Titolo: Il potere curativo della musica - Volume 2.
Scrittore: Sergio D'Alesio, Capitanata.
Genere: musica, benessere.
Editore: Capitanart.
Anno: 2015.
Dove lo trovi: qui.


A qualcuno forse sarà già noto il fatto che la musica composta in 432 hertz ha un valore vibratorio più elevato rispetto all’intonazione standard a 440 hertz… e difatti in passato si utilizzava la prima, salvo poi essersi orientanti sulla seconda in epoca moderna (parlo della questione in questa recensione nell'altro mio sito: Longevity: the secret of the sound).

Di questo si parla nel libro di accompagnamento a Il potere curativo della musica - Volume 2, anche se poi il cuore dell’opera è ovviamente il cd con i brani musicali suonati da Capitanata (di cui sul già menzionato altro mio sito ho già recensito Heaven voices).

Che sono nove, per un totale di circa un’ora, e sono stati eseguiti a Eranos, sede di Carl Gustav Jung, sulle sponde svizzere del Lago Maggiore (anche il luogo di esecuzione non è stato scelto a caso dunque).

“Obiettivo” del libro, scritto da Sergio D'Alesio: svelare il rapporto fra l’anima, la musica e la psiche umana in relazione alla consapevolezza e a una vita sana.
E il connesso cd di Capitanata sarebbe per l’appunto una testimonianza di tale legame, commistione tra musica umana e musica naturale, per così dire.

Questo secondo volume, sottotitolato “Eranos: concerto di grand piano per l’anima”, segue il primo, sottotitolato invece “Da Pitagora alla musica a 432 Hz”, il quale ha avuto un certo successo, nonché tante testimonianze positive, e dunque si pone sulla scia di tale successo.

Chi è già un fan di Capitanata, o chi ha già avuto modo di apprezzare il primo volume, o chi sta cercando un cd di musica ispirante ed elevante (utile sia per il rilassamento ma anche per le meditazioni), sa dunque dove cercare…

Fosco Del Nero


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Titolo: Il nuovo re (The purple emperor).
Scrittore: Herbie Brennan.
Argomenti: fantasy, commedia, surreale.
Editore: Mondadori.
Anno: 2004.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.



Dopo aver letto il primo romanzo del ciclo del La guerra degli elfi, intitolato proprio La guerra degli elfi, mi sono letto il secondo, ossia Il nuovo re, che lo ha seguito di un anno: dal 2003 siamo passati al 2004.

Alla guida c’è sempre Herbie Brennan, sarebbe a dire James Herbert Brennan, noto autore di librigame (la serie Alla corte di re Artù e Firewolf sono sue), e più di recente di romanzi fantasy veri e propri.

La guerra degli elfi non mi era dispiaciuto: nel libro, di media lunghezza, vi erano trovate interessanti, affiancate ad altre meno convincenti, il tutto condito dal solito umorismo leggero di Brennan, col risultato finale che era un romanzo di sufficiente fattura, forse anche qualcosa in più.

Il nuovo re bissa il predecessore per tono e ambientazione, e non avrebbe potuto essere altrimenti, ma si presenta un poco più solido: le vicende sono ancora più vivaci rispetto al primo libro, e inoltre è stato tolto qualche peso morto, come il prologo della famiglia di Henry, oppure i troppi salti di pensiero di Fogarty.

I protagonisti sono sempre gli stessi, appena appena cresciuti di numero: gli umani Henry e Fogarty, gli elfi Pyrgus, Aurora, Madama Circe e Nymph, gli elfi oscuri Rodilegno, Sulfureo e Bombix, nonché il demone Beleth.
E anche il verme wangarama Cyryl, forse il personaggio più originale del libro, per quanto secondario.

Vivacità aumentata, dunque, e qualche peso morto tolto… eppure al libro di Brennan manca ancora profondità, quella struttura stabile e importante che ti fa dire “questo è un capolavoro del fantasy”. Per carità, forse lo stesso Brennan, consapevole del suo stile leggero e umoristico, non pretendeva di realizzare un capolavoro, ma non è solo l’aspetto umoristico a frenare il giudizio: in fin dei conti, Terry Pratchett è considerato un maestro del fantasy, e Douglas Adams un maestro della fantascienza, pur avendo entrambi un forte connotato ironico-umoristico.

