Titolo: Il fu Mattia Pascal.
Genere: commedia, psicologico.
Scrittore: Luigi Pirandello.
Editore: Einaudi.
Anno: 1904.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


Dopo tre libri contemporanei (Il signore delle illusioni di Tanith Lee, Folle estate di Giulio Pinto e La vampira di Marte della stessa Tanith Lee), ritorniamo ai classici, e lo facciamo con uno dei romanzi italiani più importanti di tutti i tempi: Il fu Mattia Pascal, di Luigi Pirandello, libro pubblicato nel 1904.

Peraltro, si tratta di un libro che ho sempre gradito moltissimo fin dai tempi del liceo, pregno com’è di intelligenza e ironia.

Andiamo subito a tracciarne in breve la trama, in realtà assai fitta, e peraltro raccontata come in un grande flashback: Mattia Pascal, giovane nato e vissuto in un paesino della Liguria, viene a trovarsi nella situazione di doversi inventare una nuova identità, dopo che il ritrovamento di un cadavere che gli somiglia tantissimo lo fa dichiarare morto.

Dapprima intenzionato a tornare in paese per dichiarare a tutti che è ancora vivo (ha appreso la notizia leggendo un giornale sul treno), poi decide di lasciar le cose come stanno, onde evitare i problemi economici e relazionali lasciati a Miragno, incoraggiato in ciò anche da una recente e fortunata vincita al casinò di Montecarlo.

Intorno a Mattia Pascal, tra una vita e l’altra (la seconda sotto il nome di Adriano Meis), girano numerosi personaggi: Oliva e Romilda, ragazze con cui ebbe una relazione, Malagna, l’amministratore infingardo del patrimonio familiare, la vedova Pescatore, Anselmo Paleari, la signorina Caporale, etc.

I temi affrontati da Il fu Mattia Pascal sono diversi: la fortuna, l’amicizia, le possibilità di vita.
Tutti temi importanti, anche se ciò che mi ha fatto amare Pirandello, così come capitato con Italo Svevo, per citare un altro grande della letteratura italiana, è stato lo stile ironico e leggero con cui ha tratteggiato i suoi personaggi e gli eventi loro connessi.

Da sottolineare anche l’importanza storica del romanzo di Pirandello, manifesto del nuovo romanzo novecentesco basato sul prolungamento e sullo studio della figura, romantica e decadente, dell’inetto a vivere (Mattia Pascal ha fama di sfaccendato buono a nulla), inserito però nel nuovo contesto economico.

Se per D’Annunzio la vita era arte ed estetismo, per Pirandello l’arte letteraria è vita (come egli ebbe modo di dire: “la vita o si vive o si scrive”).

Come sempre i gusti personali fanno la differenze nel gradimento di questo o quello scrittore o libro, ma di mio ho sempre trovato che Il fu Mattia Pascal è un romanzo intelligente, ricco e assai gradevole nel suo incedere… oltre che un libro che può insegnare qualcosa a chi lo legge.

Fosco Del Nero


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