Il cammino del mago

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Titolo: I labirinti di Krarth - Blood sword 1 (The battlepits of Krarth).
Scrittore: Dave Morris, Oliver Johnson.
Genere: fantasy.
Editore: E.L.
Anno: 1987.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


Altra recensione di un librogame: oggi è la volta de I labirinti di Krarth, primo libro della serie Blood sword.

Blood sword è certamente una delle serie di librogame che ha segnato la storia del genere, sia per la qualità media molto elevata sia per la struttura del libro, assai originale.

Partiamo dagli autori del primo volume della serie, ossia Dave Morris e Oliver Johnson, e continuiamo con l’anno di scrittura, il 1987. Quando al genere, siamo in pieno fantasy, con qualche venatura horror, come peraltro andava di moda nel genere; indimenticabili a questo riguardo le copertine del 95% dei librogame, con mostri inenarrabili in bella vista... anche quando tali mostri nella storia non c’erano neppure di striscio!

Spendiamo due parole sulla struttura di I labirinti di Krarth, il quale, prima novità, si può giocare sia da soli che in gruppo, per un  massimo di quattro giocatori: ognuno si sceglierà un personaggio tra il guerriero, il ladro, il saggio e lo stregone, e leggerà i capitoli a lui dedicati, salvo poi procedere insieme e combattere insieme.
Il combattimento era l’altra grande novità di Blood sword: per ciascun combattimento è disegnata nel libro una piccola mappa con le posizioni dei giocatori, quelle dei nemici, e le varie possibilità di fuga, nonché eventuali ostacoli dell’ambiente; il tutto è ripreso dai giochi di ruolo, cui Blood sword evidentemente si ispira, tanto nelle meccaniche del regolamento quanto le genere fantasy avventuroso.

Veniamo alla trama sommaria de I labirinti di Krarth: noi siamo un eroe (o due, o tre o quattro) che si vuole avventurare all’interno del labirinto al di sotto di Kalugen, laddove i Maghi di Krarth ogni tredici mesi tengono una gara in cui degli avventurieri, ciascuno sponsorizzato da un padrino, hanno come obiettivo trovare l’Emblema della Vittoria e riportarlo in superficie.
La prima scelta è quella del padrino da rappresentare, la seconda riguarda il farsi accettare o meno da lui, e poi si inizia a girare nel labirinto.

I labirinti di Krarth ha una bella atmosfera, una trama tutto sommato semplice ma efficace, ed è appassionante nel suo svolgimento.
Quanto al regolamento di Blood sword, funziona bene, pur essendo un po’ più complicato e impegnativo della media dei librogame, altrimenti più snelli.
La storia è godibile singolarmente, ma è nel gioco multiplo che l’avventura dà il meglio di sé.

Un ultimo appunto: dato il grande apprezzamento riscosso ai suoi tempi da Blood sword, essa è una delle poche serie con cui sta rinascendo l’interesse per i librigame: dopo decenni di assenza (che hanno reso piuttosto costosi i vecchi librogame EL nel mercato dell’usato) son stati già ristampati Lupo Solitario, Blood sword e Dimensione avventura e in attesa c’è Sortilegio. Non male.

Appuntamento dunque al secondo volume della serie, Il regno di Wyrd (giacché questa è una delle poche serie che mi sono tenuto dopo aver venduto la mia ampia collezione di librogame EL).

Fosco Del Nero


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Titolo: L’erede scomparso – Sherlock Holmes 8 (The lost heir – Sherlock Holmes Solo Mysteries).
Scrittore: Gerald Lientz.
Genere: librogame, giallo.
Editore: E.L.
Anno: 1988.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


Gli ultimi due librogame della serie Sherlock Holmes sono tra i più belli della collana: il settimo è Intrigo a Buckingham Palace, mentre l’ottavo e ultimo è L’erede scomparso, scritto da Gerald Lientz, il “boss” della collana Sherlock Holmes, l’autore che non a caso ha aperto e chiuso la collana.

L’aveva aperta, per la memoria, con Omicidio al Diogenes Club, e l’ha chiusa per l’appunto con L’erede scomparso, un librogame che somiglia al primo nel suo proporre due scenari investigativi e non solo uno, proprio come era capitato al primo esponente della collana.

Il primo è una partita a golf per capire se uno dei due giocatori bara; il secondo scenario è una misteriosa eredità, misteriosa nel senso che l’identità del beneficiario è in dubbio e si son presentati all’appello ben cinque individui, di cui ovviamente quattro impostori.
Spetta a noi, amico e collaboratore di Sherlock Holmes, portare luce nel doppio mistero, con la solita consulenza a distanza del noto investigatore inglese.

Se la struttura di gioco è simile a quella degli altri libri, con indizi, deduzioni e decisioni, ne L’erede scomparso c’è una novità: la presenza della tabella investigativa, utile a interrogare i cinque pretendenti all’eredità. Una novità piacevole, devo dire, e ben studiata.

Per il resto il libro è ben scritto, ben congeniato e anche piuttosto realistico.
Nel complesso, L’erede scomparso di Gerald Lientz è una più che degna chiusura per la serie Sherlock Holmes. Ma in generale tutti i libri scritti da Lientz per la suddetta collana sono buoni, con l’eccezione del solo Watson sotto accusa, sotto tono rispetto ai suoi dirimpettai. Tra gli altri, da evitare invece Lo smeraldo del fiume nero; escluso quello, tutti gli altri meritano la lettura.

Fosco Del Nero


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Un duello d’altri tempi – Sherlock Holmes 6 – Gerald Lientz
Titolo: Un duello d’altri tempi – Sherlock Holmes 6 (The honour of the Yorkshire Light Artillery – Sherlock Holmes Solo Mysteries).
Scrittore: Gerald Lientz.
Genere: librogame, giallo.
Editore: E.L.
Anno: 1988.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


Dopo l’appena sufficiente i Dinamitardi, quinto libro della serie di librogame Sherlock Holmes, ritorna in pista Gerald Lientz, autore dei migliori volumi della serie in questione (ricordo in particolare Omicidio al Diogenes Club Il caso Milverton): stavolta è la volta di Un duello d’altri tempi.

Ecco la trama sommariadi Un duello d’altri tempi, che ci porta dritti dritti nell’Inghilterra del 1890, tra investigatori, militari, gioielli, duelli, furti, patrimoni e promesse di matrimonio: noi siamo James Hurley, investigatore di riserva che il famoso Sherlock Holmes manda a occuparsi dei casi di cui egli stesso non può occuparsi per via di precedenti impegni. 
Il caso in questione in realtà non è un caso, o quantomeno non ancora: non è stato perpetrato alcun omicidio e non è stato commesso nessun furto… ma di recente, durante due convivi, sono stati compiute due ricche rapine presso residenze private, e si profila all’orizzonte un altro convivio, durante il quale saranno effettuate attività, verrà inscenato un antico duello riproposto di anno in anno tramite simulazione e soprattutto verrà esposta un’aquila d’oro tempestata di pietre preziose, antico artefatto di valore inestimabile.
Così, noi e il fidato Dottor Watson veniamo mandati a vigilare, mentre Sherlock Holmes fa da consulente a distanza.

