, nonché la capacità di tratteggiare personaggi credibili e appassionanti, però spesso manca qualcosa, o come profondità dello sfondo narrativo (per cui si vive quegli eventi e basta, senza una visione generale corposa dall’aria epica) o come conclusione degli eventi (per cui tutti finisce in una bolla di sapone, spesso in modo frettoloso e magari non troppo convincente, come se avesse fretta di terminare o non sapesse come sciogliere tutti i nodi creati). 

Anche Base Hawksbill rispetta questa mia sensazione, col romanzo che, non troppo lungo (circa 160 pagine) inizia bene, procede bene e, nel momento in cui dovrebbe culminare in qualcosa di risolutivo e/o brillante, si scioglie banalmente… proprio come era stato per Gli anni alieni.
Peraltro, devo dire che neanche il suo romanzo di fantascienza più famoso, L’uomo stocastico, mi aveva convinto in pieno, per cui credo che sia una cosa proprio strutturale dello scrittore (o del mio modo di percepirlo), piuttosto che eventi isolati.

Ad ogni modo, a breve avrò una conferma o una smentita, leggendomi Shadrach nella fornace, l’altro romanzo incluso nel volume dedicato a Robert Silverberg.

Fosco Del Nero


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Titolo: Vedopolis.
Autore: Maurizia Mancini.
Genere: gioco da tavolo.
Editore: Macro C'arte.
Anno: 2017.
Dove lo trovi: qui.


Normalmente su Libri e Romanzi capitano… beh, libri e romanzi, per l’appunto, ma già in passato è giunto anche qualcosa di diverso, come cd audio, o tarocchi.
Oggi è la volta di qualcos’altro ancora: un gioco di carte/gioco da tavolo intitolato Vedopolis, autrice Maurizia Mancini.

Il sottotitolo del gioco è il seguente: “Cambia visione. Trova la soluzione”. E poi anche: “Il gioco delle abilità visive che ti aiuta a cambiare prospettiva”. E se mi ci sono imbattuto è perché il gioco in questione si inserisce nel filone della crescita personale, filone come noto di mio interesse.

Il gioco è stato progettato per migliorare apprendimento, capacità d’osservazione, concentrazione, immaginazione, gestione spaziale, nonché le relazioni, e in questo senso si presta molto bene ad essere tanto un gioco per bambini quanto un gioco per adulti… e infatti l’età indicata va dai 4 ai 99 anni.
In tale direzione, esso presenta tre diversi livelli di difficoltà, cosa utile a tararsi alle diverse fasce d’età dei giocatori.

Non a caso l’autrice, Maurizia Mancini, si occupa professionalmente proprio di vista, di gestione dello spazio, di percezione e di creatività.
E il gioco si ispira alla metodologia del “ parquetry blocks”, uno strumento per il training visivo, l’analisi dei problemi, il miglioramento delle capacità motorie.

Insomma, mica poco, e anzi abbastanza per essere incuriositi da questo Vedopolis, gioco per due giocatori che già nella sua “trama” di fondo è ispirante, e ha anzi un che di esistenziale (e non a caso di mezzo c’è Macro Edizioni, la nota casa editrice che pubblica testi di crescita personale): la città di Vedopolis è in difficoltà. I sindaci dei due rioni, quello degli Spostati di Sopra e quello degli Spostati di Sotto, non sanno come reagire al fatto che gli abitanti dei loro rioni hanno smesso all'improvviso di capirsi. Addirittura un giorno, al mattino, una nebbia magica s’è levata sul fiume che divide i due rioni e ha fatto sparire il ponte che li univa. Da quel momento, gli Spostati di sopra e gli Spostati di sotto parlano due lingue diverse e vedono le cose in modo totalmente opposto, da cui l’esigenza di ritrovare armonia e serenità.

Non male come storia di partenza di un gioco da tavolo… 

Fosco Del Nero


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Titolo: Gli anni alieni (The alien years).
Scrittore: Robert Silverberg.
Genere: fantascienza.
Editore: Mondadori.
Anno: 1998.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.


Gli anni alieni è il terzo romanzo che recensisco di Robert Silverberg, autore assai noto e prolifico, ancora vivente, che ha iniziato a scrivere nel 1955, quando aveva 20 anni, e non ha mai smesso, anche se negli ultimi anni ha diradato le sue produzioni.

Tra i suoi romanzi più famosi, abbiamo L’uomo stocasticoShadrach nella fornaceAli della notte, ma va citato anche il Ciclo di Majipor, sua incursione nel fantasy… che poi è ciò cui si è dedicato di più nell’ultima fase della sua vita, nonostante altre opere sporadiche, come il recensito Pianeta senza scampo.

Anche Gli anni alieni ha goduto di una discreta fama, vediamo subito se meritata.
Intanto, preciso che, seppur lo recensisco come un unico romanzo, nell’edizione italiana è stato diviso in due libri dalla Mondadori… che evidentemente stava facendo pratica di suddivisione di romanzi prima di farlo in “grande” stile con Le cronache del ghiaccio e del fuoco di Martin.

