Titolo: Il potere della luce - Fairy Oak 3.
Scrittore: Elisabetta Gnone.
Genere: fantasy.
Editore: De Agostini.
Anno: 2007.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.


Dopo aver letto Il segreto delle gemelle e L’incanto del buio, era scontato che leggessi il terzo romanzo della trilogia di Fairy Oak, Il potere della luce.

Che essa sia stata concepita come trilogia lo rivelano i titoli stessi dei tre libri, i quali in pratica svelano anche la trama… che peraltro è semplice, lineare e chiara fin dall’inizio, e dunque non aveva nemmeno bisogno di essere svelata.

La trilogia originale ha poi avuto un seguito sotto forma di quadrilogia successiva, intitolata I quattro misteri, che tra l’altro è il primo libro che ho comprato… essenzialmente perché mi piaceva la copertina.
Saputo in seguito che il libro in questione era una quadrilogia che seguiva una trilogia, ho provveduto a comprarmi anche quest’ultima, ma rimanendo sempre un po’ tiepido nella lettura.

Difatti, Fairy Oak è di fondo un fantasy per un pubblico infantile, e “infantile” vuol dire proprio infantile, e anzi tendenzialmente femminile.
Dunque, gli appassionati di Tolkien, Ende, Card, Eddison, etc, difficilmente troveranno pane per i loro denti, per dirla così.

Tuttavia, non avrebbe avuto senso valutare questi libri di Elisabetta Gnone con uno sguardo totalmente adulto, giacché sarebbe stato uno sguardo fuori target, e non certo per colpa di chi li ha scritti, ma al massimo di chi li ha comprati.

Se la lettura non ha molto senso per un adulto appassionato di fantasy, e magari di quel fantasy anche crudo in stile George Martin, i libri della Gnone hanno comunque un loro valore: semplici e lineari, sono anche freschi, simpatici, discretamente avventurosi, e certamente avranno funto e fungeranno da apripista per la letteratura fantastica, o per il semplice leggere, per tanti bambini… ciò che è un merito di non poco conto.

Due parole nel dettaglio su Il potere della luce, terzo episodio della saga di Fairy Oak: il villaggio di Fairy Oak è sempre a rischio attacco da parte del Terribile 21… e i sospetti su Pervinca, una delle due gemelle Periwinkle, sono sempre più pressanti, tanto che l’intera sua famiglia è ora mal vista da molte persone del villaggio.
Il fatto che Pervinca sia una strega del buio, mentre la gemella Vaniglia una strega della luce, non depone a suo favore… e infatti a un certo punto la ragazzina scompare definitivamente, e ormai si dà per scontato che sia al fianco degli esponenti del buio, i quali vogliono estendere il loro dominio su Fairy Oak.
Oltre alle due gemelle Periwinkle, abbiamo il solito circondario di maghi della luce e del buio, di fate, di alberi parlanti, e ancora di amicizie e inimicizie, di racconti, di amori.

Il programma va avanti sulla stessa falsariga dei primi due libri della saga: se vi sono piaciuti quelli, o se sono piaciuti più probabilmente ai vostri figli, anche questo Il potere della luce sarà dunque adatto.

Adesso devo decidere se leggermi anche la quadrilogia successiva, giacché non mi piace né sprecare il cibo né sprecare i libri, o se passare, e magari passare il libro a qualcun altro che potrebbe apprezzarlo di più.

Fosco Del Nero


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Titolo: L’incanto del buio - Fairy Oak 2.
Scrittore: Elisabetta Gnone.
Genere: fantasy.
Editore: De Agostini.
Anno: 2006.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.


La recensione di oggi è dedicata a L’incanto del buio, il secondo libro della trilogia di Fairy Oak, scritta da Elisabetta Gnone.

Dico trilogia perché inizialmente era tale, con i tre romanzi che difatti sono stati raccolti in un unico volume, per l’appunto intitolato La trilogia completa.
Tuttavia, sulla scia del successo riscosso, la scrittrice italiana ne ha scritti poi altri quattro, che a loro volta sono stati poi raccolti nel volume intitolato I quattro misteri.

Ad ogni modo, L’incanto del buio segue Il segreto delle gemelle… che non mi aveva fatto impazzire, per semplice motivo che era un romanzo fantasy di livello basico e destinato a un pubblico altrettanto basico, ossia molto giovane e preferibilmente femminile.

Tuttavia, ormai mi sono comprato entrambi i volumoni da rispettivamente tre e quattro romanzi (mi piacevano molto le copertine), e quindi me li leggo.

L’incanto del buio si sforza di modificare la struttura piuttosto lenta e lineare del primo libro e lo fa alternando le scene del presente e la lettura di un vecchio libro che porta il lettore nel passato di Fairy Oak, facendogli così conoscere gli antenati degli attuali protagonisti.
Lo sforzo è apprezzabile, e peraltro si assiste anche a una diminuzione di tutti quei diminutivi di tendenza dolce e simpatica che imperversavano nel primo volume… tuttavia rimane il fatto che anche questo secondo libro, essenzialmente, è un romanzo fantasy-fiabesco per bambine e adolescenti.

Ecco in sintesi la trama, che poi è poca roba davvero: Tomelilla e Duff Burdock intuiscono che il Signore del Buio, definito anche il "Terribile 21", vuole le gemelle Pervinca e Vaniglia (soprannominate rispettivamente e Babù, fatto che proprio non mi entra in testa e mi confonde le idee ogni volta che si passa dai nomi ai soprannomi), e dunque consegnano alla prime delle due, la quale è un “magico del buio”, il Libro Antico, perché essa capisca come salvare il villaggio nel momento fatidico.
Tuttavia proprio la lettura del libro spingerà la ragazzina ad avventurarsi in zone poco sicure allo scopo di cercare un bastone citato nel testo consegnatole… e proprio tale fatto genererà conseguenze importanti per l’intero villaggio di Fairy Oak.

Come detto, L’incanto del buio, e immagino tutta la saga di Fairy Oak, è rivolto a un pubblico molto giovanile, e offre in tal senso magia, amicizia, buoni sentimenti, qualche principio educativo. In tale direzione, evidentemente, Elisabetta Gnone è brava, e i risultati di vendita parlano da soli.
Spero però che nel corso della saga vi sia una crescita di personaggi, sceneggiatura e atmosfera… come spesso accade in saghe di questo tipo, lunghe e infantili-adolescenziali.
Per ora mi attende il terzo e ultimo romanzo della trilogia iniziale, Il potere della luce.

Nota di demerito per il finale, praticamente assente, e che rimanda in modo sfacciato al volume successivo: una pratica purtroppo sempre più abituale ma che non per questo diviene corretta nei confronti del lettore e valida nei confronti dell’opera realizzata, che rimane così letteralmente monca.

Fosco Del Nero


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