Il sistema di gioco è quello tipico dei precedenti libri di Gerald Lientz: vi sono scelte da fare, che possono maturare indizi, decisioni e deduzione, col nodo che verrà dipanato solamente se si collezionerà un certo numero di indizi.

Il caso è interessante e vivace, anche per via della sottotrama che accompagna la trama principale e che serve e mischiare un po’ le acque; parecchio, in realtà, per via dei numerosi personaggi, delle numerose possibilità, e delle numerose scelte disponibili, cosa che genera diversi possibili esiti nonché una buona rigiocabilità del librogioco.

Lo stile di scrittura è invece pulito, essenziale ed efficace.

Globalmente, Un duello d’altri tempi di Gerald Lientz, sesto volume della collana Sherlock Holmes e nel dettaglio quarto curato dallo stesso Lientz, conferma la buona qualità media dell’autore in questione (il solo Watson sotto accusa non mi aveva colpito in positivo) e si dimostra librogame giallo-investigativo di buon valore.

Fosco Del Nero


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Titolo: I Dinamitardi – Sherlock Holmes 5 (The Dynamiters – Sherlock Holmes Solo Mysteries).
Scrittore: Milt Creighton.
Genere: librogame, giallo.
Editore: E.L.
Anno: 1988.
Voto: 6.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


I Dinamitardi è il quinto volume della serie di librogame Sherlock Holmes, una delle mie preferite fin dall’adolescenza, che ho completato in età adulta.
A precederlo, i vari Omicidio al Diogenes ClubLo smeraldo del fiume neroIl caso Milverton e Watson sotto accusa, tre dei quali (i migliori), scritti da Gerald Lientz

I Dinamitardi propone un nome nuovo, quello di Milt Creighton… e fatalmente la qualità anche in questo caso si abbassa, seppur in modo meno drammatico rispetto allo scarso Lo smeraldo del fiume nero.
I Dinamitardi, infatti, è solo sufficiente, ma non buono.

Ecco la trama sintetica del libro, che di base riprende il regolamento dei precedenti Sherlock Holmes, come da abitudine per le varie serie (fanno eccezione le serie contenenti libri singoli, liberi di proporre ciascuno un proprio regolamento, anche se sovente conformato a una linea generale): nel maggio del 1886 un’esplosione nella metropolitana di Londra provoca due morti, uno dei quali è Jonathan Wheeler, ufficiale e amico del tenente Charles Watson, il quale è al contempo il cugino del Dottor Watson e il protagonista della storia, ossia noi.

Va da sé che l’essere parente di Watson gli consente un accesso privilegiato al celebre investigatore Sherlock Holmes, che si sta occupando di un altro caso ma che presta aiuto sotto forma di consiglio e considerazioni, e a cui potremo sottoporgli i vari indizi una volta ritrovati sul campo.
Il dubbio di fondo è il seguente: la bomba è opera dei Dinamitardi, un’organizzazione terroristica irlandese che punta al riconoscimento dell’indipendenza dell’Irlanda, o c’è dietro qualcos’altro, qualcosa di ancor più losco?
Toccherà a noi indagare sulla morte del nostro amico.

I Dinamitardi non è malaccio; tuttavia, il canovaccio è molto standard, vi sono poche possibili diramazioni, e in taluni casi si è troppo dipendenti dalla fortuna concessa o non concessa dai dadi, tanto che terminare correttamente l’avventura non è affatto scontato, e anzi improbabile, giacché occorre il concorso di numerosi tiri favorevoli.

Nel complesso non è un brutto librogame, ma sta diverse spanne sotto i tre libri della serie Sherlock Holmes scritti da Gerald Lientz.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il covo dei pirati - Dimensione avventura 5 (Seas of blood).
Scrittore: Andrew Chapman.
Genere: librogame, avventura, fantasy.
Editore: E.L.
Anno: 1985.
Voto: 5.
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Il covo dei pirati è il quinto librogame della collana Dimensione avventura, nota per contenere soprattutto libri di Steve Jackson o di Ian Livingstone: i due stavolta si limitano a “presentare” il volume in questione, firmato invece da Andrew Chapman.

Ambientato in un immagifico mondo piratesco, propone una trama assai semplice, ma originale: in ballo c’è una scommessa tra due amici pirati, i quali scommettono di riuscire a conquistare il maggior bottino in un certo lasso di tempo, entro il quale dovranno recarsi in un luogo per confrontare le reciproche conquiste e decidere così chi è il pirata migliore.

Lo sfondo della storia comprende una mappa ben dettagliata e uno scenario fantasy, con tanto di mostri ed eventi soprannaturali, anche se l’elemento prevalente è quello avventuroso e piratesco, per l’appunto.

Prima di emettere un verdetto, devo forzatamente precisare che l'ambientazione e il genere ricordano L’abisso dei morti viventi, libro della collana Realtà virtuale, noto per la sua elevata qualità, con cui dunque Il covo dei pirati necessariamente si confronta…

… e ne esce perdente per distacco, occorre dire.

È interessante la scelta del percorso che si effettua sulla mappa, nonché l’idea originale di una sorta di “corsa al bottino”, ma sono proprio i contenuti della storia a deludere, in quanto poco brillanti e un po’ banali.
Anche la qualità di scrittura de Il covo dei pirati purtroppo non eccelle, e nemmeno le illustrazioni si fanno notare.
Insomma, il tutto rimane piuttosto mediocre: non disastroso, ma mediocre.

Curiosamente, la cosa per cui il volume si fa notare maggiormente è la mappa: non solo perché è ben fatta, ma soprattutto perché compie la scelta di usare per i suoi toponimi antichi nomi sumero-babilonesi, reali o assonanti: Assur, Kirkuk, Nippur, Enraki, Shurrupak.

Pochino, però, specialmente a confronto con i titoli che hanno preceduto questo quinto volume della collana, soprattutto La rocca del male e Appuntamento con la M.O.R.T.E.
Alla prossima occasione, sperando in meglio.

Fosco Del Nero


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Titolo: I viaggiatori dello spazio - Dimensione avventura 3 (Starship traveller).
Scrittore: Steve Jackson.
Genere: librogame, fantascienza.
Editore: E.L.
Anno: 1983.
Voto: 5.5.
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I viaggiatori dello spazio di Steve Jackson è il terzo librogame della serie Dimensione avventura, e segue La rocca del male (dello stesso Steve Jackson) e La foresta maledetta (di Ian Livingstone).

