Titolo: Orrori tropicali.
Genere: horror, thriller.
Autore: Gordiano Lupi.
Editore: Edizioni Il Foglio.
Anno: 2006.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


Antologia horror pubblicata nel novembre del 2006 dal prolifico autore e saggista Gordiano Lupi per conto della casa editrice di cui è direttore nonché fondatore (Il Foglio), Orrori tropicali segna la naturale prosecuzione di un progetto avviato nel 2003 con l’antologia Nero tropicale.

Già allora, infatti, Lupi propose un lotto di cinque racconti di ambientazione caraibica dalle forti tinte horror di cui Il sapore della carne (dal cui soggetto lo scrittore ha tratto il romanzo Una terribile eredità edito nel settembre da Perdisa Pop) e il romanzo breve Nella coda del caimano costituivano i fiori all’occhiello.

Con Orrori tropicali, tuttavia, aumenta la componente esoterica grazie a un concentrato di voodoo haitiano, santeria cubana e palo mayombe a fungere da trait d’union dell’intera opera.
È bene sottolineare, tuttavia, che molti dei racconti vengono utilizzati come veicolo per tracciare un quadro socio-politico non solo di Cuba, ma di vari Stati limitrofi.

Impreziosita dalla prefazione di Gianfranco Nerozzi e dai disegni (forse dalla tecnica non troppo elaborata) di Oscar Celestini, l’antologia offre ai suoi lettori sette racconti, scritti tra il 2000 e il 2005, e un breve fumetto sceneggiato a quattro mani da Lupi e da Dargys Ciberio tratto dal racconto Sangue tropicale.

Ad aprire le danze è il breve romanzo Il mistero di Encrucijada, già pubblicato da Prospettiva Editrice, seppure in una versione meno curata di quella ora proposta.
Si tratta dell’avventura di un gruppo di adolescenti cubani smaniosi di sconfessare una favola narrata dal nonno di uno di loro nelle spensierate serate di inverno. La superficialità dei giovani, però, finisce per liberare lo spirito di una strega sanguinaria che pare sprigionare la sua energia attraverso le forme di due bizzarre bambole. Lo spirito acquista, via via, potenza e si impossessa di una delle giovani. È per mezzo di essa che sibila i suoi propositi di morte.
Ha così inizio, per le strade di Cabanas, una lunga scia di delitti.

Questa la sinossi del testo più lungo del lotto (più di 100 pagine) giudicato da molti come il più tenebroso dell’autore.
A incuriosire è soprattutto lo sviluppo dell’idea di base: Lupi, difatti, non si limita a narrare i fatti, ma da vita a una commistione tra un malinconico horror (per fare riferimenti cinematografici, pur godendo di una sua originalità, si respira aria de L’esorcista e de Il presagio) e un elaborato che potremmo definire “documentaristico”.

L’autore è attento a descrivere gli usi locali, i paesaggi, la cultura (presenti frecciate al regime di Castro) e le credenze popolari, quasi come se avessero un’importanza superiore rispetto alla storia in sé e per sé.
Da evidenziare alcuni passaggi di sicuro effetto (il migliore è l’onirico capitolo sulle “profanazioni notturne”), ma anche qualche momento un po’ ripetitivo che, se da un lato non fa perdere la bussola ai lettori meno attenti, finisce, ad avviso di chi scrive, per appesantire il ritmo.

Molto più brevi tutti gli altri testi, già apparsi in riviste di genere ma solo ora raccolti in un testo edito.
Di questi non possono non segnalarsi due autentiche perle; mi riferisco a Un terribile rimpianto e a La pelle bruciata.

Il primo attinge da una leggenda haitiana, ma lo fa con grande gusto.
Ci troviamo ad Haiti e vediamo all’opera un operaio intento a far risorgere cinque defunti. Ha infatti deciso di fare soldi sfruttando la loro manodopera come schiavi.
Il rito voodoo sortisce esito positivo e tutto sembra procedere per il meglio. L’uomo fa soldi e vive grazie al lavoro degli zombi. Un giorno, però, per una particolarissima disattenzione, i morti viventi riacquistano la loro coscienza e scoppia il caos.

