Titolo: I venti di Terramare (The other wind).
Scrittore: Ursula K. Le Guin.
Genere: fantastico, fantasy.
Editore: Mondadori.
Anno: 2001.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


Con I venti di Terramare vado a concludere la Saga di Terramare di Ursula Le Guin… almeno, per quanto riguarda i romanzi, dal momento che mi rimane in realtà un altro tassello, ossia i racconti Le leggende di Terramare.

Nella recensione del precedente L’isola del drago avevo scritto che per questo volume mi attendevo un maggior ruolo per Therru, la giovane donna drago, figlia adottiva di Tenar e di Ged-Sparviere, protagonisti del secondo romanzo della serie, Le tombe di Atuan… e in effetti così è stato, anche se in un senso non così tanto eclatante.

Ma, d’altronde, la Le Guin è scrittrice non pacchiana, da effetti speciali, ma si muove nel profondo. 
E, a proposito di questo, ho trovato conferma anche nel mio dar per certo le sue tematiche esistenziali nel momento in cui, leggendo la sua prefazione ai racconti Le leggende di Terramare, la ho vista citare Lao Tzu.

Ma veniamo a I venti di Terramare, che in parte riprende Il signore dei draghi, il terzo romanzo del ciclo: è tempo di cambiamenti nell’arcipelago di Terramare, e di cambiamenti intensi. Il muro che separa vivi e morti sembra essere in pericolo, e per di più alcuni draghi hanno cominciato a incendiare e distruggere nell’Ovest.
Con l’Arcimago fuori gioco, e anzi nemmeno più mago, a dover risolvere la situazione è un gruppo di persone: il Re Lebannen, Tenar e Therru, la Principessa dell’Est Seserakh, uno stuolo di maghi, nonché il drago Orm Irian.
Il fatto è che la situazione non è molto chiara, e per venirne a capo occorrerà ragionarci e unire leggende e saperi di diverse culture.

Devo dire purtroppo che probabilmente I venti di Terramare è il meno riuscito romanzo della serie: in parte non è molto chiaro, in parte non è armonico nel suo sommare così tanti personaggi, e inoltre non propone un tema di fondo netto come per i libri che lo avevano preceduto.

Forse si potrebbe individuare nel riparare quanto è rotto, e ciò spiegherebbe anche il ruolo centrale di Alder, sorta di portavoce del mondo dei morti… ma secondo me siamo piuttosto lontani dai libri precedenti.

Peccato, perché la saga avrebbe meritato una conclusione più efficace… e in tal senso forse si è fatta sentire la grande distanza temporale di scrittura tra i primi quattro romanzi cominciati con Il mago (1968, 1970, 1972, 1990) e questo quinto e ultimo I venti di Terramare (2001).

Ma poco importa: intanto ho ancora da finire la saga leggendomi Le leggende di Terramare, e comunque ho da celebrare uno dei cicli fantasy più belli e originali di tutti i tempi.

Fosco Del Nero


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