Titolo: Le leggende di Terramare (Tales from Earthsea).
Scrittore: Ursula K. Le Guin.
Genere: fantastico, fantasy, racconti.
Editore: Mondadori.
Anno: 2001.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Dopo Il magoLe tombe di AtuanIl signore dei draghiL’isola del drago e I venti di Terramare, era scontato che arrivasse anche l’ultimo capitolo incluso nella Saga di Terramare, libro unico che include i vari libri componenti il ciclo di Terramare, per l’appunto.

Questo sesto appuntamento riguarda tuttavia non un romanzo, come nei casi precedenti, ma una somma di racconti, peraltro sparsi nel mondo di Terramare sia in termini di spazio sia in termini di tempo.

Insomma, quest’ultimo tassello conferma la natura assai variegata dell’opera di Ursula Le Guin.

Nel dettaglio, Le leggende di Terramare si compone di cinque racconti: in ordine, Il trovatore, Le ossa della terra, Rosascura e Diamante, Nell’alta palude e Libellula.
Il tutto per un totale di circa 300 pagine, e quindi una media di 60 pagine per racconto.

Di base non amo troppo i racconti: se sono brutti, tanto meglio che siano brevi, mentre se sono belli e catturano, è un peccato che non siano più lunghi. Motivazione assai semplice, ma tant’è.

Comunque devo dire di aver gradito questi cinque racconti de Le leggende di Terramare, e non poteva forse essere altrimenti, essendoci dietro la penna di Ursula K. Le Guin, che peraltro li ha scritti non per ultimi, ma tra il quarto e in quinto romanzo della saga.

Ambientati nel mondo di Terramare, ma sparsi in un arco temporale assai distante, offrono vari spaccati del mondo in cui sono ambientati i romanzi principali… e anche qui come negli altri romanzi ogni tanto spuntano fuori nomi conosciuti, da Sparviere a Lebannen, un po’ passato e un po’ presente, a seconda del momento del racconto.
O anche futuro, giacché in un paio di casi si va molto indietro nel tempo, ben prima degli avvenimenti raccontati ne Il mago e nei romanzi seguenti.

Insomma, come detto non amo troppo i racconti e peraltro qua c’era da dare un addio difficile a una saga storica… ma Le leggende di Terramare se la sono cavata piuttosto bene, tanto da salutare il mondo di Earthsea con affetto e nostalgia…

… mondo che in futuro rivivrò senza dubbio.

Fosco Del Nero



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Titolo: Le cripte del terrore - Firewolf 2 (Sagas of the demonspawn - Crypts of terror).
Scrittore: J.H. Brennan.
Genere: librogame, fantasy.
Editore: E.L.
Anno: 1984.
Voto: 6.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


Eccoci qua con un altro libro game: Le cripte del terrore (classico titolo da librogame degli anni "80: altisonante a con tendenza orrorifica… poi quasi del tutto smentita dal contenuto del libro), il secondo episodio della serie Firewolf, scritta da J.H. Brennan, più noto tuttavia per altre serie di librogame, come Alla corte di Re Artù o Horror classic (ma di lui ho letto anche romanzi e testi di saggistica… e tutti col suo solito stile ironico e scanzonato).

La serie Firewolf è rimasta famosa per la sua giocabilità vicina all’impossibile, cosa che seguiva un regolamento di gioco piuttosto complesso: il risultato è che leggere i libri di Firefolf regolarmente è un’impresa statistica non da poco, tanto che per il primo libro, Il barbaro ribelle, ci avevo rinunciato, proseguendo a leggerlo invece come romanzo.

E in effetti, i librogame della serie Firewolf sono rimasti celebri anche per il loro essere più vicini ai normali romanzi rispetto alla media dei loro colleghi, con tanto di titoli di paragrafi, poche opzioni di trama, una via praticamente obbligata… ossia il contrario del principio dei librigame.

Al tempo Il barbaro ribelle comunque mi piacque intanto per la bella copertina (in fin dei conti sceglievo i librigame ispirato soprattutto dalle copertine), e poi per il suo incedere romanzesco, e romanzesco di genere fantasy.

Le cripte del terrore riprende la storia esattamente dal punto in cui era terminata quella precedente e va avanti, proponendo sempre un canovaccio di fondo praticamente obbligato e poche deviazioni secondarie.
Il livello di difficoltà ad occhio è stato leggermente tarato verso il basso, rendendolo più “umano”, ma ormai era troppo tardi, e avevo già cominciato il volume con l’idea di vincere in automatico e andare avanti comunque.

Poco ligio alle regole, forse, ma d’altronde con Firewolf il buon Brennan se l’è andata a cercare. 

Sufficienza stretta per Le cripte del terrore, mentre Il barbaro ribelle mi era piaciuto un poco di più: il libro è abbastanza breve come grossezza e come numero di paragrafi, e contando che si va a finire più o meno sempre lungo la stessa via non presenta una grande varietà. È comunque ben scritto e godibile, come sempre con J.H. Brennan.

Seguirà il terzo volume a data da destinarsi.

Fosco Del Nero


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Titolo: I banchetti dei Vedovi Neri (Banquets of the Black Widowers).
Scrittore: Isaac Asimov.
Genere: giallo, investigativo.
Editore: Mondadori.
Anno: 1984.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.


Il libro recensito quest’oggi è I banchetti dei Vedovi Neri di Isaac Asimov.

