Titolo: Un indovino mi disse.
Scrittore: Tiziano Terzani.
Genere: autobiografia, società, viaggi, saggistica.
Editore: Tea.
Anno: 1995.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Ho sempre avuto una forte simpatia per Tiziano Terzani, sin da quando, oramai tanti anni fa, lessi il suo In Asia al tempo dei miei studi universitari su "Storia e istituzioni del mondo asiatico".
In seguito lessi La porta proibita, ed ora Un indovino mi disse.

La simpatia è sempre confermata, ed è rafforzata dal fatto che il buon Tiziano, nel mentre passato a miglior vita, nel corso della sua vivacissima vita si è trasformato da giornalista occidentale razionale e scettico a persona profonda, di grande sensibilità e decisamente tendente alle tematiche esistenziali.

Non ho letto tutti i suoi libri, e anzi solo una piccola parte, ma forse questo è il libro/periodo che testimonia di tale cambio di marcia, tutto teso alla ricerca di indovini, astrologi, messaggi dall’esistenza e destino personale, ricerca tutto sommato ancora molto mentale e cerebrale, fino all’approdo alla meditazione e ad un nuovo stile di vita, che probabilmente lo ha portato alla morte con una maggiore serenità.

Terzani non era un maestro, comunque, nonostante tanti lettori italiani, post mortem, lo abbiano rivalutato come tale, secondo la vecchia abitudine nostrana di beatificare i morti, magari ignorando la grandezza di un vivo (grandezza interiore, non quella sociale legata al successo), e questo si vede in tanti passaggi del libro, in cui anzi è molto chiara la disperata ricerca di un’anima in pena… che infatti nel corpo che la ospitava ha sviluppato un tumore che poi lo ha portato a morire relativamente giovane.

Contraddicendo in ciò, peraltro, quasi tutti gli indovini, astrologi e cartomanti che aveva consultato, e per il lettore se vogliamo è divertente leggere le previsioni di vita e di morte di tali personaggi alla luce della conoscenza di quella che è stata la vita di Terzani in seguito alla scrittura del libro, che ovviamente al tempo lui non conosceva.

Insomma, tra la vivacità dei reportage, la diversità culturale, la spiccata intelligenza del personaggio, nonché il suo discreto senso dell’umorismo, i vari indovini e maghi consultati, e il passaggio/approdo a meditazione e mondo interiore, ci sono tanti motivi per leggere Un indovino mi disse, libro che non a caso è stato importante per tante persone, e addirittura ne ha ispirate molte a uno stile di vita diverso.

Questo, al di là di Cina, India, Vietnam, Thailandia, Birmania, Laos, Singapore, Hong Kong, etc, cosa che già da sola ha un grande valore come testimonianza storica.

Insomma, la simpatia e l’affetto per Tiziano Terzani permangono... e ormai credo siano definitivi.

Fosco Del Nero


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Titolo: L’isola del drago (Tehanu).
Scrittore: Ursula K. Le Guin.
Genere: fantastico, fantasy.
Editore: Mondadori.
Anno: 1990.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


La recensione odierna è dedicata al romanzo L’isola del drago, quarto romanzo che Ursula K. Le Guin ha dedicato al famoso Ciclo di Terramare (Earthsea in inglese), saga che conta cinque romanzi, alcuni racconti e una ricca appendice, tutti inclusi nell’edizione italiana de La saga di Terramare, librone biblico di circa 1500 pagine.

La mia impressione sui romanzi di Ursula Le Guin è stata confermata: intanto essi hanno un sottofondo di stampo esistenziale, che, seppur non detto a parole, è presente come atmosfera di sfondo delle storie, e in secondo luogo ogni romanzo è dedicato a un grande tema-apprendimento esistenziale.

Se ne Il mago il tema era il confronto speculare con la propria zona d’ombra, ne Le tombe di Atuan era la dualità, e ne Il signore dei draghi era il servizio al mondo in contrasto contro l’ambizione personale, ne L’isola del drago il tema di fondo è il lasciar andare, il distacco.

Tema tanto evidente in quanto a portarlo avanti sono ambedue i protagonisti della storia: da un lato la rediviva Tenar, protagonista centrale de Le tombe di Atuan, ma poi solo nominata nel terzo romanzo della saga, e dall’altro il solito Falco-Ged-Sparviere, che, cessato di essere Arcimago, e persino cessato di essere mago, deve ora fronteggiare la sua nuova condizione di persona normale, mettendo da parte tutto il suo passato.

In questo senso, non c’è alcun dubbio che l’intenzione dell’autrice, nota peraltro per le sue storie dal sapore profondo ed interiore, fosse proprio quella di esplorare tale tematica: certo in modo letterario, e certo in stile fantasy, ma il punto è quello.

L’unica nota stonata, in tale percorso in cui Sparviere prima affronta il suo lato oscuro, poi cresce, e infine diventa maestro e insegnante, è il suo “passo indietro”: nella storia fantasy ovviamente ci sta, ma nel sottofondo esistenziale ci sta meno, laddove quando un maestro diventa tale, lo rimane per sempre, dal momento che evolutivamente e animicamente parlando non esistono passi indietro, ma solo in avanti.

Ma è un dettaglio, e peraltro un dettaglio da studioso di tematiche spirituali: rimanendo sul romanzo fantasy, abbiamo una storia piacevole e interessante, per quanto dura e cruda, per via dell’altro personaggio centrale, quella Therru così tanto bistrattata dalla vita, bambina picchiata, violentata, bruciata e salvatasi a malapena grazie all’intervento della dolce e materna Tenar, nel mentre divenuta madre e vedova (tema della dualità: energia femminile, per l’appunto, che in questo quarto romanzo si ricongiungerà con l’energia maschile di Ged, come anticipato perlomeno a livello invisibile ne Le tombe di Atuan).
Peraltro, mi attendo un’“esplosione” del personaggio di Therru nel quinto e ultimo romanzo della saga, I venti di Terramare, tra l’altro scritto a grande distanza temporale dal primo: ben trentatré anni… altro dettaglio a cui, volendo, si potrebbero attribuire significati nascosti.

