Titolo: La lama sottile - Queste oscure materie 2 (The subtle knife).
Scrittore: Philip Pullman.
Genere: fantasy, avventura.
Editore: Salani.
Anno: 1997.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


Una volta letto La bussola d’oro, primo romanzo della saga Queste oscure materie, di Philip Pullman, era inevitabile che leggessi anche La lama sottile, il secondo romanzo della trilogia in questione…
… non fosse altro per il fatto che avevo comprato il volume contenente tutte e tre i romanzi.

Romanzi che, a quanto pare, sono collegati piuttosto strettamente l’uno all’altro, tanto che non è il caso di leggerseli separatamente, ma solo, per l’appunto, come saga intera.

Difatti, come La bussola d’oro si era interrotto nel bel mezzo dell’azione (e che azione: Lord Asriel che apre una porta su altri mondi), così La lama sottile finisce mentre qualcosa sta succedendo, tanto che non si sa bene che fine abbia fatto la protagonista Lyra.

Che in questo libro, tuttavia, è “solo” co-protagonista, visto che deve dividere la scena con Will, che anzi avvia le danze, con la ragazzina che subentra in seguito, per poi fare squadra col ragazzo.
Ecco appunto la trama sommaria de La lama sottile: Will è un ragazzino che vive nella Oxford del nostro mondo, e che ha numerosi problemi, a cominciare da una madre non sempre lucida mentalmente, continuando poi con degli strani uomini che li perseguitano alla ricerca di qualche segreto di suo padre, scomparso molti anni orsono. Fuggendo da essi, il ragazzo finisce a Cittagazze, una città in un altro mondo, dove si trovano quasi solo bambini, visto che gli adulti sono cacciati e sostanzialmente uccisi dai cosiddetti Spettri, entità invisibili ai bambini e che si nutrono dell’energia degli adulti, rendendoli praticamente vegetali, vivi ma morti.
Il caso vuole che a Cittagazze sia finita anche Lyra, dopo essere passata in un portale aperto da Lord Asriel nel suo mondo, quello in cui era ambientato La bussola d’oro: i due si incontreranno e, dopo un abbrivio un po’ ostile, faranno comunella, aiutandosi nei rispettivi obiettivi… che in breve tempo andranno a coincidere.

Confluiranno nella storia anche Mary Malone, scienziata del nostro mondo, Stanislaus Grumman, viaggiatore interdimensionale, e la solita signora Coulter, che poi è la madre di Lyra, e che a quanto pare è sempre sul pezzo.
E ovviamente il daimon di Lyra Pantalaimon.
E le streghe, e il solito pilota Lee Scoresby.
Ah, e anche dei misteriosi angeli.
Niente orsi corazzati, invece, e nemmeno Gyziani.

Devo dirlo: rispetto a La bussola d’oro, La lama sottile fa un deciso passo indietro: la trama si infittisce, ma non nel senso positivo del termine: il tutto diviene un po’ contorto, poco fluido. E, per larghi versi, poco credibile.
D’accordo che siamo nel fantasy, e in un fantasy ben vivace, ma a volte si chiede troppo alla sospensione dell’incredulità del lettore. 

Peraltro, ciò che era l’elemento più interessante del primo volume, ossia il rapporto tra gli esseri umani e i loro daimon, che poi erano le loro anime, viene qui messo da parte.

In questo secondo romanzo, invece, si esplora maggiormente un altro elemento: gli Spettri e il loro nutrirsi dell’anima degli adulti, che difatti dopo essere stati attaccati da loro sono come morti/svuotati.
Solo due anni dopo, J.K. Rowling introduceva le figure dei Dissennatori, assai simili agli spettri di Pullman.
I quali a loro volta ricordavano molto da vicino i Voladores di Castaneda, descritti in tutta la sua bibligorafia (1968-1998), e di cui gli ha parlato il suo amico sciamano.
Andando ancora indietro nella letteratura, si arriva fino ai Vitoni di Schiavi degli invisibili (Eric Frank Russell, 1943), a cui invece la questione è stata sottoposta da un medium famoso all'epoca. Ma tanti altri ne hanno parlato in tutto il mondo, e in ogni tempo, chiamando le suddette creature in modo diverso (demoni, aggregati energetici, eteri, pendoli, etc).

Ciò certamente non è un caso, visto che Philip Pullman è famoso per interessarsi a tematiche esistenziali, e con tutta probabilità si è imbattuto anche lui nel fenomeno, raccontandolo a suo modo.

Ad ogni modo, La lama sottile mi è piaciuto discretamente, ma molto meno del suo predecessore;, e spero meno anche del suo successore, Il cannocchiale d'ambra.

Fosco Del Nero


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Titolo: La bussola d’oro - Queste oscure materie 1 (Northern lights).
Scrittore: Philip Pullman.
Genere: fantasy, avventura.
Editore: Salani.
Anno: 1995.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Anni fa avevo visto il film La bussola d’oro, conversione cinematografica dell’omonimo romanzo di Philip Pullman, il primo libro della trilogia intitolata Queste oscure materie, e mi era piaciuto discretamente, anche se si intuiva una qualche mancanza rispetto al libro di origine… come peraltro sovente capita per le conversioni filmiche (invero, è raro quando ciò non succede, ed è ovviamente grande merito del regista di turno).