Nel complesso, il romanzo è lungo circa 500 pagine di formato ridotto, e propone una sorta di epopea lunga cinquantacinque anni: sarebbe a dire la resistenza umana di fronte all’invasione aliena.

E andiamo dunque alla trama de Gli anni alieni: un bel giorno numerose astronavi aliene scendono sulla Terra, non viste e non attese, e si piazzano sulle maggiori città (diciamo che l’incipit non è dei più originali). Gli alieni, chiamati Entità, sono tuttavia imperscrutabili: non dicono niente, non comunicano con l’uomo, non iniziano alcuna guerra, ma si limitano a portare avanti un loro disegno misterioso, utilizzando dapprima dei volontari umani come intermediari e come manodopera, e poi, sulla scia di alcuni attentati umani ai loro danni, costringendo con la forza sempre più numerose persone.
Ma sempre in modo misterioso, tanto che persino gli uomini a loro più vicini non hanno la minima idea dei loro scopi.

Ad ogni modo, dopo un po’ di tempo diviene chiaro che, per via della loro potenza enormemente più avanzata di quella umana, sono loro i nuovi padroni della Terra, e persino le varie resistenze dovranno far buon viso a cattivo gioco, e magari semplicemente attendere tempi migliori.

La resistenza che il romanzo segue è quella dei Carmichael, una famiglia di militari con a capo il Colonnello, uomo di grande forza e tempra morale, che, a seguito dell’invasione, organizza tutta la sua famiglia intorno a un ranch nel sud della California, non troppo lontano da Los Angeles, che peraltro è una delle sedi mondiali principali delle Entità.

Il romanzo segue così la storia della famiglia e dei suoi vari membri, generazione dopo generazione, generando un affresco piuttosto lungo e corposo tanto dei Carmichael quanto della situazione della Terra post-invasione.

Il tutto, devo dire, è piuttosto convincente e per larghi tratti interessante.
Ma non del tutto, e il romanzo non è privo di difetti: intanto, i personaggi sono molti, e spesso ci si perde nei loro nomi, anche perché le varie generazioni utilizzano spesso nomi di genitori e nonni, rendendo le cose a volte poco chiare per chi legge; in secondo luogo, non tutto convince a livello di scelte narrative (collaborazionisti, hacker, la stessa resistenza, etc); ma soprattutto, il finale dell’opera è ridicolo, e sembra una chiusura facile per carenza di voglia di andare avanti.

Raramente ho letto un libro con una distanza temporale tanto grande tra l'inizio della storia e la sua conclusione, e certamente l’epopea descritta nelle 500 pagine precedenti meritava qualcosa di meglio di un semplice colpo di spugna… così pure il lettore che si era letto quelle 500 pagine.

Certo, quelle centinaia di pagine sono scritte bene, e d’altronde Robert Silverberg non è il primo arrivato, ma un po’ la poca originalità della storia, un po’ la conclusione pacchiana e non credibile, un po’ una certa stanchezza che si trascina nelle pagine, generazione di Carmichael dopo generazione di Carmichael, impediscono a Gli anni alieni di ottenere una valutazione lusinghiera.

Fosco Del Nero


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Titolo: Le querce di Albion (The forest house).
Scrittore: Marion Zimmer Bradley.
Genere: fantasy, drammatico, sentimentale.
Editore: Superpocket - Longanesi.
Anno: 1993.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.


Da poco mi sono letto Le nebbie di Avalon, il classico di Marion Zimmer Bradley, oscillante tra fantasy, mitologia e storia, senza contare gli elementi sentimentali e drammatici.

Posto che mi è piaciuto moltissimo (non è caso è additato spesso come capolavoro), mi sono andato a leggere anche Le querce di Albion, altro libro di Marion Zimmer Bradley che avevo a casa da ormai molti anni, e che avevo sempre ignorato.

Anche questo, peraltro, è un tomo mica da ridere, per quanto meno voluminoso del suo predecessore: passiamo dalle 700 pagine de Le nebbie di Avalon alle 500 de Le querce di Albion. Tra l’altro, dire predecessore in questo caso non è del tutto preciso, giacché, se è vero che Le querce di Albion segue il collega di dieci anni (1983-1993), è vero pure che all’interno del Ciclo di Avalon si inserisce cronologicamente prima (dal 500 d.C. circa al 100 d.C. circa).

Quindi, niente Morgana o Artù, e invece Eilan, Dieda, Lhiannon, Caillean, Ardanos, Bendeigid, Gaio, Macellio Severo, e altri ancora, sia sul fronte druidi britanni, sia sul fronte soldati romani.

Siamo dunque nella Britannia appena colonizzata dai romani, che stanno ancora faticando per conservare un delicato equilibrio, tenendo conto dell’influenza dei druidi e del popolo potenzialmente ribelle.

In un quadro che è decisamente più Britannia che non Roma, per quanto non manchino accenni e visite nella stessa Roma, seguiamo soprattutto le vicende di Eilan da un lato e di Gaio dall’altro. La prima è una ragazza avviata come sacerdotessa, mentre il secondo è il figlio di un prefetto romano di stanza a Londinium, ossia la Londra di quei tempi, avviato dal canto suo a una brillante carriera militare e politica.