Se la collana è la medesima, la quale come noto tra gli appassionati è una collana di tipo generalista, con un regolamento di fondo condiviso ma ambientazioni e storie a sé stanti, senza che vi sia dunque una saga intera come ad esempio in Lupo solitario, in Sortilegio o in Oberon, i generi sono diversissimi tra loro: si è partiti con l’horror de La rocca del male, si è proseguito con il fantasy avventuroso de La foresta maledetta e ora si approda alla fantascienza con I viaggiatori dello spazio.

Una fantascienza largamente ispirata al modello di Star trek, occorre dire, con tanto di nave spaziale che scende sui vari pianeti, il comandante che di volta in volta per le varie discese si porta appresso lo scienziato, il medico o delle guardie e ovviamente svariati scenari, tanto di tipo naturale quanto di tipo culturale e tecnologico, con l’equipaggio della nave ansioso di ritornare nel proprio universo dopo che il malaugurato ingresso in un buco nero lo aveva trasportato in un altro universo…
… nel quale per l’appunto occorre indagare al fine di trovare informazioni utili al “ritorno a casa”.

In tutto ciò, I viaggiatori dello spazio propone un regolamento sì semplice, ma un poco diverso rispetto ai volumi che lo avevano preceduto, pur lasciando sempre ampio spazio alla scelta del lettore.

Da questo punto di vista va tutto bene, e anche la varietà di situazioni proposte è sufficiente.
Devo però sottolineare come il libro risulti poco brillante proprio in ciò che solitamente è il punto di forza di Steve Jackson, Sortilegio in primis, ossia l’ambientazione del narrato.
Forse il buon Jackson si trova più a suo agio con il genere fantasy che con quello fantascientifico, col tutto che risulta un po’ piatto e freddo.

Anche le illustrazioni, altro punto di forza di altre produzioni di Steve Jackson (la serie Sortilegio ma lo stesso La rocca del male), risultano qui un po’ insipide, tanto che il risultato finale de I viaggiatori dello spazio è un librogame che non arriva nemmeno alla sufficienza, o che al massimo la strapperebbe davvero risicata.
Al prossimo librogame di Dimensione avventura, che sia di Jackson, di Livingstone o di qualcun altro.

Fosco Del Nero


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Titolo: La foresta maledetta - Dimensione avventura 2 (The forest of doom).
Scrittore: Ian Livingstone.
Genere: librogame, avventura, horror.
Editore: E.L.
Anno: 1983.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


La foresta maledetta è il secondo libro della serie di librogame Dimensione avventura, la quale sarebbe l’edizione italiana (parziale) della serie inglese Fighting fantasy.

Dopo La rocca del male di Steve Jackson, libro celebre sia per sua fama sia per contenere un’errore di stampa che in pratica lo rendeva impossibile da terminare, ecco La foresta maledetta di Ian Livingstone
Si passa così dall’autore della fortunata, e secondo molti la migliore in assoluto, serie di Sortilegio, a un autore molto presente nella lunga collana di Dimensione avventura… il cui altro autore spesso presente è lo stesso Steve Jackson, dal momento che i due la hanno co-ideata assieme.

Il genere, de La foresta maledetta ma in generale di tutta la serie, è un fantasy avventuroso e con vaghe tinte horror, anche se più nei titoli che nel tono della narrazione.

La narrazione di questo libro, seppur apparentemente molto ampia, con un’intera foresta da esplorare per trovare le due parti di un manufatto dei nani che è stato rubato dai goblin, in realtà non è così vasta, e il percorso è discretamente obbligato nei suoi binari principali.
L’ambientazione è comunque credibile (si fa per dire) e ben descritta.

Ugualmente ben fatto, nella sua semplicità, ciò che spesso coglie nel segno, è il sistema di gioco: qualche dado, qualche valore, oggetti e scelte, secondo il canone classico dei librogame e senza doversi scervellare per ogni singola cosa.

Belle le illustrazioni, ciò che poi, nella mia opinione, era uno dei valori aggiunti dei librogame rispetto ai libri normali, solitamente privi di immagini: ciò contribuiva, nella fantasia dei ragazzi che eravamo, a generare un intero mondo… e solitamente un mondo nello stile proprio delle illustrazioni presenti nel singolo libro.
In effetti, in generale io sono un grande fan delle illustrazioni, fossero anche solo in bianco e nero com’era per l’appunto nei librogame della E.L.

Se i contorni sono buoni, forse è proprio la storia il punto non dico debole, ma perlomeno non trascendentale de La foresta maledetta: l’avventuriero incontra un nano morente, il quale gli affida una missione… e l’avventuriero ovviamente va a compierla, per poi venire ricompensato (se non muore prima, ovviamente).

Nel complesso, ho gradito sufficientemente La foresta maledetta, ma per fascino e impatto La rocca del male gli sta a mio avviso un gradino sopra… errori di traduzione a parte.

Fosco Del Nero


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Titolo: La rocca del male - Dimensione avventura 1 (The citadel of chaos).
Scrittore: Steve Jackson.
Genere: librogame, avventura, horror.
Editore: E.L.
Anno: 1983.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


Riecco un altro librogame: dopo le serie di Oberon, Detectives Club, Sherlock Holmes, Firewolf, Oltre l'incubo, Time machineSortilegioCompactRealtà virtuale (i numeri che possiedo, perlomeno), si comincia con un’altra serie: Dimensione avventura (anch’essa incompleta). 
Il primo libro è il celeberrimo La rocca del male.

Se l’autore è un nome noto, Steve Jackson, il medesimo realizzatore di Sortilegio (la mia serie preferita di sempre), il libro ha una grande novità… un errore di traduzione che lo rende irrisolvibile.
Adesso la cosa è nota, ma al tempo chissà quanti libro-giocatori onesti e irreprensibili sono stati frustrati dal non esser mai riusciti a completare l’avventura... e io stesso non mi ricordo di averla mai portata a buon fine.

Similmente a Sortilegio, anche La rocca del male si muove in un mondo fantasy, pur se il mondo è ben più limitato rispetto alle ampie lande che hanno reso famoso Steve Jackson: l’avventura infatti si svolge tutta all’interno di una sorta di cittadella, e non a caso in titolo originale era The citadel of chaos, tradotto maldestramente in italiano con La rocca del male, con tanto di copertina horror, secondo la moda di quei tempi di utilizzare titoli e copertine il più possibile spaventevoli al di là del contenuto effettivo del libro.

Finché si rimaneva su un titolo alterato e una copertina un po’ vivace, comunque, non c’era problema; se invece il traduttore si metteva a pasticciare coi nomi di personaggi e i nomi degli oggetti, invece, i problemi aumentavano, da cui la questione dell’irrisolvibilità del libro.