Penso di poter dire, senza alcuna intenzione di fare sviolinate, che si tratta di uno dei più bei racconti che io abbia letto incentrati sulla figura dello zombie. Lo stile è impeccabile e riesce a creare disagio nel lettore (specie nel finale). Abbiamo la figura dello zombie nella sua originale concezione (nulla a che vedere con Romero, per intenderci), ma soprattutto un contenuto di fondo che ha un evidente intento metaforico.
Favoloso l’epilogo, specie per come viene descritto.

Per niente inferiore è La pelle bruciata, altra storia estrapolata dalle leggende caraibiche con la figura del loupe garou a farla da padrone. Assistiamo alla fuga di un uomo dal paese natale in cerca di un’effimera sicurezza urbana. A farlo scappare è stata una scoperta diabolica: la moglie, nelle ore notturne, si trasforma in una creatura alata assetata di sangue di bambini…
Come si può immaginare, siamo al cospetto di un altro racconto di grande impatto, che raggiunge il suo apice nella magistrale descrizione della metamorfosi della donna in bestia mannara.

Meno incisivi i restanti quattro racconti, tra i quali Fratelli di Satana, forse, si rivela il migliore anche se meriterebbe un maggior sviluppo, giusto per eliminare alcuni vuoti narrativi - credo di poter dire - lasciati dall’autore per cercare un effetto sorpresa a cui, forse, si sarebbe potuto rinunciare.
A vagare per Cuba, questa volta, è un Monsignore giunto da Roma per stendere una relazione sulle usanze eretiche dell’isola. Curiosamente, però, il marcio sembra partire proprio da un monastero cattolico…

Ancora Cuba protagonista ne Il gatto nero, presentato in prefazione come remake dell’omonimo testo di E.A. Poe.
Personalmente, a parte gli opposti finali, ravviso più somiglianze con il racconto Il gatto di Carlo Lucarelli (presente nell’antologia Il lato sinistro del cuore).
Difatti non è la follia del protagonista a costituire la base del testo, bensì la gelosia che un misterioso gatto prova per una donna.
Non mancano i “flash” sugli usi locali, ma questa volta la narrazione non offre quella tensione e quel coinvolgimento che dovrebbe assicurare per poter colpire a fondo nell’animo del lettore.

Interessante il soggetto, a sfondo ecologico, de Il vampiro delle Ande, ispirato da un fatto di cronaca.
In questa avventura tra le foreste pluviali, un responsabile di una società multinazionale viene minacciato dalla popolazione indigena contraria all’estrazione del petrolio dalle loro terre. L’uomo, però, non si ferma davanti a niente, finché non entra in scena un vampiro assassino. Come già anticipato, il soggetto è buono, ma lo sviluppo è un po’ frettoloso e tende a riassumere fatti piuttosto che narrarli. Sono convinto che con qualche pagina in più il risultato sarebbe stato migliore.

Completa l’antologia il brevissimo Baron Samedi, forse, il meno riuscito del lotto.
In esso si assiste alla terribile fine di un prigioniero di un gruppo di delinquenti haitiani dediti al voodoo.

A chiudere il tutto c’è il fumetto Sangue tropicale, una sorta di thriller caraibico che propone un assassino fare incetta di prostitute. Sembrerebbe la classica storia di serial killer, ma non è così. C’è sotto dell’altro, qualcosa di paranormale, uno spirito maligno che influenza i comportamenti del folle. Solo un rituale religioso potrà scacciare l’immonda presenza e porre fine al sangue.

Il soggetto, seppur non originale (c’è persino una citazione a Profondo rosso), è degno di nota anche se secondo il sottoscritto sarebbe stata vincente la carta del giallo. In altre parole, si sa fin da subito chi è l’assassino e questo, ad avviso di chi scrive, non garantisce quel coinvolgimento che fa bramare il lettore di giungere all’ultima pagina per scoprire la soluzione dell’enigma. Si segnalano sangue e nudi femminili a go go, come nei vecchi e cari b-movie made in Italy, e ciò non può che essere gradito da un certo pubblico.

In definitiva, Orrori tropicali di Gordiano Lupi è un’antologia piacevole che offre alti e bassi (con due racconti eccellenti che mi sono piaciuti davvero tanto e che valgono da soli l’acquisto del testo), riuscendo tuttavia a mantenersi su livelli medi più che apprezzabili. Graditissime le ambientazioni tropicali.
Vale l’acquisto.

Matteo Mancini


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