Le querce di Albion non è male, e difatti ho letto tutte le sue 500 pagine, però non ha la profondità e l’impatto de Le nebbie di Avalon, che lo sopravanza di parecchie lunghezze.

Sarà forse per il minor carisma di Eilan rispetto a Morgana, sarà forse per un contesto meno interessante, sarà forse per la banalità della storia d’amore che fa da filo conduttore nell’intera storia, la quale in fin dei conti risulta piuttosto prevedibile, sta di fatto che, per quanto il libro sia ben scritto e abbia dei momenti interessanti, nel complesso è decisamente meno potente e fluido del suo predecessore-successore.

Ad ogni modo, Le querce di Albion si guadagna comunque una sufficienza, e Marion Zimmer Bradley si conferma scrittrice di livello.

Fosco Del Nero


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Titolo: La tua voce può cambiarti la vita.
Autore: Ciro Imparato.
Argomenti: comunicazione.
Editore: Sperling.
Anno: 2008.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


La recensione di oggi è un po’ particolare, visto che non solo non si riferisce a un libro di narrativa come frequente nel blog, ma è relativa a un testo di saggistica davvero insolito, giacché parliamo di voce: il libro è La tua voce può cambiarti la vita, e l’autore è Ciro Imparato.

Ciro Imparato era – dico era perché è scomparso di recente – un formatore e insegnante della voce, nonché un doppiatore professionista, che aveva prestato la sua (bellissima) voce a film, video, serie animate, videogiochi, nonché ad alcuni importanti personaggi del mondo della crescita personale, come Wayne Dyer, Deepak Chopra e Roy Martina.

Egli aveva già scritto un libro sulla voce, La voce verde della calma, e La tua voce può cambiarti la vita era il suo secondo libro dedicato all’argomento, e in particolare, grazie anche all’ausilio di un cd audio, a come ottenere una voce bella ed espressiva.

Certo, magari non ai livelli di un doppiatore come lui, ma comunque più comunicativa di una voce “normale”.

Il metodo elaborato da Ciro Imparato è il Four Voice Colors, che suddivide la voce in sei colori, consigliando l’uso di quattro di essi, e spiegando come ottenerli modulando tono, volume, ritmo, pause e sorriso, ossia gli ingredienti di base della voce.

Il libro contiene dunque un po’ di teoria, un po’ di esempi concreti, la spiegazione del metodo, nonché gli esercizi proposti, da effettuare congiuntamente al cd audio.

Tra l’altro, una cosa bella del libro è che esso non ha minimamente l’impronta da venditore-manipolatore, ma anzi propone dei bei concetti di crescita personale, pur sul versante comunicazione-pensiero positivo-pnl, e non su quello spiritualità-esistenza… ma comunque molto meglio di un approccio manipolatorio, o di un approccio freddo-neutro.

Nel complesso, a me La tua voce può cambiarti la vita di Ciro Imparato non è affatto dispiaciuto, per quanto lo abbia letto per curiosità, e non con l’intento di applicarmi per mesi e mesi con gli esercizi e il metodo proposto…
… ma, qualora desideraste ottenere risultati, perché magari usate molto la voce nella vostra vita (insegnanti, manager, venditori), va da sé che occorre applicarsi, come in tutte le cose. 

Fosco Del Nero


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Titolo: Transfert - 4 passi fuori dall'inferno.
Scrittore: Marco Bianchi.
Genere: narrativa, fantastico, esistenza, avventura.
Editore: Uno Editori.
Anno: 2017.
Dove lo trovi: qui.



L’articolo di oggi è una preview, relativa a un libro uscito da pochissimo: Transfert - 4 passi fuori dall'inferno.

Il libro in questine, scritto da Marco Bianchi e pubblicato nel 2017 da Uno Editori, è un romanzo di quasi 500 pagine di genere fantastico-esistenziale, come suggerisce lo stesso editore, che si occupa per l’appunto di tematiche esistenziali e di frontiera.

Leggiamone un poco di trama: quattro fratelli gemelli russi, Lev, Oleg, Vasily ed Evgeny (e già questo incipit è semi-fantastico, non perché i protagonisti siano russi, ma perché sono quattro gemelli), nati in una ricca famiglia di San Pietroburgo di poco prima del 2000, hanno un incidente durante una pratica sportiva… e tale incidente, per un motivo misterioso, li spedisce nel Messico del 1400 e rotti.
I quattro, che tra l’altro dovranno dividersi, sono così costretti ad affrontare non solo un nuovo continente e un’altra cultura, ma ad abbandonare rapidamente i loro vezzi di giovani moderni e vezzosi, per affrontare il periodo pre-scoperta dell’America (scoperta si fa per dire, giusto per intenderci).

Il loro percorso diverrà rapidamente un percorso esoterico-esistenziale, tra sincronicità, prove iniziatiche, principesse azteche, cammino dei guerrieri e apprendimenti vari.

Tecnicamente, dunque, Transfert - 4 passi fuori dall'inferno è narrativa, ma narrativa interna al quel sottogenere che è la narrativa spirituale o esistenziale (da La profezia di Celestino in poi… e ovviamente anche prima). 