Il fatto è che i romanzi di Brennan sono proprio leggeri, e le vicende narrate sembrano più lo spunto per far sorridere il lettore, più che i mattoni di una costruzione importante.

Tra l’altro, tali mattoni spesso sembrano non troppo robusti, e alcune direzioni narrative che prende il testo, pur se testo fantasioso come questo, non paiono troppo convincenti, come l’ambaradan finale, davvero molto contorto e poco realistico.

Peraltro, il libro termina con un finale assolutamente temporaneo, e anzi con un nuovo enigma, che ovviamente sarà esplorato nel terzo libro.
Che, però, non sono sicuro che leggerò mai: Il nuovo re ed Herbie Brennan mi lasciano con un giudizio sufficiente-discreto, ma con la sensazione che non vedrò di meglio dal buon vecchio Brennan, e che per qualcosa di meglio devo rivolgermi altrove.

Fosco Del Nero


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Titolo: L’esodo su Terminus - Asimov Galactic Foundation Games 1.
Scrittore: Leonardo Felician.
Argomenti: librogame, fantascienza, avventura.
Editore: Mondadori.
Anno: 1992.
Voto: 6.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


Da poco ho ripreso in mano una mia vecchia passione di adolescente, i librigame, e mi sono rifatto qualche vecchio libro game: nel dettaglio, la serie di Oberon.

Dopo il fantasy di Oberon (delle mitiche edizioni E.L.) sono passato alla fantascienza della serie Galactic Foundation Games (edizioni Mondadori), basata sul Ciclo della Fondazione di Isaac Asimov.

Anzi, più che basata dovremmo dire immersa, visto che essa è ambientata proprio nel bel mezzo del Ciclo della Fondazione, con tanto di (almeno, per quanto riguarda questo primo libro degli otto totali della serie) di Hari Seldon, Salvor Hardin, il pianeta Trentor, il pianeta Terminus

… e ovviamente il progetto della Fondazione, all’interno del quale è inserito il personaggio giocante del libro, ossia colui che impersoniamo noi, che nella trama è uno dei collaboratori principali di Hari Seldon.

L’ambientazione è affascinante per definizione… o, almeno, lo è per chi ha letto e amato il Ciclo della Fondazione di Asimov.

E, occorre dire, anche lo schema di gioco scelto da chi ha scritto questo librogame è assolutamente interessante, e peraltro va contro la tradizione dei librigame: niente dadi e fortuna, ma solo scelte e programmazione iniziale.

Quest’ultima, in particolare, diventa assolutamente decisiva, tanto che, anzi, le scelte disponibili nel corso della storia sono poche, o comunque fortemente limitate dalla programmazione fatta a inizio gioco: la quale riguarda cinque qualità da scegliere tra ambizione, competenza, fortuna, forza, iniziativa, intelligenza, intuizione, lealtà, salute e talento; nonché venti punti da distribuire tra il potere, il denaro e il successo.

E proprio in ciò sta il punto debole principale del libro: a seconda di ciò che scegliete (e ovviamente prima di leggere il libro non avete motivi di credere che una qualità sia preferibile ad un’altra), la vostra avventura non potrà durare che pochi paragrafi… letteralmente.

Anzi, a dirla tutta si può arrivare alla fine solamente con una certa combinazione, e cambiando pure di poco si va incontro a un inevitabile fallimento, senza possibilità di scelta.

Insomma, non si tratta di valorizzare nel corso della storia le qualità che si sono scelte in fase di creazione del personaggio, ma, semplicemene, di essere stati fortunati ad aver fatto la scelta iniziale giusto… se no, non c’è trippa per gatti.
Alla faccia dell’eliminazione del fattore dadi-fortuna!

Detto di tale pesante tara, che ne mina forzatamente la valutazione, il libro ha comunque un suo interesse, e, dopo aver imbroccato la combinazione corretta, si legge con discreto piacere fino alla fine.
E chissà se sarebbe piaciuto ad Isaac Asimov...

Fosco Del Nero


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