Titolo: La fanciullezza di Zenja Ljuvers (Detsto Ljuvers).
Scrittore: Boris L. Pasternak.
Genere: drammatico.
Editore: Edizione Studio Tesi.
Anno: 1918.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.


Preciso una cosa subito: giudico un libro, e conseguentemente gli assegno un punteggio, in relazione, molto semplicemente, a quanto mi è piaciuto il libro stesso, e non certo perché lo ha scritto Alessandro Manzoni piuttosto che Pinco Pallino (nonostante stimi molto quest’ultimo come scrittore).

Ergo, se trovo un fantasy di un autore sconosciuto e questo mi piace, gli assegno un bel 7.5, mentre se trovo un testo di uno scrittore premio Nobel per la letteratura, ma non mi piace molto, si becca un bel 5.

Questo è proprio quello che è successo in tale caso: lo scrittore è il russo Boris Pasternak, il premio Nobel è quello del 1957, vinto grazie al romanzo Il dottor Zivago, mentre il testo preso in esame in tale sede è La fanciullezza di Zenja Ljuvers, racconto lungo scritto ben prima, nel 1918.

Sostanzialmente, La fanciullezza di Zenja Ljuvers è il racconto di come Zenja Ljuvers, adolescente, e la sua famiglia si trasferiscono dalla Russia europea nella Russia asiatica, scavalcando il confine degli Urali.

Tale viaggio porta con se alcuni altri cambiamenti, a partire dallo stile di vita della famiglia, che migliora sensibilmente, con la giovane che si interroga continuamente su come si sta qui, là, e ancora più in là (pare in particolare avere una fissa per i cinesi).

Un altro cambiamento, tuttavia, è quello che riguarda lo stato di salute della madre, che peggiora notevolmente…

Il tono dello scritto è drammatico, con lo stile narrativo di Paternak che non fauna grinza, lineare, curato ed elegante.

Inoltre, trattandosi di luoghi e culture per noi esotici, ciò desta una naturale curiosità in chi legge.

Anche se, alla fine della fiera, La fanciullezza di Zenja Ljuvers di Boris Pasternak non cattura, e anzi tende ad annoiare, da cui il voto mediocre.

Fosco Del Nero


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