Che altro dire di Transfert - 4 passi fuori dall'inferno?
La copertina è accattivante già in partenza, e trama e contenuti (via del guerriero, salti evolutivi, azione ed equilibrio, osservazione) sono ugualmente promettenti.

Chi è rimasto interessato da Transfert - 4 passi fuori dall'inferno di Marco Bianchi sa ora dove trovarlo.

Fosco Del Nero


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Titolo: Le nebbie di Avalon (The mists of Avalon).
Autore: Marion Zimmer Bradley.
Argomenti: fantasy.
Editore: Longanesi - Superpocket.
Anno: 1982.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


Non sono mai stato un appassionato di mitologia celtica, né ho mai subito il fascino delle storie di Re Artù, della tavola rotonda, della ricerca del Sacro Graal, etc.
Di conseguenza, non mi sono nemmeno mai letto romanzi ambientati in questo mondo.

Almeno fino ad ora, giacché mi sono letto Le nebbie di Avalon di Marion Zimmer Bradley, libro che avevo comprato circa diciotto anni fa, e che mi sono deciso a leggere solo ora per via dei pareri largamente positivi, sia sul testo in sé, sia su Marion Zimmer Bradley, autrice che non avevo mai letto, pur essendo ormai un classico del settore fantasy-fantastico.

Le nebbie di Avalon è ovviamente ambientato in Gran Bretagna, grossomodo nel 500 dopo Cristo, in un periodo di conflitto tra la vecchia religione druidica e l’avanzante religione cristiana.

Da un lato abbiamo dunque le sacerdotesse di Avalon, e dall’altro i preti cristiani, con lo scontro che peraltro sa molto di scontro tra energia femminile ed energia maschile, e che si dipana tra i numerosi personaggi della storia: Viviana, Igraine, Morgana, Taliesin-Merlino, Morgause, Artù, Ginevra, Lancillotto, Mordred, e tutta la compagnia di re Artù, nemici, amici e vie di mezzo.

Il secondo motivo per cui non avevo trovato l’occasione di leggerlo in diciotto anni, oltre alla mia scarsa propensione per le storie di Artù e dintorni, è che il libro è lungo 740 pagine circa… un mattone praticamente.

Ma, a lettura completata, devo dire che gli elogi all’opera di Marion Zimmer Bradley erano del tutto motivati: Le nebbie di Avalon è un capolavoro da molti punti di vista.
L’ambientazione è credibile, tanto che sembra di trovarsi lì, in quei tempi e in quei luoghi, i personaggi sono ben caratterizzati, per quanto a volte le loro scelte non convincano appieno il lettore, vi sono sia azione sia riflessione, e il romanzo è scritto davvero bene.

Non mancano inoltre, sparsi qui e lì, degli insegnamenti importanti, messi direttamente nero su bianco in singole frasi, nonché degli insegnamenti indiretti, riguardo a comportamenti e situazioni, ciò che rende Le nebbie di Avalon, oltre che un bel romanzo, anche un testo fortemente educativo, nonché ispirante, soprattutto per via della visione della vita dei druidi e delle sacerdotesse di Avalon… anche se pure in quel caso c’è il rischio di perdere la propria strada. 

Per il resto, che dire? Ho amato Morgana, come altri protagonisti della storia, e ho appurato che miti e leggende su Artù e dintorni non hanno troppi punti fermi, tanto che, per quella poca esperienza che ho del ramo, le divergenze di trama e personaggi sono enormi.
Per esempio, nella serie tv Merlino Morgana è davvero perfida, mentre qui è il protagonista centrale, nonché il personaggio forse più positivo tra tutti.
Immagino dunque che non vi sia una storia “ufficiale”, ma tante versioni. 

Comunque, sta di fatto che Le nebbie di Avalon è bellissimo, tanto che avevo già deciso di leggermi il successivo romanzo del Ciclo di Avalon, Le querce di Albion (che pure avevo acquistato al tempo)… salvo poi scoprire che in realtà Le nebbie di Avalon, se pure è stato scritto per primo, in realtà cronologicamente nel ciclo è l’ultimo, per cui andrebbe letto per ultimo.
In questo senso, non sarebbe stata una brutta idea farlo sapere al lettore prima!

In conclusione, Marion Zimmer Bradley promossa a pieni voti, e anzi pienissimi.

Fosco Del Nero


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Titolo: Rinasci e risveglia il tuo potere interiore (Emergence: seven steps for radical life change).
Scrittore: Derek Rydall.
Genere: saggistica, esistenziale, crescita personale.
Editore: Macro Edizioni.
Anno: 2015.
Dove lo trovi: qui.


Derek Rydall è un nome molto noto in America, un po’ per i best seller ch’egli ha scritto, un po’ per la sua attività da conferenziere.
Il suo libro “Emergence: seven steps for radical life change”, tradotto in italiano col titolo “Rinasci e risveglia il tuo potere interiore”, per dirne una, ha circa 350 commenti su Amazon.com, quasi tutti molto positivi, e dopo un paio d’anni giunge anche in Italia.

