Titolo: Il patto col fantasma (The haunted man and the ghost’s bargain).
Scrittore: Charles Dickens.
Genere: drammatico, fantastico.
Editore: Newton Compton.
Anno: 1848.
Voto: 5.5
Dove lo trovi: qui.


Ho un rapporto un po’ altalenante con i classici, nel senso che non mi sono mai letto un autore “perché è un classico”, ma sono sempre andato a intuizione personale… ovviamente a parte le letture cui mi obbligarono a scuola.

Charles Dickens non è rientrato né in una categoria né nell’altra, cosicché non avevo mai letto niente di lui, limitando la mia conoscenza al famoso Canto di Natale, da cui sono stati tratti svariati film, più o meno letterali (A Christmas carol, SOS fantasmi, etc).

La mia prima lettura di Dickens, famoso soprattutto per i romanzi Oliver Twist, David Copperfield Nicholas Nickleby, è caduta su un racconto lungo parente stretto di Canto di Natale, ossia Il patto col fantasma, non a caso incluso in una medesima raccolta (Canti di Natale), con la parentela che sarà presto ovvia nel raccontare la trama sommaria.

Eccola: Redlaw è un uomo abbiente, cui non manca nulla, ma che tuttavia è tormentato da due cose: alcuni vecchi dolorosi ricordi e un inquietante fantasma che ogni notte viene a fargli visita.
Nell’ennesima visita, il fantasma gli propone un patto: cancellerà da lui la tristezza dei suddetti ricordi. Redlaw accetta, ma poi si rende conto che insieme alla tristezza è scomparsa qualunque emozione positiva, come la compassione, la gentilezza, etc.
E c’è di più: egli va a trasferire il cosiddetto “dono” a tutti coloro che vengono in contatto con lui, persino le anime più buone e sensibili, come una sorta di maledizione…

Il racconto, lungo un’ottantina di pagine fitte, è suddiviso in tre parti (Il dono concesso, Il dono distribuito, Il dono revocato), le quali peraltro anticipano l’evoluzione della storia, nonché il percorso interiore del protagonista, che poi è lo stesso di quello del più famoso Canto di Natale, fatto che rende evidente con chiarezza che il tema della redenzione era particolarmente caro a Charles Dickens

Nel mezzo del racconto, tristezza, dramma, ambientazioni cupe, esteriori ed interiori.
Ed una prosa elegante e ricercata, che alla fine è uno dei due motivi di valore della storia (l’altro è il percorso salvifico del protagonista)… i quali però non sono forse materia sufficiente per immergersi in tale dramma e pesantezza, che difatti mi ha per larghi tratti lasciato distante, se non annoiato.

Come sempre, vedete voi.

Fosco Del Nero


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