Il cammino del mago

Titolo: Il popolo di Durdane - Ciclo di Durdane 2 (The brave free man).
Scrittore: Jack Vance.
Genere: fantascienza, avventura.
Editore: Euroclub.
Anno: 1972.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui


Il popolo di Durdane è il secondo romanzo del Ciclo di Durdane, di Jack Vance.
Se ho letto anche il secondo libro è stato per due motivi: il primo è che il primo romanzo, Il mondo di Durdane, mi è piaciuto; il secondo è che avevo la trilogia completa in un unico tomo… 

… una cosa molto comoda quando il primo libro ti piace, ma decisamente meno intelligente se l’acquisto non è stato azzeccato.

Con Jack Vance non dico che si va sul sicuro, ma quasi, per cui l’acquisto è andato in porto con buon esito.

Veniamo a Il popolo di Durdane: Gastel Etzwane, messo da parte l’Anome e acquisito in qualche modo un potere quasi assoluto, si dedica anima e corpo alla ristrutturazione delle forze di Shant al fine di debellare la pericolosa minaccia dei Roguskhoi, una misteriosa popolazione fisicamente molto dotata e caratterialmente molto distruttiva, che devasta, uccide e stupra in ogni luogo.

Egli sarà così alle prese sia con le periferie dello stato, spesso poco inclini a partecipare all’azione militare, sia con i giochi di palazzo, tra tradimenti e presunti tali.

Il romanzo è lungo come il suo predecessore, appena una decina di pagine in più, e la cosa non probabilmente casuale. Vance è dinamico e caratterizza bene… ma senza esagerare.
Anche i suoi contenuti sono interessanti… ma senza esagerare.

Il pubblico cui si rivolge è un pubblico curioso, discretamente colto e di ampie vedute… ma nulla di più.

Anche i suoi romanzi, o quantomeno quello che ho letto finora, compreso il Il popolo di Durdane, si presentano di buon valore, pur senza arrivare allo stato dell’arte o all’opera particolarmente profonda.

Vance, come autore, sa comunque il fatto suo.

Chiuderò la trilogia con Asutra, il terzo e ultimo libro del Ciclo di Durdane.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il mondo di Durdane - Ciclo di Durdane 1 (Anome).
Scrittore: Jack Vance.
Genere: fantascienza, avventura.
Editore: Euroclub.
Anno: 1971.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Era da molto che non leggevo nulla di Jack Vance, scritto di fantascienza/fantasy che ho apprezzato molto da ragazzo, soprattutto per via di due romanzi L'ultimo castello e La fiamma della notte.
Di lui ho recensito anche Fuga nei mondi perduti e Naufragio su Tschai (il primo romanzo del Ciclo di Tschai), ma con minor entusiasmo.

Ho interrotto il digiuno con Il mondo di Durdane, primo libro del Ciclo di Durdane, trilogia composta anche da Il popolo di Durdane e Asutra.

Il genere si muove tra fantascienza e fantasy: tecnicamente rientreremmo in tutto nella fantascienza, tra vecchia Terra, nuovi pianeti, varie tecnologie, però l’atmosfera generale ha qualcosa del fantasy.

Ecco la trama: lo stato di Shant è retto dall’Anome, altrimenti chiamato Uomo senza volto, dal momento che non se ne conosce l’identità e governa tutto quanto dall’anonimato, con una serie di collaboratori che ne eseguono ciecamente gli ordini.

Il protagonista della storia è Gastel Etzwane, che prende questo nome all’interno del popolo dei Chiliti, una delle tante micro culture di Shant. Figlio di una sorta di prostituta e di un famoso musico itinerante, il quale tuttavia ne ignora l’esistenza, egli rifiuta il suo “destino” tra i Chiliti e fugge… divenendo prima egli stesso un musicante e poi finendo per acquisire più potere di quanto avrebbe mai pensato, o desiderato.
Di mezzo, la grave minaccia dei Roguskhoi, un’etnia umana barbara e crudele che devasta, uccide e violenta tutto quel che trova.

Il romanzo, pur non particolarmente lungo con le sue circa 170 pagine, copre un ampio arco temporale, visto che si parte col protagonista bambino e si termina col protagonista giovane uomo… un giovane uomo ambizioso, a modo suo.

L’ambientazione è credibile e accattivante, per quanto non eccessivamente descritta e strutturata, e gli eventi interessanti.
I personaggi forse non sono caratterizzati al meglio, ma se la cavano, e la valutazione generale de Il mondo di Durdane è positiva…

… tanto che certamente mi leggerò anche il secondo libro del Ciclo di Durdane, ossia Il popolo di Durdane (cosa che non feci per il Ciclo di Tschai, che non mi interessò a sufficienza nel primo libro).