Sottotitolo: “Un metodo rivoluzionario per far emergere il potenziale che è in te”.
Testimonial d’eccezione: il più noto, qua da noi, Joe Vitale.

L’autore, in poco meno di 300 pagine di testo, illustra il “principio dell’emersione”, che per certi versi capovolge l’idea tipica del mondo motivazionale, soprattutto americano, ma anche di buona fetta della letteratura spirituale, per cui nella vita occorre lottare per divenire qualcosa di diverso da quello che si è, e insegna invece, in coerenza con altre tradizioni spiritual-evolutive, a lasciar emergere quanto già si ha dentro, proprio come il seme che si apre e diviene pianta (ciò che per l'appunto è un antico insegnamento esistenziale).

Si tratta dunque di far uscire fuori il potenziale che è già dentro, e Rinasci e risveglia il tuo potere interiore di Derek Rydall promette di fornire un metodo preciso al lettore.

Tale metodo, è composto di sette passi, citati nel succitato titolo originale in inglese, spiegati per l’appunto nel libro.

Il libro di Derek Rydall, in uscita adesso nel mercato editoriale italiano, promette di essere assai seguito e acquistato.

Vedete voi se vi interessa scoprire e praticare il suo metodo di “emersione”.
Nel caso, buona lettura.

Fosco Del Nero


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Titolo: L'orologio della Natura.
Scrittore: Peter Wohlleben.
Genere: saggistica, natura.
Editore: Macro Edizioni.
Anno: 2017.
Dove lo trovi: qui.


Ed ecco un’altra preview su Libri e Romanzi, questa dedicata a un nome non nuovo da queste parti: quello di Peter Wohlleben, autore de La vita segreta degli alberi, libro (piuttosto apprezzato dal pubblico) col quale ci ha presi per mano e portati nella foresta, a conoscere meglio la vita degli alberi, dei vari tipi di albero, della foresta intera e della natura in generale.

Col suo libro successivo l’autore in questione alza il tiro: L'orologio della natura si propone infatti di illustrarci i meccanismi della natura… o almeno quelli visibili a chi la studia e la vive da vicino, e decisamente meno visibili a chi ne vive separato, che sia una separazione fisica, perché magari si vive nel cemento della città, o che sia una separazione interiore, perché magari si vive in campagna, ma senza essere in vero contatto con la natura.

Il sottotitolo del libro chiarisce tale intento: “Prevedere il tempo, comprendere le stagioni, capire gli animali e le piante, conoscere l'ambiente in cui viviamo”.

Un proposito non da poco, ma che, se pure colto in una pur piccola parte, sarà un dono prezioso per chiunque si desse la pena di leggere e ascoltare.

Ed ecco che Peter Wohlleben ci spiega come interpretare e conoscere i segnali del vento, delle nuvole, delle piante, dei fiori e degli animali, ci spiega il perché di alcuni luoghi comuni, ne sfata altri, ci insegna come leggere i termometri della natura, nonché le previsioni meteo della natura, ci parlerà del cielo stellato di notte, del ciclo delle stagioni, ma anche, molto pragmaticamente, come far rendere meglio il nostro giardino, col doppio beneficio nostro e suo.

Insomma, l’intenzione di L'orologio della natura e di Peter Wohlleben è bella e lodevole… c’è solo da verificare quanto saremo in grado di recepire delle quasi 200 pagine del libro.

Nel caso, buona lettura.

Fosco Del Nero


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Titolo: Phantom self (Phantom self).
Autore: David Icke.
Genere: saggistica, cospirazionismo, storia, dvd.
Editore: Macro Edizioni.
Anno: 2016.
Dove lo trovi: qui.


Ogni tanto compare in versione italiana qualche libro o qualche video di David Icke, senza dubbio lo studioso di tematiche cospirazionistiche più noto tra tutti in campo mondiale.
E, immancabilmente, si tratta di libroni di minimo 600 pagine (di meno non se ne parla proprio) o di video-seminari ugualmente lunghi (in questo caso, minimo 4 ore di video)…

… è il caso anche di Phantom self, dvd appena uscito in Italia, che propone un seminario dal vivo in lingua inglese, cui ovviamente è stato aggiunto il doppiaggio in italiano per la versione nostrana.
Da notare che il dvd porta il medesimo titolo di un libro in inglese, Phantom self per l’appunto, che però non è stato tradotto in italiano, almeno che io sappia.

Ad ogni modo, la prassi è stata abbastanza rispettata: il dvd dura più di 4 ore… ma il libro originario è lungo solamente 420 pagine… una piccola delusione.

Anche il video è accompagnato da un testo, ma si tratta di uno dei soliti libriccini scarni di accompagnamento, con le sue 30 pagine affatto fitte.

Venendo al tema del video, il sottotitolo rende bene l’idea: “Schiavi di un sé fantasma”.
E insieme al sottotitolo la rendono bene anche alcune frasi promozionali:
- “Phantom self è un viaggio per conoscere la verità e riscoprire noi stessi”.
- “Icke spiega come avviene il controllo dell’umanità”.