Ed è stato un vero peccato, perché La rocca del male è un signor librogame, dallo stile fantasy-grottesco assai simile a quello di Sortilegio, con ambientazioni, personaggi e illustrazioni all’altezza; memorabili ad esempio i Ganjees, ma anche personaggi come O’Seamus e i Miks, o lo stesso Balthus il Malvagio, il combattimento finale il quale è forse il più sostanzioso tra tutti i finali che mi ricordo.

Il regolamento è semplice ed essenziale, il combattimento quello più classico tra tutti, e in più ci sono in dotazione numerosi incantesimi… che tuttavia non sono da memorizzare come in Sortilegio.
La storia propone molti possibili percorsi, e necessariamente occorre procurarsi determinati oggetti, per cui arrivare alla fine al primo colpo è invero improbabile, ma la varietà di ambienti e situazioni proposti è tale che la rigiocabilità del libro è elevata.

Ancor più dei singoli dettagli, comunque, l’aspetto più importante, e questo vale tanto per la narrazione normale quanto per i librogame, è la qualità dell’atmosfera creata dall’autore: in questo Steve Jackson è molto bravo, e infatti, oltre a Sortilegio, anche La rocca del male si ricorda con piacere.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il collare di teschi - Realtà virtuale 4 (Virtual reality adventure – Necklace of skulls).
Scrittore: Dave Morris, Marc Smith.
Genere: librogame, avventura, fantastico.
Editore: E.L.
Anno: 1993.
Voto: 5.
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Come avevo anticipato, dopo le recensioni de L’abisso dei morti viventi e de Le spire dell’odio, arriva quella dedicata a Il collare di teschi, il terzo librogame che ho della collana Realtà virtuale. I tre son rispettivamente il secondo, il terzo e il quarto libro della suddetta collana… un peccato visto che quinto e sesto hanno la fama di essere i migliori.

Viceversa, mentre il primo recensito aveva una fama positiva, meritata, il secondo e il terzo godevano di una nomea negativa, purtroppo meritata anche questa; non sono certamente due disastri, ma peccano in molti modi, tanto che nessuno dei due raggiunge la sufficienza.
Anzi, Il collare di teschi è quello dei tre che mi è piaciuto di meno in assoluto.

Lo schema di gioco è il medesimo degli altri due libri, e suppongo della collana intera: a inizio storia si sceglie il proprio protagonista secondo certe caratteristiche-qualità e poi si inizia l’avventura, abbinando alcune scelte personali alle possibilità offerte dalle qualità di cui sopra… se le si possiede naturalmente, e il medesimo discorso vale anche per i vari oggetti che si possono o meno trovare nel corso dell’avventura. Si aggiunge al tutto la presenza di “parole d’ordine”, a seconda di quel che si è fatto in precedenza, le quali ugualmente contribuiscono a determinare il percorso degli eventi.
Niente dadi e niente casualità, come da modello Realtà virtuale, cosa che personalmente apprezzo.

Ecco la trama sommaria de Il collare dei teschi, o almeno la struttura della storia: noi siamo Astro della sera, e siamo un guerriero alla ricerca di vendetta per l’uccisione del nostro fratello Astro del mattino. L’oggetto della vendetta è lo stregone Collare di teschi (il titolo del libro sembra mal tradotto, a proposito), che dovremo cercare e poi cercare di sconfiggere.

Anche in questo volume, le possibilità di evoluzione sono parecchie, tanto che tra scelte personali, caratteristiche, oggetti, parole d’ordine, son molte le possibilità ipotetiche, anche se poi, ovviamente, certi punti sono comuni.
Se la varietà è sufficiente, tuttavia, non lo è la qualità, quella che invece c’era ne L’abisso dei morti viventi (anche quel titolo era tradotto male, a proposito), e quella che si dice esservi in Cuore di ghiaccio e I misteri di Baghdad, volumi cinque e sei rispettivamente (del volume uno, La foresta degli elfi, non mi ricordo testimonianze); il tutto, in effetti, scorre via in modo troppo naif, veloce, senza descrizione e partecipazione, quasi come fosse un quiz a premi e non un romanzo, per quanto un romanzo interattivo.

Forse in questi due volumi si è badato più all’aspetto tecnico (abilità, parole d’ordine, oggetti, scelte nei bivi) che non a quello romanzesco, che pur deve essere curato (la serie Firewolf, per dire, curava molto più questo secondo che non il primo e, per quanto fosse astrusa come regolamento, era ben fatta, soprattutto all’inizio, in quanto a personaggio, ambientazione e trama).

Insomma, Il collare di teschi e il duo Dave Morris-Marc Smith si beccano una bella insufficienza.

Fosco Del Nero


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Titolo: Le spire dell’odio - Realtà virtuale 3 (Virtual reality adventure – The coils of Hate).
Scrittore: Dave Morris, Marc Smith.
Genere: librogame, avventura, fantastico.
Editore: E.L.
Anno: 1993.
Voto: 5.5.
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Nuovo librogame recensito su Libri e Romanzi: questa volta abbiamo il terzo libro della serie Realtà virtuale, ossia Le spire dell’odio.
Gli autori sono gli stessi due autori del precedente libro della collana Realtà Virtuale recensito, L’abisso dei morti viventi: Dave Morris e Marc Smith.

Tuttavia, devo dire che la qualità non è la stessa, e purtroppo è peggiorata. Ciò in corrispondenza con quanto avevo letto da qualche parte in rete per cui i migliori libri di Realtà Virtuale fossero il secondo, il quinto e il sesto.
Il secondo l’ho recensito ed era bello. Gli altri due non li ho, così come non ho il primo, per cui son passato a leggere e recensire questo terzo libro della collana, cui seguirà poi il quarto, Il collare dei teschi, di cui però ho ugualmente sentito parlare male.

Ma veniamo a noi: mentre L’abisso dei morti viventi era ambientato in mare, e dettagliatamente nei mari caraibici, tra pirati, isole, selvaggi ed elementi sovrannaturali, Le spire dell’odio è ambientato in una città, Godorno, che è oppressa da un malvagio tiranno. La situazione in particolare è rischiosa per i Judain, popolo in minoranza e mal visto dagli autoctoni, che lo maltrattano e lo accusano di ogni problema. La situazione peggiora ancora quando il tiranno dichiara i Judain fuorilegge e meritevoli di esecuzione immediata o di arresto e consegna alle guardie cittadine.
Il protagonista della storia è per l’appunto un judain, il quale si vede per l’appunto diventare un criminale ricercato da un momento all’altro. Dapprima pensa di scappare dalla città, ma poi decide di combattere per la salvezza del suo popolo e della città intera, divenendo addirittura capo della rivolta.

Ci sono altre tre cose da dire su Le spire dell’odio: la prima è che il regolamento di gioco è lo stesso del precedente capitolo, e immagino sia comune a tutta la collana Realtà virtuale. Niente dadi o fortuna, dunque, ma la scelta a inizio avventura di un personaggio con certe caratteristiche, con tutto ciò che ne consegue dopo.

