Titolo: Phantom self (Phantom self).
Autore: David Icke.
Genere: saggistica, cospirazionismo, storia, dvd.
Editore: Macro Edizioni.
Anno: 2016.
Dove lo trovi: qui.


Ogni tanto compare in versione italiana qualche libro o qualche video di David Icke, senza dubbio lo studioso di tematiche cospirazionistiche più noto tra tutti in campo mondiale.
E, immancabilmente, si tratta di libroni di minimo 600 pagine (di meno non se ne parla proprio) o di video-seminari ugualmente lunghi (in questo caso, minimo 4 ore di video)…

… è il caso anche di Phantom self, dvd appena uscito in Italia, che propone un seminario dal vivo in lingua inglese, cui ovviamente è stato aggiunto il doppiaggio in italiano per la versione nostrana.
Da notare che il dvd porta il medesimo titolo di un libro in inglese, Phantom self per l’appunto, che però non è stato tradotto in italiano, almeno che io sappia.

Ad ogni modo, la prassi è stata abbastanza rispettata: il dvd dura più di 4 ore… ma il libro originario è lungo solamente 420 pagine… una piccola delusione.

Anche il video è accompagnato da un testo, ma si tratta di uno dei soliti libriccini scarni di accompagnamento, con le sue 30 pagine affatto fitte.

Venendo al tema del video, il sottotitolo rende bene l’idea: “Schiavi di un sé fantasma”.
E insieme al sottotitolo la rendono bene anche alcune frasi promozionali:
- “Phantom self è un viaggio per conoscere la verità e riscoprire noi stessi”.
- “Icke spiega come avviene il controllo dell’umanità”.

Le solite tematiche di Icke, insomma: le élite mondiali, il controllo dietro le quinte, lo stato di schiavitù dell’umanità, la manipolazione globale informativa e culturale, etc.
Informazioni per certi versi un po’ brutali, ma che possono fungere da apripista per chi ha bisogno di tale sprone… o per chi semplicemente ancora non sa niente a riguardo.

E, siccome i cambi sociali passano sempre dai paradigmi esistenziali delle masse, o comunque di un congruo numero di persone, si tratta di un gradino di grande importanza… al di là poi del fatto che ogni singola cosa che dice David Icke sia corretta o meno, ciò che è la cosa meno importante tra tutte, e anzi do per scontato che nel mucchio a volte ci prenda e a volte no.
Ma, lo ripeto, è un mucchio che prima o poi, in questa vita o in un’altra vita, va affrontato.

Il dvd Phantom self - Schiavi di un sé fantasma potrebbe essere un’occasione in tal senso.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il cielo ti cerca (Hypnotizing Maria).
Autore: Richard Bach.
Argomenti: narrativa, esistenza.
Editore: Rizzoli.
Anno: 2009.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


Avevo già letto due libri di Richard Bach: uno era ovviamente il celebre Il gabbiano Jonathan Livingston, mentre l’altro era Illusioni, meno famoso ma comunque bello e ispirante.

Oggi arriva il terzo libro: Il cielo ti cerca, che poi è anche l’ultima produzione dell’autore americano, essendo datata 2009.

Bach è noto sia per i contenuti esistenziali, sia per le sue metafore sul volo… e manco a dirlo entrambi tali fattori sono presenti anche ne Il cielo ti cerca.

Il protagonista della storia è Jamie Forbes, pilota e istruttore di volo, che un giorno si interroga sul potere della mente e dell’ipnosi, argomento sul quale ha un’antica esperienza personale piuttosto sconvolgente, ad opera di un certo Blacksmith, ipnotizzatore di professione.

Anni dopo, incontrerà tale Dee Hallock, una donna che sta viaggiando per gli Stati Uniti facendo l’autostop e che sembra sapere parecchio sulla mente umana.

A quanto gli dirà la donna si aggiungerà quanto gli dirà la sua voce interiore, con Jamie che, tra un volo e l’altro, va a interrogarsi sulla realtà dell’uomo e sul potere della mente di determinarla…

… tanto che si toccheranno argomenti estremi come la morte e l’immortalità.