Le solite tematiche di Icke, insomma: le élite mondiali, il controllo dietro le quinte, lo stato di schiavitù dell’umanità, la manipolazione globale informativa e culturale, etc.
Informazioni per certi versi un po’ brutali, ma che possono fungere da apripista per chi ha bisogno di tale sprone… o per chi semplicemente ancora non sa niente a riguardo.

E, siccome i cambi sociali passano sempre dai paradigmi esistenziali delle masse, o comunque di un congruo numero di persone, si tratta di un gradino di grande importanza… al di là poi del fatto che ogni singola cosa che dice David Icke sia corretta o meno, ciò che è la cosa meno importante tra tutte, e anzi do per scontato che nel mucchio a volte ci prenda e a volte no.
Ma, lo ripeto, è un mucchio che prima o poi, in questa vita o in un’altra vita, va affrontato.

Il dvd Phantom self - Schiavi di un sé fantasma potrebbe essere un’occasione in tal senso.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il cielo ti cerca (Hypnotizing Maria).
Autore: Richard Bach.
Argomenti: narrativa, esistenza.
Editore: Rizzoli.
Anno: 2009.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


Avevo già letto due libri di Richard Bach: uno era ovviamente il celebre Il gabbiano Jonathan Livingston, mentre l’altro era Illusioni, meno famoso ma comunque bello e ispirante.

Oggi arriva il terzo libro: Il cielo ti cerca, che poi è anche l’ultima produzione dell’autore americano, essendo datata 2009.

Bach è noto sia per i contenuti esistenziali, sia per le sue metafore sul volo… e manco a dirlo entrambi tali fattori sono presenti anche ne Il cielo ti cerca.

Il protagonista della storia è Jamie Forbes, pilota e istruttore di volo, che un giorno si interroga sul potere della mente e dell’ipnosi, argomento sul quale ha un’antica esperienza personale piuttosto sconvolgente, ad opera di un certo Blacksmith, ipnotizzatore di professione.

Anni dopo, incontrerà tale Dee Hallock, una donna che sta viaggiando per gli Stati Uniti facendo l’autostop e che sembra sapere parecchio sulla mente umana.

A quanto gli dirà la donna si aggiungerà quanto gli dirà la sua voce interiore, con Jamie che, tra un volo e l’altro, va a interrogarsi sulla realtà dell’uomo e sul potere della mente di determinarla…

… tanto che si toccheranno argomenti estremi come la morte e l’immortalità.

Nel complesso, Il cielo ti cerca non mi è dispiaciuto, tanto che l’ho letto velocemente (è relativamente breve, comunque, quindi si legge in fretta), ma ad essere onesto gli ho preferito sia Il gabbiano Jonathan Livingston che Illusioni.

Comunque, Richard Bach si conferma autore validissimo.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il caso Milverton - Sherlock Holmes 3 (Death to Appledoore Towers). Scrittore: Gerald Lientz.
Genere: librogame, giallo.
Editore: Edizioni E.L.
Anno: 1987.
Voto: 7.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


Il primo librogame della serie Sherlock Holmes, Omicidio al Diogenes Club, mi era piaciuto molto, e si era guadagnato un’ottima valutazione.
Il secondo, invece, Lo smeraldo del fiume nero, si era dimostrato molto deludente, e non a caso era stato scritto da un autore diverso.

Ho proceduto con il terzo libro, Il caso Milverton, fiducioso che il ritorno a Gerald Lientz, l’autore del primo libro, sarebbe stato proficuo, e così è stato.

In effetti tra i due libri scritti da Gerald Lientz e il secondo libro c’è un abisso, e anche Il caso Milverton si rivela appassionante e ben scritto.

La struttura di gioco (ricordo per chi non lo sapesse che i librogame sono dei libri-romanzi-storie interattive, in cui chi legge può influire sulla trama e quindi gli esiti della storia) è il medesimo del primo volume: si va avanti con un sistema di indizi, decisioni e deduzioni, che porteranno l’investigatore, che è nuovamente il cugino del dottor Watson, investigatore in erba cui Sherlock Holmes sta insegnando il mestiere, a dipanare la matassa dell’omidicio di Charles Augustus Milverton, benestante uomo londinese che aveva in effetti molti potenziali assassini per via degli affari loschi che conduceva.

L’unica differenza rispetto a Omicidio al Diogenes Club, il libro di apertura della serie, è il fatto che in questo volume, non a caso più breve, vi è una sola avventura, mentre nel primo ce n’erano due, la seconda delle quali, come tipologia di storia, era più somigliante a questo caso Milverton.

In generale, se si ha un certo gusto per il giallo e per l’investigazione, la serie di Sherlock Holmes offrirà un intrattenimento valido (a parte il secondo volume, come detto), anche se, nella buona ricostruzione generale delle atmosfere vittoriane londinesi, e al buon impianto di gioco, si sovrappongono anche una non eccessiva varietà quanto a possibilità percorribili nonché il fatto che il personaggio iniziale praticamente non è modificabile (o meglio, si può cambiare qualcosa rispetto a quanto proposto dal libro, ma non conviene, cosicché è scontato che si lascino i valori così come sono); e tali valori, uniti, portano alla conseguenza di una certa linearità della trama, che è interessante, ma che alla fine non propone molte varianti sul tema.