La seconda cosa è che il parallelismo tra "judain" e "giudei" è fin troppo chiaro, e direi anche fin troppo retorico… e, curiosamente, non è la prima volta che mi capita in un librogame. I Judain sono una minoranza, sono mal visti, sono discriminati, sono accusati di essere ladri, usurai e mercanti senza scrupoli, sono condannati e uccisi. Ma sono i buoni, chiaramente, contrapposti a tiranni e uomini corrotti e malvagi.

La terza e ultima cosa è che, pur mantenendo lo stesso schema di gioco, ne Le spire dell’odio esso funziona peggio. Forse perché la storia è molto sfilacciata: ci sono svariati elementi (la popolazione della città, il tiranno e le guardie, la creatura sovrannaturale chiamate Hate, gli oggetti magici, etc), ma il tutto è assemblato male, risultando non spontaneo e artificioso.
Inoltre ci son un po’ troppi luoghi comuni, e non solo quello del popolo ebreo.

Insomma, ciò che ne L’abisso dei morti viventi era fluido e vivace ne Le spire dell’odio è male amalgamato e poco scorrevole. Altra nota di demerito: le illustrazioni, mediocri anch’esse, e forse meno (parlo delle illustrazioni durante l’avventura; fa eccezione la bella mappa della città che apre il volume). Peccato per tutto quanto, anche perché, proprio come nel libro precedente, pure questo si presterebbe a una buona rigiocabilità, con tante possibilità, parole d’ordine, etc… ammesso che si abbia voglia di rigiocarlo.

Fosco Del Nero


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Titolo: L’abisso dei morti viventi - Realtà virtuale 2 (Virtual reality adventure - Down among the deadman).
Scrittore: Dave Morris, Marc Smith.
Genere: librogame, avventura, fantastico.
Editore: E.L.
Anno: 1993.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


Di Realtà virtuale, nota serie di librogame, non ho il primo libro, La foresta degli elfi, per cui comincio la lettura dal secondo, intitolato L’abisso dei morti viventi e scritto dal duo Dave Morris-Marc Smith nel 1993.

In realtà avevo L’abisso dei morti viventi da molti anni, ma non lo avevo mai affrontato. Mi ricordo che una volta iniziai a leggerlo, ma mi interruppi subito per motivi che ora non ricordo. Forse, semplicemente, non mi piacque l’incipit. 

Ancor prima dell’incipit, parlando di librogame, c’è da considerare il regolamento: in ciò la serie di Realtà virtuale mi piace molto, giacché non si tirano dadi e la componente della fortuna non è del tutto azzerata, ma quasi. Anche le scelte fatte, in relazione alle conseguenze cui portano, non sono arbitrarie, ma al contrario tutto sa di proporzionato e di meritocratico, diciamo così.

Si può scegliere tra un novero di otto personaggi già precompilati, oppure strutturarne uno selezionando quattro tra le dodici abilità in elenco, che si muovono a 360 gradi tra arte della scherma e la sapienza, la destrezza e gli incantesimi.
Il tutto è flessibile fin dall’inizio, e continua ad esserlo nello scritto, dal momento che, pur essendovi dei passaggi obbligati, sono molte le vie per arrivarvi, e ugualmente le condizioni, alcune migliori e altre peggiori.
In questo, devo dire, forse Realtà virtuale è il sistema di gioco che ho preferito tra tutti nei librogame.

L’ambientazione non è invece troppo nelle mie corde, dal momento che non ho mai stravisto per pirati, arrembaggi e simili, oggetto per l’appunto de L’abisso dei morti viventi, per quanto nella trama del libro, non troppo lungo nel suo percorso date le numerose alternative presenti, vi sia molto di più, compresi vampiri, streghe, navi magiche, e via discorrendo.

Tuttavia, l'ambientazione, la capacità di scrittura, il regolamento snello e convincente, il buon bilanciamento e l'ottima rigiocabilità mi portano ad assegnare a L’abisso dei morti viventi una valutazione decisamente buona, e certamente mi leggerò gli altri due Realtà virtuale che possiedo, ossia Le spire dell’odio e Il collare dei teschi (di cui però ho letto valutazioni non troppo lusinghiere, mentre al contrario si dice che i migliori della serie siano proprio i due che mi mancano, ossia Cuore di ghiaccio e I misteri di Baghdad).
Comunque, Dave Morris e Marc Smith sono nettamente promossi.

Al prossimo librogame.

Fosco Del Nero 


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Titolo: La corona dei Re - Sortilegio 1 (The crown of kings - Sorcery 4).
Scrittore: Steve Jackson.
Genere: librogame, fantasy, avventura.
Editore: E.L.
Anno: 1985.
Voto: 8.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


Con La corona dei Re termino finalmente la serie Sortilegio, laddove il “finalmente” non assume connotazioni qualitative (“finalmente: non ne potevo più”), ma quantitative (“finalmente: sono passati tanti anni da quando lessi il primo Sortilegio da ragazzino e solo adesso mi sono letto tutta la serie di fila”).

L’avverbio è a maggior ragione caricato considerando che Sortilegio è stata una delle mie serie preferite di librogame, e forse la preferita in assoluto: si giocava il primato probabilmente con Alla corte di re Artù, mentre il libro La città dei misteri, il secondo della serie di Sortilegio, dal canto suo si giocava il primato di miglior librogame mai letto… primato che ora si gioca perlomeno insieme a La corona dei Re, che in passato forse ho intravisto e leggiucchiato, ma mai letto tutto.

Peraltro, ancora prima di leggerlo o di averlo, La corona dei Re era famoso per essere un “Volume triplo”: il più grosso tra tutti i librogame della E.L. Forse l’aggettivo “triplo” era esagerato, dal momento che era solamente “doppio” rispetto agli altri libri della collana… ma effettivamente era triplo o forse anche quadruplo rispetto ai librogame più sottili (Detective Club, Avventure stellari, Time machine, senza citare Compact).

Ma veniamo a La corona dei Re: dopo Le colline infernaliLa città dei misteri e I sette serpenti, che avevano fatto attraversare all’“uomo di Analand” (non una grande definizione, occorre dire) le Colline Shamutanti, la città di Kharé e le Baklands, ecco che si è in prossimità della città-fortezza di Mampang, dove risiede l’Arcimago, il ladro della "corona dei Re", l’artefatto che il nostro eroe ha giurato di recuperare e riportare ad Analand.
Giunti nella tana del leone, ancora più infida e pericolosa di Kharé, che già lo era parecchio di suo, la missione si presenta ancor più difficile se nel precedente volume non si sono eliminati tutti e sette i serpenti messaggeri dell’Arcimago, impresa piuttosto tosta.
Volume lungo, triplo o doppio che sia, e quindi tante insidie e tante prove, e nel dettaglio quattro porte da superare, le famose Porte di Throben, che ovviamente non si passano semplicemente girando la maniglia e spingendo avanti, ma necessitano mezzi particolari.