Nel complesso, Il cielo ti cerca non mi è dispiaciuto, tanto che l’ho letto velocemente (è relativamente breve, comunque, quindi si legge in fretta), ma ad essere onesto gli ho preferito sia Il gabbiano Jonathan Livingston che Illusioni.

Comunque, Richard Bach si conferma autore validissimo.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il caso Milverton - Sherlock Holmes 3 (Death to Appledoore Towers).
Scrittore: Gerald Lientz.
Genere: librogame, giallo.
Editore: Edizioni E.L.
Anno: 1987.
Voto: 7.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


Il primo librogame della serie Sherlock Holmes, Omicidio al Diogenes Club, mi era piaciuto molto, e si era guadagnato un’ottima valutazione.
Il secondo, invece, Lo smeraldo del fiume nero, si era dimostrato molto deludente, e non a caso era stato scritto da un autore diverso.

Ho proceduto con il terzo libro, Il caso Milverton, fiducioso che il ritorno a Gerald Lientz, l’autore del primo libro, sarebbe stato proficuo, e così è stato.

In effetti tra i due libri scritti da Gerald Lientz e il secondo libro c’è un abisso, e anche Il caso Milverton si rivela appassionante e ben scritto.

La struttura di gioco (ricordo per chi non lo sapesse che i librogame sono dei libri-romanzi-storie interattive, in cui chi legge può influire sulla trama e quindi gli esiti della storia) è il medesimo del primo volume: si va avanti con un sistema di indizi, decisioni e deduzioni, che porteranno l’investigatore, che è nuovamente il cugino del dottor Watson, investigatore in erba cui Sherlock Holmes sta insegnando il mestiere, a dipanare la matassa dell’omidicio di Charles Augustus Milverton, benestante uomo londinese che aveva in effetti molti potenziali assassini per via degli affari loschi che conduceva.

L’unica differenza rispetto a Omicidio al Diogenes Club, il libro di apertura della serie, è il fatto che in questo volume, non a caso più breve, vi è una sola avventura, mentre nel primo ce n’erano due, la seconda delle quali, come tipologia di storia, era più somigliante a questo caso Milverton.

In generale, se si ha un certo gusto per il giallo e per l’investigazione, la serie di Sherlock Holmes offrirà un intrattenimento valido (a parte il secondo volume, come detto), anche se, nella buona ricostruzione generale delle atmosfere vittoriane londinesi, e al buon impianto di gioco, si sovrappongono anche una non eccessiva varietà quanto a possibilità percorribili nonché il fatto che il personaggio iniziale praticamente non è modificabile (o meglio, si può cambiare qualcosa rispetto a quanto proposto dal libro, ma non conviene, cosicché è scontato che si lascino i valori così come sono); e tali valori, uniti, portano alla conseguenza di una certa linearità della trama, che è interessante, ma che alla fine non propone molte varianti sul tema.

Comunque, nel complesso Il caso Milverton mi è piaciuto, quasi quanto Omicidio al Diogenes Club.

Fosco Del Nero


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Titolo: Rumo e i prodigi nell’oscurità (Rumo and die under im dunkeln).
Scrittore: Walter Moers.
Genere: fantasy, avventura.
Editore: Tea.
Anno: 2003.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Solo di recente ho sentito parlare di Walter Moers, scoprendo che in realtà si tratta di un autore oramai molto affermato e da molti apprezzato, autore della saga di Zamonia, iniziata col libro Le 13 vite e mezzo del capitano Orso Blu, e proseguita con Ensel e Krete e Rumo e i prodigi nell’oscurità, che poi è il romanzo oggetto della recensione odierna.

Se ho cominciato dal terzo, è perché:
1. mi è capitato sotto mano questo,
2. ho letto che i vari romanzi sono sì calati nella medesima ambientazione, ma in realtà sono indipendenti l’uno dall’altro, e quindi leggibili separatamente.

