Titolo: La valle degli eroi (Heroes of the valley).
Scrittore: Jonathan Stroud.
Genere: fantasy, commedia.
Editore: Tea.
Anno: 2009.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Jonathan Stroud ha avuto un notevole successo nel mondo con il suo Ciclo di Bartimeus, con cui ha venduto più di sei milioni di copie.
Il suo libro che vi presento oggi non appartiene tuttavia al suddetto ciclo, ma è un romanzo indipendente: La valle degli eroi.

È anch’esso un fantasy, ma di genere un po’ particolare, visto che il libro, pur utilizzando spada e magia, ha come caratteristiche principali una garbata ironia di fondo, nonché una certa predilezione per le caratterizzazioni psicologiche… e difatti di fantasy nel romanzo non c’è quasi nulla.

Ecco in sintesi la trama: la Valle degli Eroi è una vallata suddivisa tra dodici case, una per ciascuno degli antichi eroi fondatori della valle, i quali hanno cacciato oltre certi confini i trow, esseri malvagi e terribili che infestano tuttora i confini oltre la valle, segnati dai tumuli, ossia le tombe in cui sono stati sepolti gli antichi eroi e a seguire tutti i loro discendenti.

Halli appartiene alla nobile casa di Svein, il più grande tra gli antichi eroi… o forse no? In effetti, un giro per la valle e qualche chiacchierata con esponenti di altre case lo renderà più elastico nelle sue idee, tanto da iniziare a dubitare di tutte le leggende, esistenza dei trow compresi.

La valle degli eroi parte dunque con un’idea di fondo che ricorda molto il film The village, ma poi ci mette del suo, tra antiche storie e vicende del momento, che vedono Halli in veste di eroe-antierore; eroe perché coraggioso e di ingegno brillante, antieroe perché basso e tozzo, certamente non il prototipo del guerriero o dell’avventuriero.
Sta di fatto che, tra una cosa e l’altra, il ragazzo di avventure ne vivrà fin troppe…

Il giudizio positivo assegnato a La valle degli eroi era d’obbligo, visto che ho letto le sue 400 pagine in tre giorni, segno che mi ha coinvolto da subito e fino alla fine.
L’atmosfera e il protagonista principale, difatti, sono accattivanti.

Anche se, a onor del vero, al libro manca lo spessore del capolavoro fantasy, e peraltro molte legittime curiosità del lettore non trovano risposta alcuna nelle pagine del romanzo, che lascia molte cose scontate e altre sospese, cosa che non mi è mai piaciuta troppo.

Dietro al libro c’è comunque intelligenza, garbo e buona capacità di scrittura, tanto da meritarsi una buona valutazione nonché da indurre a leggere altri libri di Jonathan Stroud, a cominciare da L'amuleto di Samarcanda, che vedrò prossimamente.

Fosco Del Nero


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