Titolo: Le città che ci aspettano (Future city).
Scrittore: Autori vari.
Genere: fantascienza, racconti.
Editore: Mondadori.
Anno: 1973.
Voto: 6+.
Dove lo trovi: qui.


Ennesima antologia sci-fi curata da Roger Elwood e uscita per la collana Urania Mondadori nel lontano 1974.
Come si evince dal titolo, Elwood propone un lotto di racconti aventi come anello di congiunzione l’ambientazione urbana. Si tratta di storie tra loro molto omogenee, sia dal punto di vista qualitativo che contenutistico. Tutti i quattordici racconti sono caratterizzati da una visione pessimistica del prossimo futuro e rappresentano l’uomo come una creatura assuefatta alle macchine (sia robot che software), incapace di impedire un inquinamento dilagante.

Tra gli autori scelti, ritroviamo alcuni maestri del genere quali Ben Bova e Robert Silverberg, oltre alla prefazione firmata da Clifford D. Simak e alla postfazione affidata a Frederik Pohl.

Dopo queste premesse di carattere generale, scendiamo nel merito del testo. Difficile individuare dei racconti da ritenere superiori agli altri; sia chiaro, non si tratta di un antologia composta da capolavori, tuttavia non v’è dubbio che sia un lotto degno di rispetto. Il mio preferito è Il burocrate di Silverberg.
Silverberg immagina un mondo in cui le città si estendono a perdita d’occhio, seppur divise da una serie interminabile di quartieri ognuno indipendente dagli altri e governato da elaboratori informatici. Il furto del programma di uno di questi elaboratori rischia di generare il collasso del distretto del protagonista, costretto a recarsi di quartiere in quartiere alla ricerca del ladro. È evidente nel testo la critica alla burocrazia e alla dipendenza dai computer.

Si passa invece a un testo apocalittico con 480 secondi di Harlan Ellison.
Qui siamo alle prese con un corpo celeste delle dimensioni di Giove prossimo a schiantarsi sul sole. Gli scienziati ipotizzano, come conseguenza, un’ondata di radiazioni che investiranno la Terra polverizzandola nel giro di 8 minuti. Viene così deciso di “sparare” nello spazio città intere (costruzioni comprese). Resterà solo un poeta, col compito di raccontare via radio a chi è fuggito gli ultimi attimi di vita del pianeta.

Collegati al tema affrontato da Ellison, ma meno qualitativi, sono le proposte di Allen de Ford e Ray Russell. Il primo immagina, con Nova, una comunità di uomini in attesa dell’esplosione del sole, mentre nel secondo, Fame, gli scarafaggi rimpiangono l’assenza del vecchio dominatore del loro mondo, cioè l’uomo ormai estinto.

Corposo è il gruppo di testi in cui si rappresentano poliziotti o sistemi legislativi che fanno della repressione violenta la medicina contro i trasgressori dei precetti giuridici.
Si va dagli espliciti Contravvenzione di William F. Nolan - in cui un ragazzo passato col rosso viene sanzionato da un agente - e Il trasgressore di Andrew Offutt - in cui un conducente di un veicolo interdetto alla circolazione causa una rivolta sociale – ai più impliciti Undercity di Dean Koontz e I guastatori di George Zebrowski.
Nel primo un mafioso, per continuare a stare fuori dalla legge, si ingegna per realizzare quelle poche attività ancora illecite (e che, per assurdo, un tempo erano lecite); nel secondo, un gruppo di sabotatori, banditi dalla legge, distruggono le auto che emettono gas inquinanti.

Di pregevole fattura sono i bizzarri Il regista di Barry Malzberg e Chicago per la firma di T.F. Monteleone.
Malzberg propone un racconto irriverente e coraggioso. L’autore, infatti, riporta in scena, in chiave metaforica, l’assassinio di J.F.Kennedy, accusando implicitamente il governo di aver messo lo zampino dietro al delitto. Protagonista della storia è un regista che vuole girare un film dove un suo attore deve essere assassinato da un cecchino. A morire, però, è lo stesso regista ucciso da un killer assoldato dai produttori del film.

Più convenzionale ma comunque graffiante è Chicago, con un robot curioso che disubbidisce agli ordini impartiti dal “solito” elaboratore che controlla l’intera città e scopre delle creature conservate in delle celle frigorifere. Gli esseri sono degli uomini, creature ormai regredite all’era della pietra e confinate fuori dalla città in delle lande desolate. Il robot, dopo aver compiuto delle ricerche e scoperto la storia dell’uomo, sfugge al controllo dell’elaboratore e cerca di mettersi in contatto con gli uomini del suo tempo, per condurli in città e riprendere possesso di ciò che un tempo era loro. Gli uomini però lo assaltano e lo distruggono, senza dargli alcun ascolto.

Più fiacchi gli altri quattro racconti, a eccezione de L’appartamento (per la firma di H. e A. Bilker), incentrato sulla critica della burocrazia e delle prassi amministrative, e forse di Turisti di Ben Bova, con una New York del futuro aperta al pubblico solo nel periodo estivo.

Nel complesso un’antologia di facile lettura, da cui trarre più di una buona ispirazione. Presenti, come già ricordato, alcuni momenti ironici e graffianti.

Matteo Mancini


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