Per fortuna, devo dire, giacché Rumo e i prodigi nell’oscurità, da solo, è capace di incutere un certo timore, con le sue 715 pagine stampate piuttosto fitte.
Insomma, è un bel mattoncino, che si approccia solamente sulla scorta delle opinioni quasi unanimemente positive relative a Walter Moers.

Meritate, devo dire, e ora vediamo perché.
Innanzi tutto, il libro parte già simpatico per via delle varie mappe e dei vari disegni che lo ornano, davvero tanti e davvero simpatici, pur nella loro semplicità. Fatti tra l’altro dallo stesso Moers, che è anche illustratore oltre che scrittore.

Secondo punto: il libro è l’incarnazione della fantasia e della creatività, e in 700 e passa pagine non si fa mancare praticamente nulla.
C’è, anzi, talmente tanto, che è persino difficile classificare Rumo e i prodigi nell’oscurità in un genere preciso: certamente l’area è quella del fantasy, ma c’è anche una forte componente umoristica, una forte componente avventurosa, a tratti sprazzi di intellettualismo, e i tanti disegni sparsi qui e lì unitamente allo stile descrittivo parecchio visivo del’autore gli danno un’aria da fumetto.
E, per non farci mancare niente, il romanzo possiede anche un’anima romantico-sentimentale, e possiede anche i contorni del romanzo di formazione, col protagonista che peraltro parte neonato e man mano diventa grande e forte.

Ecco in grandissima sintesi la trama di Rumo e i prodigi nell’oscurità: Rumo è un giovane croccamauro, ossia una specie di cane con delle corna sulla testa e un apparato fisico-sensoriale d’eccellenza, che lo porta ad essere un segugio e un lottatore nato.
La storia parte da un piccolo villaggio di Lontandisotto, una delle tante zone del continente di Zamonia, ma si sposta presto altrove: nelle Diavorocce vaganti, a Croccamauria, a Nebbiolina, nel Bosco delle Norme, a Forte Vermicchio, nel Mondo di Sotto, etc.
Dite un nome a caso, e probabilmente in Rumo e i prodigi nell’oscurità c’è una località che quantomeno gli somiglia… oppure un animale, oppure uno dei protagonisti, insomma qualcosa.

Se il protagonista indiscusso della storia è Rumo, vi sono molti altri comprimari, e anzi nel complesso veniamo a conoscere una pletora di strani animali e di strani personaggi: lo squalo-verme Smeik, per esempio, lo studioso dai quattro cervelli Kolibril, lo spadaccino Uscian DeLucca, i fratelli croccamauri Rolv e Rala, il primo avversario giurato di Rumo e la seconda sorella del primo e innamorata del secondo, il re folle Gaunab, il generale robotico Tiktak, le due essenze Dentedileone e Grinzold, imprigionate nella spada di Rumo e udibili mentalmente solo da lui... per non parlare di sanguisciutti, vermicchioni, vrachi, tartarini, tutte specie di animali stranissimi che si è inventato Moers e che abitano l’incredibile continente di Zamonia.

Una recensione di un giornale, per commentare Moers e la sua Zamonia, lo ha definito come il luogo “dove tutto è possibile, eccetto la noia”.
In effetti, è una buona descrizione dello stile narrativo di Moers e della sua straordinaria creatività, che non annoia pur in 700 pagine, pur alternando come ovvio che sia momenti più o meno ispirati, e spezzoni più o meno scorrevoli e fluidi.

Nel complesso, comunque, Rumo e i prodigi nell’oscurità è un libro che ha un valore assoluto, che certamente potrà piacere più o meno a seconda dei gusti, ma che comunque propone una sua ricetta validissima.
Poi, come sempre, tutto dipende da ciò che il singolo lettore cerca nel libro che sta leggendo; rimanendo in ambito fantasy, Rumo non raggiunge il livello formativo de La storia infinita di M. Ende, né il livello introspettivo de Il mago di U. Le Guin, né l’umorismo de L'amuleto di Samarcanda di J. Stroud, né l’epicità picaresca de Lo hobbit di Tolkien, ma in quanto a creatività e fantasia credo non sia secondo a nessuno, pur non disdegnando nemmeno tutti gli altri versanti.