La corona dei Re è una sorta di esaltazione al quadrato (forse più al cubo, trattandosi di un volume triplo) delle avventure di Sortilegio: oggetti, incantesimi, personaggi, amici, nemici, coraggio, prudenza… tutto mischiato in salsa fantasy-avventurosa, corredata peraltro da tante illustrazioni in bianco e nero dallo stile molto particolare, le quali a mio avviso hanno contribuito molto a comporre lo stile e la fama di Sortilegio.

Come sempre, è questione di gusti nel gradire di più un’ambientazione o un’altra, ma certamente di Sortilegio si può dire che si tratta di volumi tutti ben congeniato, e che La corona dei Re è la degna conclusione della saga di librogame: solo quattro, peccato, a fronte di altre serie di librogame ben più lunghe, Lupo Solitario in testa, ma anche altre.
Peccato che Steve Jackson non si sia cimentato più a lungo con Sortilegio… ma in compenso chi vorrà troverò altri suoi librigame nella collana Dimensione avventura.

Fosco Del Nero



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Titolo: Sfida di coppa - Compact 6 (Cup heroes - Compact 6).
Scrittore: Stephen Thraves.
Genere: librogame, sport.
Editore: E.L.
Anno: 1993.
Voto: 6.
Dove lo trovi:  nel mercato dell’usato.


Dopo Il mostro di Loch NessMissione in montagnaIl vulcano maledetto e Passi nella nebbia, sono infine giunto a recensire Sfida di coppa, laddove l’“infine” non è relativo al fatto che ho completato i librogame della serie Compact, giacché ne mancano ancora due (L’isola degli spiriti e Il treno dei fantasmi), ma che ho letto e recensito tutti quelli che avevo.

Finora, dei quattro letti, quelli che ho gradito di più sono stati Il vulcano maledetto e Passi nella nebbia; non tanto perché possedessero un impianto superiore agli altri due (è il medesimo in tutti i libri), quanto perché mi sono piaciute di più le atmosfere dei due libri: fantasy e avventurosa nel primo caso e investigativo-inglese nel secondo.

Quanto ad ambientazione, Sfida di coppa parla da sé, nel titolo e nella copertina, che propone dei giocatori di calcio impegnati in una partita.
La “coppa” in questione sarebbe la coppa nazionale inglese (o scozzese, a scelta, ma nel testo non cambia nulla), e la sfida sarebbe quella di una piccola squadra di dilettanti che si trova sotto le luci dei riflettori proprio per essere andata avanti in coppa…

… momento in cui la prendiamo in gestione noi, per così dire, in qualità di giocatore-allenatore della suddetta piccola squadra di provincia.
Piccola, ma con qualche freccia al suo arco, tanto che le sarà possibile vincere qualche partita, e finanche la coppa nazionale, impresa eroica.

Sfida di coppa, scritto come tutti gli altri Compact da Stephen Thraves, cambia un poco il sistema di lettura-gioco: non ci sono più i tre documenti da trovare (su un campo di calcio sarebbe stato ancora più strano, immagino) o sei obiettivi da conseguire-oggetti da trovare, sostituiti da sei partite da vincere.

La nostra gestione, per chiamarla così, consiste in qualche scelta tattica, in piccoli spostamenti di uomini in campo… e nella scelta di numeri e lettere che porteranno al gol o meno tanto la nostra squadra quant0 la squadra avversaria.

Il librogame, piccolo come tutti gli altri Compact, è caruccio e simpatico, però è essenzialmente completamente aleatorio: la scelta dell’avversario, gol-non gol, e persino le situazioni tattiche sovente lasciano il tempo che trovano, e anzi a volte si rivelano insensate, come quando, durante una partita sotto un acquazzone e col campo allagato, ci viene chiesto se vogliano giocare a passaggi a centrocampo o a lanci alti verso le punte: il gioco rasoterra nel campo allagato pieno di pozzanghere viene premiato, mentre le palle alte punite.

Comunque, il discorso dei Compact è il seguente: non sono libri gioco veri e propri, ma divertissement… e peraltro anche i librigame sono divertissement, per cui ci sta.
Da tutti i libri della suddetta collana, dunque, Sfida di coppa compreso, non aspettatevi grandi cose, ma solo qualcosa di simpatico e veloce.

Fosco Del  Nero


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Titolo: Passi nella nebbia - Compact 3 (Footsteps in the fog - Compact 2).
Scrittore: Stephen Thraves.
Genere: librogame, avventura.
Editore: E.L.
Anno: 1993.
Voto: 6.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


Dopo aver recensito Il mostro di Loch NessMissione in montagna e Il vulcano maledetto, ossia i primi tre libri della serie di librogame Compact, procedo a recensire Passi nella nebbia, che in realtà è il volume numero 5: il 4, L’isola degli spiriti, non lo ho, e quindi niente.

L’autore è sempre Stephen Thraves, e dunque lo schema di gioco-lettura è sempre il medesimo: niente schede dei personaggi, niente dadi, essenzialmente niente scelte nella trama, che è solo una, e pure breve, ma solamente sei cose da conquistare, tre oggetti da trovare, e alcune facilitazioni derivanti dai suddetti oggetti.

Se lo schema è il medesimo, dei tre libri di Thraves ho gradito di più Il vulcano maledetto, l’unico con un’ambientazione fantasy, per uno sforzo leggermente maggiore dell’autore nel dare originalità e vivacità al suo piccolo librogame, mentre i primi due rimanevano più naif… e in certe cose davvero naif.

Ho gradito un poco di più, fino diciamo alla sufficienza risicata, anche Passi nella nebbia, per due motivi: è un poco più credibile rispetto ai primi due libri e ha un’ambientazione più affascinante…

… ossia la Londra ottocentesca di Sherlock Holmes, che infatti è in qualche modo chiamato in causa nell’opera, pur non comparendo mai.
Passi nella nebbia è dunque un librogame investigativo, pur se assai più semplice rispetto a quelli ben più corposi della serie Sherlock Holmes… e pure rispetto a quelli più umoristici della serie Detectives Club.

Ad ogni modo, ecco la trama di Passi nella nebbia: c’è un omicida in giro, che assassina solamente ministri e uomini politici, e sempre il 27 di un mese.
Si dà il caso che il gioco inizi proprio un giorno 27, e che vi sia da seguire il suddetto potenziale assassino, stando ben attenti a non farsi uccidere a propria volta.

