Titolo: I pianeti della libertà (Born leader).
Autore: J.T. McIntosh.
Genere: fantascienza.
Editore: Mondadori.
Anno: 1954.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.


I pianeti della libertà è il quinto romanzo di J.T. McIntosh che recensisco su Libri e Romanzi.
Finora le valutazioni hanno oscillato tra il 7 di Sabba spaziale e L’orlo della voragine e l’8.5 de Le mille e una morte, passando per il 7.5 di Fuga dalla Terra.

Si tratta evidentemente di un autore che stimo e che difatti, quando riesco a procurarmi i suoi vecchi e rari romanzi, leggo volentieri.
Il candidato odierno è I pianeti delle libertà, risalente all’ormai lontanissimo 1954 e stampata su un Urania quasi altrettanto vecchio.

Come nei casi precedenti, si tratta di un romanzo di fantascienza, ma con fortissimi contenuti psicologici e sociologici, che in effetti costituiscono il focus principale delle storie di J.T. McIntosh (scrittore peraltro noto anche con lo pseudonimo di James McGregor), tutte incentrate sulla psicologia dei protagonisti e sui loro rapporti.

Siamo sul pianeta Mundis, laddove si trovano i residui dell’umanità, fuggita da una Terra sull’orlo di una catastrofe di dimensioni globali, tanto da rendere necessario salvaguardare la specie con tale spedizione.

E la Terra è ormai lontana, tanto nello spazio quanto nel tempo, dato che oramai diverse generazioni di mundani si sono succedute nel pianeta, tra l’altro generando un contrasto tra anziani e giovani, spesso in contrapposizione sul modo di vedere le cose e la nuova società.
I due gruppi, però, in omaggio al noto principio sociologico, si uniranno di fronte a un pericolo comune, giunto nel pianeta sotto forma di nuova spedizione terrestre, l'astronave Clades, di stampo militaresco e ben più cinica e violenta dei mundani, costretti così a fronteggiare la minaccia.

I pianeti della libertà pare essere il seguito del già recensito Fuga dalla Terra, nel quale invece si esaminavano i principi di scelta dell’equipaggio che avrebbe formato la spedizione finalizzata a preservare la razza umana, anche se i nomi non coincidono.

Ad ogni modo, ad essere sincero questo è il romanzo dei cinque finora letti di J.T. McIntosh che mi è piaciuto di meno, tanto da sfiorare l’insufficienza: protagonisti meno carismatici, spunti sociologici meno interessanti, evoluzione della storia un po’ debole…

C’è una certa vivacità di fondo, nonché la solita verve nel costruire dinamiche sociali particolari, ma manca sia la profondità sia la qualità del capolavoro che per esempio è Le mille e una morte (ma anche gli altri tre citati gli stanno al di sopra di un paio di lunghezze).

Insomma, piccola delusione stavolta da J.T. McIntosh, scrittore che comunque continuo a stimare tantissimo e che dunque vi consiglio, a partire dall'impareggiabile Le mille e una morte.

Fosco Del Nero


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