Insomma, Walter Moers qua da me è promosso a pieni voti, in attesa di future altre letture.

Fosco Del Nero


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Titolo: Redwall (The Redwall abbey company).
Scrittore: Brian Jacques.
Genere: fantasy, avventura, commedia.
Editore: Mondadori.
Anno: 1986.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Alla ricerca di un libro di narrativa da leggere, mi sono imbattuto in un volume dall’aria un po’ malridotta, cui certamente hanno contribuito i miei gatti dati gli evidenti segni di artiglio in una parte della copertina: il libro suddetto era Redwall di Brian Jacques… che non mi ricordavo di avere e nemmeno mi ricordavo cosa fosse o quando me lo ero preso.

Peraltro, il leggere che era un’avventura per ragazzi con protagonisti dei topi (dei topi... un discreto coraggio da parte dell'autore) non deponeva troppo a suo favore, ma seguendo l’istinto l’ho preso e l’ho iniziato.
E anche finito in tempi piuttosto brevi, visto che mi è piaciuto abbastanza.

Partiamo subito con la trama: Redwall è un’antica abbazia retta da un ordine di topi monaci dediti a una vita pacifica e alla cura delle creature del bosco in difficoltà. Il bosco si chiama Fiormuschiato e come ovvio ospita un gran numero di creature, di ogni tipo, dai topiragno ai gufi, passando per lepri, ermellini, donnole, passeri, etc.

A reggere l’abbazia c’è un abate (beh, ovvio), con tutto l’ordine a seguito: guerrieri, studiosi, cuochi, infermieri, e via discorrendo.

Fin qui, tutto bene: i problemi iniziano quando un famoso ratto predone, Cluny il flagello, decide di impossessarsi dell’abbazia con il suo esercito di ratti e altri animali. Ciò costringerà i pacifici topi di Redwall a ingegnarsi per difendere il loro piccolo regno, aiutati in questo anche da un tasso, una lepre, diversi scoiattoli, dei ghiri… e anche da altri animali, portati alla causa man mano.

Redwall è un libro che si fa leggere volentieri; il target giovanile si nota, nella semplicità della sintassi e anche nella relativa semplicità della trama, ma quel che c’è è fatto molto bene, e tutto è permeato da un’aria gioviale, positiva e da valori come il rispetto, la fratellanza, l’amicizia.

Anzi, in questo senso non esito a dire che sono queste le compagnie che dovrebbero avere i piccoli, in quanto da un lato divertenti e dall’altro lato formative e positive.

Con tutto che il libro non è breve, con le sue 300 pagine piene, ma, come detto, scorre via piacevole e veloce… tanto da aver avuto successo oltre le attese e da aver generato una saga di ben dieci romanzi.

Insomma, bravo Brian Jacques.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il codice del cuore (Beyond willpower).
Scrittore: Alexander Loyd.
Genere: saggistica, esistenza, benessere, crescita personale.
Editore: Macro Edizioni.
Anno: 2015.
Dove lo trovi: qui.


Negli ultimi anni Alexander Loyd si è fatto una certa fama grazie al libro Il codice della guarigione - The healing code, che ha venduto parecchio in Italia (pubblicato nel 2012) come nel resto del mondo occidentale, Usa ed Europa.

Adesso l’autore statunitense è ritornato sul mercato editoriale italiano con una sorta di seguito, Il codice dell'amore - The love code, che dal titolo promette essere una sorta di trasposizione del primo libro, dedicato all’ambito della guarigione, della salute e del benessere, al settore della felicità, dell’amore, delle relazioni interpersonali e in generale di una vita appagante. 

Non a caso, il suo sottotitolo è “Come superare la paura e riprogrammare le false credenze”. 
Insomma, stiamo passando da salute-benessere fisico a mondo interiore-benessere emotivo, con la prima frase della scheda di presentazione del libro che poi aggiunge “Un metodo incredibile per ottenere successo in tutti gli ambiti della vita”.
Per l’appunto: la vita in generale.

