Titolo: Sui mari del fato (The sailor on the seas of fate).
Scrittore: Michael Moorcock.
Genere: fantasy, fantastico.
Editore: Fanucci.
Anno: 1976.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.


Di recente ho presentato la recensione di Elric di Melnibonè, il primo libro della Saga di Elric di Michael Moorcock, che si era guadagnato un 6 in pagella, in virtù di alcuni punti forti ma anche di alcune manchevolezze.

Mi ero riproposto quindi di valutare se proseguire la lettura della saga fantasy di Moorcock dopo il secondo romanzo, incluso nello stesso volume che avevo comprato.

Il nome di tale secondo episodio è Sui mari del fato.

Rispetto al primo libro, che si basava soprattutto su intrighi di palazzo e sui personaggi di Cymoril e Yyrkyon, oltre che ovviamente dello stesso protagonista Elric, il secondo cambia decisamente, in molti sensi: Cymoril e Yyrkyon non si vedono praticamente per nulla, sostituiti dai compagni di avventura Smiorgan e Avan (di sventura, verrebbe da dire, soprattutto nel caso di quest’ultimo), come non si vede Imrryr, la capitale del regno di Melnibonè di cui Elic è imperatore (un imperatore albino e poco dedito a guerra e violenza, cosa che lo distingue nettamente dal melniboneano medio).

Si passa inoltre dal genere “intrighi di palazzo per la successione al trono” al più classico genere “heroic fantasy”.

Elric, difatti, decide di abbandonare per un po’ Imrryr e la cugina-amante Cymoril, per andare all’avventura nei Regni Giovani, ex domini di Melniboné, in mano la terribile spada Tempestosa e nell’animo il dio Arioch, cui si è votato nel corso del primo romanzo per esigenze del momento.

Nonostante Sui mari del fato abbondi così di avventura, sangue, duelli, entità malefiche, etc, il tutto risulta piuttosto moscio e poco intrigante.
Sarà forse per il carattere serafico e contemplativo di Elric, sarà che forse per il fatto che io sono abituato alla sword and sorcery assai vitale e sanguigna di Howard, o al fantasy epico di Eddison e Martin, ma sta di fatto che Moorcok, da cui al contrario mi aspettavo molto, mi ha un po’ deluso.
Non è malaccio, intendiamoci, ma mi attendevo di più.

La conclusione è stata che mi sono subito comprato tutti i restanti libri della serie fantasy de Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George Martin: ho già recensito Il trono di spade, Il grande inverno e Il regno dei lupi, e quindi seguiranno via via tutti gli altri.

Tornando a Michael Moorcock, e concludendo, merita una menzione il finale del romanzo, piuttosto pirotecnico e vivace; ma rimaniamo lì, sulla sufficienza scarsa e, come sempre, il mio consiglio è di puntare ai migliori, senza accontentarsi della mediocrità o della mera sufficienza (e questo vale per ogni cosa della vita, non solo per i libri!).

Fosco Del Nero


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