Titolo: Saltatempo.
Scrittore: Stefano Benni.
Genere: fantastico, commedia, drammatico.
Editore: Feltrinelli.
Anno: 2001.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Su Libri e Romanzi sono già passati cinque libri di Stefano Benni, ossia  Terra!EliantoIl bar sotto il mareBar sport La compagnia dei Celestini.

Va da sé che si tratta di uno scrittore che apprezzo molto, e che con oggi è giunto alla sua sesta presenza nel blog: arriva difatti la recensione di Saltatempo, romanzo del 2001.

Come sempre, siamo alle prese con una trama avente tre elementi spiccatamente presenti:
- l’elemento immaginifico, anche se meno forte rispetto a Terra!, per citare il primo libro di Benni che ho letto,
- l’elemento umoristico, con Benni che come sempre non risparmia scene e immagini divertenti,
- la grande ricchezza linguistica, e stavolta Benni ha potuto attingere anche all’elemento paesano-popolare, data l’ambientazione campagnola della storia, esibendosi in contorsionismi linguistici mica da ridere (o meglio, proprio da ridere, ma ci siamo capiti).

Ecco in breve la storia di Saltatempo: Saltatempo è un ragazzino che vive in un paese in campagna dell’Italia degli anni "50-60, che un giorno riceve in dote il dono dell’orobilogio, sarebbe a dire un orologio biologico che ogni tanto lo porta avanti nel tempo, di anni o di decenni, e gli mostra come sono finite le persone che in quel momento ha davanti.
O anche cosa stanno facendo in quel momento delle persone lontane cui lui sta pensando, ma il tutto rigorosamente in modo non volontario: ossia l’orobilogio parte quando vuole lui, e Saltatempo – prima di allora detto Lupetto – non può far altro che guardare.

Orobilogio a parte, che alla fine si riduce ad essere un elemento di contorno della storia, il lettore vive la vita del ragazzino, accompagnandolo lungo svariati anni della sua vita, da quando era piccolo fino ai vent’anni, tra speranze, progetti di vita, amori, eventi del paese, amici e conoscenti, compreso ovviamente il periodo di forte cambiamento dell’Italia di allora, dando al tutto un vero e proprio sapore di romanzo di formazione.

Ad aumentare il tasso immaginifico della storia, oltre all’orobilogio abbiamo le varie divinità che il ragazzo vede-incontra ogni tanto, e che fanno da sfondo al narrato… che comunque rimane narrato principale, con le gioie e i dolori della vita del ragazzo.
Un ragazzo normale, tutto sommato (a parte le visioni del futuro e delle divinità, s’intende), un po’ originale ma comunque decisamente più equilibrato di tanti suoi coetanei e compaesani, e che non si fatica affatto a prendere in simpatia…

… tanto che alla fine del libro si ha quella sensazione tipica di quando si finisce un ottimo libro: ti dispiace e già i personaggi ti mancano un po’. Il che è la prova principale di una buona riuscita di un’opera di narrativa.

Certo, Saltatempo non ha la medesima verve e originalità di Terra! o di Elianto, ma in compenso ha un tono più intimo, più dolce se vogliamo, e si fa leggere volentieri… una volta superato un inizio forse non eccelso, tanto che in passato lo avevo preso in mano una volta, leggendo le prime pagine (o decine, non mi ricordo), salvo poi rimetterlo da parte in attesa di tempi più ispirati.

In conclusione, Saltatempo è l’ennesima buona opera di Stefano Benni, uno scrittore che davvero può dire di essere tale, al di là poi del singolo libro, che può piacere di più o di meno al singolo lettore.

Fosco Del Nero


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Titolo: Tartarughe divine (Small gods).
Scrittore: Terry Pratchett.
Genere: fantasy, commedia.
Editore: Mondadori.
Anno: 1992.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


Finora di Terry Pratchett ho recensito tre libri, ossia Il colore della magia, La luce fantasticaA me le guardie!, segno che si tratta di uno scrittore che gradisco.
Difatti, apprezzo molto la commistione tra fantasy e umorismo, connubio in grado di poter offrire divertimento e satira di un certo livello… naturalmente in mano a un autore come si deve.

E Terry Pratchett certamente lo è, e anzi tale connubio porta praticamente la sua firma, essendo il più famoso rappresentante di tale sinergia.

D’altronde, il successo dei suoi romanzi e dei suoi cicli (Il ciclo di Scuotivento, Il ciclo delle streghe, Il ciclo di Morte, Il ciclo delle guardie, senza contare romanzi sparsi come Maledette piramidi) parla da solo e testimonia qualità e gradimento da parte di un largo pubblico.

Diciamo che Terry Pratchett ha fatto per il fantasy quello che Douglas Adams ha fatto per la fantascienza, inserendovi umorismo e ironia in grande quantità.

Tuttavia, devo dire che da Tartarughe divine mi attendevo qualcosa in più, un po’ per la fama dell’autore, un po’ per la fama positiva del romanzo, e un po’ perché l’ambientazione prometteva parecchio: le religioni, Dio, l’inquisizione, etc.
Insomma, sembravano esserci tutte le premesse per un Pratchett scintillante.
E invece vi ho trovato solo un Pratchett discreto.

Per carità, il romanzo è scritto bene, i dialoghi spesso sono ficcanti, e l’ambientazione è discreta…
… però manca qualcosa a livello di qualità e di ispirazione, col libro che sembra un buon lavoro di compilazione, ma non l’opera originale e brillante che avrebbe potuto essere.
Se nei dialoghi abbondano umorismo e ironia, però manca lo scintillio della vera ispirazione. Peccato.

Ad ogni modo, ecco la trama sommaria di Tartarughe divine: siamo ovviamente nel Mondo del Disco, un mondo tondo e orizzontale che si muove nell’universo sopra il dorso di una tartaruga gigante.
Tuttavia, la religione dell’Omnianesimo sostiene invece che il mondo sia tondo e che si muova intorno al Sole, e considera l’idea della tartaruga una bestemmia eretica degna del rogo.
Questo è per l’appunto l’obiettivo della Quisizione, e in particolare del potente diacono Vorbis: uccidere tutti coloro che non credono che il mondo sia sferico.
Brutha, giovane novizio senza particolare intelligenza, e con l’unica dote di una memoria prodigiosa, si troverà suo malgrado in mezzo alle questioni della Quisizione, nonché di eretici e filosofi vari.

Nel complesso Tartarughe divine è vivace e gradevole, e le sue 300 pagine e rotti si leggono abbastanza volentieri… tuttavia come detto mi attendevo una qualità superiore di una o due tacche, e che le suddette 300 pagine sarebbero scivolate via in due o tre giorni, cosa che non è stato.
Comunque, rimane la stima per Terry Pratchett, di cui certamente leggerò qualcos’altro in futuro.

Fosco Del Nero



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