Del film tuttavia non mi ricordavo molto, se non che si trattava di una qualche rivisitazione del nostro mondo, con tanto di nazioni e geografie similari (Inghilterra, Lapponia, etc), che si passava da un college britannico ai ghiacci polari, che si vedevano sia esseri umani che altre creature senzienti, e soprattutto che ogni persona aveva il suo daimon (parola greca che significa “demone”, “spirito”, e che si riferiva a una creatura che stava a metà strada tra il mondo umano e il mondo divino con funzione di intermediazione e di protezione), ossia una sorta di animale separato dalla persona ma ad essa unito da vincoli di amore indissolubile e vitalità condivisa.

In effetti, questo era l’aspetto della storia che più mi aveva intrigato, fatto confermato anche dalla lettura del libro… anche perché è essenzialmente su questo fattore che si impernia il significato esistenziale del libro di Philip Pullman, autore per l’appunto noto per i suoi racconti simbolici.

Ma andiamo a vedere la trama sommaria de La bussola d’oro, romanzo del 1995: Lyra Belacqua è una bambina assai sveglia, e le è capitato in sorte un destino particolare: nipote del famoso e temuto Lord Asriel, è stata parcheggiata nel Jordan College di Oxford, in attesa di futuri sviluppi, e nel mentre è cresciuta un po’ istruita dagli insegnanti del college e un po’ in strada, giocando e battagliando con gli altri bambini, sviluppando in ciò un carattere pratico e carismatico.

Un bel giorno, mentre sta cercando di risolvere il mistero dei rapimenti di bambini da parte degli Ingoiatori, aiutata in questo da alcuni Gyziani, un popolo nomade una cui propaggine vive nei dintorni del college, la sua vita muta completamente: il Maestro del college la assegna a Marisa Coulter, una donna assai intelligente e affascinante, che colpisce subito in positivo Lyra… la quale però non tarderà a mutare parere.

Quanto poi accade dopo, la fuga, il viaggio con i gyziani, la conoscenza degli Orsi Polari corazzati e in particolare del forte Iorek Byrnison, la conoscenza delle streghe e in particolare di Serafina Pekkala, il viaggio nel pallone aerostatico di Lee Scoresby, il rapimento e la prigionia nella stazione nordica di Bolvangar, la pratica con l’aletiometro, le ipotesi sulla cosiddetta "polvere", etc, è davvero imprevedibile e incredibile, e formerà ulteriormente la bambina, chiamata ad accettare numerosi fatti, a cominciare dalle identità dei suoi genitori, fino all’operazione di intervisione.

Cominciamo da un commento tecnico (tecnico si fa per dire) sul romanzo: La bussola d’oro è un buon libro fantasy. La protagonista è caratterizzata bene ed è interessante, i personaggi che la circondano sono altrettanto interessanti e creano un bailamme che non annoia, il ritmo della storia è rapido a sufficienza e la trama si svolge con buon piglio. Anche i dialoghi fanno bene la loro parte… anche se la mia sensazione è che nulla di tutto ciò eccella, figurando piuttosto un buon quadro d’insieme, ma non una meraviglia vera e propria.
Forse il difetto maggiore del libro sta nell’aver proposto molto (i daimon, la vita nel college, la questione della polvere e gli studi a riguardo, gli Ingoiatori, i Gyziani, gli orsi corazzati, le streghe, l’intercisione, l’aletiometro, i mondi paralleli, etc) non sviluppando però tutto a sufficienza, dando una certa sensazione di velocità e incompletezza.

Veniamo ora al commento esistenziale (e si fa per dire pure qua): la simbologia della storia è abbastanza chiara, per quanto mai elicitata nel romanzo, con i daimon che rappresentano l’anima del personaggio (e infatti riflettono visivamente quanto egli pensa o prova), con l’intercisione che rappresenta la separazione tra personalità e anima, con il Magistero (che poi sarebbe la Chiesa) che separa le persone dalla loro anima per renderle più manipolabili (si parla proprio di zombie, tranquilli ma senza vitalità), e con i daimon-anime che rimangono flessibili e mutevoli per tutta l’infanzia, per poi “irrigidirsi” in una sola forma dall’adolescenza in poi, quando la persona è diventata “grande”, altro simbolismo per dire che la società in qualche modo inibisce, cristallizza e blocca l’anima delle persone.
Quanto alla “polvere”, immagino che nelle intenzioni di Pullman essa fosse una sorta di tao-chi-etere-prana-energia vitale, ossia ciò che dà vita e sorregge il mondo… e anche in questo caso il Magistero, tramite il braccio armato dell’Intendenza Generale per l’Oblazione, vuole eliminarla.

La valutazione de La bussola d’oro come romanzo in sé e per sé sarebbe 7 (nettamente meglio del film, a confermare la regola di cui sopra); vi aggiungo un mezzo punto per la simbologia di fondo, che dà al libro qualcosa in più, giacché chi legge, che lo colga consciamente o meno, comunque riceve qualcosa sull’importanza del mondo interiore e sul valore del collegamento con l’anima (chi legge riceve sempre le energie presenti nel testo, al di là del contenuto concettuale).
Ricordiamoci, infatti, che la letteratura è nata soprattutto per insegnare e per trasmettere valori e apprendimenti importanti.

Dunque, avendo gradito il primo libro, mi leggerò anche gli altri due libri della saga di Philip Pullman, ossia La lama sottile e Il cannocchiale d’ambra.

Fosco Del Nero


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