Titolo: La bussola d’oro - Queste oscure materie 1 (Northern lights).
Scrittore: Philip Pullman.
Genere: fantasy, avventura.
Editore: Salani.
Anno: 1995.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Anni fa avevo visto il film La bussola d’oro, conversione cinematografica dell’omonimo romanzo di Philip Pullman, il primo libro della trilogia intitolata Queste oscure materie, e mi era piaciuto discretamente, anche se si intuiva una qualche mancanza rispetto al libro di origine… come peraltro sovente capita per le conversioni filmiche (invero, è raro quando ciò non succede, ed è ovviamente grande merito del regista di turno).

Del film tuttavia non mi ricordavo molto, se non che si trattava di una qualche rivisitazione del nostro mondo, con tanto di nazioni e geografie similari (Inghilterra, Lapponia, etc), che si passava da un college britannico ai ghiacci polari, che si vedevano sia esseri umani che altre creature senzienti, e soprattutto che ogni persona aveva il suo daimon (parola greca che significa “demone”, “spirito”, e che si riferiva a una creatura che stava a metà strada tra il mondo umano e il mondo divino con funzione di intermediazione e di protezione), ossia una sorta di animale separato dalla persona ma ad essa unito da vincoli di amore indissolubile e vitalità condivisa.

In effetti, questo era l’aspetto della storia che più mi aveva intrigato, fatto confermato anche dalla lettura del libro… anche perché è essenzialmente su questo fattore che si impernia il significato esistenziale del libro di Philip Pullman, autore per l’appunto noto per i suoi racconti simbolici.

Ma andiamo a vedere la trama sommaria de La bussola d’oro, romanzo del 1995: Lyra Belacqua è una bambina assai sveglia, e le è capitato in sorte un destino particolare: nipote del famoso e temuto Lord Asriel, è stata parcheggiata nel Jordan College di Oxford, in attesa di futuri sviluppi, e nel mentre è cresciuta un po’ istruita dagli insegnanti del college e un po’ in strada, giocando e battagliando con gli altri bambini, sviluppando in ciò un carattere pratico e carismatico.

Un bel giorno, mentre sta cercando di risolvere il mistero dei rapimenti di bambini da parte degli Ingoiatori, aiutata in questo da alcuni Gyziani, un popolo nomade una cui propaggine vive nei dintorni del college, la sua vita muta completamente: il Maestro del college la assegna a Marisa Coulter, una donna assai intelligente e affascinante, che colpisce subito in positivo Lyra… la quale però non tarderà a mutare parere.

Quanto poi accade dopo, la fuga, il viaggio con i gyziani, la conoscenza degli Orsi Polari corazzati e in particolare del forte Iorek Byrnison, la conoscenza delle streghe e in particolare di Serafina Pekkala, il viaggio nel pallone aerostatico di Lee Scoresby, il rapimento e la prigionia nella stazione nordica di Bolvangar, la pratica con l’aletiometro, le ipotesi sulla cosiddetta "polvere", etc, è davvero imprevedibile e incredibile, e formerà ulteriormente la bambina, chiamata ad accettare numerosi fatti, a cominciare dalle identità dei suoi genitori, fino all’operazione di intervisione.

Cominciamo da un commento tecnico (tecnico si fa per dire) sul romanzo: La bussola d’oro è un buon libro fantasy. La protagonista è caratterizzata bene ed è interessante, i personaggi che la circondano sono altrettanto interessanti e creano un bailamme che non annoia, il ritmo della storia è rapido a sufficienza e la trama si svolge con buon piglio. Anche i dialoghi fanno bene la loro parte… anche se la mia sensazione è che nulla di tutto ciò eccella, figurando piuttosto un buon quadro d’insieme, ma non una meraviglia vera e propria.
Forse il difetto maggiore del libro sta nell’aver proposto molto (i daimon, la vita nel college, la questione della polvere e gli studi a riguardo, gli Ingoiatori, i Gyziani, gli orsi corazzati, le streghe, l’intercisione, l’aletiometro, i mondi paralleli, etc) non sviluppando però tutto a sufficienza, dando una certa sensazione di velocità e incompletezza.

Veniamo ora al commento esistenziale (e si fa per dire pure qua): la simbologia della storia è abbastanza chiara, per quanto mai elicitata nel romanzo, con i daimon che rappresentano l’anima del personaggio (e infatti riflettono visivamente quanto egli pensa o prova), con l’intercisione che rappresenta la separazione tra personalità e anima, con il Magistero (che poi sarebbe la Chiesa) che separa le persone dalla loro anima per renderle più manipolabili (si parla proprio di zombie, tranquilli ma senza vitalità), e con i daimon-anime che rimangono flessibili e mutevoli per tutta l’infanzia, per poi “irrigidirsi” in una sola forma dall’adolescenza in poi, quando la persona è diventata “grande”, altro simbolismo per dire che la società in qualche modo inibisce, cristallizza e blocca l’anima delle persone.
Quanto alla “polvere”, immagino che nelle intenzioni di Pullman essa fosse una sorta di tao-chi-etere-prana-energia vitale, ossia ciò che dà vita e sorregge il mondo… e anche in questo caso il Magistero, tramite il braccio armato dell’Intendenza Generale per l’Oblazione, vuole eliminarla.

La valutazione de La bussola d’oro come romanzo in sé e per sé sarebbe 7 (nettamente meglio del film, a confermare la regola di cui sopra); vi aggiungo un mezzo punto per la simbologia di fondo, che dà al libro qualcosa in più, giacché chi legge, che lo colga consciamente o meno, comunque riceve qualcosa sull’importanza del mondo interiore e sul valore del collegamento con l’anima (chi legge riceve sempre le energie presenti nel testo, al di là del contenuto concettuale).
Ricordiamoci, infatti, che la letteratura è nata soprattutto per insegnare e per trasmettere valori e apprendimenti importanti.

Dunque, avendo gradito il primo libro, mi leggerò anche gli altri due libri della saga di Philip Pullman, ossia La lama sottile e Il cannocchiale d’ambra.

Fosco Del Nero


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