Fosco Del Nero


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Titolo: L’erede scomparso – Sherlock Holmes 8 (The lost heir – Sherlock Holmes Solo Mysteries).
Scrittore: Gerald Lientz.
Genere: librogame, giallo.
Editore: E.L.
Anno: 1988.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


Gli ultimi due librogame della serie Sherlock Holmes sono tra i più belli della collana: il settimo è Intrigo a Buckingham Palace, mentre l’ottavo e ultimo è L’erede scomparso, scritto da Gerald Lientz, il “boss” della collana Sherlock Holmes, l’autore che non a caso ha aperto e chiuso la collana.

L’aveva aperta, per la memoria, con Omicidio al Diogenes Club, e l’ha chiusa per l’appunto con L’erede scomparso, un librogame che somiglia al primo nel suo proporre due scenari investigativi e non solo uno, proprio come era capitato al primo esponente della collana.

Il primo è una partita a golf per capire se uno dei due giocatori bara; il secondo scenario è una misteriosa eredità, misteriosa nel senso che l’identità del beneficiario è in dubbio e si son presentati all’appello ben cinque individui, di cui ovviamente quattro impostori.
Spetta a noi, amico e collaboratore di Sherlock Holmes, portare luce nel doppio mistero, con la solita consulenza a distanza del noto investigatore inglese.

Se la struttura di gioco è simile a quella degli altri libri, con indizi, deduzioni e decisioni, ne L’erede scomparso c’è una novità: la presenza della tabella investigativa, utile a interrogare i cinque pretendenti all’eredità. Una novità piacevole, devo dire, e ben studiata.

Per il resto il libro è ben scritto, ben congeniato e anche piuttosto realistico.
Nel complesso, L’erede scomparso di Gerald Lientz è una più che degna chiusura per la serie Sherlock Holmes. Ma in generale tutti i libri scritti da Lientz per la suddetta collana sono buoni, con l’eccezione del solo Watson sotto accusa, sotto tono rispetto ai suoi dirimpettai. Tra gli altri, da evitare invece Lo smeraldo del fiume nero; escluso quello, tutti gli altri meritano la lettura.

Fosco Del Nero


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Titolo: L’ultima battaglia - Le cronache di Narnia 7 (The last battle).
Scrittore: Clive Staples Lewis.
Genere: fantasy, avventura.
Editore: Mondadori.
Anno: 1956.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Con L’ultima battaglia ho concluso la letture de Le cronache di Narnia di Clive Staples Lewis, saga composta da sette romanzi, scritti in un arco temporale piuttosto ristretto (dal 1950 al 1956).
Li riporto nell’ordine di lettura generalmente consigliato, ch’è differente dall’ordine di scrittura:
7. L’ultima battaglia.

Personalmente, il mio gradimento è stato piuttosto altalenante: maggiore nei primi romanzi e inferiore nei seguenti. Fortunatamente, l’ultimissimo rappresentante, almeno dal mio pounto di vista, è tornato su livelli buoni, sia a livello della narrazione sia al livello del simbolismo.

Ecco la trama sommaria: a Narnia regna il Re Tirian, pronipote di Caspian, ma presto egli è costretto ad affrontare una fortissima crisi: la scimmia Cambio convince l’ingenuo asino Enigma a indossare una pelle di leone che i due avevano rinvenuto casualmente. Di seguito, lo convince a impersonare Aslan, il leone-dio, e a comandare sugli animali di Narnia con l’inganno.
Egli giunge a stringere un accordo con gli abitanti di Calormen, allo scopo di soggiogare l’intera Narnia spartendosi potere e guadagni… fino a che Tirian non invoca gli “aiutanti terrestri”: stavolta giungono in soccorso Jill ed Eustachio, i quali s’adopereranno per aggiustare le cose… cosa alquanto difficile poiché nel mentre è intervenuto anche Tash, una sorta di demone contrapposto ad Aslan.

L’ultima battaglia è altamente simbolico, e certamente Lewis non lo ha scelto a caso come conclusione della saga: lo scimmione Cambio è una sorta di falso profeta-anticristo, capace di ingannare i più (tra l'altro la figura della scimmia pare accennare alla mente e quindi all'ego); la lotta tra narniani e calormeniani è una sorta di armageddon finale; segue poi la distruzione della Terra e una sorta di giudizio universale, secondo il quale “uno viene preso e l’altro lasciato”; viene infine rivelato che la Terra e la materia non erano altro che una copia sbiadita del vero reame, quello spirituale-celeste-paradisiaco, al quale possono accedere per l’appunto solamente quelli che son pronti e adatti.

In pratica, L’ultima battaglia è una sorta di rivisitazione fantasy e narrata dell’Apocalisse di Giovanni… il che non mi è dispiaciuto affatto, anche perché l’aspetto simbolico, ben presente nei primi romanzi del ciclo, si era poi andato dileguando, tanto che i romanzi centrali della saga risultavano discretamente trascurabili (e come concetti e a volte anche come narrazione).

Son dunque contento di aver concluso Le cronache di Narnia di Clive Staples Lewis, e di averlo fatto con un testo degno della saga; una saga non irrinunciabile, ma valida, soprattutto in riferimento all’infanzia (per gli adulti, per larghi tratti è molto semplicistica).

Fosco Del Nero


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