La tempistica di riprogrammazione energetica, per la cronaca, è di 40 giorni, e il programma di viaggio promette che “con il programma del dott. Loyd, il lettore raggiunge il proprio traguardo rinvigorito, felice, più in salute e pieno di benessere”.

Il programma in questione, sempre per la cronaca, si propone come olistico e generale, passando per corpo fisico, medicina energetica, emozioni, felicità, spiritualità.

Insomma, come funziona il “Codice dell’amore” e come mettere in pratica il “Codice dell’amore”.

Chi ha apprezzato e applicato con successo Il codice della guarigione probabilmente non avrà dubbi nel leggere anche Il codice del cuore; ma anche chi non ha letto il primo libro di Alexander Loyd ed è più interessato all’ambito interiore piuttosto che a quello salutistico forse prenderà in considerazione l’idea di procurarsi questo secondo libro dell’autore americano.

Fosco Del Nero


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Titolo: La storia infinita (Die unendliche geschichte).
Scrittore: Michael Ende.
Genere: fantasy.
Editore: Longanesi - Superpocket
Anno: 1979.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


Questa è la terza volta che leggo La storia infinita, il celebre romanzo di Michael Ende reso ancora più celebre dalla conversione cinematografica dell’omonimo film del 1984.

Tuttavia, non lo avevo ancora recensito perché la prima volta fu molti anni prima di aprire il blog Libri e romanzi, e la seconda volta idem… o forse l’avevo già avviato ma dimenticai di recensirlo.

Ad ogni modo, eccoci alla terza. Che, peraltro, segue altri due libri di Michael Ende: Lo specchio nello specchio, un’ottima raccolta di racconti, e Momo, un romanzo fantastico rivolto prevalentemente all’infanzia-adolescenza, e che peraltro ha ispirato un film d’animazione italiano.

Ma torniamo a La storia infinita, e passiamo molto brevemente alla trama: un giorno Bastiano Baldassarre Bucci, un bambino un po’ goffo e debole, tanto da essere spesso vittima di bulli, non va a lezione e invece si rifugia nella soffitta della scuola a leggere un libro che aveva rubato nella libreria del signor Coriandoli. Il libro si intitola La storia infinita, reca nella copertina l’immagine di due serpenti che si mordono la coda a vicenda (una sorta di versione duale del serpente Ouroboros), e soprattutto ha il potere di trascinare nelle vicende il giovane Bastiano… molto più di quanto egli si sarebbe aspettato.

È così che egli conosce il coraggioso Atreiu, il drago della fortuna Fucus, l’Infanta Imperatrice, nonché tanti altri personaggi, talmente tanti e con talmente tante vicende che non è possibile riassumerle in breve.
Viceversa, in breve è possibile dire che l’intervento di Bastiano sarà necessario per la salvezza del regno di Fantasia, il regno descritto per l’appunto dal tomo in questione, mentre poi l’intervento di Atreiu sarà necessario per la salvezza di Bastiano (e i due paiono legati a doppio filo, come pare suggerire lo specchio dell’Oracolo, il quale ad Atreiu mostra proprio l’immagine di Bastiano in luogo della propria).

Intanto, una prima cosa va detta: il famoso e omonimo film descrive solo metà del romanzo (il resto lo lascia al seguito La storia infinita 2, che però pare sia un film orrido tanto quanto La storia infinita 3)… e per certi versi ha fatto bene, visto che si tratta della parte più bella e ispirata del romanzo, che in effetti avrebbe potuto finire lì con una lieve e trascurabile variazione della trama.

Invece, ciò che segue da lì in poi risulta meno brillante e coinvolgente di quanto lo ha preceduto... intendo, nel complesso, mentre singoli spunti di valore si trovano sparsi in tutto il romanzo.

