Il cammino del mago

Titolo: Hyperion (Hyperion).
Scrittore: Dan Simmons.
Genere: fantascienza, fantastico, psicologico.
Editore: Mondadori.
Anno: 1989.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Avevo a casa Hyperion di Dan Simmons da ormai qualche anno, ma non ne avevo mai iniziato la lettura, nonostante si trattasse tanto di un autore quanto di un libro caldeggiato dagli appassionati ed esperti del genere fantastico.

Si tratta, per la precisione, del primo libro di una saga di fantascienza denominata I canti di Hyperion e composta da quattro testi in tutto (si aggiungono a questo La caduta di Hyperion, Endymion e Il risveglio di Endymion), che racconta la storia dei sette viaggiatori-pellegrini alla volta delle Tombe del Tempo, misterioso manufatto forse proveniente dal futuro al quale è collegato l’altrettanto misteriosa figura dello Shrike, il "Signore della sofferenza", sorta di semidivinità la cui potenza è pari solo alla sua crudeltà.
O almeno così sembra, ma il tutto è piuttosto nebuloso.

In tutto ciò si inseriscono le lotte politico-diplomatiche tra Egemonia (ossia l'ente politico che governa i pianeti colonizzati), Ouster (umani mutanti ribelli) e Nucleo Centrale (le intelligenze artificiali che gestiscono la rete di teletrasporti tra i mondi), che rendono la situazione decisamente poco chiara e decisamente confusa.

Peraltro, Hyperion è costruito come un romanzo cornice (nello stile del Decamerone), il quale contiene le sette storie dei sette pellegrini, personaggi assai diversi e con un vissuto altrettanto diverso.

La bravura di Dan Simmons sta proprio nel rendere interessante tanto la storia principale, ossia il viaggio verso le Tombe del Tempo, quanto le storie di contorno, che poi sono ciò che ha portato i pellegrini al suddetto viaggio.

I sette viaggiatori sono: il padre Lenar Hoyt, il colonnello Fedmahn Kassad, il poeta Martin Sileno, lo studioso Sol Weintraub, l’investigatrice Brawne Lamia, il Console dell’Egemonia, il templare Het Masteen.

La storia è ambientata circa 600 anni nel futuro, in un futuro ipertecnologico nel quale l’umanità si è sparsa per tutto l’universo su pianeti e colonie varie, anche in ragione dell’esplosione di Vecchia Terra (a causa del cosiddetto Grande Errore), che ha costretto tutti all’Egira.

Se il romanzo ha un’ambientazione fantastica, è comunque molto forte la componente psicologico-relazionale, con i sette protagonisti costretti alla convivenza forzata e impegnati nel raccontarsi le rispettive storie.

Altra caratteristica di Hyperion è quella di citare in continuazione autori ed eventi del passato, ossia della nostra epoca, come ad esempio il poeta John Keats, la storia de Il mago di Oz, il compositore Richard Wagner, etc, in modo poco convincente e realistico tra l’altro (non ha senso che che tra 600 anni citino solo autori del nostro secolo).

Un altro neo del libro è che sulle prime la caratterizzazione dei personaggi è carente, tanto che per il lettore è difficoltoso collegare i nomi a un fisico, un carattere, etc.
Con l’andare avanti dei racconti, comunque, tutto si sistema.

Il difetto più grande del romanzo, tuttavia, è un altro (inquadrabile anche come un pregio, a seconda di come si voglia considerare la cosa): ossia il fatto che finisce proprio nel momento clou, allorquando i protagonisti, finite le “autobiografie” di presentazione, giungono nelle Tombe del Tempio a cospetto dello Shrike.

Passi che si tratta del primo libro di una serie, ma c’è un limite a tutto, e questo, se da un lato costituisce una testimonianza del buon lavoro preparatorio fatto da Dan Simmons col procedere della storia, dall’altro ne mina la valutazione, posto che non si può certamente dire che Hyperion sia un romanzo a se stante e autoconclusivo.
Il Premio Hugo vinto è probabilmente meritato, ma la scelta del tempo di chiusura è quantomeno discutibile.