Come detto, Passi nella nebbia è carino, pur in tutti i limiti di spazio e di formato della serie Compact; son limiti importanti, è vero, ma perlomeno Stephen Thraves ci prova.
Recensito questo, mi rimane da recensire solo il famoso Sfida di coppa (L’isola degli spiriti e Il treno dei fantasmi, quarto e settimo libro della collana, non li possiedo e quindi saranno bellamente ignorati). 

Fosco Del Nero


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Titolo: Il vulcano maledetto - Compact 3 (Shadows of doom - Compact 3).
Scrittore: Stephen Thraves.
Genere: librogame, avventura, fantasy.
Editore: E.L.
Anno: 1993.
Voto: 6.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


Prosegue la mia incursione nei librogame della serie Compact: dopo il primo libro, Il mostro di Loch Ness, e il secondo, Missione in montagna, arriva il terzo: Il vulcano maledetto.
L’autore è sempre lo stesso, e risponde al nome di Stephen Thraves.

La serie è la medesima, l’autore pure, dunque se ne poteva dedurre che anche la struttura del librogame fosse simile… e in effetti non solo è simile, ma è immutata: niente scheda personaggio, niente punti da distribuire, niente armi o zaino da riempire con oggetti, ma solo scelte e tre oggetti da trovare nel corso della (mini) storia, che danno diritto a consultare i rispettivi spazi allocati nei risvolti di copertina.

Se la struttura è identica rispetto a Il mostro di Loch Ness e Missione in montagna, Stephen Thraves ha però fatto lo sforzo di modificare il contenuto, da due punti di vista: la narrazione, con il genere che si sposta dall’investigazione semiumoristica e dall’avventura di spionaggio al fantasy, e persino all’heroic fantasy, e gli eventi che la storia mette di fronte al lettore: e in questo caso abbiamo un lungo elenco di mostri tra cui scegliere… con tanto di disegno di ciascuno, una piccola chicca per questo piccolo librogame.

Poi, certo, il libro rimane un mini-librogame, con tutti i limiti di lunghezza e legati alla struttura scelta dallo scrittore, però di mio ho trovato che con Il vulcano maledetto si sia fatto un passo avanti in ambo i sensi: il contenuto a livello di trama (anche se trama è una parola grossa; diciamo più che altro ambientazione) e la varietà di situazioni.

Rimangono però due fatti:
- la serie Compact nasce come serie mini e rimane serie mini… tranne nel costo dell’usato, essendo la serie più costosa tra tutte a livello di collezionismo (i paradossi della vita),
-  si fanno delle scelte, ma son scelte fittizie, giacché la strada è una sola e le poche differenze son solo differenze di rendimento (essere feriti o meno, stringi stringi), peraltro senza che vi sia una logica dietro la scelta: è solo una questione di fortuna.

Comunque, nonostante le criticità devo dire di aver gradito Il vulcano maledetto più dei suoi due successori, tanto da assegnarli la sufficienza… perlomeno per lo sforzo nella differenziazione e nell’aver disegnato ogni singolo mostro!

Curioso il sistema di combattimento, anche questo completamente casuale, ma quantomeno innovativo.

Detto ciò, ho terminato la recensione de Il vulcano maledetto: seguiranno altri due librogame della collana Compact, ma i rimanenti due no perché non li ho tutti né intendo procurarmeli (anzi, ho deciso di vendere la collezione di librigame, tenendomi magari solo le serie cui sono più affezionato).

Fosco Del Nero


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Titolo: Le radici del male - Firewolf 4 (Sagas of the demonspawn - Ancient evil).
Scrittore: J.H. Brennan.
Genere: librogame, fantasy.
Editore: E.L.
Anno: 1985.
Voto: 5.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


Altro librogame recensito su Libri e romanzi: questa volta è il turno di Le radici del male, il quarto libro della serie Firewolf.

Quarto e ultimo, dovrei precisare, giacché la serie scritta dal buon J.H. Brennan, uno dei due o tre autori di librigame più famosi al mondo, termina proprio con Le radici del male.

La serie era iniziata con Il barbaro ribelle, che si distingueva in due sensi.
Il primo era un regolamento di gioco astruso che rendeva il librogame a dir poco difficile, se non proprio impossibile.
Il secondo era l’essere poco librogame e molto romanzo, con tanto di titoli dei capitoli… i quali ovviamente erano dei passaggi obbligati. E se ciò è abbastanza comune per un librogame, anche se non imprescindibile, il modo in cui il libro e l’intera serie di Firewof procede non è tanto quello di un librogame, in cui chi legge decide le sorti dell’avventura, quanto quello di un romanzo interattivo: la storia è quella, i capitoli sono quelli, gli eventi sono quelli, e il lettore decide solo alcuni particolari.
Quindi un librogame non molto librogame, diciamo… e forse non è un caso che in seguito Brennan si è messo a scrivere proprio romanzi, e non più librigame.

A Il barbaro ribelle seguirono Le cripte del terrore e Nel regno dei demoni, che andavano avanti per la medesima strada: ambientazione fantasy, combattimenti e magia, poche scelte sostanziali e capitoli immobili… e, ancora una volta, un livello di difficoltà esagerato, tanto che, o dico chiaramente, ho preso a leggere i libri della serie Firewolf senza fare combattimenti, ossia saltandoli come se fossero vinti in automatico.
Credo peraltro che lo stesso Brennan ci giocasse su, perché alcune cose erano davvero improponibili, e forse il tutto rientrava nel suo bizzarro senso dell’umorismo, per cui è famoso da Alla corte di Re Artù in poi.

Ad ogni modo, Le radici del male non è una grande conclusione della saga: devo essere onesto. È tutto un po’ forzato e anche un po’ stereotipato rispetto a quanto mostrato in precedenza: demoni, cripte, magia, le mappe su cui scegliere il paragrafo di destinazione.
Brennan se la cava perché sa scrivere bene e un minimo di brio ce lo mette sempre… ma Le radici del male non è una grande opera.
Forse l’unico spunto valido è quello legato alla spada del destino, mentre per il resto tutto è un po’ scontato e telefonato, e anzi probabilmente il peggiore dei quattro libri (due di essi mi son piaciuti abbastanza, uno decentemente, e questo ultimo mi ha deluso).

Serie Firewolf finita; ora passiamo ad altro.

Fosco Del Nero


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Titolo: Missione in montagna - Compact 2 (Secret agent A.C.E. - Compact 2).
Scrittore: Stephen Thraves.
Genere: librogame, avventura.
Editore: E.L.
Anno: 1993.
Voto: 5.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


Dopo Il mostro di Loch Ness, il primo librogame della ricercatissima serie Compact (assai ricercata perché vale molto, non perché sia particolarmente bella), ecco il secondo libro: Missione in montagna.
L’anno di pubblicazione è lo stesso, ed è lo stesso anche l’autore, Stephen Thraves, che la legato il suo nome proprio alla serie in questione.