Tuttavia, la parte più formativa, ispirata e persino educativa del libro sta nella prima parte, che in effetti da sola si meriterebbe una valutazione elevatissima; frenata tuttavia dalla seconda metà. 

Comunque, La storia infinita di Michael Ende è uno di quei libri che vale assolutamente la pena di leggere, e non a caso ha avuto e continua ad avere un successo planetario.

Fosco Del Nero


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Titolo: Lo smeraldo del fiume nero - Sherlock Holmes 2 (The black river emerald).
Scrittore: Gerald Lientz.
Genere: librogame, giallo.
Editore: Edizioni E.L.
Anno: 1987.
Voto: 4.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


Giacché il primo librogame della serie Sherlock Holmes, ossia Omicidio al Diogenes Club, mi era piaciuto molto, sono passato senza indugio al secondo, Lo smeraldo del fiume nero.

Il quale, tuttavia, e lo dico subito, mi ha deluso parecchio.

Intanto, il libro si presenta molto ridotto come numero di pagine rispetto al suo predecessore, che conteneva due avventure, e difatti Lo smeraldo del fiume nero ne contiene solo una.
Vabbé, poco male, in fin dei conti era una stranezza la presenza di due storie diverse nel medesimo librogame.

Il problema è che Lo smeraldo del fiume nero è proprio peggiore come strutturazione… e non a caso è cambiato l’autore: siamo passati da tale Gerald Lientz a tale Peter Ryan, e il cambio evidentemente non ha giovato alla qualità del libro.

È rimasto il sistema degli indizi, ma utilizzato in modo meno convincente, e in più sono sparite le decisioni e le deduzioni, e quindi il corpus di possibilità che mi aveva colpito così in positivo nel primo libro è svanito, sostituito da qualcosa di più blando e meno efficace.
Per di più, la storia avanza per conto suo, con pochissima influenza da parte del lettore-giocatore, demandata tra l’altro alla fortuna nel tirare i dati.

Inoltre, è meno convincente anche la storia di per sé, e anzi piuttosto prevedibile da un lato, ma davvero poco probabile e persino puerile dall’altro: un ragazzino che indaga sul furto di uno smeraldo all’interno del suo college, ma anche a spasso per Londra, e persino contro degli indios mezzo selvaggi che per recuperare la pietra rubata hanno attraversato l’oceano fino all’Inghilterra.
Sembra quasi un’avventura dei ragazzini della serie di Detectives Club… ma più semplice e senza umorismo e divertimento, ossia senza il suo elemento positivo.

Insomma, in questo Lo smeraldo del fiume nero tutto sembra traballante, e la differenza con l’ottimo esordio di Omicidio al Diogenes Club è davvero netta, e purtroppo in negativo. E certamente non è un caso che a Peter Ryan non sia più dato spazio nella serie, mentre Gerald Lientz abbia firmato altri quattro libri: Sherlock Holmes 3 - Il caso Milverton, Sherlock Holmes 4 - Watson sotto accusa, Sherlock Holmes 6 - Un duello d'altri tempi, Sherlock Holmes 8 - L'erede scomparso (i rimanenti Sherlock Holmes 5 - I dinamitardi e Sherlock Holmes 7 - Intrigo a Buckingham Palace sono viceversa firmati da Milt Creighton).
In conclusione, non incontrerò più Peter Ryan, ma gli altri due autori sì.

Fosco Del Nero


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Titolo: La preghiera segreta (The secret prayer).
Scrittore: Joe Vitale.
Genere: saggistica, esistenziale.
Editore: Uno Editori.
Anno: 2015.
Dove lo trovi: qui.



Il post odierno è un’anticipazione dell’ultimo libro di Joe Vitale, in imminente uscita in Italia, dopo aver riscosso un buon successo in patria: il titolo dei codesto libro è La preghiera segreta, sottotitolo “La formula dei Tre Passi per attrarre miracoli”.