Fosco Del Nero


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Titolo: I Malavoglia.
Scrittore: Giovanni Verga.
Genere: drammatico, verismo.
Editore: Einaudi.
Anno: 1882.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


Come sempre su Libri e Romanzi si alterna parecchio, passando dal fantasy serio (come Alvin l’apprendista di Orson Scott Card) al fantasy umoristico (Il castello d’acciaio di Lyon Sprague De Camp), dalla spiritualità romanzata (ad esempio La decima illuminazione di James Redfield) alla spiritualità in forma di saggistica (Gli annali dell’Akasha di Daniel Meurois-Givaudan), dalla fantascienza avventurosa (cito Il segreto del dr. Hodson di David Case) ai classici (l’ultimo capitato è Madame Bovary di Gustave Flaubert).

Quest’oggi torniamo tra i classici, con uno dei romanzi italiani più importanti in assoluto, peraltro simbolo di un intero movimento letterario: parlo de I Malavoglia, di Giovanni Verga, romanzo che rappresenta la corrente del verismo (a sua volta sorta di rappresentante nostrano del naturalismo francese).

I Malavoglia è datato 1882, ed è stato all’epoca un libro rivoluzionario, tanto nel tema quanto nello stile.

Riguardo a quest’ultimo punto, da sottolineare come Verga abbia introdotto nel narrato, ovviamente di lingua italiana, modi di dire tipici della regione in cui è ambientato, ovviamente la Sicilia.
Il gran numero di dialoghi, nonché il fatto che il narratore lascia parlare i suoi personaggi, non comparendo mai nel racconto, ha portato all’innovazione sopra detta, con un romanzo quasi “oggettivo”, che presenta molti personaggi ma che in qualche modo è privo di individualismo, come una sorta di ritratto espressivista.

Peraltro, la forte componente conservatrice lo pone anni luce lontano dalla vicina (anagraficamente parlando) corrente letteraria e culturale del romanticismo, con il suo sentimentalismo e il suo surrealismo (che spesso ha sfociato anche in un certo senso del fantastico, specie nel nord Europa).

Ma andiamo rapidamente alla trama de I Malavoglia: esso racconta la storia della famiglia Toscano (detta per l'appunto, "i Malavoglia"), una famiglia di pescatori che vive nel paesello di Aci Trezza, vicino Catania.
All’appello rispondono i vari Padron 'Ntoni (il capofamiglia, vedovo), Bastianazzo (suo figlio), Maria la Longa (la di lui moglie), 'Ntoni, Luca, Filomena, Alessio e Rosalia (i cinque figli della coppia).

Il loro principale mezzo di sostentamento è la Provvidenza, una piccola barca usata per pescare, che finirà al centro della vicenda, portando con sé una morale di fondo piuttosto triste, in perfetta sintonia col Ciclo dei Vinti, all’interno del quale figurava il romanzo suddetto: chi cerca di modificare il proprio destino andrà incontro a una sorte triste (ideologia dell’ostrica tipica di Verga).

All’interno del ciclo anche i romanzi Mastro don Gesualdo (scritto), La Duchessa di Leyra (cominciato), L'onorevole Scipioni e L'uomo di lusso (questi due mai scritti).

Detta la storia, ecco il mio parere: come sempre, e questo riguarda anche i classici, il gusto individuale porta a gradire un certo romanzo piuttosto che un altro.
Personalmente, per esempio, e rimanendo in tema di classici nostrani, apprezzo molto Pirandello e Svevo, mentre Verga mi risulta un po’ indigesto (a tratti molto indigesto).

La valutazione, dunque, positiva ma non troppo, riflette questo gradimento assolutamente personale, fermo restando l’importanza storica di Giovanni Verga e de I Malavoglia.

Fosco Del Nero


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Titolo: Gli annali dell’Akasha (Les annales akashiques - Portail des mémoires d’éternité).
Scrittore: Daniel Meurois-Givaudan.
Genere: spiritualità, saggistica, esoterismo.
Editore: Edizioni Amrita.
Anno: 2007.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Gli annali dell’Akasha è il terzo libro di Daniel Meurois Givaudan che recensisco su Libri e Romanzi, precisamente dopo L’altro volto di Gesù e Akhenaton, il folle di Dio.

