Titolo: City (City).
Scrittore: Alessandro Baricco.
Genere: commedia, drammatico, surreale.
Editore: RCS - Superpocket.
Anno: 1999.
Voto: 4.5.
Dove lo trovi: qui.



Avevo a casa da oramai molto tempo City di Alessandro Baricco, acquistato tanti anni fa nell’edizione Superpocket, che riuniva in una sola collana libri di molti generi, narrativa e saggistica, fantasy e horror, commedia e drammatici, accomunati da un unico elemento, che poi dovrebbe essere l’elemento cui dare maggior attenzione: la qualità del libro.

Non a caso, in quella collana figuravano capolavori come La storia infinita di Michael Ende, Il nome della rosa di Umberto Eco, A volte ritornano di Stephen King, L’enigma del solitario di Joseph Gaardner, Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta di Robert Pirsig, Ballata di ogni donna di Erica JongIn Asia di Tiziano Terzani.

L’ultimo che mi sono letto della suddetta collana è L’enigma del solitario, che avevo comprato anch’esso molti anni fa ma che mi sono letto solo di recente… trovandovi l’ennesimo libro di grande qualità.

A questo punto mi sono deciso a “far fuori” anche gli altri libri della collana che non avevo letto, partendo da City di Baricco, che a dire il vero al tempo iniziai a leggere, salvo poi metterlo da parte perché l’inizio non mi aveva convinto.

Ci ho riprovato adesso con più convinzione, ma purtroppo con gli stessi risultati, e City, che stavolta ho letto tutto, non mi è piaciuto per niente.

Intanto, lo stile di scrittura di Baricco non fa per me: troppo spezzettato, troppo scoordinato, pieno di dialoghi non credibili, per quanto a tratti divertenti.
Ma sarei anche passato sopra lo stile, che in fondo è personale, se il romanzo avesse avuto una trama più corposa e profonda, e invece da un lato, per quanto riguarda la storia principale, gioca per buona parte su cliché e personaggi stereotipati (il padre lontano, il figlio genio incompreso con qualche problema, la ragazza con un vuoto interiore, etc), mentre dall’altro lato, per quanto riguarda le storie accessorie, non è che interessi e convinca più di tanto, né sul versante boxe né sul versante western.

Il finale, poi, mi ha convinto ancora meno, davvero scialbo… e peraltro ci ho messo un po’ ad arrivarci, pur essendo il libro non troppo lungo (invece L’enigma del solitario me lo sono divorato, per fare un raffronto recente, e ci ho messo di meno pure per Impronte degli Dei di Hancock, lungo 700 pagine!).

A mio modo di vedere, ovviamente, e peraltro sono sicuro che il modo di scrivere di Baricco piaccia a molti, giacché si tratta di uno scrittore affermato.
E che peraltro è stato inserito in una collana dalla qualità media molto alta, per cui qualcosa di buono avrà certamente.

Diciamo allora che è qualcosa che a me non serve, tanto che la cosa che mi è piaciuta di più di City è la copertina.

Fosco Del Nero


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