E già qui abbiamo il solito Vitale: titoli ad effetto ed estremamente popolustici, ad ampio target.
E, seppur il libro non è ancora uscito in Italia, possiamo star certi di un altro punto fermo di Joe Vitale: la forte autoreferenzialità e autopubblicizzazione: in ogni suo libro vi sono non meno di quaranta riferimenti ad altri suoi libri, video, seminari, etc. È proprio una specie di tassa, prevista per legge; se non ne mette minimo quaranta lo arrestano.

Questo, per la cronaca, è il motivo, o uno dei motivi, per cui a tanti lettori italiani, poco avvezzi all’autoreferenzialità americana, Joe Vitale non piace

 … e per certi versi è un peccato, giacché i suoi libri, per quanto non troppo lunghi e anche piuttosto monotematici (nel senso che in ogni libri porta avanti un paio di concetti e basta, tra teoria, pratica, esempi, esercizi, casi di suoi conoscenti, etc), contengono sempre, invariabilmente, spunti di vale. 

Ricordiamoci sempre che è stato lui a diffondere la versione famosa dell’hoponopono (in Zero limits), e che ha scritto libri di ottima sintesi come Corso di risveglio.

Poi, lo so, si autopubblicizza un sacco, il succo di ogni suo libro potrebbe stare probabilmente in dieci pagine, punta molto su legge di attrazione, manifestazione e ricchezza… ma a volte ho l’impressione che sia una sorta di specchietto per le allodole, per attirare molta gente.

E a questa gente, nel mentre, insegna cosa importanti, per quanto semplici.

Ecco perché, nonostante alcune cose un po' così, ritengo comunque Joe Vitale un autore di valore, e il suo venturo La preghiera segreta un testo che sarà probabilmente interessante… nonostante titolo e sottotitolo.

Fosco Del Nero


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Titolo: L'arte dei desideri.
Autori: Igor Sibaldi, Maura Gancitano, Andrea Colamedici.
Genere: saggistica, spiritualità, esistenza.
Editore: Macro Video.
Anno: 2016.
Dove lo trovi: qui.


Su Libri e Romanzi non è mai apparso Igor Sibaldi, famoso autore e conferenziere italiano che viceversa è apparso diverse volte sul mio sito Una vita fantastica, dedicato per l’appunto alle tematiche esistenziali.

Questa è dunque una prima volta, e lo è con il seminario in dvd L'arte dei desideri, che peraltro vede altri due protagonisti: Maura Gancitano e Andrea Colamedici, altri due autori del settore, per quanto meno noti e importanti del primo citato. 

Abbiamo, dunque, tre autori nello stesso seminario-videocorso, per un totale di circa 200 minuti.

Il dvd L'arte dei desideri porta un sottotitolo, utile a chiarirne i contenuti: “Conversazioni sul futuro, il coraggio e la libertà”.
In esso dunque si parla della libertà intesa come coraggio e capacità interiore di andare verso i propri desideri… e già essere consapevoli di quali sono è già una direzione che non tutti hanno ben presente. 

Sibaldi non esita a definire il desiderare una capacità innata dell’essere umano, nonché indispensabile, il che da solo illustra quanta importanza dia il succitato autore a codesto argomento.

Il tema dei desideri, peraltro, è piuttosto ambiguo, specie all’interno del settore della spiritualità, e difatti i tre autori finiscono per tracciare, a modo loro, una sorta di visione generale dell’ambito della spiritualità e del suo stato di salute al giorno oggi, in cui a una crescente domanda è corrisposta, da perfetta legge del mercato, un’accresciuta risposta in termini di prodotti proposti: libri, video, audio, seminari dal vivo, etc. 

In conclusione, L'arte dei desideri del trio Igor Sibaldi-Maura Gancitano-Andrea Colamedici è un prodotto che certamente interesserà svariate categorie di persone: i fan storici di Sibaldi, numerosi, ma anche chi è interessato in linea generale agli argomenti esposti e magari vuole avere idee un po’ più chiare riguardo al desiderio, ai suoi desideri, e al processo del desiderare (e dell’ottenere).

Nel caso, buona visione con il dvd.

Fosco Del Nero


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