Titolo: Il cannocchiale d’ambra - Queste oscure materie 3 (The amber spyglass).
Scrittore: Philip Pullman.
Genere: fantasy, avventura.
Editore: Salani.
Anno: 1995.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.


Eccomi arrivato al terzo e conclusivo romanzo della trilogia Philip Pullman Queste oscure materie, dopo La bussola d'oro e La lama sottile.

Dal primo romanzo, peraltro è stato tratto l’omonimo film con Nicole Kidman, Daniel Craig, Dakota Blue Richards ed Eva Green: un cast di tutto rispetto per un film ad alto budget, il quale da solo testimonia il buon successo del libro da cui è stato tratto.

In effetti, il primo libro della trilogia si fa notare in positivo, mentre con i due seguenti purtroppo si assiste ad un netto calo della qualità, con questo terzo libro che è l’apice basso della saga di Pullman.

Ma tratteggiamo ora grossomodo la trama de Il cannocchiale d’ambra: Lyra Belacqua, che era stata rapita al termine del secondo volume, è tenuta addormentata in una grotta dalla madre Marisa Coulter, sua madre, per proteggerla dal Magisterum, che, resosi conto del ruolo cruciale della ragazzina nelle sorti dell’intera creazione (non solo il loro mondo, ma tutti i mondi, compreso il nostro ed altri ancora), sta tentando di ucciderla. 
Lei cerca dunque di proteggerla, per quanto a suo modo (rendendola incosciente e tenendola addormentata e prigioniera... simbologia piuttosto interessante); anche il padre Lord Asriel si muove per trovarla e proteggerla, inviando due spie gallivespiane (ossia due esseri umani minuscoli e dotati di un potente veleno), il Cavalier Tialys e Lady Salmakia.
La sta ovviamente cercando anche Will Parry, il quale, appena perso il padre, ha visto sottrattagli anche la sua fidata compagna di avventure.
Nell’ambaradan rientrano anche Mary Malone, le solite streghe, i soliti orsi corazzati, ma anche il regno dei morti con le guardie arpie, i mulafa, angeli di una fazione e di un’altra fazione… e persino il Creatore e Metatron, il suo attendente.

Un po’ troppo, come eccessivo e fuori luogo è il riferimento che in questo libro Philip Pullman fa alla religione: angeli, Metatron, il Creatore, e tutti dipinti in modo a dir poco opinabile, per non dire proprio fuorviante. 

Insomma, ciò che nel primo libro era un delicato riferimento all’anima (i daimon, l’energia vitale), nei libri secondo e terzo diviene una crociata vera e propria contro Dio-Chiesa-religione-fanatici religiosi.
Mi spingo a dire che, in tal senso, il libro sbanda proprio, come sbanda un poco anche nel senso della trama, troppo confusionaria: dei tre romanzi della trilogia, Il cannocchiale d’ambra è il più lungo, con ben 430 pagine, e anche il meno scorrevole e meno appassionante, tanto che l’ho finito in lungo tempo e senza molta voglia, mentre il primo era scivolato via rapido rapido e appassionato.

Peccato: a conti fatti, la saga Queste oscure materie non ha avuto una degna conclusione, e tutto sa molto di raffazzonato e di propagandistico.
Avevo comprato due saghe in contemporanea: una era La saga di Terramare di Ursula Le Guin, e l’altra era Queste oscure materie di Philip Pullman: ha vinto la prima in modo netto, ma di quest’ultima ci teniamo almeno il fascinoso La bussola d'oro.

Fosco Del Nero


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