Titolo: Il caso Milverton - Sherlock Holmes 3 (Death to Appledoore Towers). Scrittore: Gerald Lientz.
Genere: librogame, giallo.
Editore: Edizioni E.L.
Anno: 1987.
Voto: 7.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


Il primo librogame della serie Sherlock Holmes, Omicidio al Diogenes Club, mi era piaciuto molto, e si era guadagnato un’ottima valutazione.
Il secondo, invece, Lo smeraldo del fiume nero, si era dimostrato molto deludente, e non a caso era stato scritto da un autore diverso.

Ho proceduto con il terzo libro, Il caso Milverton, fiducioso che il ritorno a Gerald Lientz, l’autore del primo libro, sarebbe stato proficuo, e così è stato.

In effetti tra i due libri scritti da Gerald Lientz e il secondo libro c’è un abisso, e anche Il caso Milverton si rivela appassionante e ben scritto.

La struttura di gioco (ricordo per chi non lo sapesse che i librogame sono dei libri-romanzi-storie interattive, in cui chi legge può influire sulla trama e quindi gli esiti della storia) è il medesimo del primo volume: si va avanti con un sistema di indizi, decisioni e deduzioni, che porteranno l’investigatore, che è nuovamente il cugino del Dottor Watson, investigatore in erba cui Sherlock Holmes sta insegnando il mestiere, a dipanare la matassa dell’omidicio di Charles Augustus Milverton, benestante uomo londinese che aveva in effetti molti potenziali assassini per via degli affari loschi che conduceva.

L’unica differenza rispetto a Omicidio al Diogenes Club, il libro di apertura della serie, è il fatto che in questo volume, non a caso più breve, vi è una sola avventura, mentre nel primo ce n’erano due, la seconda delle quali, come tipologia di storia, era più somigliante a questo caso Milverton.

In generale, se si ha un certo gusto per il giallo e per l’investigazione, la serie di Sherlock Holmes offrirà un intrattenimento valido (a parte il secondo volume, come detto), anche se, nella buona ricostruzione generale delle atmosfere vittoriane londinesi, e al buon impianto di gioco, si sovrappongono anche una non eccessiva varietà quanto a possibilità percorribili nonché il fatto che il personaggio iniziale praticamente non è modificabile (o meglio, si può cambiare qualcosa rispetto a quanto proposto dal libro, ma non conviene, cosicché è scontato che si lascino i valori così come sono); e tali valori, uniti, portano alla conseguenza di una certa linearità della trama, che è interessante, ma che alla fine non propone molte varianti sul tema.

Comunque, nel complesso Il caso Milverton mi è piaciuto, quasi quanto Omicidio al Diogenes Club.

Fosco Del Nero


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