Comunque, nel complesso Il caso Milverton mi è piaciuto, quasi quanto Omicidio al Diogenes Club.

Fosco Del Nero


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Titolo: Rumo e i prodigi nell’oscurità (Rumo and die under im dunkeln).
Scrittore: Walter Moers.
Genere: fantasy, avventura.
Editore: Tea.
Anno: 2003.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Solo di recente ho sentito parlare di Walter Moers, scoprendo che in realtà si tratta di un autore oramai molto affermato e da molti apprezzato, autore della saga di Zamonia, iniziata col libro Le 13 vite e mezzo del capitano Orso Blu, e proseguita con Ensel e Krete e Rumo e i prodigi nell’oscurità, che poi è il romanzo oggetto della recensione odierna.

Se ho cominciato dal terzo, è perché:
1. mi è capitato sotto mano questo,
2. ho letto che i vari romanzi sono sì calati nella medesima ambientazione, ma in realtà sono indipendenti l’uno dall’altro, e quindi leggibili separatamente.

Per fortuna, devo dire, giacché Rumo e i prodigi nell’oscurità, da solo, è capace di incutere un certo timore, con le sue 715 pagine stampate piuttosto fitte.
Insomma, è un bel mattoncino, che si approccia solamente sulla scorta delle opinioni quasi unanimemente positive relative a Walter Moers.

Meritate, devo dire, e ora vediamo perché.
Innanzi tutto, il libro parte già simpatico per via delle varie mappe e dei vari disegni che lo ornano, davvero tanti e davvero simpatici, pur nella loro semplicità. Fatti tra l’altro dallo stesso Moers, che è anche illustratore oltre che scrittore.

Secondo punto: il libro è l’incarnazione della fantasia e della creatività, e in 700 e passa pagine non si fa mancare praticamente nulla.
C’è, anzi, talmente tanto, che è persino difficile classificare Rumo e i prodigi nell’oscurità in un genere preciso: certamente l’area è quella del fantasy, ma c’è anche una forte componente umoristica, una forte componente avventurosa, a tratti sprazzi di intellettualismo, e i tanti disegni sparsi qui e lì unitamente allo stile descrittivo parecchio visivo del’autore gli danno un’aria da fumetto.
E, per non farci mancare niente, il romanzo possiede anche un’anima romantico-sentimentale, e possiede anche i contorni del romanzo di formazione, col protagonista che peraltro parte neonato e man mano diventa grande e forte.

Ecco in grandissima sintesi la trama di Rumo e i prodigi nell’oscurità: Rumo è un giovane croccamauro, ossia una specie di cane con delle corna sulla testa e un apparato fisico-sensoriale d’eccellenza, che lo porta ad essere un segugio e un lottatore nato.
La storia parte da un piccolo villaggio di Lontandisotto, una delle tante zone del continente di Zamonia, ma si sposta presto altrove: nelle Diavorocce vaganti, a Croccamauria, a Nebbiolina, nel Bosco delle Norme, a Forte Vermicchio, nel Mondo di Sotto, etc.
Dite un nome a caso, e probabilmente in Rumo e i prodigi nell’oscurità c’è una località che quantomeno gli somiglia… oppure un animale, oppure uno dei protagonisti, insomma qualcosa.

Se il protagonista indiscusso della storia è Rumo, vi sono molti altri comprimari, e anzi nel complesso veniamo a conoscere una pletora di strani animali e di strani personaggi: lo squalo-verme Smeik, per esempio, lo studioso dai quattro cervelli Kolibril, lo spadaccino Uscian DeLucca, i fratelli croccamauri Rolv e Rala, il primo avversario giurato di Rumo e la seconda sorella del primo e innamorata del secondo, il re folle Gaunab, il generale robotico Tiktak, le due essenze Dentedileone e Grinzold, imprigionate nella spada di Rumo e udibili mentalmente solo da lui... per non parlare di sanguisciutti, vermicchioni, vrachi, tartarini, tutte specie di animali stranissimi che si è inventato Moers e che abitano l’incredibile continente di Zamonia.

Una recensione di un giornale, per commentare Moers e la sua Zamonia, lo ha definito come il luogo “dove tutto è possibile, eccetto la noia”.
In effetti, è una buona descrizione dello stile narrativo di Moers e della sua straordinaria creatività, che non annoia pur in 700 pagine, pur alternando come ovvio che sia momenti più o meno ispirati, e spezzoni più o meno scorrevoli e fluidi.

Nel complesso, comunque, Rumo e i prodigi nell’oscurità è un libro che ha un valore assoluto, che certamente potrà piacere più o meno a seconda dei gusti, ma che comunque propone una sua ricetta validissima.
Poi, come sempre, tutto dipende da ciò che il singolo lettore cerca nel libro che sta leggendo; rimanendo in ambito fantasy, Rumo non raggiunge il livello formativo de La storia infinita di M. Ende, né il livello introspettivo de Il mago di U. Le Guin, né l’umorismo de L'amuleto di Samarcanda di J. Stroud, né l’epicità picaresca de Lo hobbit di Tolkien, ma in quanto a creatività e fantasia credo non sia secondo a nessuno, pur non disdegnando nemmeno tutti gli altri versanti.