La differenze con i due precedenti testi è che quelli erano scritti sotto forma di romanzo, per quanto, stando alle dichiarazioni del loro autore, si tratta di visioni da egli avute durante l’esplorazioni dei piani dell’Akasha, sorta di piano spirituale contenente la memoria del pianeta, e dunque di qualunque evento mai verificatosi.

Il presente libro, invece, è un testo di saggistica, che illustra proprio come Daniel Meurois Givaudan ha scoperto tale possibilità esplorativa, descrivendo i suoi inizi e portando all’attenzione del lettore alcuni aneddoti significativi.

L’autore analizza così svariati aspetti della vicenda: il quando si è pronti per “vivere” gli annali dell’Akasha, i rischi connessi a ciò, la questione del tempo, la questione del karma, la differenza tra Akasha e Prana, etc.

Ne deriva un libriccino abbastanza agile, di circa 120 pagine, ma comunque denso di contenuti, scritto in modo tanto schietto quanto appassionato, che lascia a chi legge la sensazione che chi scrive sia sincero, anche per la grande prudenza con cui tratta la questione, onde evitare l’esplosione di bolle emotivo-spirituali portate come esempio di “esplorazione inopportuna”.

Nel complesso, Gli annali dell’Akasha di Daniel Meurois-Givaudan si rivela un testo interessante per chiunque voglia saperne un po’ di più sulla questione “viaggi nell’Akasha”, leggendo la testimonianza diretta di uno dei maggiori esponenti del fenomeno (che, lo ricordiamo, annovera anche grandi autori del passato come Edgar Cayce o Rudolf Steiner).

Fosco Del Nero


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Titolo: Ardusli e gli gnomi dell’Appennino.
Scrittore Giovanni Zavalloni.
Genere: fiaba, commedia.
Editore: Macro Edizioni.
Anno 2004.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.


Ardusli e gli gnomi dell’Appennino è un libro che mi ha incuriosito da subito, un po’ perché ne avevo letto dei commenti positivi, e un po’ perché edito da un editore del settore miglioramento personale e non da un editore di narrativa.

Si prospettava dunque non solo una fiaba, ma anche un testo più profondo, magari di tipo esistenziale-spirituale o chissà cos’altro.

La curiosità iniziale tuttavia è stata in buona parte delusa, dal momento che si tratta in buona sostanza di una fiaba “made in Italy”, peraltro priva di un intreccio sufficientemente interessante, e anche mal gestita in quanto a tempi e conclusione.

In sintesi Ardusli e gli gnomi dell’Appennino racconta le vicende di Ardusli, il leader della comunità italiana di gnomi che risiede per l’appunto nell’Appennino italiano, in un suo punto non meglio precisato, al quale accede per puro caso Giovanni, che, scelto dallo stesso Ardusli, viene introdotto al mondo degli gnomi, alle loro usanze e alla loro esistenza.

Tramite Giovanni (o Gioaen, come lo chiamo lo gnomo) veniamo così a conoscere lo stile di vita degli gnomi, le relazioni sociali, il loro cibo, i loro lavori, la loro vita nei boschi, etc.

Ogni tanto fa capolino qualche accenno a tematiche omeopatiche, come le erbe, i cristalli, oltre che, ed era quasi ovvio, il rapporto privilegiato con la natura, ma nulla di più, tanto che, come detto, Ardusli e gli gnomi dell’Appennino si riduce a una fiaba per adulti (letteralmente, dato che scopriamo anche le tendenze sessuali degli gnomi, compresi gli gnomi omosessuali!) simpatica e leggibile, se vogliamo, ma non certo indimenticabile.

Concludendo, ribadisco quanto detto in apertura: dal libro di Giovanni Zavalloni mi attendevo qualcosa di più, e non avendovi trovato né un sostrato letterario di rilievo, né un testo di sviluppo personale importante ne sono rimasto inevitabilmente deluso (non dalla veste grafica, però, assai curata e gradevole).
A chi volesse procedere, comunque, buona lettura.

Fosco Del Nero


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