Piccola premessa: sono sempre stato molto affezionato ad Asimov, uno degli autori con cui ho iniziato la mia passione per la fantascienza e per la letteratura fantastica in generale; poi mi sono dirottato più sul fantasy, ma tutto è iniziato lì.

Soprattutto libri come Neanche gli Dei o il Ciclo della Fondazione me lo fanno tuttora amare…

… anche se devo dire con tutta onestà che adesso, da grande (con la parola che ha più significati), lo trovo molto cerebrale, e anzi il suo approccio mentale me lo fa sentire parecchio freddo e decisamente poco profondo, soprattutto dal punto di vista umano.

Se poi parliamo di significati esistenziali, sono completamente assenti nei suoi libri, tutti tesi come sono all’intelligenza, alle citazioni, alla trovata cerebrale, alle questioni psicologiche, all’aspetto sociologico.

Nulla di male, intendiamoci: semplicemente non è più il cibo adatto a me… per quanto probabilmente in futuro mi rileggerò il Ciclo della Fondazione, poiché non avevo letto tutti i libri, ma solo quelli iniziali.

Ma veniamo a I banchetti dei Vedovi Neri: i Vedovi Neri sono una sorta di club che, tra cibo e facezie intellettuali, tra sofismi culturali e intuizioni, risolve enigmi o misteri…
… anche se a dire il vero a risolverli, più che i membri effettivi del club, quelli che stanno seduti a gustarsi la cena, è il cameriere Henry, non a caso membro effettivo del club.

Lo schema è il solito: uno dei membri del club, l’anfitrione, porta un personaggio a cui, per contratto verbale, i vari altri soci possono porre ogni domanda… e immancabilmente spunta fuori un mistero… che immancabilmente il buon Henry risolve, tramite connessioni logiche più che con l'intuizione.

Con Asimov siamo sempre nel reame dell’intelligenza e della scienza, ricordiamolo, e tutto il resto è bandito… in modo un po’ ottuso, devo dire, ma tant’è.

I Vedovi Neri, per via del successo dei vari libri, divennero una specie di collana, della quale ogni tot tempo Asimov pubblicava una nuova collezione di racconti.

Svago simpatico, ma nulla più.
Isaac Asimov giallista non mi piace troppo, devo dire la verità, anche se nella sua sconfinata carriera ha fatto anche quello, tra fantascienza e saggistica.

Fosco Del Nero


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Titolo: I venti di Terramare (The other wind).
Scrittore: Ursula K. Le Guin.
Genere: fantastico, fantasy.
Editore: Mondadori.
Anno: 2001.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


Con I venti di Terramare vado a concludere la Saga di Terramare di Ursula Le Guin… almeno, per quanto riguarda i romanzi, dal momento che mi rimane in realtà un altro tassello, ossia i racconti Le leggende di Terramare.

Nella recensione del precedente L’isola del drago avevo scritto che per questo volume mi attendevo un maggior ruolo per Therru, la giovane donna drago, figlia adottiva di Tenar e di Ged-Sparviere, protagonisti del secondo romanzo della serie, Le tombe di Atuan… e in effetti così è stato, anche se in un senso non così tanto eclatante.

Ma, d’altronde, la Le Guin è scrittrice non pacchiana, da effetti speciali, ma si muove nel profondo. 
E, a proposito di questo, ho trovato conferma anche nel mio dar per certo le sue tematiche esistenziali nel momento in cui, leggendo la sua prefazione ai racconti Le leggende di Terramare, la ho vista citare Lao Tzu.

Ma veniamo a I venti di Terramare, che in parte riprende Il signore dei draghi, il terzo romanzo del ciclo: è tempo di cambiamenti nell’arcipelago di Terramare, e di cambiamenti intensi. Il muro che separa vivi e morti sembra essere in pericolo, e per di più alcuni draghi hanno cominciato a incendiare e distruggere nell’Ovest.
Con l’Arcimago fuori gioco, e anzi nemmeno più mago, a dover risolvere la situazione è un gruppo di persone: il Re Lebannen, Tenar e Therru, la Principessa dell’Est Seserakh, uno stuolo di maghi, nonché il drago Orm Irian.
Il fatto è che la situazione non è molto chiara, e per venirne a capo occorrerà ragionarci e unire leggende e saperi di diverse culture.

Devo dire purtroppo che probabilmente I venti di Terramare è il meno riuscito romanzo della serie: in parte non è molto chiaro, in parte non è armonico nel suo sommare così tanti personaggi, e inoltre non propone un tema di fondo netto come per i libri che lo avevano preceduto.

Forse si potrebbe individuare nel riparare quanto è rotto, e ciò spiegherebbe anche il ruolo centrale di Alder, sorta di portavoce del mondo dei morti… ma secondo me siamo piuttosto lontani dai libri precedenti.

Peccato, perché la saga avrebbe meritato una conclusione più efficace… e in tal senso forse si è fatta sentire la grande distanza temporale di scrittura tra i primi quattro romanzi cominciati con Il mago (1968, 1970, 1972, 1990) e questo quinto e ultimo I venti di Terramare (2001).

Ma poco importa: intanto ho ancora da finire la saga leggendomi Le leggende di Terramare, e comunque ho da celebrare uno dei cicli fantasy più belli e originali di tutti i tempi.

Fosco Del Nero


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