Insomma, Walter Moers qua da me è promosso a pieni voti, in attesa di future altre letture.

Fosco Del Nero


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Titolo: Redwall (The Redwall abbey company).
Scrittore: Brian Jacques.
Genere: fantasy, avventura, commedia.
Editore: Mondadori.
Anno: 1986.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Alla ricerca di un libro di narrativa da leggere, mi sono imbattuto in un volume dall’aria un po’ malridotta, cui certamente hanno contribuito i miei gatti dati gli evidenti segni di artiglio in una parte della copertina: il libro suddetto era Redwall di Brian Jacques… che non mi ricordavo di avere e nemmeno mi ricordavo cosa fosse o quando me lo ero preso.

Peraltro, il leggere che era un’avventura per ragazzi con protagonisti dei topi (dei topi... un discreto coraggio da parte dell'autore) non deponeva troppo a suo favore, ma seguendo l’istinto l’ho preso e l’ho iniziato.
E anche finito in tempi piuttosto brevi, visto che mi è piaciuto abbastanza.

Partiamo subito con la trama: Redwall è un’antica abbazia retta da un ordine di topi monaci dediti a una vita pacifica e alla cura delle creature del bosco in difficoltà. Il bosco si chiama Fiormuschiato e come ovvio ospita un gran numero di creature, di ogni tipo, dai topiragno ai gufi, passando per lepri, ermellini, donnole, passeri, etc.

A reggere l’abbazia c’è un abate (beh, ovvio), con tutto l’ordine a seguito: guerrieri, studiosi, cuochi, infermieri, e via discorrendo.

Fin qui, tutto bene: i problemi iniziano quando un famoso ratto predone, Cluny il flagello, decide di impossessarsi dell’abbazia con il suo esercito di ratti e altri animali. Ciò costringerà i pacifici topi di Redwall a ingegnarsi per difendere il loro piccolo regno, aiutati in questo anche da un tasso, una lepre, diversi scoiattoli, dei ghiri… e anche da altri animali, portati alla causa man mano.

Redwall è un libro che si fa leggere volentieri; il target giovanile si nota, nella semplicità della sintassi e anche nella relativa semplicità della trama, ma quel che c’è è fatto molto bene, e tutto è permeato da un’aria gioviale, positiva e da valori come il rispetto, la fratellanza, l’amicizia.

Anzi, in questo senso non esito a dire che sono queste le compagnie che dovrebbero avere i piccoli, in quanto da un lato divertenti e dall’altro lato formative e positive.

Con tutto che il libro non è breve, con le sue 300 pagine piene, ma, come detto, scorre via piacevole e veloce… tanto da aver avuto successo oltre le attese e da aver generato una saga di ben dieci romanzi.

Insomma, bravo Brian Jacques.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il codice del cuore (Beyond willpower).
Scrittore: Alexander Loyd.
Genere: saggistica, esistenza, benessere, crescita personale.
Editore: Macro Edizioni.
Anno: 2015.
Dove lo trovi: qui.


Negli ultimi anni Alexander Loyd si è fatto una certa fama grazie al libro Il codice della guarigione - The healing code, che ha venduto parecchio in Italia (pubblicato nel 2012) come nel resto del mondo occidentale, Usa ed Europa.

Adesso l’autore statunitense è ritornato sul mercato editoriale italiano con una sorta di seguito, Il codice dell'amore - The love code, che dal titolo promette essere una sorta di trasposizione del primo libro, dedicato all’ambito della guarigione, della salute e del benessere, al settore della felicità, dell’amore, delle relazioni interpersonali e in generale di una vita appagante. 

Non a caso, il suo sottotitolo è “Come superare la paura e riprogrammare le false credenze”. 
Insomma, stiamo passando da salute-benessere fisico a mondo interiore-benessere emotivo, con la prima frase della scheda di presentazione del libro che poi aggiunge “Un metodo incredibile per ottenere successo in tutti gli ambiti della vita”.
Per l’appunto: la vita in generale.

La tempistica di riprogrammazione energetica, per la cronaca, è di 40 giorni, e il programma di viaggio promette che “con il programma del dott. Loyd, il lettore raggiunge il proprio traguardo rinvigorito, felice, più in salute e pieno di benessere”.

Il programma in questione, sempre per la cronaca, si propone come olistico e generale, passando per corpo fisico, medicina energetica, emozioni, felicità, spiritualità.

Insomma, come funziona il “Codice dell’amore” e come mettere in pratica il “Codice dell’amore”.

Chi ha apprezzato e applicato con successo Il codice della guarigione probabilmente non avrà dubbi nel leggere anche Il codice del cuore; ma anche chi non ha letto il primo libro di Alexander Loyd ed è più interessato all’ambito interiore piuttosto che a quello salutistico forse prenderà in considerazione l’idea di procurarsi questo secondo libro dell’autore americano.

Fosco Del Nero


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