Ma non esageriamo, e rimaniamo sulla storia: storia dura e tosta, e come le altre didattica e formativa, ragione in più per preferire questi romanzi e questa saga ad altri romanzi, fantasy o non fantasy che siano.

Nel caso, buona lettura.

Fosco Del Nero


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Titolo: L’orribile karma della formica (Mieses karma).
Scrittore: David Safier.
Genere: comico, sentimentale, fantastico.
Editore: Sperling & Kupfer.
Anno: 2007.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


L’orribile karma della formica mi è capitato in mano per caso (l’ho trovato in edizione italiana in uno scaffale di un ristorante nepalese nel sud dell’India... più caso di così), e dato il titolo interessante e le buone recensioni che avevo visto su Amazon ho deciso di leggerlo.

E ho preso una buona decisione, devo dire, dal momento che le recensioni erano veritiere.

Parto subito con la trama sommaria (molto molto sommaria): Kim Lange è una conduttrice televisiva tedesca di grande successo, candidata peraltro a un importante premio. La sua vita è teoricamente perfetta: grande professionista, il lavoro va alla grande, e ha una bella famiglia, composta dal premuroso marito Alex e dalla giovane figlioletta Lilly.
Vi sono però due pericoli in agguato: il fascinoso collega Daniel e il karma…
… con quest’ultimo che la trascinerà, dopo la morte e la successiva reincarnazione, in numerose vite non umane: formica, porcellino d’India, cane, etc.

Va da sé che una trama così surreale non poteva che prestarsi a un romanzo umoristico, e difatti è così, con l’elemento humor che supera persino l’altro elemento centrale della storia, ossia amore e affetto materno, con il chiodo fisso di Kim di tornare dalla figlia Lilly… in qualche modo.

Dico subito una cosa: chi si aspetta da L’orribile karma della formica, oltre a una commedia brillante-umoristica, anche una trattazione fedele dei principi del karma e della reincarnazione verrà grandemente deluso: lasciate proprio perdere l’idea che il testo abbia una qualche valenza esistenziale, dal momento che non solo non la ha come energia di fondo, ma non rispetta minimamente il principio del karma.
Rinunciate dunque all’idea di avere tra le mani un testo utile in quel senso (su Amazon ho letto commenti di persone rimaste deluse da quel punto di vista).

Se non avete aspettative in quella direzione, quel che vi rimane in mano è un romanzo che propone uno spunto di fondo originale, e che procede a vista con un umorismo davvero spiccato, tanto nelle situazioni quanto nel dialogo, e che anzi struttura persino capitoli e capoversi in funzione dell’umorismo.

In questo senso, non mi ha affatto stupito il successo de L’orribile karma della formica, nonché degli altri romanzi di David Safier: la brillantezza c’è, il ritmo anche, e pure un certo senso del grottesco e del curioso che non fa mai male.

Insomma, L’orribile karma della formica è promosso con una buona valutazione… poi dipende da voi gradire o meno una certa storia o un certo senso dell’umorismo.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il regno dell’ombra – Oltre l’incubo 1 (Forbidden gateway - When the shadows stalk).
Scrittore Ian Bailey, Clive Bailey.
Genere: librogame, avventura, horror.
Editore: E.L.
Anno: 1985.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


Nuovo librogame recensito su Libri e romanzi: stavolta siamo alle prese con una delle serie storiche: la serie è Oltre l’incubo e il libro è Il regno dell’ombra.

La serie è storica non nel senso che è stata tra quelle di maggior successo, e difatti è composta di soli due volumi, ma nel senso che è stata tra le prime a uscire in Italia.
Il regno dell’ombra è datato non a caso 1985, e dunque è uno di quelli della prima fascia, per così dire.

Partiamo dal genere, peraltro in parte intuibile dal titolo: oscilliamo tra avventura e horror, con la trama e lo stile che sanno molto di H.P. Lovecraft, e anche di W.H. Hodgson, scrittori cui senza dubbio gli autori del librogame, Ian Bailey e Clive Bailey, si sono largamente ispirati nel comporre il loro lavoro.

Com’è dunque codesto lavoro?

Discreto.
La storia si fa leggere bene e si segue altrettanto bene.
Non brilla per originalità o per vette narrative, ma fa il suo lavoro, col protagonista che viene chiamato in Galles da un suo vecchio amico per indagare sui misteri – e anzi sugli incubi – che si stanno verificando laggiù: una misteriosa e pervicace nebbia, apparizioni orrorifiche, attacchi veri e propri di esseri mutanti.
Insomma, è chiaro che laggiù è all’opera una forza malvagia, e qualcuno dovrà pur indagare… ovviamente noi, i protagonisti del librogame.

Il libro ha un sistema di regolamento piuttosto semplice, cosa che personalmente apprezzo giacché alcuni librigame si perdono proprio in avvio, ossia nelle regole di gioco. Il regno dell’ombra, al contrario, si distingue per una certa semplicità, sia di regolamento sia di trama, e anzi va detto che praticamente la trama percorribile è una sola, ovviamente a parte i tanti modi per morire o per impazzire, che sono i due modi per perdere la partita.

Semplicità, dunque, e si punta tutto sull’atmosfera, e su un canovaccio collaudato.
Insomma, Il regno dell’ombra e Oltre l’incubo non sono il top, ma fanno la loro parte abbastanza bene, e infatti negli anni, libro e serie, si ricordano con simpatia.

Fosco Del Nero

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