Titolo: Il ribelle di Veritas (City of truth).
Scrittore: James Morrow.
Genere: fantascienza, distopia, drammatico.
Editore: Editrice Nord.
Anno: 1990.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui.


Di James Morrow avevo già letto e recensito due libri, sarebbe a dire L’ultimo viaggio di Dio e Abaddon, due romanzi davvero spuri con elementi fantastici, religiosi, politici, drammatici, umoristici… insomma, un po’ di tutto, e a farla da padrone era il senso di surreale dell’autore.

Il terzo candidato è Il ribelle di Veritas, libro che li aveva preceduti di alcuni anni (è datato 1990), e che ha un’ambientazione e uno stile del tutto differenti… pur partendo anch’esso da un elemento di tipo fantastico.

Il fantastico stavolta è però meno fantasy (il corpo di Dio che un bel giorno crolla sulla Terra e finisce nell’oceano, premessa de L’ultimo viaggio di Dio) e più fantascientifico, e precisamente si inserisce in quel sottogenere della fantascienza che è la distopia, la quale ha avuto i suoi esponenti più brillanti e acclamati in libri come 1984Il mondo nuovo, La fattoria degli animaliFahrenheit 451.

Siamo dunque in una società del futuro di tipo dittatoriale o quasi, nella quale tutti gli abitanti sono condizionati in modo forzoso a dire la verità, tramite un processo violento subito nell’infanzia, che rende la menzogna impossibile, odiosa e persino fisicamente dolorosa.

Se ciò ha dei vantaggi in termini di ordine sociale, ha tuttavia altrettanti svantaggi in termini di libertà e di felicità individuale… per non parlare del fatto che ogni arte viene eliminata, i libri bruciati, etc.

Il protagonista della storia è Jack Sperry (il cui suono è molto simile a quello del più recente Jack Sparrow), un uomo che vive nella città di Veritas e che di lavoro fa il censore: ossia, si occupa di stabilire quali libri vadano bruciati perché menzogneri… ossia praticamente tutti i libri del passato (vengono citati tra gli altri Il mago di Oz, Via col vento e Quarto potere).

Lui e la moglie Helen sono praticamente due cittadini modello di Veritas, ma le sue solide convinzioni un giorno vanno a sbattere contro una malattia diagnosticata al figlio, condannato a rapida morte secondo la medicina ufficiale.

Non volendosi arrendere a tale prognosi infausta, Jack cerca conforto nella cultura alternativa (c’è addirittura qualcuno che pensa che pensieri ed emozioni abbiano un impatto sulla salute!), finendo per avvicinarsi, grazie alla conoscenza di Martina, al gruppo dei Dissimulatori, persone che sono riuscite a superare il condizionamento infantile alla verità forzosa, e che ora hanno nuovamente la libertà di dire e provare quello che vogliono.
Essi vivono in una Veritas al contrario, non a caso chiamata Satirev, sorta di enclave nascosta, in attesa di riuscire a restaurare la libertà.
Se le premesse de Il ribelle di Veritas sono di tipo distopico, va detto che il romanzo di Morrow si propone nettamente più come romanzo di intrattenimento che non come romanzo politologico-filosofico, per così dire, risultando di valore assai inferiore ai già citati 1984, Il mondo nuovo, La fattoria degli animali, etc. Anzi, non è nemmeno sullo stesso piano.

E devo dire purtroppo che manca anche quella brillantezza che perlomeno a tratti si intravedeva negli altri due libri di James Morrow che ho letto, risultando in fin dei conti un’opera monca: buono spunto iniziale, ma non affrontato in modo ampio, col tutto che come detto risulta un’opera di mero intrattenimento, che peraltro non è né lunga né convincente.

Insomma, peccato.

Fosco Del Nero


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