La serie è la stessa, l’autore è lo stesso, l’anno è lo stesso, le dimensioni del libriccino sono le stesse e, sorpresa, anche la struttura del libro-avventura è la medesima: non c’è da preparare il personaggio, non ci sono da tirare dadi, non c’è nemmeno una trama se non l’abbozzo accennato nell’introduzione, il filone narrativo è molto ridotto, e anzi praticamente obbligato, e anche le schede di gioco, se vogliamo chiamarle così, sono identiche: le possibilità a disposizione, gli obiettivi raggiunti, i tre oggetti da trovare e che facilitano la vita all’avventuriero…

… il quale, stavolta, non è un reporter inesperto, ma un agente speciale in missione presso un villaggio di montagna, nelle Alpi, sulle tracce di un inventore pazzo e ambizioso che addirittura vuole conquistare il mondo.
A noi spetta distruggere le sei fialette di composto chimico che gli permetterebbero di raggiungere il suo scopo.

Anche questa volta il plot è piuttosto naif, come semplicistico è tutto quanto, e anzi, oltre che poco credibile, si basa unicamente sul fattore fortuna, cosa decisamente poco stimolante.
Pure la giocabilità è davvero scarsina, dal momento che, con un unico filone valido, si tratterebbe solo di ripercorrere la strada in questione scegliendo l’opzione che l’esperienza ha indicato essere la migliore… pur senza una ragione valida.

Insomma, Missione in montagna, ma a questo punto immagino tutto Compact e tuto Stephen Thraves, è un librogame davvero modesto, nelle dimensioni e nei contenuti.
Unici lati positivi: il formato editoriale carino e una certa freschezza.

Farò anche gli altri Compact che ho più per dovere di completezza (per quanto costano, poi!) che non per aspettative elevate su di essi.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il mostro di Loch Ness - Compact 1 (Assignment Loch Ness - Compact 1).
Scrittore: Stephen Thraves.
Genere: librogame, avventura.
Editore: E.L.
Anno: 1993.
Voto: 5.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


Il mostro di Loch Ness è il primo librogame che leggo della serie Compact, serie famosa non tanto per la qualità media dei suoi librigame, ma per altri due fattori:
- il fatto che si tratta di librogame tascabili, nel vero senso della parola, e dunque ancora più piccoli dei vari Detectives Club o Avventure stellari o Time machine,
- il fatto che si tratta probabilmente dei libri più costosi nel mercato dell’usato, con punte di vendita che rasentano la follia (a cominciare dal famoso Sfida di coppa).

Ma non occupiamoci dei fattori i contorno, e andiamo direttamente al testo in sé.
L’autore, Stephen Thraves, scrive un librogame che parte simpatico e anche originale, con i tre documenti visivi stampati nei risvolti delle copertine pieghevoli e che si amalgamo nell’avventura, la quale è simpatica anch’essa.

Prende ovviamente le mosse dal famoso mostro di Loch Ness, nome che si riferisce a un lago della Scozia, e dall’incariso dato a un novello reporter di portare al giornale delle foto del suddetto mostro, fatto che peraltro è ben integrato visivamente con le numerose possibili foto scattate dal reporter in questione, e certamente non tutte destinate al mostro; ci passano barche, pescatori, pesci, uccelli, etc.

Visivamente ed editorialmente, Il mostro di Loch Ness è un ottimo prodotto: piccolino ma molto ben curato nel formato, nella stampa e nelle numerose immagini all’interno.
Anche l’avventura, per quanto breve e piuttosto breve, è caruccia…

… peccato che è tutto un po’ infantile e semplicistico, a cominciare dal prologo in cui due cronisti rivali rubano le macchine fotografiche e addirittura arrivano a sequestrare il rivale. E persino a travestirsi a più riprese pur di fargli dispetti!

Insomma, come livello di infantilismo siamo ben al di sotto di Detectives Club, e molto al di sotto pure come umorismo, simpatia ed enigmi. Anzi, qua si va praticamente a caso, e non si è premiati mai se non dal caso, per l’appunto.

Rimane il libriccino di bel formato e poco più.

Fosco Del Nero

Titolo: La spada del samurai - Time machine 10 (Flame of the inquisition - Time machine).
Scrittore: Marc Kornblatt.
Genere: librogame, fantascienza, avventura, storia.
Editore: E.L.
Anno: 1986.
Voto: 7.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


Avevo già incontrato Marc Kornblatt nei precedenti libri della serie di librogame Time machine, e precisamente in Missione a Varsavia, che si era rivelato uno dei libri più interessanti della serie, almeno tra quelli che ho letto, insieme a Le sorgenti del Nilo e La spada del samurai.

Nel gruppone di testa si aggiunge ora Le fiamme dell’inquisizione, scritto per l’appunto dallo stesso Marc Kornblatt, evidentemente specializzato in tale tipo di libri, a caratterizzazione fortemente storica e discretamente drammatico (ghetto ebreo a Varsavia, roghi eretici in Spagna), e in ambo i casi smaccatamente pro-ebrei.

Veniamo al contenuto de Le fiamme dell’inquisizione, che è il decimo libro della serie… e che è l’ultimo che ho, mancandomi i rimanenti non recensiti: siamo nella Spagna del quindicesimo secolo, al tempo in cui Isabella di Castiglia si unì in matrimonio con Ferdinando d’Aragona nel 1469.

Fu quello un periodo molto intenso e storicamente importante non solo perché nacque con quel matrimonio la Spagna moderna, ma anche perché da lì a breve sarebbe stata ripresa dalle mani dei “mori” la parte meridionale dell’attuale nazione, con la cosiddetta “reconquista”, sarebbero stati espulsi gli ebrei e i musulmani e sarebbero poi state mandate alla volta dell’ovest le tre caravelle di Cristoforo Colombo.
E non solo: sarebbe stata istituita nella nazione spagnola l’Inquisizione, che si sfogò come sappiamo su eretici e praticanti di fedi diverse.

Lo scopo della missione di noi viaggiatori nel tempo è quello di capire come mai la Regina Isabella, che aveva fama di sovrana compassionevole e caritatevole, avesse autorizzato nel suo territorio un’istituzione così violenta: certo, la cosa partiva dal Papato di Roma, ma lei vi ha messo la firma.

Come ho detto altre volte, se pure la serie di librogame Time machine si presenta snella e semplice, breve come lunghezza e praticamente priva di regole, ciò che sembra assai adatto alle fasce d’età più giovani, ha comunque un suo valore, nell’essere scorrevole e nell’essere didattica: leggendo i suoi libri, dunque, si impara molto… o lo si ripassa nel caso di informazioni storiche probabilmente scomparse dalla memoria.

È stato così anche per Le fiamme dell’inquisizione, librogame che ho gradito: bella ambientazione e trama interessante.
Con esso, inoltre, a questo punto è promosso anche Marc Kornblatt.

Fosco Del Nero


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