Titolo: La cacciatrice di fate (The falconer).
Scrittore: Elizabeth May.
Genere: fantastico, horror, sentimentale.
Editore: Sperling & Kupfer.
Anno: 2013.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.


Mi è arrivato La cacciatrice di fate in regalo e me lo sono letto al volo, praticamente senza sapere nulla dell’autrice o persino del genere.
L’unica cosa facilmente intuibile dal titolo e dalla quarta di copertina (tra l’altro molto belle entrambe le pagine) era che si trattava di un romanzo fantastico con uno sfondo d’azione, se non proprio orrorifico.

La storia, scritta dalla giovane Elizabeth May, è la seguente: Aileana è una nobile ragazza scozzese la quale, nel 1844, passa il suo tempo in modo molto diverso dalle sue coetanee, tutte attente ai balli e alle proposte di matrimonio.

Lei difatti combatte e uccide le fate, dal giorno in cui una fata ha ucciso in modo barbaro sua madre, e proprio di fronte ai suoi occhi, inducendo peraltro alcune persone a pensare che proprio la figlia fosse l’assassina.

Aileana è aiutata nella sua impresa di vendetta da Kiaran, a sua volta fata, e del genere più potente e affascinante, tanto che i sentimenti della ragazza nei suoi confronti ondeggiano tra fastidio (per il fatto che egli stesso è una fata e per i suoi tanti segreti e silenzi) e attrazione (per il fascino magnetico che emana). 
Ad aiutarla, anche Derrick, un pixie, ossia una piccola fata, che vive peraltro nel suo armadio.

La cacciatrice di fate, stringi stringi, rientra nel filone del moderno romanzo fantastico per adolescenti in stile Twilight; solo che in questo caso non ci sono vampiri affascinanti, ma fate affascinanti. Entrambe le categorie uccidono, e in ambo i casi una giovanissima ragazza umana si infatua di un esponente della categoria assassina… che però non è cattivo.

A salvare La cacciatrice di fate dalla sua banalità di fondo è il buon livello di scrittura dell’autrice, col romanzo che scivola via volentieri, molto ben dosato nelle sue scene e molto ben scritto dal punto di vista linguistico.

La sufficienza mediana risultante da tutto ciò è però persa per via del finale: a fine libro ci si rende conto che La cacciatrice di fate non è un romanzo, ma il primo capitolo di una storia. Cioè, per intenderci, non termina, ma si ferma bruscamente nel bel mezzo dell’azione, senza alcun finale, neanche parziale, cosa che ritengo grave e anzi poco rispettosa nei confronti del lettore.

Ad ogni modo, ora che sapete questo, decidete pure se vi va di leggere il libro di Elizabeth May.

Fosco Del Nero


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