Titolo: Abarat (Abarat).
Scrittore: Clive Barker.
Genere: fantasy, fantastico, commedia.
Editore: Bur.
Anno: 2002.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.


Abarat è il primo romanzo che Clive Barker ha dedicato all’omonimo ciclo di libri per ragazzi.
Peraltro, Barker è anche uno sceneggiatore e regista… di film horror (Candyman, Hellraiser), cosa che spiega la venatura noir di Abarat, in effetti un po’ peculiare in un libro destinato a infanzia e adolescenza.

Se vogliamo, dunque, potremmo definire Abarat una favola adulta, che prende le mosse dal mondo reale ma ci rimane ben poco, orientandosi subito su un mondo fantasy assai bizzarro e mutevole, in cui peraltro le persone non sono più buone e gli eventi della vita non più facili (c’è gente che muore, gente che ha fame, gente che è schiava, gente che viene mutilata, etc).

L’aspetto scuro, tuttavia, è sormontato da quello immaginifico-creativo, che fa di Abarat una sorta di Alice nel paese delle meraviglie a tinte un poco più fosche, con Clive Barker che tra l’altro sa coinvolgere il suo lettore abbastanza bene nelle vicende di Candy Quackenbush di Chicketown (e non chiedetemi il perché di questi nomi), ragazzina insipida nel nostro mondo (che ad Abarat chiamano l’Altromondo), e coraggiosa e infallibile eroina dall’altra parte del Mar d’Izabella, miracolosamente chiamato nel bel mezzo del Minnesota (stato degli Usa che non ha il mare).

In un romanzo di media lunghezza, Clive Barker utilizza diversi punti di vista (anche se quasi sempre quello di Candy) e un tratto narrativo piuttosto breve e agile, puntando molto, come detto, su fantasia e creatività.

Vanno citati, però, anche i contro: i personaggi non sembrano caratterizzati in modo eccellente, tanto che a lettura appena ultimata, ma anche a lettura in corso, appaiono piuttosto sfocati.
I dialoghi sono tutt’altro che memorabili, e anzi a tratti scontati.
Alcune scelte narrative sono insensate, utili solo come escamotage per questa o per quella scena.

Ripensandoci, in effetti, si nota la mano da sceneggiatore di Barker, dal momento che il meglio del suo libro è proprio la potenza evocativo-visiva, e il peggio l’aspetto relazionale-dialogativo-concettuale.
Va sottolineata anche una certa mancanza di senso dell’umorismo, tale che l’opera, per quanto gradevole, non risulti anche divertente.

Tra l’altro, molti spunti introdotti sono stati lasciati in sospeso… d’accordo, è il primo libro di una serie di romanzi, ma il troppo stroppia, e il lettore va lasciato soddisfatto sempre e comunque.
Il mio giudizio sul libro di Clive Barker è una sufficienza, non di più e non di meno.

E ora me ne torno a Martin e alle sue impareggiabili Cronache del ghiaccio e del fuoco.

Fosco Del Nero


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